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03 agosto 2009

Taci, ma almeno compra !

Siamo i nuovi albanesi del calcio italiano.
La comica della presidenza Menarini si sta concludendo malamente (anche se poteva andare peggio), con la cessione del Bologna non solo ad un imprenditore che, come fu per Corioni o Brizzi, non è di Bologna e la usa solo per la crescita personale, ma addirittura straniero, albanese, che non ha trovato (evidentemente) di meglio per conquistare un posto al sole e che, sicuramente, alla prima occasione abbandonerebbe il Bologna per qualche club più famoso, anche se meno blasonato (ricordiamo che Roma, Napoli e Lazio, assieme, fanno gli stessi scudetti riconosciuti al Bologna ed uno in meno se consideriamo lo scudetto mai assegnato al Bologna – come è stato per l’Inter tre anni fa – nel 1927).
Ma non è certo colpa di Rezart Taci che, anzi, dimostra coraggio nel buttare i suoi soldi nel calcio italiano (almeno si spera che lo faccia, perché finora è un deja vù con acquisti al minimo e che non fanno ben sperare per il prossimo campionato), bensì di quei “plumoni” degli imprenditori bolognesi che tengono ben chiusi in cassaforte i propri soldi a differenza di altri imprenditori, più generosi (e con un filo di pazzia).
Non si chiede qui di spendere e spandere come Moratti o il primo Berlusconi, bensì di effettuare un investimento che, come tutti gli investimenti, necessita di un periodo medio lungo di avviamento per poter conseguire poi quei ritorni che consentirebbero di chiudere almeno in pareggio le gestioni.
Il problema, tra l’altro, non è solo del Bologna calcio, bensì di tutto lo sport bolognese in crisi finanziaria come attestano i casi della Zinella pallavolo e nella pallacanestro della Fortitudo e della stessa Virtus il cui proprietario oscilla tra la passione e la voglia di liberarsene.
Non mi sembra, peraltro, che altrove la situazione sia migliore.
Finiti gli anni dei “presidenti ricchi e scemi”, si regge solo chi ha le spalle forti per pagare ingaggi altissimi e combattere per l’acquisto dei giocatori migliori con le società straniere.
In pratica: Moratti, Berlusconi e Agnelli, cioè le solite Inter, Milan e Juventus.
E, a quanto sembra, i Berlusconi si sono stancati di mettere mano al portafogli per compiacere il pater familias nella sua passione calcistica.
Un po’ come accadde alla Roma di Sensi, quando al passionale presidente (deceduto se non sbaglio lo scorso anno) fu affiancata la figlia che ha cercato di stringere i cordoni della borsa e, perché no?, di rifilare la costosa società a qualcun altro.
Allora, forse, è da ripensare alla struttura del calcio stesso che brucia miliardi senza peraltro costruire un autentico movimento calcistico importante per la nazione.
Perché non ripensare alla formula dei massimo campionato, rinunciando alle retrocessioni e consentendo alle squadre di allevare un vivaio di italiani, senza il patema della salvezza ?
Questo rinforzerebbe sicuramente il calcio italiano e porterebbe ad un forzato calmiere dei costi.
Ma, forse, andrebbe contro a troppi interessi che ruotano attorno al calcio dagli alti costi.

Ultima ora - nel tardo pomeriggio si viene a conoscenza che l'albanese Taci, al termine della valutazione di bilancio, ha ritenuto troppo esosa la richiesta dei Menarini (pare 22 milioni di euro) e ha controproposto 15 milioni. I Menarini pare abbiano rifiutato. Intanto il Bologna continua a non fare vero mercato e la squadra sarà quella dello scorso anno, con l'allenatore che ha chiaramente detto che occorrono almeno 5 elementi di rinforzo. Qualcuno comincia già a rimpiangere l'ostracismo decretato contro Moggi ?

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05 luglio 2009

Per il Bologna meglio Moggi di questa proprietà

Confesso di non essere mai stato un estimatore dei Menarini, attuali proprietari del Bologna calcio.
Non ho ben capito come sia possibile, dopo tre anni nell’ombra di Cazzola, acquistare il Bologna e gestirlo nel modo dilettantesco che abbiamo visto in una stagione, quella del ritorno in serie A e del centenario della fondazione, che avrebbe dovuto essere arrembante e, invece, è stata arrancante.
I maligni sostengono che le aperture alla costruzione del nuovo stadio siano state le motivazioni forti dell’impegno dei Menarini, costruttori, che, a differenza di Cazzola, possono vantare ottimi rapporti con la parte politica che domina Bologna e con le coop rosse.
Ma che senso avrebbe un nuovo stadio se la squadra che lo dovrebbe utilizzare fosse malinconicamente nelle serie inferiori per manifesta incapacità della proprietà di formarne una all’altezza della città e della storia della società ?
Nel corso della stagione 2008-2009 si sono alternati 3 allenatori per una rosa di ben 30 giocatori (neanche si dovesse giocare nelle coppe europee !).
Ed è andata grassa che abbiamo avuto un Marco Di Vaio che ha realizzato ben 24 reti (il prossimo anno, se andrà bene ne segnerà la metà !) e che ha letteralmente tenuto a galla la squadra.
Ma un anno di rodaggio potevamo anche perdonarlo (soprattutto perché ci siamo salvati) purchè si affrontasse il nuovo campionato con una ben diversa ossatura.
Siamo al 5 luglio, fra 4 giorni inizia il ritiro precampionato e la squadra è la stessa dello scorso anno.
Peggio, la proprietà si è fatta “piccionare” nell’unica scelta giusta che avrebbe potuto portare alla creazione di una squadra di spessore: la consulenza di Luciano Moggi.
E’ ovvio che il nome di Moggi susciti reazioni umorali in una tifoseria che gli imputa (probabilmente a torto) la responsabilità dell’ultima retrocessione, in ciò accettando l’autodifesa di Gazzoni che continua a ripetere che il Bologna è stato retrocesso perché al di fuori dei giochi.
Ma Moggi di calcio ne sa e i Menarini si sono ampiamente dimostrati a digiuno di tale materia.
Moggi ha le conoscenze giuste per affiancare loro soci in grado di immettere denaro fresco nelle nostre casse e i Menarini stanno mostrando pericolosamente la corda quando si tratta di mettere mano al portafogli.
Ma Moggi è squalificato ancora per un paio di anni.
Vero.
Ma forse che altri dirigenti, ancorché squalificati, non hanno diretto, in prima persona e alla luce del sole, le loro società ?
A me, ad esempio, vengono in mente Galliani e Preziosi.
Lasciando poi da parte ogni considerazione sulla reale portata delle accuse mosse a Moggi che, per me, continuano ad essere solo un pretesto per liberarsene nella più classiche delle lotte di potere per il potere, visto che, squalificato Moggi, il calcio è sempre nelle mani di Inter, Milan e Juventus, con qualche lampo romanista e fiorentino, ma sono ben lontani i tempi in cui un Verona o una Sampdoria o un Cagliari potevano vincere il campionato e un Vicenza o un Perugia dare filo da torcere fino all’ultima giornata e raggiungere il secondo posto.
Ma il ridicolo di cui si sono coperti i proprietari del Bologna è senza fine.
Non paghi di aver, con un comportamento quanto meno ambiguo (giorni di silenzio), dato l’impressione che fosse vero il ruolo di consulente di Moggi, hanno pubblicamente smentito, parlando solo di una cena in cui NON si è parlato del Bologna e di calcio.
Naturalmente nessuno ha creduto loro e il procuratore federale del calcio li ha convocati.
Per loro si prospetta una leggera squalifica e qualche migliaio di euro di multa.
Insomma: becchi e bastonati.
E, nel frattempo, la squadra è uguale a quella dello scorso anno, anzi peggiorata perché vi sono giocatori in grado di accasarsi altrove, soprattutto quando sanno che non rientrano nei piani della società come è per il bravo, anche se quarantenne, portiere Antonioli.
Ed è notizia recente che anche il direttore sportivo, Salvatori (peraltro non un fulmine di guerra negli acquisti, ma senza soldi non si possono fare miracoli e i soldi dovrebbero darglieli i Menarini) si è incavolato perché si è sentito scaricato dalle ipotesi di consulenza moggiana.
Ma come è stato possibile che le consultazioni con Moggi (che dovevano restare riservate) siano finite in pasto al pubblico e persino nei tg nazionali ?
Probabilmente ingenuità (chiamiamola così …) dei Menarini e forse qualche giornalista troppo a caccia di scoop che non ha saputo starsene in silenzio, almeno fino alla conclusione della campagna acquisti, provocando così un grave danno al Bologna.
A dimostrazione che, tutto sommato, non ha torto chi ha una pessima opinione dei giornalisti.
Infine due paroline anche per i tifosi organizzati in clubs (quelli “single” credo siano quel 43% che nel sondaggio de Il Resto del Carlino si sono dichiarati favorevoli a Moggi al Bologna).
Si sono agitati, si sono scagliati contro Moggi e preteso la marcia indietro dei Menarini.
Ho addirittura letto che per loro sarebbe meglio retrocedere “con dignità”.
Da tifoso (autentico) del Bologna mi auguro di non dover vedere retrocessioni perchè chi retrocede, perde comunque e finisce in "B", indipendentemente dalla dignità e mi auguro che non ci siano contestazioni nel giugno del prossimo anno se il Bologna dovesse retrocedere facendo registrare il record negativo di punti per il campionato di serie A, cosa molto probabile viste le premesse.
Quanto alla dignità, ricordo che questa è la classica foglia di fico quando, come la volpe della famosa favola di Fedro, non si pensa di raggiungere l’obiettivo desiderato e non mi sembra che i tifosi degli squadroni pluridecorati con scudetti soffrano molto della perdita di dignità per i modi in cui arrivano sistematicamente (e sempre loro !) a vincere i campionati.
Condivido quel che mi disse un vecchio amico di infanzia, assai benestante, al quale rinfacciavo la sua fede comunista: perché dovrei vivere secondo la mia ideologia, rinunciando a comodità e benessere, quando tutti fanno il contrario ?
Ecco qualcosa che potrebbe essere di insegnamento a quanti si sono opposti a Moggi come consulente del Bologna.
Con i tifosi organizzati sono d’accordo solo nell’auspicare che i Menarini se ne vadano presto.
Ma chi si prenderebbe questo derelitto Bologna ?
Comunque vada: Forza Bologna.

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01 giugno 2008

Così si gioca solo in Paradiso

Fulvio Bernardini pronunciò la frase che dà il titolo al post non dopo lo spareggio vittorioso del 7 giugno 1964 contro l’Inter, come erroneamente uno sarebbe portato a credere, ma un anno prima, dopo una sonante vittoria (7 a 1) contro il Modena.
Un presagio dell’anno che sarebbe venuto.
Io c’era.
Ero un ragazzino di neppure 8 anni, appassionato, come tutti i miei coetanei, di calcio e, come quasi tutti, tifoso della squadra della mia città, il Bologna, non come accade oggi, quando troppi ragazzini cercano non la squadra della propria terra, ma quella vincente e credono che esistano solo Juventus, Inter e Milan !
Bologna e il Bologna hanno vissuto per 44 anni con il ricordo del settimo (ottavo se aggiungiamo quello del 1927 non assegnato, come invece tre anni fa fu assegnato all’Inter) scudetto e di quella memorabile stagione, culminata il 7 giugno con quegli interminabili 90 minuti, passati in gruppo, nel campetto di fronte a casa, sdraiati sull’erba ad ascoltare in religioso silenzio la cronaca radiofonica.
Stagione, quella 1963-1964, memorabile dal punto di vista del giovane tifoso e delle vicende umane che l’hanno caratterizzata.
Lo scandalo del doping, la squalifica di mezza squadra e la penalizzazione che ci aveva allontanato quel traguardo che i più anziani sognavano da anni e che per noi ragazzi sembrava un qualcosa di dovuto.
E mio padre, tifoso – da sempre e fino all’ultimo –della Juventus, che mi consolava e mi diceva che se l’accusa fosse stata falsa, giustizia sarebbe stata fatta.
E giustizia fu.
Nonostante la ferita psicologica, nonostante la tragica morte per infarto del Presidentissimo Renato Dall’Ara (il bosco prospiciente le nostre abitazioni, dove andavamo a giocare, era di sua proprietà) il Bologna si vide riconosciuta la correttezza sportiva e portò a casa il suo ultimo (spero solo in ordine temporale) scudetto con un evento che, probabilmente, in Italia non si vedrà più: lo spareggio conclusivo.
E mi ricordo le partite che andavo a vedere allo Stadio, il Littoriale, poi battezzato con scarsa fantasia Comunale ed ora Dall’Ara in onore del Presidentissimo, accompagnato da amici di famiglia, anche loro ormai ricordi della memoria e di sbiadite fotografie in bianco e nero, che si prestavano a fare da “tutori” ad un gruppo di quattro scatenati ragazzini, ancora oggi tra loro amici e solidali.
E la gioia della vittoria e la tristezza quando si perdeva.
E l’immagine, che forse alcuni ancora possono ricordare, di quel ragazzone biondo. “al Tudasc”, il Tedesco, Helmut Haller, con il numero dieci sulle spalle che, al termine della partita, immancabilmente si sedeva in mezzo al campo per togliersi le scarpe, mentre noi ragazzini ci dividevamo tra i tifosi di Giacomino Bulgarelli, Ezio Pascutti, Harald Nielsen e di tutti gli altri (Negri, Furlanis, Capra, Pavinato, Tumburus, Janich, Fogli, Perani, Rado ...) che formarono una squadra, mai più dimenticata.
Oggi, come in altre due occasioni, se ricordo bene, il traguardo è molto meno nobile, ma ancora importante: il ritorno in serie A.
E’ il nostro scudetto, lo scudetto di una squadra che non ha saputo, dopo Dall’Ara, avere una presidenza con un portafoglio adeguato alle ambizioni ed alla storia della società.
Ci fu solo il periodo del Presidente Luciano Conti che riuscì, a volte con difficoltà e con i riti del “Mago di Turi” Oronzo Pugliese, a conservare la serie A.
Ci fui poi lo sprofondo della prima retrocessione del 1982, poi quella del 1996, infine quella del 2005, dopo un doppio spareggio con il Parma (che quest’anno è retrocesso in serie B … come una nemesi storica).
Non sono convinto della bontà di una guida societaria che vorrebbe traslocare il Bologna dal Dall’Ara alla provincia, di una guida societaria che ha un occhio (e forse più) alla cessione della squadra ad investitori stranieri (addirittura americani che stanno al calcio come noi stiamo al baseball o al football !).
Ma oggi è giorno di felicità per Bologna e i Bolognesi, con il ritorno della squadra in serie A e il ritorno del sogno, di poter tornare a gioire come quel 7 giugno 1964, recuperando quello spirito gioioso e fanciullesco che rimane in noi, nascosto, ma sempre pronto a riemergere quando gli eventi della vita ce ne forniscono l’occasione.
“Oh giornate del nostro riscatto!
Oh dolente per sempre colui
Che da lunge, dal labbro d’altrui,
come un uomo straniero, le udrà !
che a’ suoi figli narrandole un giorno,
dovrà dir sospirando: "io non c'era";
che la santa vittrice bandiera
salutata quel dì non avrà.
”
(Alessandro Manzoni “Marzo 1821”)




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