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04 novembre 2010

I finioti eredi di Democrazia Nazionale

I giornali di osservanza antiberlusconiana (la quasi totalità) strombazzano con evidente soddisfazione la transumanza di altri due parlamentari eletti per sostenere Berlusconi con il gruppo finiota che a sua volta preannuncia di rappattumarne altri.
Ho letto che uno dei due avrebbe dichiarato che adesso potrà rappresentare i cittadini che lo hanno eletto senza doversi inginocchiare.
Peccato che i cittadini lo avessero eletto perchè sostenesse lealmente Berlusconi Premier, passando con Fini ha violato il mandato ricevuto e si dovrà, prima o poi, meglio prima, affrontare la questione del tradimento del mandato elettorale da parte dei parlamentari che, eletti con una formazione, si esercitano nel salto della quaglia.
Parlamentari che dovrebbero essere immediatamente dichiarati decaduti non appena cambiassero casacca o votassero contro le disposizioni del partito con cui sono stati eletti.
E’ evidente la voglia di “tirare a campà” di certi parlamentari e la reazione a presunti accantonamenti o mancati riconoscimenti.
Pur di vendicarsi farebbero persino un governo con i comunisti, alla faccia del rispetto del mandato conferito dagli elettori (e chi ha votato Centro Destra tutto vorrebbe, tranne un accordo con il pci/pds/ds/pd e dintorni).
I giornali tentano di accreditare il gruppo finiota come una destra “pulita” da contrapporre a quella “sporca” che sostiene Berlusconi e vedo nelle tabelle anche di “grandi” (o supposti tali) quotidiani la proiezione (artatamente ricercata) di una linea di continuità con l’Msi per arrivare al nuovo soggetto.
Naturalmente sono tentativi di manipolare le menti più deboli, perchè chiunque, a Destra, quella vera, non riconoscerebbe come figlio (nè legittimo, nè naturale) un movimento che:
- voglia tassare risparmi e casa
- riconosca i “valori” della resistenza
- assecondi i capricci degli omosessuali
- proponga accoglienza, cittadinanza e voto per gli immigrati
- proponga l’eutanasia sia pur, per estrema pudicizia, sotto le mentite spoglie di una legge permissiva sul “fine vita”
- prenda in considerazione una normativa sulla manipolazione genetica, anche qui partendo da un apparentemente asettica definizione della fecondazione assistita eterologa.
Ma, soprattutto, nessuno di Centro Destra prenderebbe mai e poi mai in considerazione un qualsivoglia passaggio, anche momentaneo, in collusione con i comunisti ed i loro caudatari.
Quella di Fini non è Destra e non è Centro Destra è mero trasformismo che dovrebbe ripugnare agli animi “liberi e forti” di qualunque cittadino che si riconosca nei Valori e nei Principi della Destra.
Infatti la manovra di Fini ricorda sempre più quella posta in atto da un gruppo di notabili dell’MSI nel 1977, quando, subornati da pressioni esterne, misero in piedi, dopo le elezioni, un gruppo, Democrazia Nazionale, pieno di colonnelli, che sottrasse oltre la metà dei parlamentari all’MSI di Almirante.
I finioti di allora, i demonazionali, morirono, come meritarono, alle elezioni del 1979 quando, pur con un sistema elettorale che favoriva la frammentazione in gruppuscoli, non riuscirono neppure ad ottenere quei pochi voti necessari ad entrare in parlamento.
Il movimento finiota è degno erede del movimento demonazionale e sono certo che otterrà anche lo stesso risultato elettorale.

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26 aprile 2010

Su Fini incombe lo spettro dei demonazionali

Giovedì scorso, come si addice ad una democrazia dove si combatte davanti ai propri elettori e non nell’ombra di riunioni negli anfratti dei palazzi, Berlusconi e Fini si sono affrontati, manifestando tutta la loro reciproca insofferenza.
Non sto a ripetere che io sono con Berlusconi (anche se non lo approvo e non lo gradisco quando manda messaggi e partecipa alle cerimonie per il 25 aprile) e che ritengo che Fini debba essere messo fuori dal Centro Destra, perché è nota la mia posizione.
Ma se tra Berlusconi e Fini lo scontro è anche personale, tra un elettore di Destra e Fini la differenza è tutta ideale e politica.
Basterebbe in questo leggere gli elogi a Fini che provengono dalla sinistra.
Se uno del Centro Destra riceve apprezzamento dal nemico, vuol dire che la sua politica è funzionale a quella del nemico, quindi totalmente sbagliata per la sua parte politica e per l’Italia.
Ancora peggio.
Fini vorrebbe presentarsi come paladino di una “destra normale”.
E’ normale per uno di Destra favorire l’immigrazione e la cittadinanza breve ?
No, è normale per uno di sinistra.
E’ normale per uno di Destra essere favorevole al “testamento biologico” che altro non è che l’anticamera (e anche qualcosa in più) dell’eutanasia ?
No, è normale per un radicaloide di sinistra.
E’ normale per uno di Destra sostenere il referendum sulla fecondazione assistita nel più piatto nichilismo materialista ?
No, è normale per uno laicista e di sinistra.
E’ normale per uno di Destra considerare favorevolmente le unioni tra persone dello stesso sesso ?
No, è normale per uno di sinistra che, sin dai tempi del pci, ha puntato a sgretolare i Valori tradizionali e morali dell’Occidente per trasformarlo in una più facile preda.
E’ normale per uno di Destra pretendere di dissanguare il Nord per finanziare le oligarchie del Sud ?
No, è normale per un seguace dell’assistenzialismo fine a se stesso.
E’ normale per uno di Destra sostenere la cittadinanza breve per gli immigrati, realizzando un meticciato a tutto danno dalla Identità Nazionale ?
No, è la politica di un internazionalista che non rispetta Patriottismo e Identità Nazionale.
E si potrebbe continuare chiedendosi se uno di Destra, legge e ordine, debba considerare una magistratura impegnata ad azzannare ai garretti il Premier come “legalità”, mentre rilascia delinquenti e mette sotto inchiesta chi da pratica attuazione al respingimento degli illegali oppure se è normale per uno di Destra lanciare ciambelle di salvataggio ai comunisti strapazzati da Berlusconi nelle ultime tre occasioni elettorali.
Ha quindi avuto buon gioco Berlusconi, uscito nettamente vincitore dal confronto, a rinfacciargli che la Lega ha successo perché ha raccolto tutte le battaglie identitarie che una volta appartenevano alla Destra.
Ivi incluso il rifiuto di appiattirsi sulla favola comunista della "resistenza".
E questo è ciò che, nel mio piccolo, sostengo da tempo, che i Valori della Destra, una volta appartenenti all'Msi di Almirante, sono stati “scippati” dalla Lega ed oggi più che mai mi appare conforme alla realtà la definizione del mio partito ideale: con le radici di An, le idee della Lega e Berlusconi come Leader.
E’ probabilmente questa la chiave con la quale si può interpretare la sonora sconfitta di Fini: le sue proposte sono dei deja vù , non vi è nella sua linea nulla che non si è già sentito o visto, ma nulla di tutto ciò appartiene alla Destra e neppure al Centro Destra: son tutti scarti di sinistra.
Si può quindi ben comprendere perché la sinistra applauda Fini che ne riesuma le proposte, oltre alla ragione principale quella di cercare di indebolire Berlusconi e il Centro Destra facendolo logorare dall’interno, visto che con gli attacchi frontali nulla hanno potuto.
Poiché non credo che Berlusconi e Bossi siano degli sciocchi, penso che abbiano in mente la contromossa per evitare che il gioco di Fini ottenga il risultato che sperano a sinistra.
Ma anche Fini non è l’ultimo arrivato e credo che un incubo tormenti le sue notti e lo abbia trattenuto dall’uscire dal Pdl come, con più coraggio ed onestà intellettuale, ha fatto Rutelli abbandonando il pci/pds/ds/pd, preferendo tentare la guerriglia : lo spettro di Democrazia Nazionale.

Per i più giovani.
Nel 1976 si svolsero elezioni politiche anticipate tra le più incerte della prima repubblica.
La Dc veniva da una serie di sconfitte iniziate con il referendum del 1974 e proseguite con le amministrative del 1975.
I socialisti erano nuovamente in combutta con il pci che sembrava ad un passo dal sorpasso.
Fu l’anno dell’appello montanelliano (quando Montanelli era quello vero ...) a votare Dc “anche turandosi il naso”.
Nonostante tutto, anche per il travaso di voti, concessi con “il naso turato”, dai partiti alleati e dall’Msi, la Dc riuscì a mantenere il primato.
L’Msi di Almirante si consolidò come quarto partito italiano, anche se in leggero calo rispetto alle esaltanti elezioni del 1972, ad un soffio da un Psi in crisi che, infatti, sostituì il vecchio massimalista De Martino con il rampante autonomista Craxi.
Non esisteva maggioranza stabile.
Iniziarono le manovre che puntavano ad acquisire voti parlamentari per puntellare una qualsivoglia maggioranza con la Dc.
L’anello debole fu trovato in numerosi parlamentari dell’Msi.
Oltre la metà dei parlamentari eletti nell’Msi si costituirono in un nuovo partito, Democrazia Nazionale,seguendo vecchi leaders, anche storici, del partito come Nencioni, De Marzio, Tedeschi, Roberti, Delfino, che voltarono tutti le spalle a Berlusconi … scusate, Almirante.
Alle successive elezioni del 1979 Democrazia Nazionale non ottenne alcun seggio e l’Msi si riprese anche nel Palazzo tutti i numeri che gli elettori gli avevano dato.
Dei vari Nencioni, Tedeschi, Roberti, De Marzio, non si sentì più parlare.
Solo alcuni anni dopo Delfino fu ripescato, come consigliere Rai, in quota Andreotti, forse l’artefice occulto della scissione.
Democrazia Nazionale non poteva sopravvivere perché non aveva spazio elettorale.
Chi era contrario ai comunisti al governo o votava Msi, o si turava il naso e votava Dc (e, in via residuale, i partitini alleati )
.

Oggi è uguale.
Chi non vuole riportare al governo i comunisti nelle loro varie versioni (ex, neo, post, vetero),
chi non vuole il decadimento morale della Nazione,
chi non vuole con l’introduzione del meticciato, la perdita della Identità Nazionale e delle nostre Radici
,
chi non vuole continuare ad essere spremuto da uno stato padrone che poi distribuisce i soldi ottenuti con esose gabelle non per creare attività produttive, ma per finanziare clientele e parassitismo,
quello ha un solo voto disponibile: Centro Destra, con le sue due forme principali del Pdl e della Lega.
Le altre posizioni sono già ampiamente presidiate con la abbondante offerta dei vari partiti e partitini che vanno dai grillini ai casiniani dell’Udc, dall’estrema di Vendola, Diliberto, dei verdi e dei radicali alla formazione da prefisso telefonico di Rutelli, da Di Pietro al pci/pds/ds/pd.
Non c’è spazio per un partito di Fini.
Neppure sul versante della Destra Radicale, già ben occupato da Storace, da Romagnoli e da Fiore che dovrebbero, soprattutto oggi, abbandonare le personali diatribe per unificarsi all’interno del Centro Destra e riconoscendo Berlusconi come leader.
E per Fini non ci sarebbe neppure spazio all’interno o coalizzato in una di quelle formazioni dell’opposizione, nella vagheggiata “coalizione repubblicana” l'ultima trovata di un Bersani in apnea, che non sarebbe costruita su un programma ma contro un Uomo, Silvio Berlusconi .
Emblematico quel che mi ha detto un caro amico, tale sin dai tempi del liceo, che si reputa “di Destra” (ma non lo è: uno di Destra non voterebbe mai per i comunisti, piuttosto si astiene !): se Fini fondasse un suo partito, lo voterei.
Questo mio amico nel 2008 votò per Veltroni e nel 2009 e 2010 per Casini, ma sempre contro Berlusconi.
Il Centro Destra non ne sarebbe minimamente intaccato nella sua forza elettorale.
Ecco, Fini potrebbe raccogliere qualche voto, giusto pescando tra i suoi nuovi compagni (nomen est omen ...) di strada ma senza intaccare l’elettorato che, scegliendo ripetutamente Berlusconi dopo tutte le campagne d’odio promosse contro di lui ai vari livelli (politico, economico, mediatico, processuale) ha dimostrato stabilità nel volere una coalizione che possa rappresentare i Valori tradizionali e identitari e non gli onanismi laicisti e devianti.
Per tutto ciò non vi è alcuna spaccatura nel Centro Destra, ma solo una posizione personale, quella di Fini, che può fare male solo perché è, per volontà di Berlusconi, presidente della camera (carica che, se fosse stato corretto, avrebbe già dovuto abbandonare).
Per questo a sinistra, Fini incluso, hanno paura di eventuali elezioni anticipate.
Berlusconi e Bossi tutto questo lo sanno, spero che si stiano muovendo per porvi rimedio.
Per me il rimedio è uno solo: fuori Fini dal Centro Destra ed elezioni anticipate, subito, prima dell'estate.

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30 marzo 2007

Da Democrazia Nazionale all'Udc di Casini

Commentando alcuni post di bloggers del Centro Destra in merito alla decisione di Casini di portare l’Udc fuori dalla Casa delle Libertà, ho ricordato la vicenda che, tra il 1977 e il 1979, vide la nascita e la rapida scomparsa di Democrazia Nazionale.
Le elezioni politiche del 1976, pur segnando un significativo recupero della Democrazia Cristiana, avevano prodotto una situazione di instabilità a causa della pesante sconfitta del PSI che sostituì la vecchia classe dirigente dei De Martino e dei Mancini con Bettino Craxi.
In una situazione del genere il PSI non si rese disponibile per ritornare al centrosinistra e non era numericamente praticabile una soluzione centrista, perchè il 6% ottenuto dall’MSI continuava a non essere preso in considerazione per ogni alleanza.
Prese corpo quindi una della più classiche situazioni all’italiana, con i due maggiori partiti (DC e PCI) che si misero d’accordo per governi transitori, deboli e che riproponevano la infamia dell’ “arco costituzionale pur con il PCI fuori dalle stanza di governo (dove poi fu portato dai “cattolici adulti” tipo Prodi, Bindi, Castagnetti, Marini ...).
L’MSI era così, sempre di più, “l’unica speranza, l’unica certezza” perchè era l’unica opposizione.
La situazione non era evidentemente stabile e così cominciarono le manovre per utilizzare, in un qualche modo, i voti missini.
Si dice che fu Giulio Andreotti a pilotare la costituzione prima e la scissione poi di una componente interna dell’MSI: Democrazia Nazionale.
Tale componente aveva leaders di “nome” all’interno del partito: da Nencioni a Di Marzio, da Roberti a Delfino, da Covelli a Tedeschi, nessuno peraltro in grado di poter fare ombra a Giorgio Almirante, ma alcuni –come Nencioni, Di Marzio e Roberti – che sembravano essere collettori di cospicui bacini elettorali (Di Marzio in Puglia, ad esempio e Roberti nel sindacato CISNAL).
Democrazia Nazionale nel 1977 ruppe gli indugi e costituì un gruppo parlamentare autonomo sottraendo all’MSI di Giorgio Almirante più della metà dei parlamentari, tanto alla camera quanto al senato.
Sembrava la fine dell’MSI.
Nonostante le aperture reciproche (Democrazia Nazionale si astenne come il PCI sul governo Andreotti della “non sfiducia”, Andreotti avrebbe poi portato Delfino nella sua corrente e nel consiglio di amministrazione della Rai) l’esperimento fallì alle elezioni del 1979.
Democrazia Nazionale ottenne poche centinaia di migliaia di voti e meno dell’1%.
L’MSI confermò integralmente i voti ottenuti nella precedente tornata.
La scissione si dimostrò una operazione verticistica, senza alcuna consistenza elettorale.
A leggere quindi le considerazioni - a volte sconsolate - di alcuni bloggers sulla “perdita” dell’Udc, mi è tornata in mente la vicenda descritta.
Casini e il suo sinedrio hanno scelto in base agli orientamenti della loro base elettorale o in funzione di loro elucubrazioni stroncate dalle vicende seguite al voto ?
Sicuramente un partito di potere e clientele come l’Udc non farà il flop di Democrazia Nazionale, ma l’elettorato che non è legato a tali aspetti si rivolgerà ad uno degli altri partiti della CdL, consentendo quindi di conservare quel vantaggio sulla sinistra che i sondaggi continuano a dare al Centro Destra anche bonificato dai Casini.
E, poi, chi è che porta i voti nell’Udc ?
Direi essenzialmente Cuffaro e Baccini.
Che non mi sembrano proprio i più strenui sostenitori della rottura con Berlusconi.
Allora, pur ribadendo che ho troppa considerazione dell’intelligenza politica di Casini per pensare che perseveri in un errore che lo ammazzerebbe politicamente, vedo nella decisione dell’Udc solo un allungamento dei tempi di tenuta della sinistra, ma non una sconfitta della CdL.
Anzi.
Un Centro Destra più compatto può essere un Centro Destra più efficace, più deciso, più pugnace.
E, soprattutto, senza perdere voti.
Democrazia Nazionale docet.

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