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21 settembre 2007

La dignità risiede a Destra con Storace

Giovedì sera la mozione della Casa delle Libertà sulla RAI è stata respinta per un voto.
Assenti al voto i 3 senatori de La Destra, Storace in testa.
Abbiamo subito assistito alla messa in stato di accusa di Storace, Lo Surdo e Morselli: sbagliato.
Purtroppo è un deja vù, un qualcosa che si è già visto e che ha, nuovamente, un solo e unico responsabile, con l’aggravante della recidiva: Gianfranco Fini.
I più giovani sono giustificati dall’età, ma chi nel 1996 era in età da voto, si ricorderà che le elezioni politiche di quell’anno furono perse per colpa di 50 collegi del centro sud, nei quali si presentò la Fiamma Tricolore di Pino Rauti, partito con il quale Gianfranco Fini non volle stringere alcun accordo.
L’impuntatura di Fini, la sua arroganza nel rifiutare quel che Berlusconi aveva capito fosse necessario, la sua supponenza nel pensare che, posti davanti al ricatto di votare per chi non li voleva o di far passare la sinistra si sarebbe votato turandosi il naso, quei 50 collegi significarono 5 anni di governo della sinistra.
Oggi, 11 anni dopo, lo stesso Gianfranco Fini nel trattare con Storace come con uno sguattero ha nuovamente subito una lezione di dignità, e salvato Prodi da una brutta caduta in senato.
E che l’errore sia stato commesso – gravemente – nel calpestare la pari dignità che anche un partito con 3 soli senatori deve avere nell’ambito della Coalizione, lo ha implicitamente ammesso lo stesso Leader del Centro Destra, Silvio Berlusconi, che secondo i resoconti di stampa ha affermato che non bisogna trascurare Storace (e Rotondi).
Berlusconi, comprendendo ciò, dimostra di avere la statura del Leader, chi, invece, ha posto il veto acchè anche Storace prendesse parte all’elaborazione della mozione e la firmasse, non ha attenuanti, soprattutto se recidivo.
Ma la vicenda può essere salutare, perché consente alla Casa delle Libertà di prendere atto che o si vince tutti assieme o si perde tutti e che per vincere c’è bisogno del rispetto reciproco che porti a pari dignità pur nella differenza del peso elettorale.
Sono pienamente concorde con la decisione di Storace e il monito è molto chiaro: la Destra non voterà turandosi il naso se verrà calpestata la pari dignità delle forze politiche.
Non è più il tempo dei voti sottobanco per eleggere presidenti della repubblica o appoggiare provvedimenti governativi.
Quello lanciato ieri da Storace è un messaggio che non potrà essere ignorato dalla Casa delle Libertà, pena la responsabilità, da parte di chi volesse erigere steccati a destra, di consegnare l’Italia alla sinistra.

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19 giugno 2007

Una lezione francese

In Francia, dopo quasi due mesi, si è chiusa la maratona elettorale.
Due turni di presidenziali e due di politiche (legislative) e la Francia ha il nuovo presidente e la … vecchia maggioranza.
Vedremo quel che saprà fare Sarkozy, intanto piantiamo con soddisfazione una autentica bandierina blu su Parigi.
Quel che mi interessa è capire se ci può essere una lezione in chiave italiana dalle elezioni francesi basandomi strettamente sulla realtà concreta e mi sembra che siano almeno due gli aspetti sui quali soffermarsi.
La prima riflessione che mi viene da fare è relativa al mancato trionfo dell’UMP, accreditata addirittura di ottenere fino a 500 del 577 seggi, e finita con una confortevole maggioranza assoluta, ma addirittura inferiore a quella che ottenne 5 anni prima Chirac.
Il raffronto corre immediatamente con il secondo turno delle elezioni amministrative di maggio/giugno in Italia, dove si era sperato di dare una bella spallata contro il temporaneo e, pur vincendo in modo netto, sono mancati quei guizzi (Genova, Piacenza, Agrigento due settimane prima) che avrebbe costretto i cattocomunisti a risalire “in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”.
In ambedue i casi credo che abbia funzionato a sinistra il richiamo al terrore, al non consegnare al nemico ogni potere, a Destra il cullarsi in sondaggi ampiamente favorevoli.
E questo dovrebbe essere un monito agli esponenti del Centro Destra in vista di possibili trattative per impostare una legge elettorale condivisa: no al doppio turno.
Sin dalla sua introduzione (per gli enti locali) il doppio turno ha sempre, sistematicamente penalizzato la Destra.
Il secondo aspetto è relativo alla capacità di aggregazione e di stringere alleanze.
Bayrou non ha saputo farlo ed ha avuto una debacle che, presumibilmente, lo escluderà da ogni futuro politico a meno che non torni sui suoi passi e non si aggreghi ad una delle forze principali.
I socialisti hanno evitato la sconfitta secca, grazie all’alleanza, confermata, con comunisti e verdi.
A sinistra l’alleanza, il mutuo soccorso, ha funzionato.
La rinuncia di candidati socialisti in quei collegi dove candidati comunisti e verdi erano piazzati in modo favorevole, è stata seguita da analogo impegno di comunisti e verdi a favore dei candidati socialisti.
Così i socialisti hanno ottenuto un numero di seggi superiore al temuto, in compenso verdi e comunisti potranno, assieme, formare un gruppo autonomo in parlamento, ottenendo una rappresentanza superiore a quello che la loro forza elettorale avrebbe loro consentito.
A Destra, invece, il mutuo soccorso non ha funzionato perché, ancora una volta, Sarkozy ha preferito non stringere accordi con il Fronte Nazionale, rinunciando quindi a quell’ apporto che avrebbe trasformato una vittoria in un trionfo.
In chiave italiana questo deve essere letto come un monito a rinunciare ad avere la puzza sotto il naso nei confronti dei propri potenziali alleati.
Non possiamo lasciare spazi non occupati a destra e dobbiamo allargare il più possibile l’appeal della Coalizione, in modo da “catturare” anche le frange più identitarie.
Le posizioni elitarie sono sterili e, spesso, controproducenti, soprattutto in un sistema elettorale come quello italiano.
Lo sforzo di coniugare le Destre, invece, verrà sicuramente ricompensato a scrutinio terminato.

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11 giugno 2007

Quattro domande sul futuro del Centro Destra


Mentre aspettiamo nel pomeriggio inoltrato i risultati dei ballottaggi, annoto che, come già accadde nella campagna elettorale per le politiche del 2006, Silvio Berlusconi è stato lasciato solo.
Non ho nulla da ridire sull’impegno di Umberto Bossi che ha fatto quel che ha potuto nonostante la malattia di quattro anni fa e che comunque ha reso oltre le aspettative, grazie anche a luogotenenti come Roberto Calderoli e Roberto Castelli, e ciò è testimoniato dai brillanti risultati (Verona e Monza su tutti).
La mia perplessità riguarda Fini e Casini che sembrano estraniarsi dalla campagna elettorale lasciando sulle sole spalle di Berlusconi il compito di sostenere i candidati della Casa delle Libertà.
Sembra quasi che ora come allora, il recupero di consensi, il successo personale del Presidente Berlusconi (leggere per credere il post dell’amico Ineffabile !) siano un dispetto per i due (non più tanto giovani) aspiranti leaders della Casa delle Libertà.
E il sospetto che loro giochino di sponda con la sinistra per lasciare in vita Prodi al fine di far invecchiare Berlusconi non è affatto un “pensar male”.
Ma fanno i conti senza l’oste e, parlando di oste, si sa che il vino migliore quando invecchia diventa ancora più buono e nessuno mette in dubbio che Silvio Berlusconi sia il migliore.
Così, mentre attendiamo l’esito dei ballottaggi, ritengo ci si debba fermare a riflettere, approfittando anche dell’estate, su come la Casa delle Libertà dovrà affrontare la ripresa settembrina.
Posto che non credo che la sinistra lascerà sponte sua il governo e che per ottenere quel risultato dovremo batterci all’ultimo sangue,
è opportuna l’apertura di un dialogo con la sinistra per provvedimenti bipartisan, ad esempio sulla legge elettorale ?
Il partito unico del Centro Destra è un obiettivo attuale ?
Ha senso, nel contesto attuale, percorrere le vie dell’opposizione “costruttiva” ?
Fini e Casini sono ancora alleati affidabili ?

Le mie risposte credo siano ben note.
Nessun dialogo con la sinistra.
La legge elettorale va bene come è al massimo estendendo il collegio nazionale anche al senato.
Non c’è ragione per gettare ciambelle di salvataggio alla sinistra con votazioni bipartisan o addirittura governi istituzionali che ci coinvolgerebbero nella fallimentare politica della sinistra.
Il partito unico, con la legge elettorale esistente, non è attuale, anzi sarebbe dannoso perché limiterebbe la capacità della Coalizione di aggregare anche le fasce più identitarie del panorama politico nazionale.
L’opposizione non ha senso se non si pone come obiettivo quello di sostituirsi alal maggioranza.
Abbiamo visto come, in spregio alla verità, all’onestà, alla giustizia, la sinistra rimanga incollata alle poltrone, quindi ogni “costruttività” li salderebbe ancora di più al potere e sarebbe esiziale per il Centro Destra.
Fini e Casini ne hanno combinate troppe per essere ancora considerati “affidabili”.
Sono necessari, questo sì, per raggiungere la maggioranza, ma quel che non può dire Berlusconi deve emergere chiaro dal Popolo del Centro Destra: né Fini, né Casini saranno mai riconosciuti come leaders della Casa delle Libertà nel dopo Berlusconi che, comunque, sarà molto lontano.

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30 aprile 2007

Let Silvio be Silvio

Sto leggendo in questi giorni post affranti e sfiduciati sulla situazione politica.
Il panorama che quei commenti descrivono è a tinte fosche, dove una sinistra disunita, riesce a prevalere perché la Destra è ugualmente disunita, con in più la mancanza di quel collante che è il potere.
Il tiro incrociato non risparmia praticamente nessuno e se, come sempre, della sinistra me ne frego, guardo solo a casa nostra.
L’ultima miccia è stata accesa dall’accordo della Lega sulla riforma elettorale e il federalismo fiscale.
Ma sulla riforma elettorale è un “tutti contro tutti” perché ognuno cerca di ottenere la legge più utile per la propria formazione politica.
Che dire, allora, del Fini che si mette a firmare e sostenere un referendum abrogativo (non pago della sconfitta sul filo di lana di pochi anni fa ?).
Tra l’altro, nuovamente a braccetto con il perdente per eccellenza: Mariotto Segni ?
Anche Fini cerca il sistema più utile per se stesso, come Casini.
E sul federalismo, che è l’oggetto sociale primario della Lega, naturale che ovunque vi siano spiragli per ottenerne uno spizzico, la Lega abbia il diritto e il dovere di percorrerli.
Ma se andiamo a vedere i temi sostanziali, quelli rilevanti per l’elettorato e per la caratterizzazione di una Coalizione, vediamo che la coesione non manca a Destra.
Sulle tasse siamo tutti compatti: riduzione.
Sulla sicurezza, immigrazione, deriva morale (droga e omosessualità), siamo compattamente schierati.
Questi sono i temi fondanti della Coalizione di Centro Destra, una Coalizione ben più coesa di quanto non potrà mai essere la sinistra.
Qual è, allora, il “male oscuro” del Centro Destra ?
Non cero la mancanza di un partito unitario e neppure la mancanza di proposte e di idee.
E’ la leadership che, intempestivamente, Fini e Casini hanno, in modo diverso, minato puntando alla successione a Berlusconi.
Questa incrinatura impedisce di agire.
Le cronache parlano di Berlusconi non più come Leader del Centro Destra, ma solo di Forza Italia.
La guerra di logoramento di Fini e Casini è finalizzata ad aspettare l’invecchiamento di Berlusconi nella convinzione che siano loro i candidati alla successione.
La risposta, per rimettere in carreggiata il Centro Destra, non può che venire dalla base.
Berlusconi è il Leader di ieri, di oggi e di domani.
Lasciamolo lavorare, rinnovandogli la fiducia.
Le strategie non possono essere continuamente poste in discussione e messe in votazione dalle assemblee.
Vi sia un quadro generale di riferimento che escluda qualsiasi inciucio (per una legge o addirittura per un governo di “larghe intese”) e per il resto sia data la più totale fiducia a Berlusconi e nelle sue scelte.
La base faccia conoscere le proprie aspirazioni (e credo non si allontaneranno molto dal quadrilatero: sicurezza, immigrazione, tasse, deriva morale) ma il modo di perseguirle sia lasciato alle decisioni di Berlusconi.
A maggior ragione adesso che, pienamente assolto persino da una magistratura che non gli è certo amica, sarà caricato come una molla per perseguire la giusta rivincita.
E la sua rivincita, sarà anche la nostra rivincita.
Let Silvio be Silvio.

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30 marzo 2007

Da Democrazia Nazionale all'Udc di Casini

Commentando alcuni post di bloggers del Centro Destra in merito alla decisione di Casini di portare l’Udc fuori dalla Casa delle Libertà, ho ricordato la vicenda che, tra il 1977 e il 1979, vide la nascita e la rapida scomparsa di Democrazia Nazionale.
Le elezioni politiche del 1976, pur segnando un significativo recupero della Democrazia Cristiana, avevano prodotto una situazione di instabilità a causa della pesante sconfitta del PSI che sostituì la vecchia classe dirigente dei De Martino e dei Mancini con Bettino Craxi.
In una situazione del genere il PSI non si rese disponibile per ritornare al centrosinistra e non era numericamente praticabile una soluzione centrista, perchè il 6% ottenuto dall’MSI continuava a non essere preso in considerazione per ogni alleanza.
Prese corpo quindi una della più classiche situazioni all’italiana, con i due maggiori partiti (DC e PCI) che si misero d’accordo per governi transitori, deboli e che riproponevano la infamia dell’ “arco costituzionale pur con il PCI fuori dalle stanza di governo (dove poi fu portato dai “cattolici adulti” tipo Prodi, Bindi, Castagnetti, Marini ...).
L’MSI era così, sempre di più, “l’unica speranza, l’unica certezza” perchè era l’unica opposizione.
La situazione non era evidentemente stabile e così cominciarono le manovre per utilizzare, in un qualche modo, i voti missini.
Si dice che fu Giulio Andreotti a pilotare la costituzione prima e la scissione poi di una componente interna dell’MSI: Democrazia Nazionale.
Tale componente aveva leaders di “nome” all’interno del partito: da Nencioni a Di Marzio, da Roberti a Delfino, da Covelli a Tedeschi, nessuno peraltro in grado di poter fare ombra a Giorgio Almirante, ma alcuni –come Nencioni, Di Marzio e Roberti – che sembravano essere collettori di cospicui bacini elettorali (Di Marzio in Puglia, ad esempio e Roberti nel sindacato CISNAL).
Democrazia Nazionale nel 1977 ruppe gli indugi e costituì un gruppo parlamentare autonomo sottraendo all’MSI di Giorgio Almirante più della metà dei parlamentari, tanto alla camera quanto al senato.
Sembrava la fine dell’MSI.
Nonostante le aperture reciproche (Democrazia Nazionale si astenne come il PCI sul governo Andreotti della “non sfiducia”, Andreotti avrebbe poi portato Delfino nella sua corrente e nel consiglio di amministrazione della Rai) l’esperimento fallì alle elezioni del 1979.
Democrazia Nazionale ottenne poche centinaia di migliaia di voti e meno dell’1%.
L’MSI confermò integralmente i voti ottenuti nella precedente tornata.
La scissione si dimostrò una operazione verticistica, senza alcuna consistenza elettorale.
A leggere quindi le considerazioni - a volte sconsolate - di alcuni bloggers sulla “perdita” dell’Udc, mi è tornata in mente la vicenda descritta.
Casini e il suo sinedrio hanno scelto in base agli orientamenti della loro base elettorale o in funzione di loro elucubrazioni stroncate dalle vicende seguite al voto ?
Sicuramente un partito di potere e clientele come l’Udc non farà il flop di Democrazia Nazionale, ma l’elettorato che non è legato a tali aspetti si rivolgerà ad uno degli altri partiti della CdL, consentendo quindi di conservare quel vantaggio sulla sinistra che i sondaggi continuano a dare al Centro Destra anche bonificato dai Casini.
E, poi, chi è che porta i voti nell’Udc ?
Direi essenzialmente Cuffaro e Baccini.
Che non mi sembrano proprio i più strenui sostenitori della rottura con Berlusconi.
Allora, pur ribadendo che ho troppa considerazione dell’intelligenza politica di Casini per pensare che perseveri in un errore che lo ammazzerebbe politicamente, vedo nella decisione dell’Udc solo un allungamento dei tempi di tenuta della sinistra, ma non una sconfitta della CdL.
Anzi.
Un Centro Destra più compatto può essere un Centro Destra più efficace, più deciso, più pugnace.
E, soprattutto, senza perdere voti.
Democrazia Nazionale docet.

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29 marzo 2007

La mia idea di Casa delle Libertà

Il tradimento degli ideali e della volontà degli elettori di Centro Destra perpetrato da Casini e dal sinedrio centrista, impone di varcare il Rubicone e considerare conclusa la fase della CdL con l’Udc, per aprirne immediatamente una nuova che si muova sulla lunghezza d’onda del voto contrario (l’astensione è voto contrario al senato) al rifinanziamento delle missioni militari all’estero, guidate dalla sinistra.
Facciamo subito il punto su questo fatto.
L’Italia deve fare la sua parte nella guerra contro il terrorismo.
Ma la deve interpretare senza alcun cedimento e trattativa con gli assassini, tagliagola e, soprattutto, inviando truppe ben addestrate, armate di tutto punto e con la disposizione di stanare ed eliminare i terroristi in piena armonia e sinergia con gli Alleati.
Ogni altra missione è solo uno spreco di denaro pubblico, sommato ad un inutile rischio per i nostri militari.
Ma la nuova Casa delle Libertà che deve nascere dal voto del senato, bonificata dai Casini, deve essere anche più aggressiva nei confronti della sinistra e dei suoi provvedimenti.
Fare una contestazione a tutto tondo, in parlamento, con manifesti e manifestazioni, nelle piazze, in ogni circostanza nella quale è a disposizione uno strumento di comunicazione, ai provvedimenti liberticidi e repressivi di una sinistra di gabellieri e coop.
E poiché la sinistra interpreta il ruolo di tedoforo della dissoluzione del rigore morale, la nuova Casa delle Libertà dovrà, come peraltro già fa, opporsi strenuamente a tutte le iniziative che la sinistra tentasse di promuovere: dalla liberalizzazione della droga, alle unioni omosessuali fino all’estensione delal cittadinanza agli extracomunitari senza adeguate garanzie temporali e di assimilamento culturale.
Non basta.
La nuova Casa delle Libertà dovrà intervenire nel mondo del lavoro, colpevolmente lasciato in appalto a sindacati che spesso diventano la spina dorsale, oltra alla cinghia di trasmissione, della sinistra, costituendo un sindacato di area.
La nuova Casa delle Libertà dovrà rilanciare la resistenza fiscale contro le tasse della sinistra che hanno decurtato gli stipendi nonostante l’ottima performance della finanziaria di Tremonti.
La nuova Casa delle Libertà dovrà rinnovare i quadri locali, estromettendo tutti coloro che, in qualche modo, siano stanchi e propensi al dialogo con la sinistra.
La nuova Casa delle Libertà dovrà chiudere la porta alla riforma elettorale che non si limiti all’estensione del premio maggioritario nazionale anche al senato.
La nuova Casa delle Libertà riparte da dove aveva iniziato, con Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega, sotto la leadership indiscutibile di Silvio Berlusconi che saprà anche aggregare i partiti minori della galassia di Centro Destra, senza alcuna chiusura a destra.
La nuova Casa delle Libertà, così riformata, sarà uno strumento di guerra alla sinistra, per tornare al governo e riprendere il cammino virtuoso verso un futuro nel quale l’Italia brilli per la sua attiva presenza in campo internazionale, per la crescita economica basate su scelte di libertà individuali, di mercato e di impresa e fondi tutto ciò nelle radici romane e cristiane che, sole, possono dare spessore civile e morale ad una nazione che sia orgogliosa del suo passato e fiduciosa nel suo futuro.

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