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09 novembre 2023

I ridicoli pretesti dei cattocomunisti

Qualunque cosa faccia il Governo Meloni, la Schlein, Conte e i nanerottoli politici di cui si circondano, strepitano come assatanati.

I clandestini hanno diritti limitati per il fatto stesso che sono entrati illegalmente a casa nostra e devono solo ringraziare se ci siamo evoluti e non li buttiamo a mare come facevano i capitani delle navi in tempi neanche tanto lontani.

Arrivando illegalmente sul nostro territorio, dovrebbero essere impacchettati e rispediti a casa loro e non con un biglietto di prima classe.

Quindi il fatto che saranno trattenuti in centri ad hoc in Albania per accertare se, putacaso, avessero un qualche motivo per vedersi accordato lo status di rifugiato o simili, deve solo essere considerata una graziosa concessione, di cui ringraziarci.

Ma alla sinistra non sta bene, quelli vorrebbero che si spendessero miliardi per accogliere, alloggiare, mantenere, istruire, curare i clandestini, a prescindere dalle motivazioni per le quali sono arrivati qui e dalla loro storia personale.

La manovra economica è stata realizzata sulla base del programma del Centro Destra, vincente alle elezioni e con le residuali disponibilità rimaste dopo il passaggio, per undici anni, degli unni cattocomunisti con la voracità che li contraddistingue.

Eppure, prima ancora che fosse presentata, lo sciopero è apparsa l'unica strada imboccata.

Le riforme costituzionali, con il premierato e l'autonomia differenziata, rappresentano il futuro dell'Italia, ma i cattocomunisti preferiscono strillare ululando alla costituzione violata.

I cattocomunisti hanno avuto undici anni per realizzare la società da sogno che dicono di perseguire, ma hanno saputo solo imporre divieti e tasse.

Non basterà una legislatura per rimediare ai loro errori, ma il Governo Meloni ha imboccato la strada giusta e i guaiti dei cattocomunisti ne sono la più probante conferma.

07 settembre 2023

Chi non risica, non rosica

Da bambino oltre alla tradizionale raccolta delle figurine Panini dei calciatori, ho fatto anche altre raccolte di geografia, storia e una di proverbi e modi di dire.

Sono sempre stato affascinato dai proverbi, credo che la saggezza popolare abbia una risposta su tutto e per tutti, perchè tutto è "già stato visto".

Un proverbio che mi è rimasto impresso anche perchè accompagnato da un disegno eloquente, è: la prudenza è la paura che cammina in punta di piedi.

E ricordo che si vedeva una donna, con le scarpe in una mano, che camminava in punta di piedi, aggirando qualcosa, che non ricordo cosa fosse.

E' l'immagine che ho percepito dalla lettura dei quotidiani di oggi e dalle notizie dei giornali radio che ho ascoltato questa mattina in relazione alla riunione di maggioranza di ieri, sulla manovra economica.

Manovra prudente, nessuna fuga in avanti, visione di legislatura e non per il consenso immediato (e questo è giustissimo, basti pensare allo sfacelo del superbonus e del reddito di cittadinanza di Conte !) con un convitato di pietra: la commissione europea dove il commissario all'economia sarebbe un italiano che, però, come ha giustamente denunciato Salvini, si sente ed opera da "europeo" e non da Italiano.

In undici anni (dal novembre 2011 quando la Merkel e Sarkozy con le quinte colonne italiane ribaltarono il governo Berlusconi, al 2022, con Draghi che lasciò Palazzo Chigi alla Meloni solo a fine ottobre) il debito pubblico è aumentato di mille miliardi, il rapporto tra il debito ed il PIL è passato da meno del 3% a più del 4,5%,con una impennata sotto Conte (quello giallorosso) e Draghi.

Se un grande stato come l'Italia aumentasse ancora il suo debito pubblico in termini assoluti un una o due centinaia di miliardi (sui già esistenti 2800 !) e anche in percentuale, cosa potrebbe accadere ?

Nulla, come nulla è accaduto a stati più indebitati del nostro come Stati Uniti e Giappone e questo perchè quel debito pubblico è stato formato liberando energie private che a loro volta hanno consentito una impennata di produzione e di PIL.

E l'unico modo per liberare quelle energie è riportare soldi nelle tasche degli Italiani anche se ciò dovesse comportare un iniziale picco di aumento del debito pubblico, che sarebbe compensato da una forte ripresa della domanda interna e della creatività italiana con benefici effetti sul PIL.

Ma l'aumento del debito pubblico, per avere efficacia, deve essere immediato e sostanzioso, non centellinato prudentemente nel tempo, perchè provvedimenti leggeri, non daranno mai quella scossa necessaria a svegliare la Nazione.

Sarebbe meglio, ovviamente, non essersi mai indebitati, perchè i debiti, TUTTI i debiti, vanno pagati e qualcuno deve pagarli, ma dal momento che lo siamo e lo siamo tanto, tanto vale gettare il cuore oltre l'ostacolo (altro modo di dire popolare) e puntare a dare una vera svolta alla nostra economia.

E non importa se Gentiloni, la Von der Leyen e altri storceranno il naso, non è tempo di manovre prudenti, ma di coraggio e voglia di rischiare.

Come recita infatti l'altro proverbio che dà il titolo a questo commento, se non si ha il coraggio di rischiare, non si otterrà mai nulla.