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No alla deriva

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17 gennaio 2025

Un sistema ingessato

Ieri, in prima lettura, la Camera ha approvato il disegno di legge costituzionale che, tra l'altro, introdurrà la separazione delle carriere in magistratura.

Una procedura lunghissima (occorreranno altre tre letture), soggetta alla spada di Damocle del referendum confermativo e dell'ostruzionismo di altre istituzioni che temono di perdere il loro potere interdittivo.

Personalmente plaudo alla scelta di mettere mano all'organizzazione della magistratura, anche se più che mettere mano, anche gli eventi di questi ultimi mesi, ci dicono che occorrerebbe passarci sopra con una ruspa (che purtroppo Salvini sta dimenticando in garage).

A parte la questione specifica, vorrei puntare l'attenzione sul fatto che in Italia, con una simile costituzione e con i poteri attribuiti a questo ed a quello, la Sovranità non appartiene più al Popolo che vota un parlamento e che, a sua volta, esprime fiducia in un Governo, ma ai gruppi di pressione e alle paturnie di singole persone, non elette dal Popolo, che con la scusa della propria indipendenza, autonomia di giudizio, interpretazione e insindacabilità, hanno il potere di rovesciare la volontà popolare.

Se poi ci aggiungiamo il sottile piacere che si prova nel dire di "no" ad un potente in occasione dei referendum confermativi, perchè "si può fare meglio", senza capire che "fare meglio" è nemico del Bene, allora si capisce perchè qualunque governo fatichi enormemente per dare una direzione a questa Nazione.

E se consideriamo i risultati che si raggiungono ed i successi nonostante tale ingessatura delle nostre istituzioni, possiamo solo rimpiangere di non avere una struttura più agile, come quella degli Stati Uniti, dove il Presidente appena eletto e non ancora entrato in carica, ha già annunciato cento ordini esecutivi che saranno immediatamente operativi il primo giorno di mandato.

Il Governo Meloni, con la riforma della giustizia (anche se occorrerebbe una rivoluzione ma, come detto, il meglio è nemico del Bene), con la riforma che introduce il premierato (sempre con i limiti delle letture e del referendum e, ancora una volta, con il meglio, cioè l'elezione diretta del presidente della repubblica, nemico del Bene) e con la introduzione della autonomia differenziata (anche se sarebbe meglio, ma nemico del Bene, l'introduzione di una costruzione federale per macroregioni) sta provando a dare all'Italia una struttura più agile e moderna, che possa trasformare in risultati la grande laboriosità, ingegnosità e fantasia della nostra Gente.

Ci riuscirà ?

Il carattere della "ragazza" farebbe pensare ad una risposta affermativa, ma a contrastarla non ci sono sono le esilaranti dichiarazioni delle opposizioni, ma soprattutto le consorterie di potere affaristico e finanziario e quelle di categoria che, tramite il peso che hanno acquisito negli anni e i politici che a loro fanno riferimento, remano costantemente contro per conservare lo status quo che a loro garantisce cospicui introiti, confidando anche sulla scarsa informazione di chi viene chiamato a votare per i referendum confermativi, influenzato dalla propaganda di una stampa per lo più ideologizzata e incline a rispettare le indicazione dei propri editori, parte di quelle consorterie affaristico e finanziarie che ostacolano il cambiamento da cui avrebbero tutto da perdere.

Sarà il tempo a dirci se, finalmente, l'Italia riuscirà ad entrare nel terzo millennio anche a livello istituzionale. 

30 maggio 2024

Solo un governo di Centro Destra sa risanare l'Italia

Andando oltre le trincee di parte, una persona normale, assennata, non può negare che, dopo undici anni a guida cattocomunista e grillina (da Monti a Draghi, passando per Letta, Renzi, Gentiloni e Conte) riempiti di chiacchiere, di immobilismo, di sudditanza verso l'estero, di sperperi di denaro pubblico senza alcun ritorno significativo, il Governo Meloni stia dando un'impronta decisa al risanamento dell'Italia.

Sono tutti provvedimenti approvati o in corso di approvazione del parlamento (e saranno approvati perchè la maggioranza è solida e ampia) ma molti sconteranno la necessità di un referendum confermativo perchè le liste monotematiche hanno sottratto ai partiti di Centro Destra quel pugno di voti sufficiente a conquistare i pochi parlamentari in più, necessari a superare il quorum che avrebbe reso inutile il referendum.

E questa è una valutazione che gli Elettori dovranno fare l'8 e il 9 giugno quando dovranno scegliere il partito, uno solo !, da votare.

Ma tornando all'azione di Governo, tralasciando tutte le questioni minori, dalla sicurezza con particolare riguardo alle zone disagiate come Caivano alla circoscritta responsabilità del collegio sindacale, dal fisco amico con la riduzione delle sanzioni, all'utero in affito come reato universale, o le questioni che non sono minori ma una tantum come lo stop a reddito di cittadinanza e superbonus per fermare il dissanguamento della finanza pubblica, il Governo Meloni ha approvato/in corso di approvazione, provvedimenti epocali su tre direttrici.

La riforma fiscale che ha già portato alla unificazione di una aliquota con accorpamento delle due aliguote centrali e che a tendere (fine legislatura) arriverà ad una o due aliquote in base alle esigenze di bilancio.

La riforma istituzionale, che si muove a sua volta su due direttrici, una che consentirà, se approvata nel referendum, a noi cittadini di eleggere direttamente il Presidente del Consiglio, sottraendolo ai compromessi, alle macchinazioni, alle maggioranza costruite dopo il voto e, quindi, facendolo rispondere non alle consorterie di vario genere, ma solo e soltanto ai cittadini elettori.

La seconda che conferirà al livello regionale una autonomia operativa e finanziaria che renderà direttamente responsabile il presidente della regione e la relativa assemblea, eletti dai cittadini, delle scelte effettuate, così che i cittadini possano avere una diretta influenza, con il loro voto, su tali scelte che ricadranno sulle loro vite e le loro tasche.

Infine, di ieri, la riforma della giustizia che, soprattutto con la separazione delle carriere tra giudici e procuratori, rimuove un grosso ostacolo ad una giustizia che possa di nuovo fregiarsi della "G" maiuscola e nella quale chi sbaglia, anche se magistrato, dovrà pagare.

Non è un caso che queste riforme, che cambieranno l'Italia, risanandola e proiettandola verso un futuro di efficienza e di maggiore libertà, trovano una strenua opposizione da parte di tutti i privilegiati dall'attuale status quo.

Stampa, radio, televisioni, scribacchini funzionali alla sinistra, vaticano, sindacati, magistrati, percettori di mance e mancette, sono tutti mobilitati per far fallire quelle riforme, perchè loro e solo loro avranno da perderci.

Quando si tratterà di votare per il referendum confirmativo, noi cittadini non dovremo scegliere tra la Meloni e la Schlein (o Conte o Renzi ... 😨) ma dovremo dire se vogliamo consegnare ai nostri figli e nipoti l'italietta di serie B che ci è stata lasciata dopo undici anni di governi cattocomunisti e grillini da Monti a Draghi, o una nuova Italia che possa giocare in serie A con vista sullo scudetto.

09 novembre 2023

I ridicoli pretesti dei cattocomunisti

Qualunque cosa faccia il Governo Meloni, la Schlein, Conte e i nanerottoli politici di cui si circondano, strepitano come assatanati.

I clandestini hanno diritti limitati per il fatto stesso che sono entrati illegalmente a casa nostra e devono solo ringraziare se ci siamo evoluti e non li buttiamo a mare come facevano i capitani delle navi in tempi neanche tanto lontani.

Arrivando illegalmente sul nostro territorio, dovrebbero essere impacchettati e rispediti a casa loro e non con un biglietto di prima classe.

Quindi il fatto che saranno trattenuti in centri ad hoc in Albania per accertare se, putacaso, avessero un qualche motivo per vedersi accordato lo status di rifugiato o simili, deve solo essere considerata una graziosa concessione, di cui ringraziarci.

Ma alla sinistra non sta bene, quelli vorrebbero che si spendessero miliardi per accogliere, alloggiare, mantenere, istruire, curare i clandestini, a prescindere dalle motivazioni per le quali sono arrivati qui e dalla loro storia personale.

La manovra economica è stata realizzata sulla base del programma del Centro Destra, vincente alle elezioni e con le residuali disponibilità rimaste dopo il passaggio, per undici anni, degli unni cattocomunisti con la voracità che li contraddistingue.

Eppure, prima ancora che fosse presentata, lo sciopero è apparsa l'unica strada imboccata.

Le riforme costituzionali, con il premierato e l'autonomia differenziata, rappresentano il futuro dell'Italia, ma i cattocomunisti preferiscono strillare ululando alla costituzione violata.

I cattocomunisti hanno avuto undici anni per realizzare la società da sogno che dicono di perseguire, ma hanno saputo solo imporre divieti e tasse.

Non basterà una legislatura per rimediare ai loro errori, ma il Governo Meloni ha imboccato la strada giusta e i guaiti dei cattocomunisti ne sono la più probante conferma.

10 maggio 2023

Vecchi riti, nuove prospettive

Ieri, a Palazzo Chigi, si è consumato uno dei riti più vecchi, stantii e inutili della politica: le consultazioni del Governo con le opposizioni.

Mi viene in mente quando, anni fa, dialogando con un avvocato di controparte gli proposi di arrivare a discutere di "quantum" e non di continuare a cavillare, facendo accademia sui torti e i diritti, perchè, come per il tifo calcistico, non ne saremmo mai venuti fuori.

Lui concordò aggiungendo "e come per la politica".

Nell'epoca, poi, dei "social", tutti sanno benissimo come uno la pensa e ognuno si è talmente spinto all'estremo, dovendo sempre più alzare l'asticella per avere ascolto e citazioni, che anche un minimo spostamento verso un approccio più dialogante verrebbe interpretato come un "tradimento" e subirebbe il fuoco amico.

Come sta accadendo per alcuni aspetti alla Meloni contro la quale gli attacchi più feroci e più ingenerosi arrivano proprio dalla sua destra.

Era quindi ovvio che che dalle "consultazioni" non ne sarebbe uscito proprio nulla, perchè cattocomunisti e grillini direbbero di no a tutto, come se andasse tutto bene, con tentativi dilatori come la proposta di commissione di Conte o buttando la palla in tribuna come per la stravecchia e ammuffita proposta della Schlein di adottare il sistema tedesco con unito strillo "no a donna o uomo forte al comando".

L'unica cosa positiva è che la Meloni è riuscita a dividere le opposizioni persino su una generica ipotesi di elezione diretta del presidente della repubblica o del primo ministro (e chissà che, come nella vignetta di Osho, non abbia fatto un pensierino pure per la Monarchia ...) dimostrando che l'unica coalizione in grado di governare in modo coerente è quella di Centro Destra.

Esaurito quindi lo stantio rito delle consultazioni, adesso la Meloni potrà dare il via alla prospettiva di un cambiamento utile, anzi essenziale per il futuro dell'Italia.

Assistiamo infatti, anche con un governo di Centro Destra che vorrebbe dar corso alle promesse elettorali, a sofismi e burcraticismi che rallentano ogni riforma.

Il respingimento dei clandestini come la sostituzione dei dirigenti delle aziende pubbliche compromessi con il passato regime, la riduzione delle tasse come l'impulso a produrre energia nucleare e riprendere le estrazioni di gas metano dal nostro sottosualo e dal nostro mare.

Un presidente (della repubblica o del governo) eletto direttamente dal Popolo, avrebbe una forza decisiva per tagliare i tempi e dar corso, da subito dopo l'elezione, alla realizzazione di quel programma da lui proposto e da noi votato. 

08 maggio 2023

Riforme istituzionali

Torna di moda parlare di riforme istituzionali e, in particolare, di presidenzialismo nella duplice forma di elezione diretta del presidente della repubblica o del primo ministro.

Posto che personalmente sarei, senza se e senza ma, favorevole ad una Monarchia sul modello inglese (i perchè li ho scritti più volte ma, in sostanza, se il capo dello stato deve incarnare l'unità della Nazione, questa non potrà mai essere rappresentata da un signore che abbia fatto politica di parte per decenni e, come hanno dimostrato Pertini, Scalfaro, Ciampi, Napolitano e Mattarella, continua a fare politica a favore di una parte, cercando in ogni modo di mettere i bastoni fra le ruote dell'altra che andasse al governo. Un re, un qualsiasi re, di qualsiasi casa regnante, avrebbe certo le sue idee, ma sarebbe per lui più facile presentarsi come simbolo di unità non avendo trascorsi partitici decennali), credo che una elezione diretta dell'una o dell'altra figura rafforzerebbe le capacità decisionali e la efficienza governativa.

Preferirei che ad essere eletto dal Popolo fosse il presidente della repubblica, come negli Stati Uniti, che, quindi, non avrebbe alcun problema di coabitazione con un'altra figura di rilievo come sarebbe nel caso in cui ad essere eletto dal Popolo fosse il primo ministro.

Un primo ministro che, proprio in forza della elezione diretta, avrebbe molta più forza contrattuale verso un presidente della repubblica eletto da un ristretto sinedrio di parrucconi e che pertanto non potrebbe più permettersi le libertà che si sta prendendo Mattarella di rifiutarsi di firmare la nomina di un ministro (nel 2018) o di effettuare comizi di parte proponendo una politica estera alternativa a quella del governo (come sta facendo oggi, a maggior ragione se dovesse accettare di recarsi a Parigi dopo le offese del ministro degli interni francese che il solitamente loquace Mattarella non ha ancora stigmatizzato).

Ma la vera battaglia sarà sul doppio turno o sul turno unico.

Nel primo caso i cattocomunisti avranno una opportunità di vincere mettendo assieme un'armata che non potrà mai governare (e infatti si accuccerà sotto l'ombrello europeo) tranne per provvedimenti fortemente ideologici come il matrimonio, l'adozione omosessuale, l'eutanasia, le patrimoniali etc.

La sinistra infatti, come vediamo nelle città dove vige il doppio turno, ma anche in Francia, è divisa sul da farsi e soprattutto non ha altro per la testa che le peggiori impostazioni ideologiche che non portano Benessere e Sicurezza ai cittadini, ma in tal modo, inseguendo ogni capriccio di ogni minoranza, può raccogliere un consistente bacino di voti.

Un turno unico, invece, darebbe la possibilità al Centro Destra, più coeso e compatibile su programmi concreti e operatività collegiale, di esprimere il presidente o il primo ministro direttamente eletto.

Su questo punto mi auguro che la Meloni, Salvini e Berlusconi non mollino di un centimetro: turno unico.

Poi meglio l'elezione diretta del presidente della repubblica, ma si può arrivare al compromesso con l'elezione diretta del primo ministro.

06 maggio 2011

Non tutti i mali vengono per nuocere


L’attacco sferrato dalla sinistra contro Berlusconi ha solo ritardato di un anno il tabellino di marcia del Governo.
Per il resto ha fornito alla Maggioranza l’occasione per una bonifica interna con l’autoesclusione di Fini, la cui presenza, preferita a quella di Storace, fu il motivo principale del mio voto contrario a Berlusconi nel 2008.
Ma la bonifica dai finioti non è stato l’unico aspetto positivo.
Forse per la prima volta in Italia una congiura di Palazzo non ha sortito l’effetto desiderato, nonostante l'appoggio evidente dei potentati economici internazionali.
I congiurati, dopo aver reiterato gli assalti nel tentativo di ottenere alla camera un voto di sfiducia, si stanno ritirando senza gloria e, come si è espresso Vittorio Feltri, con le pive nel sacco.
Adesso i problemi sono a casa loro.
Bersani è sotto scacco e i suoi stessi compagni gli imputano l'ennesimo fallimento del tentativo di defenestrare il Cavaliere (come se loro avessero fatto meglio ...).
Fini ... chi l’ha più visto ? Ha anche tolto il suo nome dal simbolo del suo partito.
Casini si è sbilanciato verso l’opposizione più truce, spaventando i moderati.
Di Pietro è diventato la caricatura di se stesso e, dopo aver scomodato Hitler e Nerone, non sa più come definire l’odiato Premier e schiuma di rabbia impotente ad ogni intervista.
Ma l’aspetto più importante, rivoluzionario per l’Italia, è la dimostrazione che pur con pochi voti (meno di quelli che aveva legittimamente conquistato nelle urne) il Governo può governare nell’interesse della Nazione e dei suoi elettori.
E’ il primo passo che ci condurrà, inevitabilmente, a cambiare la costituzione in vigore, frutto del compromesso post bellico tra comunisti e cattolici e che può funzionare solo con ampi compromessi che significano immobilismo, deficit per una spesa pubblica fuori controllo necessaria per accontentare tutti i commensali e, quindi, inefficienza.
Avremo anche perso un anno per inseguire i solipsismi dei Fini, dei Bersani, dei Casini e dei Di Pietro, ma siamo ancora più vicini ad un cambiamento radicale del modo di far politica in Italia.
Come a dire: non tutti i mali vengono per nuocere.

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03 maggio 2011

Troppo lunghi i tempi della democrazia assembleare



Oggi inizia il dibattito parlamentare sull’intervento in guerra contro la Libia che terminerà con il voto previsto per venerdì.
Le posizioni sono note.
Anche io ho esposto le mie idee che posso sintetizzare con un no alla guerra contro Gheddafi, ma, visto che indietro non si può tornare, cercare di capitalizzare al meglio la nostra partecipazione in termini di lotta all’immigrazione, forniture di petrolio e gas a prezzi di favore e mantenimento dei contratti per le nostre imprese in Libia.
La posizione della Lega, pertanto, mi sta benissimo, soprattutto là dove chiede un termine finale all’impegno bellico, il rifiuto di imposizioni fiscali per finanziarlo e la messa sul tavolo dei rapporti con gli alleati della questione immigrazione (ovviamente non in chiave accoglienza, ma respingimento).
Per gli stessi motivi mi piacerebbe che la Maggioranza votasse contro, quindi bocciasse, tanto la mozione contro la guerra di Di Pietro, quanto le mozioni favorevoli alla guerra del pci/pds/ds/pd e dell’Udc.
Ma oggi mi piace rimarcare come i tempi della nostra politica, fondata sulla democrazia assembleare, non siano più adatti alla velocità con la quale si richiedono le decisioni operative.
I nostri aerei stanno già bombardando la Libia, ormai le missioni si sono succedute, è stato ucciso uno dei figli di Gheddafi con i nipoti.
Per dirla con Cesare: alea iacta est.
Indietro non si torna.
Che senso ha un dibattito con un voto conclusivo (dopo altri tre giorni di vuote chiacchiere ...) in cui, teoricamente, si potrebbe decidere di non partecipare alla guerra ?
Che senso ha bloccare il parlamento per parlare dei massimi sistemi, visto che le decisioni sono state prese e sono irreversibili se non,come propone la Lega, fissando un termine finale all’intervento, quando vi sono numerosi provvedimenti che attendono il voto favorevole, come il processo breve, la legge che regoli le intercettazioni, la riforma del sistema giudiziario ?
Se non ci mettiamo in testa che la nostra democrazia dovrà essere sempre più delegata ad un unico centro di comando che trovi la sua fonte di legittimazione nel voto popolare, regolarmente cadenzato nel tempo, rischiamo di rimanere sempre più indietro rispetto alla rapidità di decisione e di azione altrui, dovendo rincorrere, con il rispetto formale di tutte le norme parruccone del 1948, di una costituzione, cioè, che un gruppo di sorpassati ostinatamente con la testa rivolta al passato non vuole donare al museo delle antichità, quel che invece si potrebbe e si dovrebbe decidere in un ambito ristretto ed efficiente con una nuova costituzione di principi e con leggi ordinarie che adeguino, tempo per tempo, la vita formale a quella sostanziale.

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21 aprile 2011

Il feticcio della costituzione




La proposta di un parlamentare del Pdl di cambiare il primo articolo della costituzione, ha provocato una isterica reazione da parte degli organi di stampa e dei politici di sinistra, cui ha fatto seguito, pavlovianamente, l’indignazione dei sinistri di ogni ordine e grado.
Eppure è sensato, ragionevole e giusto pensare che un testo scritto tra il 1946 e il 1948 non possa più essere attuale.
E’ un dato di fatto che la costituzione del 1948 rappresenta un coacervo di norme finalizzate ad impedire una efficiente governabilità.
E’ riconosciuto che la ratio di tale costruzione era da ricercarsi nel timore dei costituenti che emergesse un altro personaggio con carisma e autorevolezza sufficienti a dominare la scena politica nazionale.
E’ provato che questa costituzione, nata da un compromesso contro natura tra i comunisti e i cattolici, ha bloccato l’Italia, obbligando partiti e politici a bizantinismi e compromessi, ben oltre il limite tollerabile da una amministrazione che voglia essere efficiente.
Nonostante una maggiore apertura al contatto diretto con il Popolo da parte degli eletti derivante dalla “seconda” repubblica, nonostante l’emergere di un Leader come Berlusconi che del consenso popolare ha fatto il suo successo, il perverso meccanismo studiato dai costituenti non ha mancato di spiegare i suoi nefasti effetti, con l’intervento a gamba tesa, nel processo di formazione delle leggi, della magistratura e di chi, pur non eletto dal Popolo, occupa momentaneamente la poltrona di presidente della repubblica, la nostra resta una democrazia bloccata dall'impossibilità di far seguire alle decisioni progettuali la loro attuazione.
L’azione di magistratura e presidente della repubblica ha rallentato e, troppo spesso, bloccato l’azione riformatrice del Governo, accantonando la volontà popolare espressa con il voto.
E’ evidente che non è possibile subordinare la Sovranità Popolare alla volontà di semplici vincitori di un concorso pubblico o di un signore eletto per i compromessi tra un ristretto gruppo di parlamentari.
E’ però altrettanto evidente che se non si cambia la costituzione, tutto ciò resterà legale e sarà usato per bloccare ogni rinnovamento e ogni riforme, perpetuando i privilegi ed i poteri delle caste.
La proposta di cambiare il primo articolo della costituzione del 1948 va quindi in tale direzione.
Personalmente credo che la costituzione del 1948 andrebbe archiviata interamente per riscriverne una nuova di zecca.
Penso che sia infatti meglio impegnarsi sulla stesura di un nuovo testo, più agile, più flessibile, formato di soli principi generali e non di regole che ingessano la struttura statuale, anzichè rattoppare il testo esistente, già incanalato e inquadrato secondo la mentalità cattocomunista del 1948.
Mi spiego meglio.
Meno, molti meno articoli, che siano la petizione di principi quali la Sovranità che appartiene al Popolo (Art. 1 attuale), la parità senza discriminazioni (art. 3), la libertà di opinione e di manifestarla (art. 21), la libertà economica (art. 41), lasciando a leggi ordinarie, emanazione del parlamento quindi nel rispetto della Sovranità Popolare, le regole sui poteri della corte costituzionale, della magistratura, del presidente della repubblica, sulla composizione del parlamento, sulle autonomie locali.
Una costituzione, quindi, di Valori e di Principi, con il Popolo che, tramite il parlamento sua emanazione, produce (e con maggiore facilità modifica) tutte le norme necessarie ad intervenire nel concreto nella amministrazione dello stato.
Non sarà facile cambiare, soprattutto perchè i sacerdoti del testo attuale, elevato a idolo, sono irrimediabilmente appartenenti al passato, senza alcuna idea, progetto o prospettiva per il futuro.
In effetti i comunisti, con la morte della loro ideologia, non hanno più un “credo” ed hanno sostituito il marxismo con il feticismo verso un testo costituzionale che appartiene a quelli che possono ricordare come i loro “tempi d’oro”.
Ma l’Italia non può aspettare che, dopo il comunismo, scompaiano per inevitabili ragioni d’età, anche i comunisti e i loro caudatari, e sarebbe necessario un colpo di reni per cambiare integralmente la costituzione.
Il Pdl, il Centro Destra, invece di prendere le distanze da chi interpreta questa esigenza (come altre pienamente in linea con la “pancia” dell’elettorato) dovrebbe prendere la testa di un movimento rivoluzionario che abbia come sua tappa intermedia il cambiamento e le riforme, anche radicali, per dare all’Italia un governo che abbia gli strumenti per governare e non essere costantemente sgambettato e boicottato da piccoli sinedri non eletti dal Popolo.


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02 luglio 2010

Meglio lo scontro istituzionale dell’anarchia

Napolitano ha fatto capire che non firmerà la legge contro i pettegolezzi.
La corte costituzionale è già stata allertata per mettere il bavaglio alla legge qualora, in base alle norme costituzionali, si superasse l’ostilità di Napolitano (basterebbe che il parlamento rivotasse la legge così come uscirà per obbligare il presidente della repubblica a promulgarla anche se contrario).
I magistrati chiamati eventualmente ad applicarla riuscirebbero poi sicuramente ad “interpretarla” in modo da renderla inefficace.
Ciononostante ritengo che Berlusconi e il Centro Destra debbano non solo insistere, ma irrigidire la loro posizione per far approvare questo testo, senza alcun ulteriore ammorbidimento, per rendere palese che a fronte della volontà di governare l’Italia, ci sono altri che pensano solo a salvaguardare piccoli pezzi di privilegi, anche contro non solo l’interesse nazionale, ma la Sovranità Popolare.
E’ ora di finirla con i compromessi e le mediazioni che non risolvono i problemi, ma li rinviano, aggravandoli.
L’Italia, come tutte le grandi nazioni del mondo, ha bisogno di leggi veloci, di ridurre la spesa pubblica, di aumentare la produttività, di rafforzare e difendere la propria identità, di salvaguardare le libertà individuali.
Non abbiamo certo bisogno di sofismi da Azzeccagarbugli utili solo a perpetuare una situazione di incertezza che affida ad una ristretta oligarchia togata un potere abnorme sulle nostre vite.
Ma c’è anche un’altra ragione, strettamente politica, per irrigidire la posizione sulla legge contro i pettegolezzi.
Non se ne può più di Fini e dei suoi.
Ben venga se votassero contro il Governo.
Sarebbe il casus belli per cacciarli fuori dal Pdl.
Poi ci provino a fare un “governo tecnico” con una maggioranza Brancaleone con Fini, Bersani, Franceschini, Bindi, Di Pietro, Casini, Bocchino, Santoro ... semprechè ci riescano a raggiungere la maggioranza !
Sarebbe veramente il momento per il Centro Destra di chiamare il Popolo alla disobbedienza verso un governicchio così composito da essere paralizzato e che non troverebbe altra soluzione che ammazzarci di tasse (già Bersani, dopo il “prelievo sulle rendite immobiliari e finanziarie”, cioè il ripristino dell’ici e le tasse sui risparmi, ha ritirato fuori la “tobin tax”, l’ennesimo balzello mascherato da ecoambientalismo).
Vorrei proprio vedere cosa riuscirebbero a realizzare con l’ostilità organizzata e sistematica da parte del Centro Destra.
E vorrei anche vedere, una volta che fossimo chiamati a votare, quale alleanza si formerebbe per cercare (inutilmente, come sempre) di ostacolare l’ennesima vittoria popolare di Berlusconi.
Purtroppo temo che tutto ciò resterà un sogno perchè se sono convinto che Berlusconi, slegato dalle paludate liturgie di Palazzo, sarebbe anche pronto ad agire in tal senso, gli altri ... “tengono famiglia” e non metterebbero a rischio la loro posizione privilegiata, anche se per conservarla dovranno mediare, fare compromessi e rinunciare ad un vero progetto di sviluppo per l’Italia.
Allora che Berlusconi e i suoi continuino a pedalare, conseguendo il minimo risultato (che sarebbe comunque di gran lunga superiore a quel che realizzerebbero gli oppositori) con il massimo sforzo, nonostante gli ostacoli che Napolitano, la corte costituzionale, i magistrati e i poteri forti tutti frappongono loro.
Ma almeno una cosa possiamo chiedere per ottenere: licenziare Fini !



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16 aprile 2010

Dopo il voto

Il ballottaggio amministrativo ha confermato l’esito delle elezioni regionali.
Il pci/pds/ds/pd ha “vinto” , secondo l’accezione bersaniana del termine, ed io gli auguro mille di queste “vittorie”.
Mantova, da 65 anni in mano alla sinistra, nonostante il “soccorso bianco” dell’Udc di Casini è stata liberata ed avrà una maggioranza di Centro Destra Pdl-Lega.
Il Centro Destra aumenta regioni, province e comuni e contestualmente calano quelli amministrati dalla sinistra.
All’interno del Centro Destra la Lega ottiene una affermazione significativa, aumentando il suo peso specifico.
I finioti, che forse speravano in una defaillance del Cavaliere, sono costretti ad abbozzare e reagiscono con bile ed allontanandosi sempre di più dal sentimento degli elettori del Centro Destra, come dimostrano le dichiarazioni di Fare Futuro (a favore di Emergency), di Bocchino (che sembra preferire un premier omosessuale ad uno leghista: de gustibus ...) e di Ronchi che cerca disperatamente di rilanciare la candidatura a ... "delfino" di un Fini che, però, sembra avere ben altre mire (comunque aspettiamo prima di "cantare vittoria" la sua uscita dal Pdl: ci crederò solo quando sarà fatta).
Il pci/pds/ds/pd discute ... ma non sono problemi miei.
Non resta che mettere in pratica quel che si è affermato in campagna elettorale.
Si moltiplicano le dichiarazioni dei ministri e dirigenti del Pdl e Lega che, univocamente, non chiudono al dialogo con la sinistra, ma affermano che, comunque, metteranno mano alle riforme.
E’ giusto che sia così.
Il Popolo italiano ha votato e chi è stato votato deve dar seguito a quello per cui ha ottenuto il consenso popolare.
Giustizia, costituzione, tasse, immigrazione, sicurezza, questi sono i nodi da affrontare, non necessariamente in questo ordine, ma comunque entro la fine della legislatura.
Al termine della legislatura, se saranno fatte quelle riforme, Berlusconi sarà, di diritto, il Padre della Patria e auspicabilmente potrà governare per altri cinque anni durante i quali il Centro Destra dovrà interrogarsi sulla scelta del suo successore.
Per intanto anche il voto amministrativo del 2010 ha confermato che esiste un solo statista in Italia che è anche l’unico leader del Centro Destra: Silvio Berlusconi.

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14 aprile 2010

Schifani ha contratto la doroteite ?

Delle tre le maggiori cariche istituzionali, il presidente del senato, fino ad ora, era apparso il più moderno e meno incline ai doroteismi parrucconi del linguaggio di Palazzo.
Non vorrei che la vacanza con Casini alle Maldive avesse immesso in Renato Schifani un virus negativo, vista la sua prima dichiarazione – non condivisibile – al ritorno dalle vacanze pasquali.
Perchè mai “non c’è fretta” per le riforme ?
Perchè mai dovrebbero avere una “larga maggioranza” ?
Perchè mai un senato federale sarebbe una camera di serie “b” ?

No, presidente Schifani, così non va.
E’ da 16 anni che si parla di riformare lo stato ed è ora che in tre anni si faccia tutto: giustizia, costituzione, immigrazione, tasse: il tempo delle discussioni è finito.
La maggioranza sia maggioranza e, in base al principio democratico, anche un solo voto è sufficiente per realizzare gli impegni di governo.
Non si sogni di spingere per compromessi o annacquamenti solo per avere il voto di Udc o, peggio ancora, del pci/pds/ds/pd.
Un fatto del genere equivarrebbe ad un tradimento degli elettori che hanno votato Berlusconi in netta e totale contrapposizione alla sinistra.
Il senato federale avrebbe delle competenze esclusive su materie che sarebbero, quindi sottratte alla camera bassa: dov’è la “serie b” ?
Non vorrei che possa solo essere una scusa per rinviare ogni decisione.
Perchè una decisione dovrà essere presa e se comprendo la preoccupazione dei politici meridionali, è anche da porre un freno ai continui trasferimenti (improduttivi) di ricchezze, unicamente per mantenere clientele, inefficienze e sovrastrutture, dalle regioni virtuose e produttive a quelle scialacquatrici.
Mi auguro che l’aria di casa possa "guarire" il presidente del senato da un inaspettato virus, con ogni evidenza contratto in una infausta vacanza all’estero.

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13 aprile 2010

Il modello italiano per una riforma costituzionale

Ogni tanto, persino Fini riesce ad azzeccarne una.
E’ probabile che, per il 2010, abbia già esaurito il bonus e che la sua esternazione abbia un secondo fine, ma intanto registro con piacere un soprassalto di buon senso.
Cosa ha detto Fini di così straordinario ?
Beh, in assoluto di “straordinario” non ha detto nulla, ma usando il buon senso la “straordinarietà” è che, per una volta, non ha portato acqua al mulino della sinistra.
Fini ha detto: ma perchè, invece di ragionare in termini di “modello francese” o “modello tedesco” non introduciamo un “modello italiano” adatto alle nostre esigenze ?
Puro e semplice buon senso.
Dobbiamo poi intenderci su quali sono le nostre esigenze sulle quali costruire il “modello italiano”.
Prima di tutto, esigenza peraltro non solo italiana, è la governabilità, cioè la possibilità di dar corso al proprio programma da parte del partito o della coalizione vincente, superando e senza dover sottostare ai veti dell’opposizione, della magistratura, di altri organi dello stato.
La governabilità è quindi la possibilità, in forza di una maggioranza consegnata alle urne dal Popolo Sovrano, di applicare il programma, assumendosene la responsabilità politica, e superando sofismi e ostruzionismi.
Al termine della legislatura sarà il Popolo Sovrano a decidere se il governo ha funzionato bene meritando la riconferma, o male meritando di essere sostituito.
Come conseguire la governabilità in Italia ?
Anche qui si potrebbe aggiungere: non solo in Italia.
Una guida singola, un presidente eletto dal Popolo, con il potere di decidere e di agire senza dovr sottostare a compromessi e mediazioni.
Quindi presidenzialismo, nella sua forma primaria che vede unirsi nella figura del Presidente, come si dice negli Stati Uniti, quattro “cappelli”:
- Capo dello stato
- Capo dell’esecutivo
- Capo delle Forze Armate
- Capo del suo partito
.
L’alternativa può essere una scissione tra il capo dello stato e dell’esecutivo, utile se il primo sia veramente una figura super partes e non un prodotto della burocrazia o delle conventicole di partito, fermo restando il potere esecutivo nel soggetto che ottiene l’investitura direttamente dal Popolo.
Perchè questo dualismo possa funzionare vedrei comunque meglio un capo dello stato che sia un monarca ereditario, quindi sottratto ai compromessi, ai condizionamenti di una elezione parlamentare, un capo dello stato che, cioè, possa decisamente rappresentare l’unità della Nazione da una posizione super partes.
Ma l’Italia è anche una nazione in cui quando ci si trova in tre si formano subito due fazioni, per cui è necessario canalizzare e dare rappresentanza a numerose istanze particolari.
Pur essendo personalmente sempre stato a favore del bipartitismo, mi sono convinto che un tale sistema non è adatto all’Italia, dove invece il sistema elettorale dovrebbe essere tale da imporre ai movimenti rappresentativi delle idee più vicine di unirsi in coalizioni omogenee, all’interno delle quali misurare le proprie forze, con un patto di legislatura che impedisca i ribaltoni.
In questo quadro la attuale legge elettorale mi sembra la migliore possibile, con alcuni correttivi.
1) Il collegio unico nazionale anche per il senato;
2) la trasformazione del premio di maggioranza in seggi attribuiti ad un listino “del Presidente”;
3) la decadenza dei parlamentari che cambino coalizione
.
Ed ecco un “modello italiano” ben definito.
Un presidente capo dello stato e dell’esecutivo con pieni poteri per tutta la durata del mandato e un parlamento, con pluralità di partiti in rappresentanza – anche simbolica – di tutte le istanze della nazione, eletto su base maggioritaria ma con premio al listino del presidente vincente.
Alternativa un capo dello stato – meglio un monarca con una dinastia ereditaria – meramente rappresentativo della unità nazionale e un Premier eletto dal Popolo con gli stessi criteri e poteri di cui sopra.
Si unisce così la necessaria capacità e rapidità decisionale con l’assecondare le italiche peculiarità che fanno leva su un forte individualismo.

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11 aprile 2010

Il tempo per discutere è finito

Negli anni di lavoro in campo legale, in politica e nel sindacato, ho imparato che quando una parte non ha idee, argomenti o forza per sostenerli, tenta disperatamente di guadagnare tempo, proponendo, con sorriso accattivante e toni concilianti: “discutiamone”.
L'obiettivo, però, non è arrivare ad una definizione condivisa dell'insorgenza, bensì di bloccare o, quanto meno, rallentare, le decisioni che l'altra parte ha assunto in base alle sue idee, a solidi argomenti e la forza per sostenerli.
Le reiterate querimonie di Bersani che si concludono immancabilmente con un “confrontiamoci” o un “discutiamone”, rinviando peraltro a quell'autentico porto delle nebbie di ogni riforma che sono le commissioni parlamentari, non sono diverse dagli atteggiamenti di debitori, oppositori o controparti lavorative colte in flagranza di torto.
E' purtroppo da registrare che, in soccorso di un Bersani suonato dalle elezioni come il suo partito, accorre prontamente Fini che tenta di smentire persino Berlusconi, reclamando una nuova legge elettorale con la scusa che il semipresidenzialismo alla francese può reggersi solo con il sistema a doppio turno.
Sistema che, guarda caso, è il più favorevole alla sinistra, ma anche il più pernicioso per la Nazione Italiana, che ha bisogno di guide sicure e di ridurre al minimo le turbolenze delle campagne elettorali.
Senza considerare che il doppio turno è foriero di intrallazzi e inciuci sulla testa (e sulle tasche) dei cittadini, come si può ben comprendere quando al ballottaggio si presentano solo i due candidati più votati al primo turno e cercano di accaparrarsi – con promesse, compromessi, accordi sopra e sottobanco – i voti dei candidati sconfitti al primo turno.
Un autentico suk arabo, dove ogni offerta ha un prezzo, alla faccia dei Valori che dovrebbero essere protagonisti dell'agone politico.
Il tempo delle discussioni, dunque, è finito.
Colpa della sinistra che, invece di preoccuparsi di definire un progetto di società, per 16 anni ha puntato ai ribaltoni contro Berlusconi in groppa alla tigre giustizialista e al seguito delle truppe togate.
Berlusconi ha parlato: semipresidenzialismo con turno unico.
La Lega è d'accordo.
Berlusconi e Bossi sono i vincitori delle elezioni regionali proprio su quei temi e Fini non ha portato alcun valore aggiunto al Centro Destra, anzi ne è stato una autentica palla al piede, mentre Bersani & compagni hanno fatto la figura dei pifferi di montagna: vennero per suonare e furono suonati.
A questo punto non vedo perchè si debba perdere ancora tempo per discussioni, commissioni, bozze , controbozze, proposte e minuetti vari.
Si voti una legge che porti al semipresidenzialismo alla francese, con elezione diretta e contemporanea, in un turno unico, del Presidente e del parlamento.
Si agisca per la riforma istituzionale così come, giustamente, ha agito il Governo per il ritorno dell'Italia al nucleare: poche chiacchiere e tanti accordi, nero su bianco.
Bersani e Fini non vogliono che il Popolo Sovrano possa concedere a Berlusconi una investitura presidenziale ?
Problemi loro, perchè non sono capaci di essere in sintonia con il sentimento della Nazione.


* L'immagine che illustra questo post è "rubata" dal blog dell'amico Sarcastycon , da cui potrete vederne molte altre e tutte centrate sugli argomenti all'ordine del giorno.

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07 aprile 2010

Un colpo al cerchio e uno alla botte

In assenza di una opposizione seria, tale “vacatio” vede la supplenza di Napolitano che, però, per non “scoprirsi” troppo, consapevole di come a sinistra usino le persone e poi le “gettino”, è costretto a dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, nel tentativo di rallentare il cammino riformista del Governo Berlusconi-Bossi.
Ha firmato il decreto “salvaliste”, peraltro totalmente disapplicato là dove era necessario, poi ha rispedito alle camere i nuovi interventi sul mercato del lavoro, ivi inclusa l'introduzione dell'arbitrato nelle controversie di lavoro.
Oggi eccolo firmare il provvedimento che introduce il “legittimo impedimento” per il Premier e i suoi Ministri, ma nel contempo vanifica l'afflato riformatore chiedendo “larghe condivisioni” il che significa concessione del diritto di veto alla minoranza.
Un colpo al cerchio e uno alla botte.
Così si prende tempo, si rimandano le scelte, si rallenta qualsiasi attività di governo.
Se a questo aggiungiamo i magistrati militanti e le regioni rosse che ostacolano, i primi “interpretando” anche ciò che – come i provvedimenti sull'immigrazione – non ha bisogno di essere interpretato, le seconde con continui ricorsi per conflitti di competenza, le decisioni pur votate dal parlamento, vediamo come nonostante il rinnovato consenso ottenuto dal Popolo Sovrano, l'azione riformatrice del Governo sia parzialmente vanificata.
Noi cittadini elettori, ci aspettiamo che Berlusconi e Bossi realizzino le riforme concordate.
Anche se ciò dovesse significare uno scontro istituzionale da risolvere con la chiamata finale alle urne, in una Armageddon politica che potrà, sola, restituire il potere a chi deve realmente detenerlo: il Popolo Sovrano.

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04 gennaio 2010

La costituzione ? Meglio riscriverla ex novo

Il ministro Brunetta è un socialista non pentito e questo non potrà mai consentirmi di riconoscermi nelle sue motivazioni, ma gli riconosco vari meriti.
Le sue esternazioni, mai “politicamente corrette”, increspano le acque sin troppo ferme della palude politica e, adesso, ha finalmente rotto il tabù che imponeva, a chiunque parlasse di riformare la costituzione, di precisare, come in una liturgia, che da modificare era la seconda parte e non la prima.
Finalmente anche la prima parte non è più intoccabile e allora diciamola tutta: la nostra costituzione deve essere riscritta ex novo e non rattoppata alla bene meglio togliendo una parola qui e aggiungendone una là.
La costituzione vigente risale ad un’epoca che, stante i cambiamenti intervenuti, appare più preistorica che solamente lontana.
E’ il frutto di un “lavoro” di due anni (1946-1948) da parte di una classe politica inesperta, proveniente o dall’esilio o dalla burocrazia.
Esponenti alquanto anziani dell’Italia prefascista e giovanotti che, spesso, si erano convertiti il 25 luglio 1943 (o addirittura il 25 aprile 1945) dopo magari aver insegnato “Mistica Fascista”.
Era un’Italia che usciva da una guerra persa che, per certi aspetti, aveva anche assunto la connotazione di guerra civile.
Era un’Italia che stava ancora sopportando l’occupazione militare nemica.
Ma, soprattutto, era un’Italia in cui emarginati gli eredi del Fascismo – che comunque aveva fatto la Storia Patria per 22 anni – e ignorata la marginale elite liberale ed azionista, era spartita tra due grandi filoni dogmatici e ideologici: i cattolici che avrebbero sostenuto la Democrazia Cristiana e i socialcomunisti che avrebbero dato vita al Fronte Popolare (diviso poi, dopo la sconfitta, in pci e psi).
E la costituzione risente tutta della paternità socialcomunista e della maternità cattolica.
E’ una costituzione che già con la caduta del comunismo e la successiva, ingloriosa, fine della Democrazia Cristiana sopravvive, come un simulacro rivolto al passato, ai suoi genitori, mantenendo ingessata la politica italiana perché era stata pensata proprio per impedire che una parte potesse avere la forza per informare ai propri ideali e valori la società italiana.
Siamo così arrivati, arrancando, al 1994 quando la discesa in campo di Silvio Berlusconi ha prodotto quella spinta al rinnovamento che andava ad aggiungersi alla forza ed allo spirito rivoluzionario della Lega.
Ma, ancora, la “costituzione nata dalla resistenza antifascista …bla …bla …bla …” si è dimostrata la palla al piede di ogni riforma efficace, brandita come un’arma da tutti coloro che non volevano che l’Italia voltasse pagina.
Pensiamo che solo nel 2005 fu abolita la XIII disposizione transitoria e finale che impediva ai membri maschi di Casa Savoia di rientrare in Italia, mentre è tuttora vigente l’anacronistica XII disposizione transitoria e finale che proibisce la ricostituzione del Partito Nazionale Fascista.
Come se, dal 1948, dopo 62 anni, ci fosse ancora qualcuno che considera così debole la nostra democrazia da paventare la libera circolazione ed espressione delle idee.
Allora ben venga la provocazione del ministro Brunetta e allarghiamo il concetto a tutta la costituzione del 1948 il cui posto, ormai, è in una teca al museo archeologico del diritto, per scrivere una nuova Carta Fondamentale.
Una Carta breve, che possa essere studiata a memoria sin dalle scuole elementari, agile, contenente solo i principi e i valori ispiratori la comunità che vuole perpetuare la Nazione Italiana.
E, forse, sarebbe sufficiente un solo articolo che dicesse con chiarezza che la Libertà è il bene supremo e lo stato, uno stato che si rispetti, la deve garantire in ogni sua forma (pensiero, parola, scritti, associazionismo) anche nei confronti di chi dovesse esprimere opinioni difformi da quelle “codificate”, perché solo il voto, espressione della Sovranità Popolare, potrà decidere l’indirizzo della nazione e quali idee meritano di essere tradotte in leggi e quali dovranno ancora convincere la maggioranza sulla loro bontà.


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07 febbraio 2009

Sulla decretazione d’urgenza Berlusconi ha tutte le ragioni

No, non parlo di quella triste vicenda che vede una parte degli italiani “tifare” perché una giovane donna sia lasciata morire di fame e di sete.
Parlo invece della querelle di principio sul rifiuto di Napolitano di controfirmare il decreto che Berlusconi aveva preparato per impedire che la giovane donna sia lasciata morire di fame e di sete.
Naturalmente i “costituzionalisti” si sono divisi e la politica si è schierata, tutti in base alla propria convenienza che discende dalla propria appartenenza ideologica.
A me non interessa qui interpretare la costituzione che, come ha ben detto Berlusconi, se non è chiara si può sempre cambiare.
A me interessa rispondere alla domanda se un governo eletto dai cittadini, un Premier che ha ottenuto la fiducia di milioni di italiani, debba essere costretto a sottostare al veto di un personaggio che, per come è stato eletto (elezione di secondo grado); che è, a volte in base alla storia personale di chi ricopre quell’incarico, esponente della più grigia burocrazia e nomenklatura politica e, nel caso di Napolitano, ha avuto anche il voto solo a maggioranza di parte di un parlamento, quello eletto nel 2006, sulla cui formazione sarebbe opportuno fare luce una volta per tutte chiarendo il reale risultato elettorale.
La mia risposta è, con ogni evidenza: NO !
Il governo voluto dai cittadini deve poter spiegare in toto la sua politica, senza “dialogo” e senza limiti che si traducono immancabilmente in rallentamenti delle decisioni politiche, nel loro inquinamento con quanto propugnato da portatori di interessi e di opinioni contrarie e, quindi, con la perdita immediata di gran parte dell’efficacia dei provvedimenti stessi che, per poter realizzare il loro scopo, hanno bisogno di essere incardinati in una strategia globale e coerente.
Cosa che non potrà mai essere possibile se saranno soggetti al compromesso con spinte contrastanti.
Lo vediamo con la sicurezza e con la politica dell’immigrazione ed ugual sorte ha ogni decisione relativa alle questioni etiche.
E’ evidente che non sempre e non tutte le decisioni di un governo possono essere condivise, ma ritengo doveroso concedere e un diritto ad ottenere che quel governo espressione di una maggioranza di cittadini possa realizzare il suo disegno, senza continue modifiche in corsa per le pressioni di questo o di quello.
Tanto più in un’epoca dove la velocità di decisione deve essere rapportata alla velocità delle comunicazioni e dei cambiamenti nel corpo sociale ed economico di una nazione, quindi ogni rallentamento è un ostacolo per il progresso dell’intera società.
Berlusconi bene ha fatto ad aprire il contenzioso con Napolitano, non accettando il suo veto e bene hanno fatto i ministri a votare, all’unanimità, sia il decreto che il disegno di legge.
Perché non ci possa essere, in futuro, un precedente che metta sotto tutela un governo espressione del voto popolare.
La costituzione, poi, è sicuramente da cambiare – per quanto mi riguarda in toto – ripensando anche ad un presidenzialismo che dia ampi poteri esecutivi ad un capo dello stato eletto dal Popolo.

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05 ottobre 2007

Ciambella di salvataggio per Prodi

Ieri in commissione affari costituzionali della camera dei deputati è stata votata a larga maggioranza la riduzione dei deputati da 630 a 512 e dei senatori da 315 a 200 (con elezione però, per questi ultimi, di secondo grado da parte dei consigli regionali).
Forza Italia ha votato contro: ha fatto bene.
E lo si capisce dai commenti soddisfatti della nomenklatura di sinistra che appariva come il gatto che si fosse pappato il topo.
Fassino, Violante e a cascata tutti gli altri, in coro, ad esprimere soddisfazione per il voto “bipartisan” e con l’auspicio che anche Forza Italia ci ripensi.
Personalmente spero che ci ripensino gli alleati del Centro Destra, perchè concordare un qualcosa con la sinistra, dialogare, trattare per una riforma costituzionale significa allungare la vita al governo Prodi e l’interesse nazionale primario è, invece, abbatterlo il prima possibile per andare subito ad elezioni.
Giustamente Forza Italia ha contestato questo agli alleati, considerando il voto di ieri una ciambella di salvataggio per Prodi che, così, tra riforma costituzionale e legge elettorale, potrà tirare a campare ancora qualche mese o, ancora peggio, anno.
Se, poi, veniamo al contenuto del provvedimento, ci sarebbe da segnalare che è della stessa natura e praticamente della medesima entità di riduzione dei parlamentari della Riforma Costituzionale realizzata dal Centro Destra durante il Governo Berlusconi e osteggiata fino a sostenere la sua bocciatura nel referendum confermativo dalla sinistra.
E questo la dice lunga sulla sincerità ed onestà intellettuale dei comunisti e dei loro caudatari catto – comunisti quando parlano di riforme e di riduzione dei parlamentari.
Ora torna a loro vantaggio procedere con i temi della Casa delle Libertà, ma non è possibile accordare la benchè minima fiducia ad uno di sinistra, proprio per gli abbondanti precedenti che negano la loro volontà di riforme.
Mi stupisce quindi il voto favorevole di Lega e A.N. (molto meno quello di una Udc che sembra in crisi anche nei sondaggi) perchè ha, come unico risultato, quello di dare un po’ di ossigeno ad una coalizione di sinistra sfiatata e sfilacciata, alla quale non solo non si dovrebbe concedere alcuna tregua, ma anzi puntare a darle la spinta finale per farla rotolare dal burrone sull’orlo del quale cammina ormai da mesi.
L’attenzione che viene posta dalla sinistra sull’iter di una riforma costituzionale dovrebbe far capire quanto questa sia una sorta di ultima spiaggia per una nomenklatura che vede ridursi sempre più ogni consenso popolare.
Un’ultima spiaggia che consentirebbe di coinvolgere il Centro Destra in una sorte comune contro le manifestazioni di “antipolitica” (quando la miglior risposta a grilli e grillini di turno è la buona politica, cioè un governo senza la sinistra) e che stornerebbe l’attenzione del pubblico dalle vere emergenze della nazione quali sicurezza pubblica, islamizzazione selvaggia, tasse debordanti che, poi, possono riassumersi in due parole: governo Prodi.
C’è comunque tempo per riprendersi dall’errore e mi auguro che Lega, A.N., Udc rinsaviscano, comprendendo che se a sinistra tengono così tanto al loro voto su questa riforma è perchè ne hanno un utile e se ne hanno un utile loro, c’è sicuramente un danno per il Centro Destra e, soprattutto, per l’Italia intera.

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