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04 ottobre 2024

 Approfitto dell'ospitalità dell'amico Massimo per in piccolo post di futile argomento, in questi giorni sempre più cupi.

Parlo delle pubblicità televisive: nei miei precedenti interventi avevo evidenziato la sempre maggiore invadenza di spot pubblicitari con negri o con gay e lesbiche

Per quanto riguarda gay e lesbiche, da un po' di tempo non vedo quasi più spot: voglio sperare che sia perché risultati controproducenti al successo commerciale del prodotto

Per quanto riguarda i negri, invece, ormai sono dappertutto ed è stato da tempo oltrepassato il punto di non ritorno (ormai gli spot senza negri sono una minoranza)

Adesso, però, c'è una novità: negli spot di prodotti per la casa, soprattutto lavatrici, detersivi e prodotti di pulizia dove le protagoniste erano le classiche casalinghe, adesso ci soni solo uomini: uomini che fanno la lavatrice, uomini che puliscono in casa, uomini che accudiscono i neonati.

Ormai esistono solo uomini casalinghi mentre le donne lavorano e portano a casa la pagnotta per l'intera famiglia. Lo spot di una nota marca di detersivi è emblematico: siamo di mattina, la classica famiglia di uomo, donna e figlioletta (per fortuna tutti bianchi, ma c'è un motivo) ; la bimba sporca con la marmellata il vestito della madre; il marito, premuroso rassicura la figlioletta: lo laviamo subito. Ora la scena si sposta di sera: la moglie torna a casa dopo una giornata di lavoro e trova il vestito tutto bello lavato e stirato e il marito addormentato con la bimba in braccio. La moglie che lavora tutto il giorno e il marito casalingo che tiene dietro alla casa ed alla prole: ecco la nuova famiglia perfetta ! (e naturalmente tutti bianchi, ve l'immaginate un marito casalingo negro ?)

Adesso chiudo qui, ma mi aspetto prossimamente di vedere spot con idraulici, elettricisti, muratori, stradini che asfaltano le strade sotto il sole cocente  o camionisti tutti interpretati da donne


27 settembre 2023

Valori eterni ed universali


Lo spot Esselunga che riproduco, ha suscitato reazioni isteriche da parte di molti utenti di Twitter di sinistra che hanno urlato al leso diritto del divorzio.

La storia, molto delicata, è centrata su una bambina che fa comprare alla madre una pesca per poi regalarla al padre, separato, dicendogli una tenera bugia sul fatto che sarebbe un regalo della moglie da cui è diviso.

Vedere i propri genitori assieme, rappresenta una esigenza che, credo, abbia qualunque bambino.

Io appartengo ad una generazione che, fortunatamente, ha visto prevalentemente i propri genitori sempre assieme, uniti, superare ogni difficoltà, incomprensione, facendo quello sforzo di superare i contrasti che oggi non sembra essere considerato, anche perchè allora NON esisteva l'istituto del divorzio (ma quello della separazione, sì).

L'indissolubilità del matrimonio non è un dogma religioso, anche se viene generalmente visto come tale, tanto che io stesso, che da decenni non frequento la chiesa se non per matrimoni e funerali, essendo fondamentalmente non credente, non ateo ma agnostico, sono contrario al divorzio.

Lo vidi allora e mi sono sempre più radicato in tale convinzione, come il piede di porco per scardinare il Valore della Famiglia, come in effetti è accaduto visto che dopo il divorzio è stata una continua discesa agli Inferi con l'aborto, l'eutanasia, gli spinelli, l'apologia della omosessualità, l'accoglienza dei clandestini in un delirio di picconate contro la nostra Società Civile e la stessa Civiltà.

Ma quella è la MIA OPINIONE, non certamente quello che emerge nello spot di Esselunga, dove non c'è nulla di ideologico, ma solo una sceneggiatura che esprime un Valore eterno e universale: l'amore di una bambina verso i propri genitori, entrambi, Papà e Mamma e vorrebbe vederli riuniti.

Nessun giudizio di merito, nessuna crociata, solo un bel sentimento.

Nel frattempo, come è accaduto per il libro del Generale Vannacci (a proposito: è uscito anche cartaceo, edito da Il Cerchio, una casa editrice diretta da Adolfo Morganti, che ebbi il piacere di conoscere tanti anni fa in un evento di fantascienza, con la prefazione del vice direttore de La Verità, Francesco Borgonovo) l'isteria cattocomunista ha fatto da volano allo spot, di cui tutti parlano e che tutte le testate online riproducono gratuitamente, aumentando la pubblicità per Esselunga.

09 gennaio 2009

Rai:meglio la pubblicità del canone

In Francia svolta “epocale”: stop progressivo alla pubblicità sui canali pubblici.
Con la solita mediocrità provinciale gli intellettualoidi di sinistra italiani, sempre pronti ad elogiare quel che accade all’estero e a disprezzare le iniziative nazionali, si interrogano se non sia il caso di seguire l’esempio di Sarkozy.
Premettendo che personalmente sostengo la necessità di privatizzare integralmente la Rai, in modo da por fine alle lotte tra "bande" che cercano di accaparrarsi visibilità e clientele con i nostri soldi, per lo stesso motivo ritengo che, se proprio dobbiamo tenerci una televisione pubblica, allora è molto meglio liberalizzare la acquisizione di pubblicità, abolendo integralmente il canone.
E’ la posizione esattamente contraria a quella degli intellettualoidi che trovano nelle parole del direttore generale Rai, Cappon, una sponda quando dice: se togliamo la pubblicità occorrono altre risorse.
E da dove si possono prelevare quelle risorse ?
Ma dalle tasche dei cittadini
, dove se no ?
Con l’aggravante che quando una trasmissione vive grazie alla pubblicità che ospita, muore se non ha ascolti soddisfacenti, mentre se manca il controllo delle aziende che pagano gli spazi commerciali, i dirigenti Rai possono sbizzarrirsi nel promuovere i propri amici, trasmissioni ideologicamente segnate, costruire clientele, indipendentemente dagli ascolti e dai meriti dei protagonisti, tanto i soldi arrivano sempre dalle capienti tasche di quei babbei dei contribuenti.
Una Rai senza pubblicità, che vivesse solo dei contributi pubblici sarebbe una Rai in preda alle lotte tribali, una Rai faziosa e di fazione: immaginate l’alluvione di programmi alla Santoro o alla Floris in spregio a chi paga il canone e proprio quegli elementi non vuole finanziarli.
Va bene aprire il dibattito sulla decisione francese, va bene porci il problema della pubblicità ma, ricordiamoci, che la pubblicità è un controllo oggettivo sul successo – quindi sulla popolarità – di una trasmissione e, in ogni caso, quella trasmissione viene pagata da chi compra i prodotti pubblicizzati.
Al contrario, senza pubblicità, tutti noi dovremmo farci carico del mantenimento di una struttura burocratica, elefantiaca, costosa e lo stato verrebbe a mettere le mani nelle nostre tasche.
Sarà opportuno che Berlusconi ricordi le promesse in campagna elettorale e la Lega rispolveri i suoi vecchi slogan contro il canone tv.


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