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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

23 novembre 2005

Mamma li turchi !

Alcune settimane fa il consiglio dei ministri dell’europa a 25 ha definito i primi termini per aprire il negoziato per l’adesione alla unione europea della Turchia.

Un negoziato che si prevede decennale e che, se si concluderà positivamente, vedrà la Turchia in europa solo nel 2014.

In occasione della visita di Ciampi in Turchia, si ripropongono le polemiche su tale progetto.

Il destro per rispolverare l’argomento me lo ha fornito l’amico Pseudosauro con un post formalmente ineccepibile al quale provo a rispondere con le mie “ragioni del sì”.

Mi rendo perfettamente conto che la mia opinione è nettamente minoritaria e che il sentimento prevalente è contro l’ingresso della Turchia in europa.

Ciononostante mi sia consentito esprimere una opinione “di minoranza” che peraltro nulla ha a che vedere con la liturgia dell’europa, anzi

Vi sono alcuni elementi che inducono ad essere favorevoli all’ingresso della Turchia nell’unione europea.

Intanto la posizione consolidata della Turchia nella NATO.

Per anni la Turchia ha, solidamente e solidalmente, presidiato il fronte sud-orientale, divenendo argine all’espansionismo comunista, nonostante molti stati musulmani, in ostilità contro l’Occidente, avessero abbracciato il credo marxista e l’orso sovietico.

E’ un dato di fatto, un riconoscimento di un servizio svolto nell’interesse dell’Umanità.

La Turchia, poi, sarebbe la prima nazione dell’unione per popolazione.

Avrebbe una rappresentanza proporzionata nelle istituzioni europee.

Il suo atlantismo non è, come abbiamo visto, discutibile.

La sua presenza nelle istituzioni europee azzererebbe, nella pratica, ogni velleità francotedesca di dominio in europa, portando un validissimo contributo ad un eventuale asse Londra-Roma alternativo e con prospettive meno dirigiste e più atlantiche.

L’ingresso della Turchia in europa ci consentirebbe inoltre di avere un valido guardiano del fronte sud, questa volta dalle invasioni degli extracomunitari.

Una delle condizioni che dovrebbero essere poste alla Turchia è quella di far cessare ogni transito per chi volesse entrare illegalmente in europa: credo che si possa stare certi che tale condizione verrebbe pienamente rispettata, forse anche con troppo zelo.

Uno dei timori che provoca l’ingresso della Turchia è quello di un coltello puntato al cuore dell’europa da parte dell’islam: e se fosse invece il contrario ?

Se invece fosse un coltello che lacera l’islam stesso ?

I musulmani, per quanto tenuti nell’ignoranza e cresciuti nel fanatismo, sono uomini e come tutti gli uomini aspirano a condizioni di vita sempre migliori.

Se l’ingresso della Turchia nell’europa fosse il passo decisivo per la occidentalizzazione di quel paese, con il benessere e, anche, con una certa dose di “libertinaggio” nel costumi, non potremmo invece pensare che tale esempio possa essere devastante per gli altri stati islamici ?

Che, da parte loro, avranno sempre maggiori difficoltà a nascondere le informazioni, grazie anche agli strumenti mediatici sempre più perfezionati e diffusi.

L’ingresso della Turchia, però, non andrà fatto gratis et amore Dei, ma sulla base di precisi passi e condizioni.

Una già l’ho scritta: il blocco delle migrazioni illegali verso l’europa.

La Turchia dovrà poi impegnarsi a consentire una piena libertà religiosa, culturale e di diffusione del pensiero, delle immagini e delle varie forme artistiche.

La Turchia dovrà accettare anche la nostra e (in parte) la sua Storia.

Non dimentichiamo che Costantinopoli (Istanbul) fu per oltre 1000 anni la capitale dell’Impero Romano d’Oriente.

I massacri dei Cristiani dopo la conquista musulmana non possono far dimenticare quella che fu una delle capitali della cristianità e, quindi, si ripresenta con forza la necessità del richiamo delle radici Romano-Cristiane nella nostra idea di europa.

Un’altra condizione potrebbe essere posta.

Analogamente a quanto avviene in campo sportivo: perché non ammettere anche Israele ?

Sarebbe un ulteriore passo verso l’atlantizzazione dell’unione europea.


In fondo ogni novità è sempre una scommessa e, pascalianamente, io sono disposto a scommettere, con quelle specifiche condizioni, sul buon esito dell’ingresso della Turchia in europa.

20 novembre 2005

L'ultimo dei Grandi di Spagna *


30 anni fa moriva, nel suo letto, a Madrid, all’età di 83 anni (era nato il 4 dicembre 1892) un uomo che ha fatto la Storia della Spagna: Francisco Paulino Hermenegildo Teódulo Franco y Bahamonde Salgado Pardo de Andrade, il “Generalissimo”, il Caudillo spagnolo, clui che salvò la Spagna da un governo socialcomunista.

La Spagna è stata terra di Grandi condottieri e re e regine.
Di grandi passioni e grandi tumulti.

Nel 1936 i socialcomunisti ottennero una contestatissima vittoria elettorale.

La Spagna si stava avviando ad un destino tragico ed oscuro di stampo sovietico.

Il Generalissimo, dal suo esilio nelle Canarie, organizzò la resistenza alla deriva socialcomunista e entrò in Spagna dal Marocco sostenuto dalle sue capacità militari e dalla fierezza degli Antichi Spagnoli, deciso a combattere per impedire la dominazione socialcomunista nel suo paese.

L’aiuto dei volontari dell’Italia Fascista e delle truppe della Germania nazionalsocialista, compensando le “brigate internazionali” che combatterono per il fronte socialcomunista, consentì a Franco, dopo tre anni di guerra civile, di entrare a Madrid da Caudillo.

La Spagna era salva.

Franco seppe tenersi in posizione di neutralità nella seconda guerra mondiale, come in Portogallo fece Salazar, e pur tenuto ai margini delle convenzioni internazionali, seppe guadagnarsi un rispettoso posto tra i governi fieramente anticomunisti durante la guerra freda che oppose l’Occidente all’est comunista, posizionando con fedeltà e coerenza la sua Spagna nel campo Occidentale.

Franco, da subito, pose in atto una politica di pacificazione nazionale, onorando i caduti d'ambo le parti: un esempio che in Italia i "vincitori" (grazie alle armate Alleate) non seppero seguire.
E non è un caso che oggi, in Spagna, a voler infrangere quell'esempio di civiltà sia proprio il vile meschinello che è fuggito dall'Iraq.

Ma Franco era anche un organizzatore e seppe preparare il paese alla sua scomparsa, restaurando la monarchia e nominando un primo ministro nella persona di Adolfo Juarez, il traghettatore alla democrazia compiuta, noto anche per aver mantenuto composta dignità durante l’incursione nel parlamento del Colonnello Tejero.

Che Franco seppe organizzare la sua Spagna è anche testimoniato dal numero dei primi ministri spagnoli che si sono succeduti dal 20 novembre 1975 ad oggi: 4.

Il già citato Juarez, Felipe Gonzales (socialista), Josè Maria Aznar (popolare proveniente dalle file giovanili del partito di Manuel Fraga Iribarne, ministro franchista) e l’attuale Zapatero (socialista) che ha posto in atto la vergognosa fuga spagnola dall’Iraq.

Quanti i presidenti del Consiglio italiani negli stessi 30 anni ?

Credo nessuno possa, senza compulsare gli annuari, ricordarselo.

Sono 5 solo negli ultimi dieci anni: Dini, Prodi, D’Alema, Amato e Silvio Berlusconi (grazie al quale sono appunto 5 e non di più vista la sua longevità che dura ininterrottamente dal 2001 !).

La storiografia comunista ha cercato di sminuire la figura di Franco, come cerca di fare con quella di tutti i “dittatori” non appartenenti all’area comunista.

Qui noi ricordiamo un uomo che, senza alcuna garanzia di successo, confidando solo sulla sua fede e capacità, tentò, riuscendovi, di impedire che la Spagna fosse corrotta dal cancro socialcomunista.

La Spagna di oggi è diretta erede di quella di Franco, non certo del Fronte popolare.


(*) questo post è dedicato ad un amico dei miei genitori, morto 11 anni fa, che, giovanissimo, combattè volontario in Spagna, rimanendo ferito, e che non ha mai rinnegato la sua Fede.

13 novembre 2005

Donne al voto tra lacrime e strip


AVVERTENZA:
questo post è sconsigliato a streghe, fattucchiere, veterofemministe … :-)

La cronaca di questi giorni riporta due risposte diverse, due reazioni di giovani (una giovanissima) donne alle questioni elettorali.

Da una parte il Ministro Stefania Prestigiacomo che si identifica nelle “quote rosa” al punto da sfoderare le lacrimearma di distruzione di massa di ogni donna - trovando ostilità al suo progetto e farsi consolare dal “buon” Gianfranco Fini, mentre il “severopater familias, Silvio Berlusconi, la rimbrotta come si fa con le figlie : “non fare la bambina” !

Dall’altra una donna di 16 anni che, per ottenere l’elezione a rappresentante di classe, non esita ad improvvisare uno strip in assemblea e, compiaciuta del successo, concede il bis per la gioia dei suoi compagni di classe, novella Demi Moore.

Ho già espresso il mio parere sulle quote rosa, considerandole un insulto per le donne e una lesione del principio di uguaglianza.

Ma è legittimo che ognuno faccia le battaglie in cui crede, con gli strumenti a sua disposizione e le lacrime della Prestigiacomo hanno la stessa dignità dello strip della studentessa di Udine.

Ridicoli sono i commenti moralisteggianti che ci raccontano di una studentessa contrita, chiusa in casa per la vergogna (non ci credo neanche un po’ !), subito dopo aver dato conto delle migliaia di ragazze pronte a provini, non certo in scafandro da palombaro, per diventare “ina” (velina, letterina) o per entrare nel prossimo turno del “Grande Fratello”.

Ridicole sono le reazioni di alcune donne in politica, vetero femministe, che accusano la Prestigiacomo non per le quote panda, ma per le lacrime, perché non doveva mostrarsi debole davanti a degli uomini in Consiglio del Ministri.


Se per fare “carriera” (in politica o altrove) una donna deve snaturare se stessa, allora meglio i tempi in cui comandava più una Pompadour di un Condè e quando la Contessa Castiglione, con le armi proprie delle donne, riuscì a cucire l’ultimo tratto della tela di Cavour, consentendo al Regno di Piemonte di dare il via alla Unità d’Italia.

11 novembre 2005

Si riapra la discussione sulla pena di morte

Un bel post di Elena, coblogger di Robinik , mi fornisce il destro di riprendere il discorso sulla pena di morte.

Un tema che non finisce e non finirà mai di dividere, a testimonianza della sua incidenza nella società e anche del sentimento, magari inconscio, sulla sua utilità.

Serial killer, terroristi musulmani, assassini di funzionari dello stato.

Queste le categorie che mi vengono in mente per comminare quella che è, da sempre, la massima pena, la pena capitale.

Comminata al termine di un regolare processo, con tutte le garanzie di un contraddittorio e, magari, solo con una unanimità dei giurati, “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

E questo significa che la pena di morte è una pena giusta solo negli stati democratici , dove la cultura giuridica fornisce adeguate garanzie contro l’arbitrio.

Per quale ragione ci si dovrebbe preoccupare di lasciare quei criminali liberi di guardare il sorgere del sole, le stelle e la luna (sia pure a scacchi) quando alle loro vittime tutto ciò è precluso ?

Per quale ragione dovremmo preoccuparci di una improbabile rieducazione di tali assassini, ai quali magari concedere, tra amnistie, buona condotta e permessi vari, la possibilità di tornare liberi a godere di quella vita che hanno sottratto alle loro vittime ?

Pensiamo che la libertà per siffatti individui vuol dire uccidere una seconda volta le loro vittime e offenderne i parenti.

Lo stato si costituisce per meglio tutelare gli interessi dei singoli contraenti: quale garanzia può dare uno stato che mette potenzialmente in libertà efferati criminali ?

Quale garanzia può dare uno stato che, a priori, esclude di comminare il massimo della pena che ha diritto a infliggere ?

E’ un invito ai criminali a delinquere, tanto, al massimo, si faranno qualche anno in galera, con sin troppo ampie possibilità di riduzioni, sconti e permessi.

Allora ripensiamo all’opportunità di introdurre nella nostra democratica, garantista legislazione civile la pena di morte per quei crimini che maggiormente offendono la coscienza dei cittadini onesti: serial killer, terroristi musulmani e assassini di funzionari dello Stato.

Senza paura e senza pruriti buonisti che sono la migliore garanzia per Caino e un offensivo epitaffio per Abele.

09 novembre 2005

Accadde il 9 novembre 1989


Il Presidente degli Stati Uniti era George Bush padre, successore di Ronald Reagan.

Il Papa era Giovanni Paolo II, l’Uomo venuto dall’est.

Premier Britannico era Margareth Thatcher.

Reagan, Giovanni Paolo II, Thatcher: gli artefici della caduta del muro di Berlino, coloro i quali credettero e agirono, vincendo, per sconfiggere la piaga peggiore che abbia mai infestato la nostra Terra: il comunismo.

Il 9 novembre si festeggia la Libertà, il trionfo dei Valori di Giustizia e Democrazia sull’oscurantismo comunista che ritroviamo oggi in quello islamico.

Ricordiamo sempre il comunismo come la negazione dell’umanità e del vivere civile e non prestiamo ascolto ai loro epigoni e a chi con loro si allea.

07 novembre 2005

Armare gli onesti

Le devastazioni provocate in Francia dagli immigrati musulmani, devono farci riflettere e assumere preventivamente provvedimenti a difesa delle persone e delle proprietà degli Italiani.

Sì, perché prevenire è meglio che reprimere e allora: speriamo nel meglio, ma prepariamoci al peggio.

Non sarà come scioccamente afferma il reginetto della sinistra, la concessione della cittadinanza a fermare le sommosse, perché allora ci dovrebbe spiegare come mai i protagonisti in Francia (e i terroristi in Gran Bretagna) sono cittadini alla seconda o terza generazione.

Ma sarà, come con maggior sensatezza scrive Giordano Bruno Guerri su Il Giornale (e come aveva affermato il Cardinale Biffi con tema già affrontato anche su Il Castello ) , se ammetteremo alla cittadinanza ed entro i nostri confini anche solo come ospiti, immigrati che non vogliono integrarsi: immigrati musulmani.

In Gran Bretagna la terza generazione di immigrati musulmani è quella che ha messo le bombe del 7 luglio e tentato di ripetere la strage il 21 successivo.

In Francia è la seconda generazione a pensare di dover essere mantenuta dai francesi e a distruggere proprietà compiendo anche tentati omicidi come quello nei confronti della disabile che ha rischiato di morire bruciata dopo il lancio di una molotov su un autobus.

Allora aspettiamoci che altrettanto accada anche in Italia.

Pretese sempre maggiori, dalle pause nel lavoro, all’abbigliamento, agli spazi per il loro dio, alla cucina, ai simboli della nostra Tradizione che a loro non garbano.

Sarà un crescendo continuo di rivendicazioni cui dobbiamo, da ora, rispondere tutelando chi realmente vorrà integrarsi, ma cacciando senza biglietto di ritorno quanti strumentalizzano la loro religione per importare in Italia i loro costumi, imponendoceli.

E sarà scontro.

Saranno automobili incendiate, disordini di piazza, lanci di molotov contro i cittadini onesti, tentativi di “esproprio” dei beni di consumo, di effrazione delle proprietà, di violenza contro le nostre donne.

Dovremo difenderci e difendere le nostre proprietà, perché non potranno esserci pattuglie di Polizia e carabinieri ad ogni angolo delle strade, ad ogni portone delle nostre case, ad ogni supermercato e negozio.

La soluzione è una Guardia Civica, basata sul volontariato, composta da Italiani incensurati e che abbiano svolto il servizio militare.

Quindi la legittimità del porto d’armi da parte di tutti gli Italiani onesti, per uso difensivo, con una profonda revisione della legittima difesa, che vada anche oltre i criteri della riforma purtroppo ancora ferma al senato.

I liberi cittadini Romani avevano le loro armi nelle loro abitazioni, pronti a difenderle e a difendersi dalle aggressioni da chiunque fossero portate.

Perché noi dovremmo essere impediti dal difenderci e dall’aiutare le Forze dell’Ordine ?


Pensiamoci prima di ritrovarci con le strade trasformate in campi di battaglia, con le nostre automobili e negozi incendiati e senza la possibilità di una efficace difesa personale.

06 novembre 2005

La catena di Milady de Winter

Potrebbe sembrare il titolo di un romanzo di Dumas e, da un certo punto di vista, Dumas c’entra.

Milady de Winter è la perfida eroina de “I tre moschettieri”, agente del Cardinale Richelieu e moglie del “povero” Athos, il Conte de la Fere.

Come potevo io, che come nick oltre 5 anni fa scelsi “Monsoreau”, a caso, alzando gli occhi verso la biblioteca e “catturando” il primo titolo di Dumas, ignorare che nella blogosfera esiste un blog titolato proprio
Milady de Winter?

Così sono andato e … ho scoperto che la Milady della blogosfera è una piacevolissima, colta giovin signora, che ritrae nel suo “diario”, scritto in ottimo italiano, personaggi ed episodi di vita quotidiana con garbo, ironia e arguzia.

Ma cosa c’entra la “catena” ?

C’entra, perché il 19 ottobre Milady pubblicò un
post inaugurando una “catena” che non interrompo, riportanto per intero quanto scrisse Milady.

Naturalmente le risposte sono le mie risposte e de gustibus … ;-)

E che la catena di Milady non si interrompa, sennò … non accade nulla, come sempre.



Questa catena di Sant'Antonio ha ristagnato nella mia casella di posta per secoli...Stamane l'ho completata in preda ad un raptus (evitando di citare romanze d'opera ma limitandomi a canzoni "normali") ed ora con gran coraggio la pubblico e ve la giro: chi ha un blog abbia il coraggio delle proprie azioni e la compili a sua volta!!

PRIMO DISCO ACQUISTATO :troppo indietro nel tempo ….
ULTIMO DISCO ACQUISTATO :Enya, aspettando la prossima uscita di Madonna
DISCO CHE HA CAMBIATO LA TUA VITA :Il domani appartiene a noi
COPERTINA PREFERITA : BerTex
DISCO IMBARAZZANTE : come può imbarazzare un disco ?
LA CANZONE CHE VORRESTI AVER SCRITTO : Giovinezza
QUELLA CHE VORRESTI FOSSE STATA SCRITTA PER TE : Grande grande grande
QUELLA CHE TI FA VENIRE IN MENTE LA TUA INFANZIA: Aulì Aulè
QUELLA CHE TI FA VENIRE IN MENTE LA TUA ADOLESCENZA:Io vorrei non vorrei ma se vuoi
QUELLA CON CUI VORRESTI SVEGLIARTI: Yellow Submarine
QUELLA DA SUONARE CON GLI AMICI SULLA SPIAGGIA: Sapore di sale
QUELLA CHE NON VUOI SENTIRE MAI PIU' : Bandiera rossa
QUELLA CHE ODIAVI MA ADESSO AMI : Mi ritorni in mente
QUELLA CHE VORRESTI AL TUO MATRIMONIO : The Great Pretender
QUELLA CHE VORRESTI AL TUO FUNERALE : Carissimo Pinocchio
QUELLA CHE NON CONOSCERESTI SE NON FOSSE PER UN TUO AMICO : Socmel (di Andrea Mingardi in dialetto bolognese)
QUELLA PER QUANDO SEI INCAZZATO : Hey, Jude
QUELLA CON IL MIGLIOR FINALE : Michelle
QUELLA CON IL MIGLIOR INIZIO : Only You
QUELLA CHE PIU' TI ESTRANIA DALLA REALTA': Azzurro
LA MIGLIORE DI UNA COLONNA SONORA : il finale di C’era una volta il west di Ennio Moricone
QUELLA PER USCIRE CON GLI AMICI E FARE BARACCA:Rock around the clock
QUELLA CHE FA PIù PAURA AL BUIO :La sigla iniziale di un vecchio telefilm “I sopravvissuti”
QUELLA DA CANTARE SOTTO ALLA DOCCIA :Faccetta nera
QUELLA CHE TI FA VENIRE VOGLIA DI BALLARE :Ray of light (Madonna)
QUELLA CON IL MIGLIOR DUETTO :non me ne viene in mente alcuna
QUELLA CON CUI FARE L'AMORE :La isla bonita (Madonna)

05 novembre 2005

Il comunismo? Un errore senza scusanti

Si allunga la lista degli errori, riconosciuti dagli epigoni degli stessi responsabili, del comunismo e dei comunisti.

Lista degli errori, dicevamo, perché quella degli orrori è ben nota, evidenziata dagli oltre 100 milioni di morti che il comunismo e i comunisti hanno provocato e provoca ancora.

Così, ancora una volta, tramite il suo funzionario di partito (PCI/PDS/DS) più rappresentativo e accreditato (il signor Massimo D’Alema, neosostenitore del neofita della legalità, quel sindacalista cremonese, ora sindaco di Bologna, che non troppo tempo fa raggiungeva il massimo dell’orgasmo con gli scioperi politici che sottraggono produttività alla nazione) assistiamo al rito purificatore del riconoscimento dell’ ennesimo errore dei comunisti: l’assassinio del Duce e il bestiale trattamento riservato al Suo cadavere e a quello di Claretta Petacci e degli altri Gerarchi assassinati.

Con 60 anni di ritardo.

Non c’è che dire: per essere “il sole dell’avvenireil comunismo e i suoi adepti non sembrano particolarmente tempestivi e lungimiranti, anzi …

Così dopo la NATO, gli euromissili, la democrazia e Craxi, siamo arrivati al riconoscimento dell’errore di quel 28 aprile 1945.

La lista comincia a farsi lunga (quasi quanto quella degli orrori dei comunisti) e non su questioni di secondo piano e sarebbe più semplice elencare i meriti del comunismo … se solo ce ne venisse in mente almeno uno.

Del resto come potrebbe essere altrimenti, visto che ab ovo la loro ideologia è fondata su presupposti sbagliati, come la previsione che il comunismo si sarebbe affermato nelle realtà industrializzate … infatti fu costruito in Russia, con un passaggio diretto dalla feudale società zarista alla società del terrore comunista …

Saranno contrizioni veritiere ?

Ne dubitiamo, visto che continuano a perseverare nell’errore di diffondere odio e distruzione, come ammettono loro stessi (“mai stato verso la DC l’odio che c’è contro Berlusconi” afferma Bertinotti) e il loro programma di governo (?) consiste in una serie di “niet” di brezneviana memoria, finalizzati a smantellare, con l’appoggio delle truppe cammellate dei cattocomunisti come il loro reginetto Prodi, quello stato più efficiente costruito in questi anni di Governo del Centro Destra.

Può una persona ragionevole, un popolo saggio, affidare il proprio futuro a chi ha sempre sbagliato, accorgendosene poi a tempo scaduto ?

04 novembre 2005

4 novembre: Festa Nazionale


Scrivendo della Marcia su Roma avevamo detto che la Festa Nazionale non può essere fissata in una data che divide, ma in una che unisce.

Chi vuole può celebrare quel che ritiene di celebrare, ma quale potrebbe essere il nostro 4 luglio ?

Oggi celebriamo una data che da quasi 30 trent’anni è stata declassata, ma che, per me, mantiene intatto il suo valore Nazionale: il 4 novembre.

Nel 1918, il 4 novembre, “ I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza. “, fu una Vittoria del cuore, di un’Italia ancora in secondo piano nello scacchiere internazionale.

Una Vittoria della borghesia, pagata a carissimo prezzo in termini di risorse mentali, umane e materiali.

Una Vittoria osteggiata dai socialisti, che si affacciavano sulla scena politica italiana cominciando la abituale politica antinazionale e internazionalista della sinistra di ieri, di oggi e di sempre.

Una Vittoria osteggiata anche da alcuni notabili liberali, come Giolitti.

Una Vittoria non sfruttata adeguatamente al tavolo delle trattative di pace di Versailles.

Una Vittoria che un anno prima era apparsa, con Caporetto, una chimera.

Ma fu una Vittoria tutta Italiana.

Questa volta contro l’Impero AustroUngarico non c’erano i Francesi o i Prussiani al nostro fianco, ma c’era il popolo del Nord e del Sud Italia, per la prima volta unito nei campi di battaglia contro lo stesso nemico.

Fu la prima manifestazione unitaria dell’Italia.

Ecco perché il 4 novembre è una delle date possibili per la nostra Festa Nazionale.

E questo 4 novembre 2005, 87 anni dopo, mi piace rendere omaggio agli Italiani che caddero per riportare nei confini della Patria Trento e Trieste.

VIVA L’ITALIA !


Il bollettino della Vittoria: 4 novembre 1918

Comando Supremo, 4 Novembre 1918, ore 12


La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta.La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuna divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatre divisioni austroungariche, è finita.

La fulminea e arditissima avanzata del XXIX corpo d'armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, dell'VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente. Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.

L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perdute quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecento mila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinque mila cannoni.I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

Diaz

01 novembre 2005

La lezione venuta dal Brasile


Molti personaggi si ergono ad interpreti del sentimento popolare.

Spesso sono persone che vivono tra lussi e sfarzi tali da far perdere ogni contatto con la realtà.

Così accadde ai miliardari di Manhattan e di Hollywood che hanno formato la schiera dei pretoriani di un dimenticato John Kerry nella sua perdente sfida a Gorge W. Bush, così è accaduto alla lobby brasiliana dei proibizionisti nella loro perdente battaglia contro la libertà di possedere armi in quel paese.

Ed è stato anche un segnale della parabola discendente di quel Lula che già nel nome ricorda più un figurante dell’avanspettacolo che uno statista, nell’aspetto somiglia incredibilmente ad uno dei capi sindacali italiani (Pezzotta) e nel prendere denaro da chiunque, sembra ora persino dal “povero” Castro, il solito furbetto che si arricchisce alle spalle dei suoi concittadini.

I brasiliani ci hanno dato una lezione.

L’hanno inflitta a tutto quello schieramento finto buonista e finto pacifista che si spende per Caino e dimentica subito Abele.

Possedere armi è un diritto naturale del cittadino libero.

I brasiliani l’hanno capito e hanno respinto con referendum una legislazione vessatoria e proibizionista.

Noi abbiamo la pessima abitudine di voler regolamentare tutto come se chi ci sta davanti avesse i nostri stessi sentimenti e civiltà.

Non è così.

In Italia sono arrivati dai due ai tre milioni di persone che hanno un retroterra culturale nel quale la vita e la morte hanno un diverso significato e dove la vita umana ha una importanza di gran lunga inferiore a quella che è da noi attribuita.

La criminalità, interna ed esterna, non ha alcuna remora né difficoltà a trovare armi.

In questa situazione Abele (cioè il cittadino onesto) è in condizione di inferiorità, provocata dalla stessa legislazione che dovrebbe porre in primo piano la sua stessa sicurezza.

Allora cerchiamo di applicare un sano principio liberale: vietare solo in casi circoscritti: pregiudicati, stranieri, malati di mente.

Lasciando a tutti gli altri cittadini la libertà naturale di possedere e portare armi per la difesa della propria persona e della proprietà.


Che la lezione venuta dal Brasile illumini i nostri legislatori, anche in relazione alla nuova normativa sulla “legittima difesa” ancora ferma al senato.