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No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

18 ottobre 2008

I sacchi a pelo non sono strumenti didattici

In questi giorni assistiamo ad un deja vu, dopo 40 anni o 30 se vogliamo richiamarci al 1977, dei moti di piazza studenteschi che, uniti a quelli operai del 1969, ridussero l’Italia sull’orlo della bancarotta dalla quale ci siamo allontanati grazie al sacrificio di tanti e ad una pressione fiscale che ci ha reso tutti più poveri.
Poiché ho “vissuto” in diretta sia il 1968 (e seguenti) che il 1977, non mi meraviglio di come greggi di studenti preferiscano seguire le demagogiche parole d’ordine di quattro caporioni che, alla faccia della loro platea plaudente, saranno gli unici a guadagnarci, vivendo una felice esistenza senza lavorare (il 1968 docet …).
Gli altri saranno costretti dalla vita a confrontarsi con la dura realtà che li vedrà in posizione di inferiorità nei confronti di chi non ha partecipato alle kermesse piazzaiole e, globalmente, nei confronti dei coetanei di altre nazioni che, senza troppi grilli per la testa, hanno continuato a studiare (per la cronaca: c’è un revival dello studio del Latino all’estero, mentre in Italia, dove siamo legittimi eredi della Romanità, stanno scomparendo dalla memoria comune persino i vecchi, cari, utilissimi “brocardi”).
Se io fossi genitore di un ragazzo in età scolare, pretenderei che il preside facesse sgomberare le aule, dove si deve andare per studiare e non per dormire nei sacchi a pelo e, qualora non lo facesse, lo denuncerei per omissione di atti di ufficio e correità nella interruzione di pubblico servizio.
Ed in assenza di interventi della Forza Pubblica potrebbero essere gli stessi genitori contrari a far perdere giornate di lezione ai propri figli ad intervenire per liberare le aule.
La saggia restaurazione che il ministro Gelmini ha iniziato, deve essere portata a rapido compimento, per ripristinare Autorità, Disciplina, Gerarchia, Ordine, che se non sono valori assoluti come la Libertà, l’Onore, l’Onestà, sono fondanti per una comunità civile che voglia crescere.
Certo, è difficile pensare che docenti e genitori che occupano le scuole con gli studenti e, anzi, proiettano in loro i ricordi di una adolescenza passata nello stesso modo, possano rappresentare quella autorevolezza, quella figura gerarchicamente superiore che, con la sua sola presenza, imponga Disciplina e Ordine.
Allora dobbiamo domandarci se valga la pena spendere miliardi di euro per una scuola pubblica che più disastrata non si può.
Se valga la pena depauperare le nostre risorse finanziarie personali e pubbliche, senza ottenere lo scopo per le quali quelle risorse sono impiegate.
Per quale ragione dovremmo mai continuare a pagare 4 insegnanti per una sola classe, quando la storia ci insegna che il maestro unico era “IL Maestro”, Autorità non contestata ed alla quale obbedire, imparando a rispettare la Gerarchia, conoscendo l’Ordine e applicando una corretta Disciplina ?
Per quale ragione dovremmo spendere soldi che potremmo meglio impiegare in altro modo, per creare classi composite, in cui vi sono elementi che neppure conoscono l’italiano, sono disadattati e in tal modo ritardano l’apprendimento dei nostri ragazzi ?
Allora diciamo: basta.
Basta con i finanziamenti a pioggia e indiscriminati.
Basta con i mille rivoli di una spesa pubblica senza controlli.
Basta con una scuola che non insegna e non forma.
Basta con la scuola pubblica.
Scommettiamo che quando i genitori dovranno grattarsi in tasca propria per mandare i figli a scuola, invece di appoggiare le loro “rivendicazioni” torneranno a mollare un paio di sani ceffoni dicendo: “a studiare !”.
Scommettiamo che quando gli insegnanti, per la loro retribuzione, dipenderanno dalla qualità dell’insegnamento che porta molti iscritti al loro istituto, smetteranno di rivivere il loro sessantotto e torneranno ad insegnare italiano e greco, storia e geografia ?

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2 commenti:

.:Nihal:. ha detto...

Voi siete malati. Voi siete completamente pazzi.

Massimo ha detto...

Ecco quel che ci aspetta nel futuro: veder considerato follia volere una scuola che insegni storia, geografia, matematica, greco e non a dormire nei sacchi a pelo.
Per fortuna che, come nel 1968, come nel 1977, la maggioranza tace e studia.