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14 marzo 2011

Giustizia:la riforma è necessaria, la rivoluzione consigliata

Il capo tribù del pci/pds/ds/pd , dice un no pregiudiziale alla riforma della giustizia proposta dal Governo.
Questa mattina l’ho sentito berciare in radio, parlando di fumosità e di sigari, per dire che non condividono (loro) l’impianto della riforma.
Se c’è qualcosa da approvare, invece, è proprio l’impianto.
1) Separazione delle carriere
I giudici e i pubblici ministeri hanno percorsi differenti.
Non è ammissibile che ci si ritrovi un giudice che, fino a poco tempo prima, sosteneva una accusa e che adesso debba giudicare su un argomento al quale, magari, aveva da p.m. già dato una interpretazione.
E non sto parlando di una medesima causa, ma di un tema anche di carattere generale (ad esempio il tipo di omicidio da attribuire a chi uccide qualcuno con una guida spericolata o in preda alla droga).
La commistione tra giudici e pubblici ministeri è una pesante alterazione alla parità tra le parti.
Il pci/pds/ds/pd e i suoi caudatari sono contrari: evidentemente, perpetuando lo stato attuale, ritengono che la giustizia in Italia funzioni bene.
2) Due consigli superiori della magistratura
Il csm è l’organo di controllo e di giudizio dei magistrati.
La conseguenza logica alla separazione delle carriere è la istituzione di due organismi, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri.
E’ naturale che essendo due funzioni ben distinte, anche l’organo preposto ai provvedimenti disciplinari e alla carriera, debba essere separato.
Il pci/pds/ds/pd e i suoi caudatari sono contrari: evidentemente, perpetuando lo stato attuale, ritengono che la giustizia in Italia funzioni bene.
3) Composizione dei consigli superiori della magistratura
La riforma prevede parità tra i membri togati (cioè di elezione all’interno della magistratura) e laici, cioè eletti dal parlamento in rappresentanza delle esigenze e dei sentimenti del Popolo.
Non è una norma risolutiva, ma finalmente si ferma l’anomalia per cui a giudicare dei magistrati siano, in maggioranza, altri magistrati.
Il pci/pds/ds/pd e i suoi caudatari sono contrari: evidentemente, perpetuando lo stato attuale, ritengono che la giustizia in Italia funzioni bene.
4) Azione penale esercitata nell’ambito delle priorità indicate dal parlamento
Finalmente un organismo terzo decide di indirizzare l’attenzione dei magistrati verso quei reati che maggiormente scuotono il sentimento popolare e che non sono necessariamente quelli che consentono loro di ottenere la luce dei riflettori.
L’azione penale resta obbligatoria, ma la responsabilità di un organismo, come il parlamento, eletto dal Popolo, diventa un freno al solipsismo autocratico dei magistrati.
Il pci/pds/ds/pd e i suoi caudatari sono contrari: evidentemente, perpetuando lo stato attuale, ritengono che la giustizia in Italia funzioni bene.
5) Responsabilità civile dei magistrati
E’ il punto più importante e qualificante della riforma.
I magistrati, finora, non pagano per i loro errori.
Nel 1987 un referendum accolse, con oltre venti milioni di voti popolari rappresentanti di oltre l’80% dei voti validamente espressi, la richiesta di rendere i magistrati responsabili dei loro atti.
Tale volontà popolare fu aggirata da una norma che accolla allo stato (cioè a tutti noi) le eventuali condanne risarcitorie per gli errori dei magistrati che, così, restano, unici tra tutti i lavoratori (pensate solo ai danni sistematicamente richiesti ai medici) a non pagare per i loro errori.
La riforma pone rimedio a tutto ciò, recuperando la volontà popolare e obbligando i magistrati e ben ponderare le loro azioni.
Il pci/pds/ds/pd e i suoi caudatari sono contrari: evidentemente, perpetuando lo stato attuale, ritengono che la giustizia in Italia funzioni bene.
E’ necessaria una profonda riforma della giustizia.
La proposta del Governo è anche troppo morbida.
Ma di cambiamenti c’è una necessità vitale.
Bersani sa solo dire “no”.
Ma non è in grado di proporre alcunchè di alternativo.


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