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No alla deriva

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23 aprile 2010

La Destra si organizzi

Le elezioni amministrative di questo inizio primavera hanno sancito – se ve ne fosse stato bisogno – che non esiste nulla, nel Centro Destra, al di fuori di Berlusconi.
Tutte le iniziative promosse per dare visibilità ad una Destra extra berlusconiana sono elettoralmente fallite e , come sempre accade, le sconfitte portano a recriminazioni, dispetti, divisioni.
Così è ormai finita la storia de La Destra di Storace (ma è finita quando ha costretto la Santanchè ad uscire, trasformandosi in un partito romanocentrico e meridionalista) e non riesce Forza Nuova a fare quel salto di quantità necessario a proporsi credibilmente come fanno altri partiti europei (il Jobbik in Ungheria, il Partito della Libertà in Olanda, il Fronte Nazionale in Francia o il Bnp in Gran Bretagna).
Anche perchè si sconta, al Nord ma con sempre maggiori ramificazioni al Centro, la presenza di una Lega che, tolta la questione settentrionale, rappresenta le istanze identitarie che potevano essere il cavallo di battaglio della Destra Radicale.
E’ poi da valutare l’impatto reattivo che provocano le persecuzioni giudiziarie e mediatiche contro Berlusconi da parte di una sinistra che rappresenta l’essenza di ciò che a Destra maggiormente si disistima.
Dalla questione delle tasse a quella della immigrazione, dalle questioni etiche sulla Vita e la Famiglia al relativismo materialista e nichilista che permea la sua politica, le aggressioni alla persona di Berlusconi, diventano motivo di affermazione, da parte della sinistra, di una linea politica, economica, morale, che è agli antipodi della visione dell’ Uomo di Destra , fondata su Principi e Valori certi, chiari, forti.
E’, quindi, anche un voto di reazione che porta ad abbandonare la scelta ideale (quando la lista è presente) per sostenere la persona di Berlusconi che rappresenta sempre di più l’unica alternativa alla sinistra.
Magari cercando, ove possibile, di votare Lega per rafforzare quei comuni sentimenti identitari (immigrazione, Vita, Famiglia, Religione).
Ma Berlusconi, per quanto longevo, nonostante e forse in funzione delle “gufate” dei suoi nemici che ormai non possono aggrapparsi ad altro, prima o poi lascerà e Bossi ha problemi di salute sicuramente maggiori dei suoi pur essendo più giovane.
Il dopo Berlusconi, ancorchè lontano almeno tutta questa legislatura e anche la prossima è comunque da considerare.
La Destra dovrebbe fare tesoro di questi 3-8 anni per ritrovarsi, ritrovare una propria organizzazione, una nuova leadership, senza dare vita a movimenti in contrapposizione a Berlusconi, ma proiettando la sua prospettiva al 2018, quando il pdl, orfano di Berlusconi, si dividerà inevitabilmente, mancando un leader carismatico e unificante e la stessa Lega potrebbe, senza Bossi, frazionarsi nelle varie anime che la compongono (Cota, Castelli e Zaia, mi sembrano un po’ differenti da Maroni, ad esempio).
Il dopo Berlusconi, dunque, aprirà una prateria per chi sarà riuscito, nel frattempo, ad organizzarsi.
Ma questo periodo non dovrà essere utilizzato per una sterile polemica verso Berlusconi (che potrà essere tranquillamente criticato: ad esempio se anche questo anno si metterà a celebrare il 25 aprile) bensì per darsi quella struttura e creare quell’amalgama, all’interno della grande coalizione che Berlusconi ha messo in campo e che tanto dolore provoca ai sinistri, italici compagni.
Pieno sostegno, dunque, alle riforme che Berlusconi dovrà mettere in campo, ma anche consapevolezza che il primo che riesce ad organizzarsi, ma senza entrare in contrapposizione con Berlusconi e soprattutto nel solco dei Valori tradizionali della Destra, potrà proporsi come “erede” della maggior parte del consenso elettorale che oggi arride al Premier.

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