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04 giugno 2026

Spendere meno è spendere meglio

Ancora una volta Giorgia Meloni si dimostra una statista di alto livello, surclassando tutta la propaganda cattocomunista costretta a finire nella spazzatura.

La decisione dell'unione europea di autorizzare uno sforamento del debito pubblico, da non conteggiarsi nei parametri, per coprire le spese sull'energia, ancorchè formalmente limitato ad incentivare le fole verdi, è frutto della autorevolezza e del peso che l'Italia della Meloni ha nel consesso europeo.

Un consesso di cui vorrei non fare parte, ma che, dal momento che c'è, è meglio gestire che subire.

E la Meloni ha dimostrato più volte di saperlo gestire nell'interesse dell'Italia, costruendo alleanze sulla base di proposte concrete che tenessero in considerazione le diversità delle varie nazioni e non fossero ottusamente ideologiche.

Detto questo e ricordato che su alcuni aspetti la Meloni non ha dato le risposte che avrei preferito (continua infatti a sostenere Zelensky, ha negato le basi agli Stati Uniti per le operazioni in Iran rifiutando anche di parteciparvi, ha sospeso il memorandum di intesa militare con Israele) e pur riconoscendo che l'indirizzo ormai chiaro dopo oltre tre anni di governo è quello giusto, ancorchè imboccato con estrema e prudente circospezione, non condivido la scelta di fare più spesa.

Il debito pubblico italiano, ereditato dalla prima repubblica e alimentato negli undici anni dal golpe contro Berlusconi del 2011 fino alle elezioni del settembre 2022 che hanno riportato a Palazzo Chigi un Presidente eletto dagli Italiani e non dalle congiure di Palazzo, è tale che è un freno a qualsiasi ulteriore sviluppo di una politica economica e limita l'autorevolezza dell'Italia nonostante la Meloni sia stata molto brava a sfruttare la stabilità politica che noi Italiani le abbiamo dato con il nostro voto e la contemporanea crisi dei sistemi politici dei nostri principali concorrenti europei (Germania e Francia).

Per quanto siamo tutti consapevoli che la crisi di Hormuz non si risolverà a breve e, anche se dovessero sbandierare un accordo, le tensioni rimarranno finchè una guerra o una rivoluzione interna all'Iran non deciderà, senza ombre, chi sia il vincitore, e quindi si debbano aiutare famiglie e aziende nelle loro spese energetiche, non è facendo debito che si risolverà il problema.

Se occorrono risorse per abbattere le accise e favorire il trasporto con le conseguenze a cascata sui prezzi degli alimentari e di altri prodotti essenziali, la strada maestra è quella di passare al setaccio le spese a bilancio dello stato per azzerare i fondi dispersi in tanti rivoli di spesa spesso ideologica e non produttiva, ad esempio quelli per il cinema e i giornali, ma anche quelli a favore delle associazioni che assistono i clandestini che ci vengono scaricati dalle ong.

Solo rivedendo i capitoli di spesa del bilancio, risparmiando sulle spese non produttive e non aumentando le spese che, poi, difficilmente si riescono a cancellare (perchè una volta concessa una agevolazione, chi la riceve la considera un "diritto acquisito" e farebbe una caciara immensa se qualcuno osasse togliergliela, visto che non c'è nulla di meglio che ingrassare con i soldi altrui) possiamo sperare di accelerare sulla via virtuosa del risanamento che, unito alla stabilità politica che noi Italiani potremo confermare nel 2027, aumenterà l'autorevolezza dell'Italia e il suo peso anche nell'unione europea.

Per parafrasare la Meloni quando si è rivolta all'unione: spendere di meno è spendere meglio.


03 marzo 2026

Il dubbio gusto del pessimismo perenne

Quando sabato scorso abbiamo avuto notizia dell'attacco contro il regime teocratico islamista di Teheran, sono partiti a razzo anche i commenti catastrofisti dei pessimisti cronici che non aspettavano altro che dipingere con colori funesti il nostro futuro.

E' una pessima attitudine che si ritrova in ogni ambiente.

Avevo un collega che, sistematicamente, appena ci veniva notificato un atto diceva: ci fanno neri.

Nella maggior parte dei casi non era così, anzi, ma quelle poche volte in cui abbiamo avuto un esito negativo era quasi contento, come se avesse vinto lui personalmente e il "ve lo avevo detto" era espresso con tutta la rotondità di un fausto evento.

Così tanti commentatori, politici, "esperti" di questo e di quello, si crogiolano nelle previsioni più funeste, dipingendo scenari infernali che hanno come unico risultato quello di creare ansia, turbare le menti più deboli e spingerle a passi azzardati.

Ad esempio a vendere i titoli di stato per comprare oro di cui si sente dire, da ogni dove, che è il bene rifugio dei tempi difficili.

Ed è vero, però il singolo travet che vende titoli di stato per comprare, anche da un rivenditore onesto e perfettamente in regola, dell'oro, paga il valore del metallo, la lavorazione, le commissioni di intermediazione (e più passaggi ci sono più sono alte) fino ad arrivare ad un valore che, quando la buriana passa (perchè passa sempre !) e cerca di recuperare liquidità si trova con un valore ben più ridotto di quello che avrebbe avuto conservando i titoli di stato (o altri, incluse le azioni).

Nel 1992, quando Amato entrò notte tempo nei nostri conti correnti per sottrarci il 6 per mille, fioccarono le "anticipazioni": colpiranno i conti, no colpiranno i titoli di stato, no, le case ...

Un mio conoscente, forte dei suoi rapporti nella politica governativa, disse con grande sicumera: "verranno tassati i titoli di stato, te lo dico perchè io li ho già liquidati tutti e tengo la disponibilità nel conto corrente".

Il sei per mille fu applicato ai depositi in conto corrente.

Non da oggi, mi domando quanti danni facciano le notizie propalate in modo ansiogeno dai cosiddetti "professionisti dell'informazione".

Perchè invece non cercare di instillare un po' di ottimismo, favorendo una visione positiva della vita e del mondo in cui viviamo ?

Del resto questa nostra epoca è sicuramente la migliore tra tutte quelle che sono trascorse negli anni, secoli, millenni passati, da quando l'Uomo ha cominciato a prendere possesso di questa Terra.

E, sicuramente, fra cento, duecento anni, si vivrà ancora meglio di quanto non si viva oggi.

Ci saranno alti e bassi, ma la risultante sarà, come sempre è stata, una rinnovata spinta verso un Futuro migliore.

E anche dalla guerra in corso non possiamo che trarre auspici positivi, perchè c'è un risultato già scritto: il regime teocratico islamista di Teheran è finito.

Con 47 anni di ritardo, ma sono entrati in circolo gli anticorpi e già questa è una buona notizia.


23 ottobre 2011

Lo stimolo

Sembra quasi il titolo di un film incomprensibile di Bergman o di un giallo-horror di Dario Argento, invece è la moderna chimera italiana e non solo.
Cosa fare per stimolare l'economia ?
Non passa giorno che qualche Solone con il ditino alzato alla Scalfaro non intimi a Berlusconi e al Governo di prendere i provvedimenti per stimolare l'economia.
Una Confindustria sempre meno rappresentativa della vera platea imprenditoriale italiana, dice che “il tempo è scaduto”.
Poiché lo dice da un paio di mesi (se non di più), forse sarà vero o forse aprono bocca solo per dare aria alla scatola cranica, senza neanche tanta fantasia.
L'europa che da mesi non riesce ad accordarsi sul da farsi, ma neppure sulle cause sulle quali incidere, pretende che l'Italia si dia in quattro e quattro otto questo fantomatico piano per lo sviluppo e lo stimolo.
Pretende anche che l'Italia riduca il debito.
Dovremmo in pratica mettere in campo miliardi per lo sviluppo (perchè alcuni deputati non ci stanno a votare provvedimenti che non costino nulla: bisogna spendere, a prescindere) e altrettanti, anzi molti di più, per ridurre il debito.
Ma dove sono questi miliardi ?
Le pensioni “non si toccano”.
Gli “indignati” non vogliono pagare.
I dipendenti pubblici non vogliono rinunciare neppure ai buoni pasto che in molti settori sono il doppio di quelli dei bancari privati che, per quanto le banche non godano buona pubblicità, sono comunque le aziende migliori, almeno in Italia.
I magistrati non vogliono rinunciare a spendere per le loro indagini (un miliardo all'anno solo per le intercettazioni) che peraltro non approdano a nulla.
Le partecipazioni e gli immobili di proprietà più appetitosi e che hanno mercato non si possono vendere perchè “strategici”.
Vorrebbero trovare il coglione disponibile a comprarsi partecipazioni in perdita o immobili pieni di vincoli.
Per fortuna Berlusconi tiene il punto e non è disponibile alla patrimoniale, né pesante, né morbida.
Tutti “battono cassa”.
I trasporti, i ministeri, gli enti locali, le sovrintendenze (come Pompei che crolla ed ha bisogno di soldi: certo, ma non ci sono), gli industriali non ne parliamo: sbavano per una rottamazione neanche fosse miss Italia.
Quel genio incompreso di Bersani annuncia: i soldi bisogna prenderli da chi li ha !
Caspita che cervellone, mi domando come mai sia sempre lì, all'opposizione, mal sopportato persino da molti dei suoi.
Certo “prenderli da chi li ha”: un autentico “esproprio proletario” che a casa mia si chiama rapina, perchè tale sarebbe una patrimoniale, una visita notturna nel mio conto corrente, il ripristino dell'ici sulla prima casa, una imposta “straordinaria” su risparmi o anche un aumento delle imposte dirette.
La “soluzione” di Bersani è indicativa dello scarso rispetto che a sinistra hanno del frutto del lavoro, delle capacità, del merito, preferendo, come è loro costume, l'appartenenza ideologica, le vuote chiacchiere a spese altrui, lo sfruttamento del prossimo.
E' indicativo della cronica incapacità a risolvere i problemi dell'Italia perchè quelli che la pensano come Bersani non hanno il senso della giustizia e della proprietà.
Loro “prendono” dove c'è e non interessa loro se in questo modo sottraggono illegittimamente qualcosa al legittimo proprietario.
E' la mentalità che ci ha portato a questa situazione.
“Qualcuno pagherà”, ma non io.
Ho visto in televisione una tabella indicativa del bilancio del commercio estero.
Al netto della bolletta energetica, abbiamo un saldo attivo di 16 miliardi.
Con la bolletta energetica il saldo diventa passivo per 28 miliardi.
L'energia ci costa quindi 44 miliardi: una intera super manovra.
Ecco, anche io ho trovato dove prendere i soldi.
Addebitiamo la bolletta energetica a quel 56% di Italiani che è andato a votare per il referendum consentendo agli antinucleari di raggiungere il quorum e bloccare lo sviluppo di centrali nucleari, rendendoci schiavi e debitori delle importazioni con una bolletta da 44 miliardi.
Il problema è risolto: trovato “chi paga” per lo stimolo.

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18 agosto 2011

Un Tea Party per l'Italia

Avevo in mente da tempo di scrivere sul Tea Party e su quanto sarebbe necessario che si realizzasse anche in Italia un movimento analogo.
Mi è venuto un post lungo il doppio del solito.
Pazienza.
Del resto è il post del fine settimana ...

Le manovre fiscali ordite dal socialista Tremonti a luglio ed agosto, lasciano sul terreno la credibilità di questo Centro Destra e, cosa più grave, del suo Leader Silvio Berlusconi che, ormai, non potrà più distinguersi dagli altri statalisti del teatrino della politica avendoci messo le mani in tasca ed anche in modo brutale (anche se sempre meno di quanto avrebbero fatto da sinistra).
Gli elettori del Centro Destra sono manifestamente ostili alle tasse e all’assistenzialismo di stato.
La nostra filosofia di vita è fondata sulla Libertà e sull’Individualismo e lo stato lo vediamo come dovrebbe essere: una unione di più Uomini Liberi accomunati dal vivere nel medesimo territorio, dal parlare la stessa lingua e dalle comuni radici etniche, religiose, storiche, per la difesa comune dai nemici esterni ed interni e per dare regole condivise ai rapporti interpersonali e tra le varie comunità.
Lo stato costa per svolgere i suoi compiti, ma certamente non può costare al punto da sottrarci il 50% o più del nostro reddito e risparmi.
Quando uno stato “sbraga” nel tartassare i cittadini con ogni sorta di balzello e gabella, allora questi hanno tutto il diritto a ribellarsi, a chiudere i rubinetti che forniscono il carburante della spesa pubblica ed a riprendersi ciò che appartiene loro.
Perchè ciò accada è necessario che questi cittadini liberi siano adeguatamente rappresentati.
Fino ad ora pensavamo che la rappresentanza potesse essere affidata nelle mani di Berlusconi, ora non è più così.
Berlusconi ha mancato nel ridurre le tasse e potevamo anche perdonarglielo in considerazione della situazione generale e delle aggressioni di cui era ed è il bersaglio, ma non possiamo perdonargli l’aver adottato la politica esattamente contraria.
A Berlusconi possiamo perdonare tutto, non credere ai fantasiosi teoremi delle procure ostili, ma non possiamo perdonargli la tassa sui risparmi al 20%, il super bollo sui depositi, le due nuove aliquote fiscali sui redditi.
Negli Stati Uniti questo sentimento di libertà in opposizione alla oppressione statalista si è da tempo manifestato nell’ambito degli ambienti conservatori del partito Repubblicano ed ha portato alle battaglie contro la spesa pubblica (mai riuscite fino ad ora, ma comunque presenti nel programma) e per la riduzione delle tasse (obiettivo solo parzialmente raggiunto) con le presidenze Reagan e Bush.
Contro l’attuale amministrazione democratica di sinistra, i Repubblicani hanno agito con forza e il risultato delle elezioni di medio termine del novembre 2010 è anche il frutto di un nuovo movimento contrario alle tasse che si è denominato Tea Party, per richiamare la “rivolta del te’” di Boston nel 1773 che innescò la Rivoluzione Americana con la Dichiarazione e la guerra di indipendenza dalla Corona Britannica che imponeva tasse da e per Londra.
Il Tea Party Americano ha così ottenuto numerosi successi ed eletti che hanno condizionato pesantemente (e positivamente) il compromesso raggiunto il 2 agosto scorso sul debito pubblico.
Michele Bachman, una rappresentante del Tea Party del Minnesota, sta emergendo come uno dei candidati con maggior seguito per la candidatura repubblicana alle presidenziali del prossimo anno.
Ma anche Rick Perry, Governatore del Texas con notevoli possibilità di vittoria, appartiene se non al Tea Party alla stessa area conservatrice.
E in Italia ?
Da noi esiste il Tea Party Italia, con un suo sito  il cui portavoce ha scritto un cortese commento  al mio post dell'11 agosto “Tasse male assoluto per gli Uomini Liberi”     
Avevo già letto del Tea Party Italia ed avevo visitato il sito.
Il programma illustrato, dalle tasse alla sanità, dalle privatizzazioni (rai in testa) alle pensioni mi trova perfettamente d’accordo.
Il problema mi sorge però quando vado a leggere i nominativi dei “partners”, cioè di chi ha già aderito.
Vedo nomi e sigle a me note, ma voglio parlare di uno solo rappresentativo di quel che voglio esporre: Tocqueville .
Era il 2005 quando, anche lì dalla stampa, venni a conoscenza che si stava formando questo “aggregatore” di blog di Centro Destra.
Aderii sin dall’inizio e partecipai alla scelta del nome all’interno di un referendum svoltosi nella riservatezza di un gruppo di Yahoo.
Poi sono cominciati i problemi.
Mano a mano che ci scambiavamo opinioni e si approfondiva la conoscenza delle idee reciproche, si scoprivano delle differenze anche sostanziali.
Sì, apparentemente eravamo tutti del Centro Destra (anche se per alcuni dubito che fosse così) e ci si ritrovava su una tesi di fondo che voleva una unione di tutte le anime della Destra (o del Centro Destra) definita “fusionismo”.
Così apparentemente eravamo d’accordo sul fatto che ci si ritrovasse su quel che ci univa, Destra Liberale e Cattolica, Federalista e Nazionalista ... ma ad un cero punto mi sono trovato ad aver a che fare con degli antifascisti che no, la Destra Fascista non la volevano.
Allora che cavolo di “fusionismo” era ?
Peggio ancora.
Dovetti riproporre tre volte il blog, a sostegno della pena di morte, Non si abbia timore di punire Caino  prima che fosse accettato, mentre mai è stato accettato – senza alcuna spiegazione - il blog Secondo Natura  che tratta la problematica omosessuale sotto una prospettiva affine alle tesi del prof. Nicolosi e contrario a leggi di privilegio a favore degli omosessuali.
Fortunatamente non avevamo chiuso Il Castello  e, così, pur con alti e bassi, abbiamo potuto dare una “casa” a chi, con molta approssimazione, può essere definito di Centro Destra senza sbandamenti verso il politicamente corretto.
Ma se ci sono quelli antifascisti, quelli contrari alla pena di morte, quelli favorevoli a leggi di privilegio per gli omosessuali e presumibilmente favorevoli all’eutanasia, alla manipolazione genetica, all’aborto e al divorzio, cosa ci stanno a fare nel Tea Party che è, sì, liberale in economia, ma vigorosamente reazionario nei Valori ?
Benissimo, quindi il programma economico scritto nel sito, ma che dire delle questioni di carattere etico e morale ?
Eppure il Tea Party Americano emerge non solo contro le tasse, ma anche per le sue battaglie contro l’aborto, l’eutanasia, la società omosessuale.
Rick Perry è un conservatore alla Bush, il marito della Bachman è uno psicologo che cura gli omosessuali e Sara Palin ha sin dalla sua candidatura alla vicepresidenza nel 2008 dimostrato quanto sia aliena dal politicamente corretto sui Valori.
Ecco la mia perplessità sul Tea Party Italia , non vorrei ritrovarmi in una riedizione di Tocqueville  in cui possiamo sì essere d’accordo su una parte, ma non sul resto.
E non si tratterebbe di differenze marginali, superabili nel nome del “fusionismo”, perchè riguardano il tipo di società che vogliamo costruire e che non può che poggiare su solide basi morali ed etiche, quindi su Valori forti e condivisi.
Perchè non di sole tasse vive la politica, anzi personalmente ritengo di affermare la superiorità del momento valoriale su quello economico.
Sono, quindi, ancora alla ricerca del Tea Party Italiano, della Right Nation Italiana ...


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23 maggio 2011

Quando la sinistra fa la ola


Standard&Poor's, la nota agenzia di rating che garantiva sulla solvibilità di Lehman fino al giorno prima il fallimento, ha ridotto le previsioni (outlook) sull’Italia da “stabile” a “negativo”.
A parte la singolare iniziativa nel momento in cui l’Italia ottiene i riconoscimenti per la capacità di gestire la crisi economica internazionale, con una ripresa seconda solo alla Germania e senza aver infilato le rapaci e adunche mani dello stato nelle tasche dei cittadini, vediamo come all’annuncio di sciagure prossime venture, la sinistra si sia messa a fare la ola.
Felice, in odio a Berlusconi, di tutto quel che di male potrebbe capitarci, per chi ancora crede alle previsioni di S&P.
E’ talmente felice, la sinistra e il suo tentacolo sindacale, la cgil, da non leggere attentamente neppure le motivazioni.
Per loro basta vedere scritto “instabilità di governo” e subito pensano a spartirsi i ministeri che, nelle loro fantasie, potranno occupare una volta rimosso l’odiato Berlusconi.
Eppure S&P non regala niente, infatti le prime due ragioni del declassamento delle previsioni sull’Italia sono indicate nella scarsa produttività e nella mancanza di flessibilità del lavoro.
Nonostante tali espressioni equivalgano per la cgil a due sonore bestemmie, la Camusso, degna erede di Lama, Pizzinato, Trentin, Cofferati ed Epifani, ha esultato incolpando il governo, quello stesso governo che fino a ieri accusava di sostenere chi voleva introdurre elementi di produttività e di flessibilità nei contratti.
La sinistra, con ogni evidenza, ha talmente in odio Berlusconi che pur di disfarsene è disposta a farci fare la fine della Grecia, gonfiando a dismisura la spesa pubblica e colpendo i risparmi degli Italiani per finanziare le sue spese.
Il programma, ad esempio, di Pisapia a Milano è un insieme di iniziative ideologiche ma, soprattutto, costose che non potranno essere realizzate se non con un incremento delle tasse per i cittadini.
Liberi i comunisti di fare la ola e anche di ballare il waka-waka quando una agenzia capitalista, per reconditi motivi che solo lei conosce, legge nella sua palla di vetro che l’Italia ha prospettive negative.
Ma chi non è di sinistra, perchè mai dovrebbe lasciare campo libero a simili ascari della mano pubblica e dalla tassazione facile ?


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16 giugno 2010

Scialacquatori sciamannati dei soldi nostri

Dopo i nani e le ballerine del culturame di regime che pretendono di continuare a godere dei privilegi derivanti dai finanziamenti pubblici fatti con i nostri soldi, dopo i dipendenti pubblici (il più grande esercito di burocrati che abbia messo in piedi uno stato), dopo la cgil i cui leaders non perdono occasione per proporre nuove tasse sui nostri risparmi e continuare la politica dell’assistenzialismo improduttivo, ecco arrivare, rigorosamente bipartisan, i presidenti delle regioni che non ci stanno a ridurre le spese.
E’ certamente facile poter attingere senza limiti ad un fondo costituito da soldi che non si è faticato a guadagnare perchè sono stati sottratti, con balzelli degni dello sceriffo di Nottingham, alla disponibilità dei singoli cittadini e poi elargire,munifici, facendo bella figura.
Ma quello non significa “amministrare”, bensì “dilapidare.
E’ ridicolo leggere la minaccia dei presidenti che sperperano denaro in rappresentanze all’estero (neanche fossero la Farnesina) o in contributi (i nostri ) a fondo perduto per improbabili attività culturali o umanitarie, sempre rigorosamente all’estero (mai che servissero a chi paga) minacciare i cittadini che contribuiscono alla loro arrogante grandeur di ridurre o togliere “i servizi” (sanità, trasporti etc.).
Pessimi amministratori sono quelli che non riescono a far di conto e capire che se un servizio, per effetto delle riduzioni dei trasferimenti dallo stato, deve essere ridotto o eliminato, vuol dire che quello stesso servizio è erogato fuori mercato, cioè ad un prezzo inferiore a quello che costa.
Allora i buoni amministratori devono scegliere: o aumento del prezzo di erogazione del servizio per farlo pagare non a tutti ma a chi ne usufruisce, oppure riducono i costi revisionando tutta la organizzazione che realizza il servizio, oppure lo finanziano tagliando o eliminando gli sprechi quali i contributi ai consiglieri, le auto blu, le erogazioni all’estero, le “ambasciate” autoreferenziali in capitali straniere, gli spettacoli modello “giochi” dell’antica Roma (che, però, allora erano “offerti” e pagati in proprio da senatori, generali, magistrati, candidati, imperatori).
L’unica cosa che non devono fare è ridurre o eliminare quei servizi di base per i quali i cittadini hanno già abbondantemente pagato con tasse stabilmente oltre ogni limite di tollerabilità.
La manovra di Tremonti, per la prima volta, riduce strutturalmente il fabbisogno dello stato, senza metterci le mani in tasca, ma solo assumendo quei provvedimenti che, se fossero stati presi 20 anni fa, avrebbero fatto dell’Italia una nazione ricca e stabile.
Riduzione della spesa pubblica, aumento dell’età pensionabile con l’aumento della aspettativa di vita, eliminazione dei finanziamenti improduttivi come quelli per la realizzazione di film per il solo piacere di registi e attori (profumatamente retribuiti con i soldi nostri), ipertrofia dell’apparato burocratico dello stato, organizzazione di spettacoli a spese nostre ma con “artisti” pagati, sempre con i soldi nostri, in base alle tariffe di mercato, munifiche elargizioni a stati esteri, tutto ciò si può e si deve fare per eliminare il debito pubblico e procedere con la riduzione delle tasse.
Può sembrare paradossale ma le esternazioni di Formigoni ed Epifani, su due temi tra loro differenti come la manovra economica e l’accordo sulla fabbrica di Pomigliano, danno ragione al Premier Silvio Berlusconi quando afferma che la costituzione è superata per i tempi in quanto è un ostacolo alle realizzazioni concrete e danneggia così i cittadini.
Formigoni giudica “incostituzionale” il taglio ai trasferimenti alle regioni mantenendo loro le competenze (ma non mi risulta ci sia quella di avere ambasciate o di finanziare i film o corsi scolastici nei paesi esteri), mentre Epifani ha rilevato profili di incostituzionalità nei limiti che l’accordo per salvare Pomigliano impone allo sciopero.
In sostanza i sacerdoti del bigottismo costituzionale preferirebbero che l’Italia fallisse come l’Argentina o la Grecia o che 5000 operai perdessero il lavoro perchè la Fiat chiude Pomigliano, purchè sia rispettata la costituzione formale (ed è tutto da dimostrare che la loro interpretazione sia corretta).
Sicuramente troveranno un magistrato ideologizzato che darà loro ragione.
E poi agli Italiani cosa daranno da mangiare ?
Le pagine della costituzione ?


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31 maggio 2010

I servizi vanno pagati da chi ne usufruisce

Il senso di responsabilità della sinistra è così alto, che in risposta alla manovra di Tremonti, Bersani non sa fare altro che compulsare il dizionario per cercare i sinonimi più offensivi e truculenti.
Oltre a recitare la solita liturgia sui limiti costituzionali, è persino arrivato a definire “inverecondo” il comportamento del Governo.
I giornalisti sono di un gradino superiori dei politici che supportano e, allora, cercano di ammantare le loro critiche con concetti che si sforzano di far apparire nobili ma che, in realtà, nascondono la volontà di continuare a far spendere e spandere il pubblico per destinare i nostri soldi alle varie lobbies di pressione.
Così ho potuto ascoltare una trasmissione su radio 24, in cui la conduttrice trasmetteva gli anatemi di Bob Geldof e Kofi Annan contro l’Italia e Berlusconi perchè non abbiamo ancora versato i soldi promessi per il terzo mondo.
La conduttrice ha più volte ripetuto che gli Italiani dovrebbero obbligare Berlusconi a pagare, ma si è ben guardata dal dire che, con la crisi incombente, per versare ad altri delle risorse, Berlusconi le dovrebbe togliere a noi, cioè appiopparci una nuova tassa.
Beh, in ogni famiglia anche la beneficenza viene sospesa in momenti di crisi, non ho mai visto un padre togliere il pane dalla bocca dei suoi figli per nutrire degli estranei e Berlusconi, sospendendo i pagamenti a fondo perduto, non fa altro che comportarsi come un buon padre di famiglia.
O c’è chi preferirebbe che si aumentassero le tasse, per sperperare in nuove spese ?
La sinistra vorrebbe proprio così e, infatti parla di tassare le “grandi” rendite e i patrimoni che altro non sono che i risparmi di una vita.
Abbiamo visto infatti, negli infausti anni di Prodi e del suo fido gabelliere Visco, come applicavano tale concetto, considerando “grandi” praticamente tutti (qualcuno si è dimenticato delle nuove aliquote del 2006, predisposte in odio alla riduzione delle tasse operata da Berlusconi nel 2005, che ci hanno provocato un aumento generalizzato delle tasse riconosciuto – a denti stretti ma senza scioperi – persino dalla triplice sindacale ?).
Ma l’interpretazione più esilarante è quella degli enti locali che spendono e spandono per le kermesse ludiche estive e poi piangono miseria, denunciando che i tagli operati “ridurranno i servizi” a meno di aumentare le tasse locali e da qui, con una “discesa ardita” che sarebbe piaciuta a Lucio Battisti, concludono che Berlusconi mentirebbe quando dice che non ha messo le mani nelle tasche degli Italiani.
Ma pensano che siamo tutti pronti a berci le loro fantasiose interpretazioni ?
Il Governo ha disposto tagli ai trasferimenti agli enti locali che, poi, dovranno decidere se eliminare le spese di rappresentanza (ad esempio gli uffici a Bruxelles piuttosto che a Parigi) , gli aiuti ideologici (come quelli della regione Emilia Romagna a Cuba) , i costi della burocrazia (ieri ne Il Resto del Carlino era scritto che il gabinetto del presidente della regione Emilia Romagna costa ben 10 milioni di euro) , gli spettacoli e i finanziamenti a nani e ballerine (magari in cambio di qualche celere firma su manifesti antiberlusconiani) oppure i “servizi” che, comunque, in quanto tali dovrebbero essere pagati essenzialmente da chi ne usufruisce, eventualmente con un intervento sussidiario del pubblico, mirato e controllato, nei confronti di chi realmente non è in grado di sopportarne il costo.
La manovra, che continuo a ritenere una opportunità persa perchè si poteva veramente realizzare una drastica cura dimagrante allo stato, allontanando ancor di più, dalle nostre tasche, le sue avide e adunche mani, ha comunque, per la prima volta, evitato di ricorrere alla leva fiscale.
E’ una manovra in questo senso innovativa, anche se alcune scorie del passato (come la riduzione del limite per i pagamenti in contanti e per gli assegni liberi che va sotto il nome di “tracciabilità” ma che, chissà perchè …, mi ricorda lo “spionaggio fiscale”) gravano negativamente su di essa.
Speriamo non sia stravolta dagli interessi lobbistici e non si torni alla più facile (per governo e parlamento) via del prelievo forzoso sui cittadini (che è poi l’alternativa caldeggiata da tutti i soloni che contestano l’operato di Tremonti).


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26 maggio 2010

Opportunità mancata

Ho attentamente letto i resoconti della “manovra” che ha varato ieri il Governo e la considero una opportunità mancata.
Sgombriamo, però, subito il campo dagli equivoci: la mia critica arriva da una prospettiva diametralmente opposta a quella della sinistra.
Se ci fossero stati loro al governo con Prodi e il suo fido gabelliere Visco, pur di mantenere i privilegi alle clientele di regime, ci avrebbero sepolti di tasse come già hanno fatto nel 1996-2001 e 2006-2008:
- rivalutazione catastale
- tassa sulla salute
- tassa sull’europa
- nuove aliquote fiscali (peggiorative per tutti).

E’ anche vero che tutti i provvedimenti, ad eccezione di tre: limite al contante, abolizione dei libretti bancari di deposito, azzeramento irap solo per il sud, sono ampiamente condivisibili, consentono di risparmiare spese caricandole essenzialmente su chi usa i servizi e non facendo pagare a chi non li usa i benefici per altri.
Ma la presenza di una congiuntura internazionale, dove i compagni spagnoli, greci e portoghesi dei criticoni in s.p.e. (Bersani ed Epifani in primis) hanno assunto sembianze draconiane e punitive verso i loro cittadini, avrebbe consentito al governo di intervenire con ulteriori provvedimenti di ben altro impatto economico e politico.
Mi riferisco, innanzitutto, alla rai.
Assistiamo, ancora una volta, ad un indegno balletto tra un cda debole ed inetto e un conduttore di sinistra furbo e arrogante.
La privatizzazione della rai avrebbe consentito di risolvere
- il problema di gente come Santoro pagata anche dai contribuenti del Centro Destra;
- il trasferimento di fondi pubblici alla rai in aggiunta al canone per mantenere nani e ballerine
.
In più avrebbe consentito:
- di procedere alla abolizione del canone con un risparmio di oltre 100 euro a famiglia;
- di fare cassa (e ben consistente) per finanziare investimenti produttivi e la riduzione delle tasse
.
I tagli al pubblico sono irrisori e la banalità della “lotta all’evasione” si attua con gli strumenti dei gabellieri e dello stato di polizia fiscale (divieti e limitazioni) anzichè la strada maestra della riduzione delle odiose ed eccessive imposizioni fiscali e loro semplificazioni.
Le province andrebbero soppresse tutte e qui la responsabilità della Lega è grande, anche perchè fornisce ai finioti l'argomento per ergersi a "moralizzatori" unendo a ciò un motivo di attrito strumentale con la Lega stessa.
Il primo taglio ai costi della politica non dovrebbe essere per le remunerazioni, ma per i tempi lunghi delle decisioni.
Ha ragione il Premier a reclamare più poteri: troppe chiacchiere, troppi passaggi nelle camere, troppe discussioni inutili e da perditempo.
Ecco il costo della politica verrebbe drasticamente tagliato se venisse istituita una norma per cui i provvedimenti del governo non possono essere emendabili: approvarli o respingerli.
Non vengono poi toccate le spese clientelari per giornali, fondo dello spettacolo e tutti gli altri ammennicoli che, sommati, pesano sul bilancio dello stato e sulle tasche di tutti noi.
Poteva essere finalmente introdotto in termini generali, il principio per cui i servizi si pagano almeno al loro costo e li paga chi ne usufruisce.
Il Governo ha, invece, scelto una via di mezzo tra la tradizionale manovra di stampo sinistro e la doverosa e condivisibile scelta politica di Centro Destra di non mettere le mani nelle tasche dei cittadini.
Peccato, l’occasione era ghiotta per cambiare radicalmente registro.


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02 maggio 2008

Valori per far vincere la Politica

In Italia, dopo soli due anni di governo, la sinistra ha subito il peggior tracollo della sua storia recente.
In Inghilterra i laburisti hanno subito una debacle alle amministrative, la stessa che due mesi fa conobbe Sarkozy in Francia (con sondaggi che continuano a penalizzarlo).
Negli Stati Uniti, George W Bush ha un rating di disapprovazione che risulterebbe al 71%.
Quattro situazioni in cui chi è al timone viene brutalizzato da consensi calanti, quando non da autentici schiaffoni elettorali.
E’ evidente che non c’è una questione relativa ad un elettorato ideologicamente ondivago, trattandosi sostanzialmente tutti di partiti centristi o prevalentemente orientati al centro, sia quelli vincenti che quelli perdenti, ad eccezione del Presidente degli Stati Uniti autenticamente Conservatore (in questo caso è da sottolineare però, come, al momento, il candidato repubblicano McCain risulterebbe in testa ai sondaggi contro Hillary e contro Obama).
Se non è una questione di differenze ideologiche, è un problema di gestione del governo, soprattutto in momenti di crisi come quelli che stiamo attraversando.
L’economia sta prendendo il sopravvento sulla Politica.
Le scelte di grandi, pochi gruppi di pressione, potentati economici, condizionano pesantemente l’azione della politica e dei governi, che si trovano costretti ad adeguare e adattare le loro politiche sulle scelte di organismi o di gruppi lobbistici sovranazionali.
E’ un male.
Un male accentuato dalla convergenza al centro da parte delle maggiori forze politiche interne alle nazioni sviluppate.
Un male derivato dalla cessione di sovranità ad organismi esterni, non controllati dalla politica, come la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale, dove contano più “gli affari”, della Nazione.
Un male in europa moltiplicato dalla scellerata scelta dell’unione europea, cui è stata consegnata una parte consistente della sovranità formale ed alla quale gli stati membri devono sottostare per propria autonoma scelta suicida.
E’ un male che discende anche e soprattutto dallo smarrimento morale delle nazioni una volta forti e consapevolmente convinte delle proprie ragioni.
La perdita del senso del proprio passato, delle proprie Radici, delle proprie Tradizioni, della propria Identità, quindi dei Valori fondanti di una vera Nazione, porta al trasformismo nella politica interna ed alla debolezza di questa davanti ai forti interessi economici che sono scesi in campo a dettare le condizioni e i tempi della politica stessa.
Questa gigantesca Spectre può essere sconfitta solo dalla presa di coscienza dei popoli, dal loro ritrovarsi su Valori e Ideali che tornino ad essere posti al centro dell’attenzione e delle scelte politiche.
La Civiltà Occidentale è a un bivio: affidarsi agli stregoni dell’economia o reimpadronirsi del proprio destino anteponendo la Politica all’economia.

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15 febbraio 2007

Artigli rossi sull'Italia

Degenerazioni morali,
terrorismo rosso,
piazzate antiamericane,
rapine fiscali,
non possono, non devono distogliere la nostra attenzione dal quadro generale di una società a sovranità limitata.
Il disegno di legge Gentiloni finalizzato esclusivamente a penalizzare Mediaset e ad ampliare la torta dei posti con ben tre consigli di amministrazione, significa un nuovo tentativo della sinistra di imporre una cappa uniforme nell’informazione, estromettendo o riducendo al silenzio tutte le voci che stonano nel coro.
Esattamente come l’omologo disegno di legge Mastella sulla (soppressione della) libertà di opinione, pensiero e parola, che vorrebbe mandare in galera chi, anche qui, stecca dal coro del “politically correct”.
E che dire dell’economia ?
In pochi mesi gli amici di Prodi hanno, frettolosamente, visti i rischi che un inaspettatamente risicato – e dubbio - risultato elettorale comporta, messo in piedi un colosso bancario come Intesa Sanpaolo dal quale partono altre iniziative nel tentativo di uniformare anche il mondo economico (già colpevole di suo per l’appoggio fornito alla sinistra in campagna elettorale).
Una cartina di tornasole è la “gara” per l’acquisizione di Alitalia.
Cinque “cordate” rimaste in gara.
Ma a contendersi il piatto sono: Bazoli/Passera, De Benedetti e Profumo.
Tutti rigorosamente in fila a votare la miss di sinistra nell’ottobre 2005.
E alla mente viene il periodo 1996-2001, un altro quinquennio piegato dalla sinistra al governo, quando fiorirono acquisizioni e fusioni, agevolate da un regime fiscale (poi condannato dall’europa) che consentì a questi stessi personaggi di innalzarsi su piccoli troni economici, senza peraltro aver il possesso delle azioni, ma solo in funzione di patti di sindacato con un mercato di favori reciproci che il suk arabo può solo imparare.
E la presenza massiccia in economia di soggetti connotati da una forte caratterizzazione ideologica non è un ulteriore limite alla libertà individuale, soprattutto se quelle posizioni dominanti sono ottenute grazie alla benevolenza degli amici al governo ?
Pensare anche ai “favori” ottenuti dalle coop con le sovietizzazioni di Bersani è solo un’altra prova della cappa di conformismo che rischia di soffocare l’Italia.
Allora diamoci una svegliata, perché mentre discutiamo sui massimi sistemi, la sinistra sta facendo man bassa del potere di base nell’economia, nell’informazione e propone ddl che hanno come finalità ultima la soppressione del dissenso espresso e pubblicizzato.
La sinistra ha blaterato per cinque anni sul “pericolo per la democrazia” rappresentato da Berlusconi, ma era un avvertimento derivante da ciò che la sinistra avrebbe fatto (e cerca di fare) trovandosi al posto di Berlusconi.
E’ la sinistra che allunga i suoi artigli rossi sull’Italia intera.

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