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No alla deriva

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27 giugno 2026

Viareggio: giustizia è fatta ?

Sono particolarmente restio ad affrontare questioni relative a vicende nelle quali da una parte ci sono i famigliari di una o più vittime il cui dolore è quello che avremmo tutti noi al loro posto e dall'altra persone che si proclamano innocenti ma che vengono processate e, a volte, condannato per teoremi o per una posizione di responsabilità ricoperta.

Ma con la conferma della cassazione delle condanne all'ex Amministratore Delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti e altri dirigenti, si è aperta una porta per rifletterci sopra, grazie alle parole dello stesso Moretti che, oltre alla reiterata professione di innocenza accompagnata dall'acquiescenza alla sentenza, ha posto il problema dei manager che vengono chiamati a rispondere praticamente di tutto.

Può un manager essere responsabile della puntuale applicazione di normative di sicurezza e manutenzione ?

Questo fondamentalmente è il quesito cui dovrà essere data risposta.

Chiunque abbia vissuto esperienze in aziende, di qualsiasi tipo, sa che ci sono vari livelli di responsabilità operativa, ma anche di natura civile e penale i cui confini non sono mai ben delineati.

E ci sono anche una miriade di norme, circolari e prescrizioni che, se fatte osservare puntigliosamente, bloccherebbero la produzione.

Spesso si attribuisce ad un quadro o un dirigente, una responsabilità nominale, senza peraltro che abbia gli strumenti per assolvere in pieno al compito.

Ma anche a livello apicale vengono attribuite, ex lege, responsabilità per l'operatività anche spicciola, che un manager di una grande azienda, come sono le Ferrovie, non potrebbe mai e poi mai verificare.

Capisco la volontà che anima i parenti delle vittime, che spesso pretendono un colpevole da "distruggere" a prescindere dal fatto che sia veramente colpevole, per trovare una (ben magra) consolazione alla perdita con la perdita civile di una persona individuata come responsabile.

E capisco che, per chi più prosaicamente mira ad essere risarcito della perdita, sia meglio chiedere ad una grossa azienda ed ai suoi vertici, invece di accanirsi contro un Sempronio qualunque, forse reale responsabile materiale di un accadimento negativo, ma con un patrimonio da attaccare più limitato.

E se anche volessimo considerare la vendetta un equipollente della giustizia, quali potrebbero essere le conseguenze se non un rallentamento, se non un blocco di tante attività produttive se, invece di delegare, affidandosi alla responsabilità di chi segue in scala gerarchica, un manager si mettesse in testa di voler controllare tutto quello che ricade nel suo ambito di responsabilità ?

Chi fa, falla, dice un antico proverbio che proseguo con "e chi non fa, sfarfalla", cioè sbagliare è connaturato all'agire, ma non agire per paura di sbagliare è l'errore maggiore che uno possa commettere (e per fortuna dell'Umanità abbiamo fatto, facciamo e faremo tanti errori, ma, almeno una parte di noi, continua ad agire).

E se possiamo tutti capire come, dopo un incidente, i parenti delle vittime, la prima cosa che chiedono è: vogliamo i colpevoli, quindi segue la ricerca spasmodica di un colpevole, deve essere compito della magistratura applicare le leggi in modo intelligente e appropriato al caso singolo, ma anche ad un quadro generale che deve garantire la continuità operativa e produttiva.

E se la magistratura non è in grado di farlo, deve essere la Politica a scrivere meno leggi, ma più chiare, per lasciare il minor spazio possibile alle interpretazioni dei singoli magistrati.



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