Ieri due notizia su un medesimo tema hanno reso migliore la giornata: l'approvazione, in Italia, del decreto rimpatri e l'analogo voto del parlamento europeo, questo niente affatto scontato.
Dopo anni di lassismo buonista, i governi, anche socialisti come quello danese, hanno capito il rischio che stiamo correndo con l'arrivo massiccio di clandestini.
E hanno preso provvedimenti giusti per evitare che i cittadini, sentendosi abbandonati, reagiscano con violenza, come in Irlanda del Nord, come, sempre, nella Storia i Popoli hanno reagito alle invasioni di stranieri.
Il quadro normativo è pronto, adesso arriva la parte più difficile: attuarlo.
Non sarebbe accettabile che, per le paturnie ideologiche di un magistrato, si eviti di applicare norme di semplice buon senso, trattenendo, fuori dai nostri confini, per 24 mesi, i clandestini in attesa di accertamenti.
Accertamenti che devono riguardare anche la veridicità di affermazioni che li presentassero come rifugiati per motivi politici o di altra natura.
Non dobbiamo però accontentarci di procedere alla remigrazione, rimpatrio o espulsione (ciascuno adotti la parola che più gli sembra appropriata), perchè il passo successivo è impedire che arrivino clandestini sulla nostra terra.
Blocco navale e accordi con gli stati da cui partono i clandestini sono quindi gli strumenti per fermare alla sorgente il movimento e superare, quindi, il momento oneroso dei rimpatri forzati o volontari che siano.
Il passo della Meloni sarà lento, ma arriva al traguardo che è, poi, quello che conta.
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