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03 maggio 2010

Meno celebrazioni, più riforme

Il Ministro Calderoli ha espresso una legittima posizione: non sa se parteciperà alla inaugurazione della kermesse celebrativa per i 150 anni dell’Unità Nazionale.
Sono insorti i neofiti del Nazionalismo, che poi sono gli stessi che vorrebbero imbarbarire l’Italia distribuendo a piene mani accessi, agevolazioni, cittadinanza e diritto di voto agli immigrati.
Naturalmente la reazione più giusta è stata quella del Ministro La Russa che, pur potendo vantare una Storia ed una Tradizione ben superiore a quella del pci/pds/ds/pd e dell’Udc in materia di Nazionalismo, ha semplicemente auspicato la presenza di tutti.
Ma il problema non è la, nota e in parte condivisibile, orticaria della Lega alla vulgata dell’Unità Nazionale, bensì la imposizione di continue celebrazioni, grondanti retorica fine a se stessa, per ogni anniversario di un qualche evento storico, reale o manipolato che sia.
E si può immaginare quanti di simili “eventi” possa avere una Nazione come l’Italia, di antico e nobile lignaggio, tanto quanto di lunghissima storia civile.
Ogni anno siamo ammorbati con una, sempre meno attinente al vero, storia della sconfitta nella seconda guerra mondiale, per non parlare del 1° maggio trasformato in manifestazione canora e dell’antagonismo sociale.
E poi il 2 giugno, il 4 novembre dove non si ricorda più la Vittoria, l’unica, vera ottenuta dalle Forze Armate dell’Italia moderna, ma la si collega arbitrariamente con le vicende della seconda guerra mondiale che, evidentemente, hanno bisogno di essere nobilitate con una robusta mano di realtà storica, ancorchè recuperata da un evento di 30 anni precedente.
Adesso, per oltre un anno, ascolteremo la retorica dell’Unità in chiave moderna e che non vale un millesimo di quelle stupende vicende che abbiamo tutti (almeno noi, della mia generazione) letto grazie al De Amicis e alle superbe e indimenticabili pagine di “Cuore”.
E poi le “giornate di ... o del ...” che ormai riempiono metà anno, cui aggiungere domeniche, feste religiose che, per “par condicio”, non si limitano alla sola religione Cristiana e chi più ne ha più ne metta.
Non è quindi peregrina la, moderata, moderatissima, esternazione del Ministro Calderoli che mette un punto interrogativo sulla sua partecipazione alle celebrazioni, preferendo il lavoro per realizzare quel federalismo che, probabilmente, arriverà con 150 anni di ritardo.

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05 agosto 2007

Secessione fiscale

Il Ministro, temporaneamente non in carica, Roberto Calderoli, della Lega, ha interpretato la profonda sfiducia e il senso di ribellione che – giustamente – serpeggia nel Nord contro la sinistra, e ha minacciato una “secessione fiscale” se la prossima finanziaria dovesse nuovamente bastonare le categorie e aree produttive della nazione per favorire camarille e consorterie clientelari e parassitarie.
Si riparla , quindi di “secessione”, sia pure limitata al fisco.
E’ una riproposizione di quello sciopero fiscale o resistenza fiscale di cui si parlò anche l’anno scorso senza peraltro metterla in pratica (cosa che ha aiutato la sinistra a mantenere il potere nonostante l’incapacità a bene amministrare).
Lo sciopero fiscale è una legittima forma di protesta da parte dei cittadini che si vedono espropriati di una consistente parte (a cavallo e anche ben oltre il 50%) dei propri guadagni ottenuti lavorando.
In pratica abbiamo come socio parassitario uno stato che a fronte di gabelle incivilmente alte, ci fornisce servizi da terzo mondo.
E senza che la sinistra possa vantare una maggioranza elettorale libera dal dubbio di illegittimità
La Rivoluzione Americana, l’unica vera rivoluzione che ha portato un beneficio ai popoli, partì proprio da una rivolta contro le gabelle imposte da un parlamento lontano e non rappresentativo.
Che il malumore tra i cittadini per la politica fiscale della sinistra sia palpabile, lo dimostra lo stesso temporaneo presidente del consiglio, Prodi, che chiama in soccorso la Chiesa, auspicando che dal pulpito vengano pronunciati sermoni a favore dell’obbedienza fiscale.
Come al solito, la Chiesa se torna utile ai disegni della sinistra può, anzi deve, intervenire nelle faccende civile, ma se il suo insegnamento morale contrasta con la deriva che la sinistra vorrebbe imporre alla nazione, allora deve stare zitta.
L’esternazione di Prodi è un motivo in più per apprezzare l’intervento del Ministro Calderoli, sperando che i partiti della Casa delle Libertà rinuncino a fare una opposizione all’inglese, corretta, quando dall’altra parte c’è una sinistra che è tutt’altro che inglese o corretta.


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