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01 settembre 2026

Una grande opportunità per la Rai

Premesso e confermato, come sostengo da anni, che la Rai andrebbe privatizzata, anche a spezzatino se può aumentare il ricavo per lo stato, ponendo i miliardi che si incasserebbero a decurtazione del debito pubblico ed eliminando definitivamente ogni querelle politica sulle decisioni in merito a programmi e conduttori, penso che le polemiche innescate dai dipendenti in relazione alla trasmissione Report, la minaccia di dimissioni di massa (fatelo !) e in ultimo la minaccia di una certa Fagnani di non voler più lavorare in Rai, siano una grandissima opportunità da cogliere al volo.

Sarebbe il momento adatto per riportare la Rai a quel vero servizio pubblico che vedeva l'informazione prevalere sulle opinioni, per cui i tg e i gr snocciolavano notizie senza chiamare Tizio o Caio, sempre della stessa cerchia, a commentarli o addirittura a farci trasmissioni di propaganda sopra.

E riservava, in seconda serata, il giovedì, una sobria, utile e civile Tribuna Politica in cui si alternavano dibattiti a due tra esponenti dei partiti rappresentati in parlamento e conferenze stampa dei segretari dei partiti che rispondevano alle domande di giornalisti delle più disparate testate.

Sotto campagna elettorale la trasmissione assumeva cadenza quotidiana, con anche programmi autogestiti dai partiti e si chiamava Tribuna Elettorale.

Per il resto la Rai era quello strumento di relax, spensierato, una parentesi tra due giornate di studio o lavoro, con commedie, film, telefilm, varietà, quiz.

Cancellare Report e le altre trasmissioni similari, per affidare a dei novelli Jader Jacobelli e Ugo Zatterin una Tribuna Politica che riconduca il dibattito ad un confronto di idee (e non di querele) civile e non urlato.

Se qualcosa lo si può sognare, allora lo si può anche realizzare (più o meno citato da Walt Disney).

29 agosto 2026

I giornalisti rai sono lavoratori dipendenti come tutti

Si fa un gran parlare di una trasmissione rai che non ho mai guardato, perchè non guardo quelle trasmissioni di propaganda, dove un gruppo di giornalisti a volte conduce, altre volte è ospite dei suoi ospiti, sempre sbrodola le sue idee come fossero vangelo.

Dai giornalisti io mi aspetto la notizia, delle loro opinioni me ne frego, perchè, una volta avuta la notizia, sommata alle altre, credo di essere in grado di formarmi una opinione tutta mia senza alcun bisogno di aiutini da parte di gente che non farebbe altro che filtrare le notizie, come faccio io, per poi esprimere opinioni in base alla loro ideologia.

E se mi piace confrontarmi, lo faccio con persone che stimo, in una situazione di parità in cui si possa dialogare e non subire a senso unico il lavaggio del cervello senza poter contestare o interloquire come accade nelle suddette trasmissioni che nessuno dovrebbe mai guardare.

Fatta questa premessa e precisato che, da sempre, antistatalista convinto, sostengo la privatizzazione, anche a spezzatino, della rai per incassare miliardi NON DA SPENDERE!, ma da portare a decurtazione del debito pubblico, per evitare di continuare a finanziare un carrozzone da diecimila dipendenti e per sottrarre la politica dalla gestione delle notizie, commento l'incredibile notizia di lavoratori dipendenti che dichiarano "irricevibile" la scelta organizzativa del datore di lavoro pubblico.

Un imprenditore pubblico agisce con i suoi organismi, cioè parlamento e governo e poichè la composizione dell'uno e dell'altro cambia, in assenza di quello spoil system che, almeno, garantirebbe per cinque anni uniformità di decisione e conduzione, la rai diventa terreno di scontro, polemiche, chiacchiere inutili.

Come quella su Report.

Se i giornalisti che lavorano a Report sono dipendenti rai, non possono fare altro che obbedir tacendo alle decisioni dell'imprenditore pubblico che si esprime attraverso gli organi nominati dalla attuale maggioranza parlamentare.

Esattamente come farebbero se la rai fosse Mediaset o Sky, dove non c'è tanta discussione su chi conduce questo o quel programma, perchè lo decide chi ci mette i soldi e i dipendenti abbozzano.

E se non sono d'accordo hanno una unica strada: licenziarsi, come farebbe un lavoratore dipendente se non ritenesse di poter ottemperare all'organizzazione aziendale e alle direttive del suo datore di lavoro.

Molti di noi, ancora in attività e in pensione, sanno come ci si comporta da lavoratori dipendenti, perchè ai giornalisti rai deve esser concesso il privilegio di comandare senza rischiare economicamente del loro ?

16 maggio 2026

La presidenza rai merita di dar conto di uno sciopero della fame ?

Con il più collaudato dei metodi pannelliani un parlamentare di seconda fila, ha trovato i suoi cinque minuti sotto i riflettori proclamando uno sciopero della fame, poi anche della sete e incatenandosi ad un banco del parlamento.

Capisco l'incatenamento perchè fra un anno ci saranno le elezioni e il suo è un partitino del 2 virgola niente e incatenarsi alla poltrona è uno sport che riesce molto bene.

Ma perchè l'immediata rinuncia agli scioperi proclamati con rullo di tamburi, solo per una telefonata (che Margareth Thatcher non avrebbe comunque fatto !) della Meloni ?

Tra l'altro tanta caciara per una questione del tutto marginale e ininfluente per la vita dell'Italia e degli Italiani: l'assenza di un presidente della Rai.

La Rai continua a funzionare e purtroppo resta sempre pubblica (una privatizzazione, anche e soprattutto a spezzatino, oltre a farci incassare denaro fresco, cancellerebbe ogni pretesto per blaterarvi sopra su occupazione o non occupazione dei partiti e, soprattutto, eviterebbe che con i soldi dei cittadini che votano Centro Destra si paghino "professionisti dell'informazione" usi a far propaganda sinistra).

Francamente me ne frego se la Rai ha o meno un presidente, anche perchè se non ce l''ha è colpa della sinistra che si rifiuta di accogliere la designazione fatta dalla Maggioranza, esercitando un veto che le è consentito da una legge balorda che prevede una maggioranza qualificata per l'elezione del presidente.

Finora, bene ha fatto il Centro Destra a non cedere al ricatto, continuando a presentare il proprio nominativo, come è giusto che sia trattandosi di Maggioranza e mi auguro che non vi sia alcun passo indietro.

Così vedremo se il deputato avrà la stoffa di un Bobby Sands o se sarà solo un Pannella contemporaneo.


26 agosto 2025

Una grande legge di Libertà: privatizzare la Rai

Tutti i governi che si sono succeduti hanno tenuto ben saldo il principio della proprietà pubblica della Rai.

Anche quando le tecnologie avevano liberato le energie perchè potessero essere della partita più attori privati, la resistenza è stata fatta su ogni singolo punto e ogni spazio di libertà per l'iniziativa privata è stato conquistato dopo feroci combattimenti casa per casa.

Adesso abbiamo un sistema misto, dove c'è una concorrenza privata che si divide tra trasmissioni in chiaro con molta pubblicità e a pagamento con poca pubblicità e c'è, ancora, un dinosauro pubblico, con circa 13mila dipendenti di cui circa 1800 sono "giornalisti".

La Rai è un ostacolo alla completa liberalizzazione del settore e ad un corretto svolgimento delle attività di informazione che devono rispondere ai cittadini e non alle ideologie politiche dei conduttori, della cui personale opinione non ci facciamo proprio nulla.

Lo squilibrio deriva dal fatto che mentre un privato deve stare attento a quello che trasmette, perchè non può permettersi di scontentare troppi spettatori e inserzionisti, pena la riduzione della pubblicità e degli abbonamenti, la Rai, che conta sempre non solo sul canone ma anche su trasferimenti da parte dello stato di risorse finanziarie, può anche trasmettere programmi faziosi, visti da poche decine di persone, finalizzati solo ad una propaganda di parte.

E può, in estate, in una lunga estate che parte a giugno e arriva a settembre, imbottire le proprie trasmissioni di canzonette, repliche e podcast di dubbia qualità e interesse e che per lo più veicolano un messaggio fazioso, neanche troppo sottointeso.

Ritengo legittimo che uno possa leggere la storia, ad esempio, di un calciatore sotto un profilo ideologico, inserendolo in un periodo storico in cui, magari, la sua nazione era governata dai militari.

Faccia pure il suo podcast come oggi va tanto di moda per ogni flatulenza.

Ma perchè deve essere trasmesso dalla Rai pubblica, pagata anche da chi quella versione ideologica non condivide ?

Lo venda (se ci riesce) ad una privata che, magari, valuterà se acquistarlo anche in base a come si collocano i propri liberi spettatori, ma non si usino i soldi di tutti per propaganda di parte.

E' una questione che si può estendere ad ogni genere di informazione, come abbiamo potuto nettamente verificare durante il covid dove le voci critiche rispetto al pensiero dominante erano escluse anche solo dal diritto di tribuna e lo vediamo oggi con le due principali guerre in corso, tra la Russia e l'Ucraina e tra Israele e i terroristi palestinesi di Hamas, dove le versioni sono a senso unico.

Legittimo in una televisione che, liberamente, scelgo di finanziare pagando spazi pubblicitari per la mia azienda o con il mio abbonamento, totalmente illegittimo in una televisione pubblica quando non solo mi viene prelevato coattivamente l'importo del canone addebitato nella bolletta della luce, ma vengono anche usate le mie tasse per coprire i debiti che un carrozzone come quello della Rai può accumulare.

Non c'è altra soluzione che privatizzare la Rai, tutta, vendendo ogni struttura e società anche a spezzatino, incassandone cospicui ricavi da porre a decurtazione del maggior debito pubblico e, magari, da utilizzare per compensare una sostanziosa riduzione delle tasse.

Gli imprenditori privati che ormai agiscono nelle radio e nelle televisioni sono in numero sufficiente per garantire un pluralismo senza oneri coatti nei confronti dei cittadini.

La Rai pubblica non serve più, è solo uno strumento ipertrofico ma anche bulimico di soldi che potremmo utilizzare molto meglio che tenere in piedi un simile carrozzone sempre più ideologicamente inquinato.

La sua privatizzazione potrebbe essere la grande riforma per il prossimo quinquennio 2027-2032, perchè la riduzione e persino l'abolizione del canone non è sufficiente se lo stato continuerà a garantire la copertura delle spese e dei debiti di una Rai pubblica.

02 aprile 2025

Gli sproloqui degli "esperti"

Ricordo le sobrie comunicazioni degli anni Sessanta e, tutto sommato, anche dei Settanta.

Tribune politiche ed elettorali con il bilancino e un conduttore di cui non si è mai conosciuta l'appartenenza partitica se non, come capitava per i cronisti sportivi, post mortem.

Le notizie erano solo notizie, inizialmente lette da un annunciatore che non era iscritto all'albo dei giornalisti, poi questi pretesero di andare in video e voce e quindi anche di proporci, tramite il mezzo pubblico, la loro non richiesta opinione personale.

Dalla trasmissione Bontà loro ("cosa c'è dietro l'angolo?") cominciò la Caporetto dell'informazione italiana, mischiando spettacolo a notizie che, per poter fare spettacolo, dovevano essere gonfiate e manipolate in modo da scuotere le coscienze delle persone.

L'indignazione divenne la cifra fondante della nuova comunicazione e più si istigavano le persone ad indignarsi, meno si risolvevano i problemi.

Oggi la situazione, se possibile, è persino peggiorata perchè oltre al mugugno, che è un diritto di tutti noi, sono stati innescati tanti altri paletti che vanno sotto il nome di "politicamente corretto", un tumore ideologico che è degenerato in tante metastasi chiamate "gender", "lgbt", "woke", "black lives matter" e via discorrendo.

Per puntellare simili sprechi, i "professionisti dell'informazione", resisi conto che la loro personale opinione non era sufficiente perchè nessuno li prende seriamente, chiamano una valanga di "esperti", docenti di questo e di quello, che sbrodolano la loro ricetta con una sicumera che ci fa chiedere: ma allora sono tutti cretini quelli che non fanno ciò che simili "dotti e sapienti" snocciolano con tanta facilità ?

Ma se andiamo ad ascoltare meglio quello che dicono, gli "esperti", dicono tutto e il contrario di tutto, ognuno con una sua ricetta che non sarà mai messa alla prova e con previsioni che arrivano ai decenni futuri, quando tutti, almeno quelli che ci saranno ancora, si saranno dimenticati di chi abbia detto cosa.

Poi gli "esperti" non sono mai unanimi, c'è sempre qualcuno che si distingue dagli altri, trattandoli da sempliciotti, per non dire da cretini integrali, proponendo la sua ricetta a sua volta oggetto di scherno da parte dei primi.

Però tutti intascano felicemente i gettoni di presenza.

Se poi però andiamo a cercare di sintetizzare e concretizzare quello che dicono gli "esperti" vediamo che le direttrici di base sono due.

La prima che chiama in causa la scuola.

Se ascoltiamo bene quello che dicono, dall'educazione finanziaria al rispetto delle donne, tutti chiedono che "si cominci dalle scuole" per formare il cittadino di domani.

E io che credevo che fosse la Famiglia a dover formare l'Uomo, mentre la Scuola dovesse solo insegnarci Greco, Latino, Italiano e persino Matematica !

Ma se carichiamo la scuola di tutte le nuove funzioni per "costruire il cittadino di domani", quando i ragazzi hanno il tempo per imparare le materie scolastiche tradizionali, cioè quelle che fanno la differenza tra un ignorante e uno che abbia aperto la sua mente al sapere che l'Uomo ha accumulato nei millenni ?

Le seconda direttrice è: bisogna investire per questo e quello.

Chi deve investire ?

Il sottinteso è lo stato.

Peccato che chi, tirando l'acqua al proprio mulino, chiede interventi su questo e quello, sia sostanzialmente lo stesso che scende in piazza per l'unione europea, dimentico che se l'Italia non ha disponibilità di denaro da sperperare è perchè si è suicidata aderendo all'euro, quindi non può più stampare moneta avendo perso la Sovranità Monetaria e deve rispettare rigidi parametri di bilancio per evitare di indebitarsi oltre certi limiti avendo perso anche la piena Sovranità legislativa (soprattutto con la complicità di una magistratura che ricorre alle direttive europee per bloccare le iniziative ideologicamente non gradite dei Governi di colore politico opposto a quello del magistrato di turno).

Insomma tante belle parole che si concludono con una richiesta di denaro, perchè tutto costa e neanche poco.

Ma quei soldi chi li mette ?


14 dicembre 2024

Per ricostruire bisogna prima demolire

Questa mattina, come sempre, ho acceso la radio e prima del giornale radio delle sette, mi sono sorbito (in sottofondo, ovviamente faccio anche altro) una trasmissione che da tempo occupa quello spazio radiofonico al sabato e consiste nella apologia di un personaggio più o meno noto, in genere appartenente alla intellighenzia del regime woke, lgbt o, in generale, cattocomunista.

Questa mattina il protagonista da incensare era Gianrico Carofiglio, ex magistrato, ex parlamentare comunista, scrittore.

Tra le tante cose che ha detto, a domanda (probabilmente concordata) ha inanellato una filippica, senza contraddittorio alcuno, contro la separazione delle carriere in magistratura.

In sostanza che ci sia colleganza (che sfocia nella complicità) professionale tra chi sostiene l'accusa e il terzo che dovrebbe essere super partes e decidere imparzialmente tra le tesi dell'accusa e quelle della difesa, sarebbe meglio per la giustizia di due soggetti distinti e distanti così come distinto e distante è chi sostiene la difesa.

Credo che la tesi di Carofiglio appartenga alla concezione di "giustizia" della magistratura militante e della sinistra prona davanti a quelle toghe e si commenti da sola.

E' possibile riformare il mondo giustizia con simili mentalità ?

Non credo.

Credo che il pianeta giustizia debba essere totalmente sradicato nelle sue incrostazioni ed abitudini e ricostruito dalle fondamenta, cioè dal sistema di reclutamento dei magistrati, abbandonando il concorso pubblico per passare ad un metodo di selezione differente per giudici e pubblici ministeri, che marchi la separazione dei due ruoli e non solo delle loro carriere.

Il sistema statunitense mi sembra quello più adatto, con i giudici scelti tra giuristi, avvocati, professori di chiara fama ed esperienza, confermati con voto qualificato dall'assemblea elettiva competente per territorio.

Mentre i pubblici ministeri, nella persona del procuratore capo del distretto, siano eletti, con mandato temporale rinnovabile, dal Popolo che, a scadenza quinquennale, ne valuta l'operato e decide se confermare o meno il mandato in base ai risultati ottenuti.

Una rivoluzione copernicana del sistema di reclutamento che porterebbe a compimento la pur necessaria riforma della separazione delle carriere.

Con buona pace di Carofiglio.

29 novembre 2024

Due paroline su canone rai e tasse

La sinistra si è aggrappata a due votazioni nelle quali Lega e Forza Italia si sono fatte i dispettucci reciproci, per aizzare i loro elettori, rincuorandoli dopo una serie di sconfitte in Italia e all'estero.

Poi il decreto fiscale è passato con un voto compatto di fiducia, mandando in frantumi l'ennesima illusione cattocomunista.

I due dispettucci sono relativi non ad una proposta del Governo ma a due emendamenti dei due partiti, che avevano avuto il via libera del Governo e sono stati respinti.

In sostanza, il Ministro dell'Economia Giorgetti ha a disposizioni qualche centinaio di milioni da immolare sull'altare di proposte specifiche di modifiche della legge di bilancio e quindi se ne passa una, non ne passa un'altra, perchè, grazie ad undici anni di governi cattocomunisti, la coperta è troppo corta.

Detto ciò i due emendamenti bocciati riguardavano un aiutino alla sanità calabrese e la conferma della riduzione del canone rai.

Personalmente sono contro la rai pubblica (in realtà sono contro il pubblico, quindi anche contro la sanità pubblica, ma so benissimo che la mia è una utopia che potrei vedere realizzata solo se scoppiasse una guerra che rivoluzionasse tutto l'esistente) ma comunque sono favorevole a ridurre il canone o ad abolirlo.

Forza Italia è notoriamente il partito di Mediaset e fa un torto al suo liberalismo opponendosi alla riduzione/abolizione del canone con motivazioni che nascondono la realtà: con un canone ridotto o abolito, la rai non avrebbe limiti di legge per la raccolta pubblicitaria che, quindi, verrebbe in parte sottratta agli altri operatori televisivi, Mediaset inclusa.

Tutto qui.

Ma sappiamo anche che con la rai pubblica, se non ci fosse il canone quei soldi arriverebbero dalla contabilità ordinaria, come dalla contabilità generale arrivano i soldi necessari a coprire il deficit della rai.

In tale ottica non si comprende l'opposizione della sinistra alla riduzione del canone.

Infatti il pagamento di una tassa denominata canone rai è uguale per tutti in virtù della fruizione del servizio, mentre se fosse ridotta/abolita, ricadendo nella contabilità generale, verrebbe pagata con gli amati (dai cattocomunisti) criteri di progressività e quindi da ogni contribuente in base al reddito.

Se quindi Forza Italia ha una motivazione di sostanza anche se in contrasto con la sua impostazione liberale, la sinistra fa solo una politica vessatoria perchè, quando si parla di tasse, quando c'è da buttarsi per ravanare nelle tasche del cittadino e spendere e spandere, i cattocomunisti non hanno rivali al mondo.

Inquadrato il problema del canone mi permetto di dire che se la strada maestra è la privatizzazione della Rai, a me poco importa se il canone non viene ridotto, purchè quei milioni siano utilizzati, ad esempio, per ridurre l'aliquota media dell'irpef dal 35% al 33% o 34%, insomma purchè quei soldi non siano spesi, ma utilizzati per ridurre la pressione fiscale, in un modo o in un altro.

Per quanto poco sia, sarebbe comunque un segnale, un indirizzo, una dichiarazione di intenti sul fatto che questo Governo di Centro Destra non è un Governo di spesa, ma di restituzione ai cittadini di quanto è stato a noi sottratto dalla politica cattocomunista fondata sulla spesa e sul prelievo fiscale.

31 luglio 2024

Il bel sogno di privatizzare la Rai

Negli ultimi giorni sono apparsi articoli di stampa nei quali si narra di un progetto del Governo Meloni di vendere ai privati il 50% della Rai.

La Meloni ha dichiarato di aver letto tali presunte indiscrezioni ma di non sapere da dove siano uscite e quindi di non aver nulla da dire.

Probabilmente sono le solite invenzioni di stampa, elaborate in una serata alcoolica dove un peones del parlamento si è lasciato andare in una serie di ipotesi che si sono trasformati, in mancanza di altro, in sogni di notti estive e che rappresentano per alcuni una speranza, per altri un incubo.

Il Governo Meloni ha già ridotto il canone rai a sette euro al mese dai nove cui lo aveva portato Renzi e la prospettiva non può che esserne l'abolizione che presuppone la liberalizzazione della pubblicità in rai perchè possa combattere su un terreno di parità con i concorrenti privati.

Ma anche senza canone la rai, restando di proprietà interamente pubblica, non si affrancherebbe dalla politica, cioè dal governo in carica, che avrebbe pieno diritto a nominarne i dirigenti ed a indicare la linea editoriale, scatenando i prevedibili piagnistei delle opposizioni di turno e l'arrogante pretesa dei dipendenti (pubblici) della rai, di comandare senza averci messo una sola lira, come se la rai fosse cosa loro.

La Meloni inoltre ha sottolineato come non abbia bisogno di una "TeleMeloni", visti gli ascolti (volontari) dei suoi canali social che io stesso seguo su X e su Telegram, da dove posso trarre le informazioni che mi servono per valutare l'azione del governo che ho votato.

E non mi servono le chiacchiere delle innumerevoli trasmissioni televisive, anche due o tre contemporaneamente, ognuno con il suo sondaggio quotidiano e i suoi ospiti fissi (presumo a pagamento per ogni comparsata).

La rai ancora in mano pubblica sarebbe solo un momento di scontro, di divisioni e un carrozzone per alimentare un forte clientelismo che fu sintetizzato da qualcuno quando disse che in rai, su dieci assunti, quattro erano democristiani, tre comunisti, uno socialista, uno laico (PLI, PRI,PSDI) e uno bravo.

Fu così che siamo arrivati a oltre dodicimila dipendenti in rai, contro i poco più di tremila in Mediaset che fornisce gli stessi prodotti e servizi.

L'idea di privatizzare la rai non sarebbe solo un beneficio per le casse dello stato, ma anche per la politica italiana che si libererebbe di un pachiderma sclerotizzato portatore solo di polemiche.

I leaders politici hanno moltissimi sistemi per comunicare le loro idee (quando le hanno, perchè le trasmissioni televisive di politica al momento servono solo per urlare insulti e istigare all'odio verso la controparte) e non hanno bisogno della rai.

Come ha giustamente evidenziato il nostro Presidente del Consiglio.



08 maggio 2024

Privatizzare e vendere la Rai

Marcello Veneziani ne La Verità di oggi scrive un editoriale (che penso sarà visibile domani sul suo sito) al solito centrato, questa volta sulla Rai, dopo le proteste dei giornalisti cattocomunisti, sullo sciopero dell'Usigrai, sulla presunta TeleMeloni (che, purtroppo, non c'è).

Prendendo spunto dall'intasamento di trasmissioni che, a ciclo continuo, denunciano la censura, dagli stessi microfoni dell'inesistente TeleMeloni, dallo sciopero Usigarai che, per la prima volta, ha visto una adesione non unanime e la messa in onda di due telegiornali ed una edizione straordinaria, Veneziani conclude: privatizziamo e vendiamo la Rai.

Elenca i benefici che, poi, sono quelli ben noti, a cominciare dalla fine di ogni interferenza dei partiti che, a seconda del Governo in carica, cambiano i vertici e vengono accusati di occupare la rai pubblica, anche se ciò è vero solo quando è la sinistra al potere (e nessuno denuncia) mentre quando è la Destra a governare il fuoco di sbarramento contro ogni (legittimo, ma purtroppo limitatissimo) spoil system è isterico.

Come in questi giorni in cui, dagli stessi microfoni rai è tutto un susseguirsi di isterici proclami contro la censura.

Saranno poi gli editori privati, che guardano in primo luogo alla tenuta dei conti, a decidere se sarà necessario continuare a mantenere tutto il carrozzone rai, a cominciare degli oltre duemila giornalisti.

Del resto (questo Veneziani non lo scrive, è una mia considerazione) se il 6 maggio, a fronte di una adesione del 75% dei giornalisti, quindi con il lavoro di un quarto della redazione, sono regolarmente andati in onda TG1 e TG2 con un tg straordinario, allora vuol dire che quelle redazioni sono sin troppo stipate, inutilmente per il servizio che devono svolgere e si dovrebbe usare le forbici perchè costano e sono mantenute con soldi pubblici, cioè soldi nostri.

Aggiungo anche il mio mantra abituale.

Con la Rai privatizzata e venduta, anche a spezzatino, incasseremmo miliardi utili a ridurre il debito pubblico e, ultimo ma non per questo meno importante, verrebbe definitivamente abolito l'odioso canone.


16 aprile 2024

Vendere e privatizzare la Rai

I fiumi di parole che seguono la decisione di un presentatore di non sottoscrivere un contratto con la Rai e, invece, di accettare l'offerta ben più lucrosa (pare una remunerazione tre volte superiore) di una emittente privata, ripropongono la questione sulla Rai pubblica.

Programmi, radio e telegiornali, documentari, produttrice di film e telefilm e, soprattutto, dispensatrice di stipendi, la Rai, con i suoi quasi tredicimila dipendenti di cui circa duemila con la qualifica di "giornalisti", è uno degli apparati della pubblica amministrazione più soggetto alle influenze partitiche.

Ai tempi della prima repubblica si diceva che in rai assumevano dieci giornalisti così suddivisi: quattro democristiani, tre comunisti, due laico socialisti e uno bravo.

Considerando il livello delle trasmissioni, il più delle volte propaganda spazzatura a favore della sinistra, temo che non sia cambiato nulla da allora.

Il canone Rai fruiva, nel 2021, 1,7 miliardi, da quest'anno probabilmente meno, grazie al Governo Meloni che lo ha ridotto, come possiamo vedere dall'addebito nelle bollette elettriche.

Assieme alla pubblicità la Rai fattura 2,7 miliardi, più di Sky e di Mediaset (2,5 e 2), eppure ha un bilancio in perdita che richiede costante immissione di denaro pubblico per ripianarlo.

Ha ancora un senso la Rai pubblica, con tutti i suoi canali, costi e polemiche ?

No.

Vendere, anche a spezzatino, i vari assets della Rai significherebbe per lo stato incassare miliardi che sarebbero ben utilizzati mettendoli a decurtazione del mostruoso debito pubblico, cancellare il balzello del canone con un piccolo risparmio per gli Italiani, smettere di distogliere risorse per ripianare i debiti della Rai e far cessare ogni polemica sull'uso politico della televisione.

Se, infatti, tutte le emittenti fossero private, tutte dipenderebbero dalla raccolta pubblicitaria che segue gli ascolti e quelle che trasmettessero porcherie propagandistiche fallirebbero, come meritano, grazie alla inesorabile legge di Mercato e senza costi per lo stato.

Al contrario, se tutte le emittenti fossero private, lo stato potrebbe regolamentare, nell'interesse pubblico, la loro attività, da terzo super partes che non deve preoccuparsi della concorrenza e quindi senza sospetti di parzilità.

Probabilmente in un Mercato interamente privato, anche le retribuzioni di nani e ballerine sarebbero più contenute, evitando motivi di scandalo e di polemiche.

E forse tornerebbe in auge la qualità di un programma e non la sua finalità politica.

Con la Rai privatizzata e venduta, cesserebbero le polemiche di chi ha perso le elezioni e contesta a chi le ha vinte la legittima indicazione di una linea editoriale.

E vivremmo felici e contenti, guardando quello che scegliamo di guardare e di pagare, liberamente.

18 luglio 2023

Tutto il ridicolo del politicamente corretto

La Rai, sotto "accusa" per le "epurazioni" del Centro Destra che hanno visto solo i cattocomunisti, probabilmente nelle mani di un signore che fra un anno andrà in pensione e quindi tende a fare lo slalom tra le rogne per non averne, si arrende agli invasati del politicamente corretto e diventa più allineata che mai alle direttive mainstream.

Scontentando gli Elettori di Centro Destra e non acquisendo neanche un consenso tra quelli cattocomunisti, come sempre accade quando ci si arrende al nemico.

Viene così cancellata una striscia (che non avrei mai guardato sia perchè ho smesso di guardare i programmi di "approfondimento" politico, ma anche perchè a me quel giornalista non è mai piaciuto) che era stata affidata a Filippo Facci, firma di Libero, perchè, a commento della sin troppo mediatica vicenda del figlio del Presidente La Russa, ha scritto (più o meno) che l'accusatrice del figlio del Presidente del Senato dopo essersi fatta di cocaina è stata fatta anche dal ragazzo.

Apriti cielo !

La Schlein e tutto il sancta sanctorum del cattocomunismo sono insorti per una frase che, a me, più che sessista, è sembrata solo ironica, della serie ridendo castigat mores.

Così Facci è stato cancellato.

Ieri è stato il turno di due telecronisti che commentavano i mondiali di nuoto (nell'immagine tratta da Twitter, uno dei quotidiani cattocomunisti che hanno ricamato sulla vicenda, probabilmente non avendo altro da propinare ai loro lettori, che, se continuano a leggere quei giornali, quelli meritano).

A microfoni che credevano spenti ma che un tecnico aveva lasciato aperti solo per Rai Play (chissà quanti spettatori avrà avuto, ma ne è bastato uno solo), commentavano tra loro la (scarsa) avvenenza delle nuotatrici olandesi, aggiungendovene una italiana, per poi raccontarsi freddure e barzellette che una volta si sarebbero dette "da caserma" sulle donne che conoscono solo tre note "SI LA DO" e via di quel tenore.

Barzellette e freddure che abbiamo sempre raccontato e ascoltato, a scuola, negli spogliatoi, in caserma, immagino al bar anche se non sono mai stato un frequentatore di bar, fino nei salotti della età adulta quando non erano presenti le signore.

La negligenza è stata di chi non ha chiuso tutti i microfoni, senza avvisare tempestivamente i due malcapitati che quello che dicevano per scaricare la tensione del lavoro pensando di avere un colloquio a due, andava in onda, innescando  uno spettatore dalla pressione alta che, sentendosi investito dal sacro fuoco del politicamente corretto, ha subito inviato una pec alla Rai.

E il debole amministratore delegato che conta i giorni per andare in pensione, per non avere rogne, ha biasimato i due cronisti, sostituendoli nel seguire i mondiali.

Non so agli altri, ma a me, queste censure, questi invasati Savonarola (magari vorrei ricordassero la fine che fece Savonarola ...), fanno esattamente l'effetto contrario a quello che vorrebbero ottenere.

E mi sento sempre più comprensivo e dalla parte delle vittime della aggressiva ignoranza dei politicamente corretti e della pusillanimità di chi dovrebbe intervenire per le questioni serie e non per le paturnie di una rumorosa ma, presumo, minoritaria parte della nostra Società che è di gran lunga migliore di chi urla e che, per fortuna, continuerà a ridere senza riserve nel sentir raccontare barzellette e fare freddure, come sempre è stato e sempre sarà.

10 luglio 2023

Lo squallore della sinistra non ha limiti

In Italia quasi ogni giorno si commettono reati di violenza privata.

Il più delle volte sono immigrati che stuprano donne giovani e, talvolta, anche molto meno giovani.

Eppure le attenzioni morbose sono tutte per il figlio del Presidente
Larussa, probabilmente perchè non importa nulla nè del reato, se mai è stato compiuto, nè della ricerca della verità, ma solo armare il proprio arco di una freccia da usare strumentalmente e impropriamente contro il Centro Destra.

E gli stessi che sono prodighi di giustificazioni e attenuanti verso gli immigrati, in questo caso, nonostante tutti i dubbi, si esercitano in una disgustosa retorica unicamente per colpire il Presidente Larussa e il Governo.

Credo sia opportuno ricordare che parlare di "vittima" riferendosi alla ragazza, significa aver già dato un giudizio senza avere alcuna conoscenza dei fatti.

La ragazza è, tuttora, l'accusatrice di un coetaneo che è innocente finchè non sarà provata la sua eventuale colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio-

Poi esiste l'aspetto politico, che vede i soliti schieramenti, con gli inutili dibattiti e le ancor più inutili discussioni, tanto ognuno resterà della sua opinione, con o senza la sentenza definitiva, a prescindere da quella che sarà.

Ma il disgusto aumenta quando gli stessi che sdilinquiscono per le esibizioni televisive dei Saviano, delle Littizzetto, dei Fazio, vorrebbero impedire ad una voce per loro stonata, quella di Filippo Facci, di gestire la striscia quotidiana che gli è stata assegnata nel palinsesto Rai.

Davanti a tale arroganza e ignoranza, la risposta giusta è raddoppiare lo spazio televisivo in Rai di Filièppo Facci.

04 luglio 2023

L'epurazione che (purtroppo) non c'è

Il passaggio volontario di alcuni idoli del cattocomunismo catodico dalla Rai in corso di liberazione, alle televisioni private, è l'occasione per gridare ad una occupazione che, purtroppo, esiste solo nella fantasia di chi l'ha posta in atto contro il Centro Destra negli ultimi undici anni.

Non sono uno spettatore delle trasmissioni di chiacchiere politiche, su nessuna rete e orientamento.

Mi limito a guardare Studio Aperto delle 18,30 perchè è l'unico telegiornale che fornisce notizie senza beceri commenti del mezzobusto di turno, delle cui opinioni non mi importa nulla e ascolto tanta radio, anche se spesso sono costretto a rifugiarmi in Radio Italia solo musica italiana tanto sono faziose le trasmissioni fino ad ora messe in onda (su tutte Radio anch'io, rovinata dalla conduzione di parte di Giorgio Zanchini che non sembra, purtroppo, in procinto di essere sostituito).

Non guardo neppure Porro, che mi ha stancato anche nella sua quotidiana zuppa, quando si ostina a trasmettere da improbabili postazioni dalle quali si capisce solo una parola su dieci, o Giordano.

Ma leggo le cronache dei quotidiani e quanto appare su Twitter in caso di qualche trasmissione che faccia notizia perchè un po' più sopra le righe rispetto al solito.

Ed ho tratto la conclusione che faccio benissimo a non guardarle.

Non fanno informazione, ma solo propaganda in base alle personali visioni del conduttore.

La cosa è tanto più grave per la Rai che è pagata anche con i miei soldi.

E se la soluzione migliore sarebbe privatizzare la Rai, così non dobbiamo più coprirne le passività e ci risparmiamo la tassa del canone, se proprio vogliono tenersela pubblica, almeno sia rappresentativa del panorama politico, con una suddivisione da Manuale Cencelli del tempo, degli spazi, dei conduttori e delle trasmissioni.

Così, se Fratelli d'Italia ha il 26% di elettorato, allora abbia il 26% di conduttori, trasmissioni, spazi, citazioni.

E via con tutti gli altri.

I conduttori faziosi che VOLONTARIAMENTE hanno lasciato la Rai, si atteggiano a vittime e ci cascano solo i boccaloni, tifosi più che cittadini pensanti, che scientemente (quindi colpevolmente) ignorano i contratti faraonici che i loro idoli, menandoli per il naso e facendo pure le vittime, riescono a sottoscrivere con televisioni private ingolosite dagli ascolti potenziali.

Che non faranno.

Perchè c'è sempre una percentuale di spettatori che sceglie comunque il canale, davanti al quale spesso si addormenta e non seguirà altrove il conduttore.

E sono anche convinto, da quello che leggo e da quello che ascolto da conoscenti ed amici, che gli spettatori di quelle trasmissioni siano sempre gli stessi, come i famosi carri armati di Mussolini della barzelletta, che si abbeverano alla stessa fonte anche se con etichette diverse, fino a perdere ogni lucidità e capacità di analisi e giudizio autonomi.

In ogni caso, pensare che cattocomunisti arrabbiati, per seguire i loro guru accedano alle televisioni commerciali favorendone la pubblicità e, ancora di più, quelli che seguono personaggi come la Berlinguer e la Merlino finanzino indirettamente la televisione di Berlusconi ... non ha prezzo !

27 maggio 2023

La Liberazione della Rai

Fiorello non mi è mai piaciuto, sin da quando, mi sembra su Italia 1, anticipava le notizie del telegiornale con il suo karaoke, con codino annesso: troppo sopra le righe, carico, forzatamente sorridente nel suo tentativo di presentarsi come l'amicone di tutti.

Ciò non toglie che, a volte, anche Fiorello ne azzecchi una, come quando leggo che avrebbe dichiarato che se l'Annunziata se na va dalla Rai dopo la Littizzetto e Fazio, non frega niente alla gente.

Ne sono convinto anch'io.

Apparentemente, se sommassimo gli spettatori di tutte le trasmissioni di propaganda cattocomuniste nelle varie televisioni (Annunziata, Fazio, Formigli, Merlino, Palombelli, Gruber, Gentili e tutti gli altri di cui non ricordo il nome) il pci/pds/ds/pd dovrebbe avere il 120% dei voti.

Invece ha solo il 20%.

Questo accade perchè gli spettatori che pendono dalla labbra di Fazio, sono gli stessi che pendono dalle labbra dell'Annunziata, della Gruber, di Formigli e di tutti gli altri.

Un po' come i carri armati che si dice venissero presentati durante le parate del Fascismo: erano sempre quelli (dicono ...).

Nel mio piccolo ho potuto verificarlo con amici e conoscenti di sinistra che, quando ci si ritrova, citano sempre le stesse trasmissioni e le stesse fonti (tg3, tg1, Sky tg24, la7 ...), ripetendo a pappagallo le tesi sentite a assorbite senza filtro, dimostrando di saltare da un canale all'altro con l'unico risultato di sottoporsi volontariamente ad un lavaggio del cervello con un bombardamento continuo di versioni a senso unico.

Tutti noi altri, invece, ascoltato uno o due telegiornali, magari di quelli brevi che forniscono solo il titolo delle notizie, poi cambiamo canale evitando di pensare con la testa degli altri, ma ragionando sulle notizie pure e semplici ed elaborandole in base alla nostraa esperienza e conoscenza.

Così i risultati reali delle elezioni vedono il Centro Destra vincere con il 46% e ottenere una comoda maggioranza assoluta in parlamento.

Per questo la Rai, che è un servizio pubblico, deve essere ripulita dalle scorie cattocomuniste che l'hanno okkupata per decenni, in spregio alla volontà della maggioranza degli Elettori.

Quello che è accaduto sino ad ora non basta, anche se non interessa, perchè abbiamo dimostrato di poter vivere senza guardare la propaganda cattocomunista che ha fatto metastasi anche nelle cosiddette fiction, come è accaduto nei telefilm americani dove c'è sempre un negro, un omosessuale, possibilmente con una vita di coppia, che rappresentano le vittime o il bene, contrapposto a bianchi eterosessuali violenti e ignoranti e altri bianchi eterosessuali proni alla nuova ideologia e, anzi, ancor più fanatici di negri e omosessuali.

Secondo Travaglio, che non è un sostenitore del Centro Destra, le lamentele dei cattocomunisti sono ingiustificate perchè hanno conservato, da minoranza elettorale, ben nove caselle direttive, contro le sette della Lega, cinque di Fratelli d'Italia e tre dei grillini.

Un vero spoil system avrebbe attribuito tutto alla maggioranza, sostituendo, come sarebbe stato gradito da noi Elettori, TUTTI i direttori compromessi con i cattocomunisti.

Così non è stato e il problema si ripresenterà se non fra cinque anni, almeno fra dieci, quando i cattocomunisti torneranno al governo, come è nel destino di una democrazia che si fonda sull'alternanza e la rigenerazione all'opposizione di chi è stato al governo.

L'unico modo, la strada maestra, per evitare che, ad ogni nomina si ripeta il circo delle lamentele, è che la Rai sia completamente privatizzata, con lo stato che abolisce il canone, tassa odiosa quanto il bollo auto, l'Imu, la tassazione sui risparmi, sui fondi pensione e sui contratti e guadagni di borsa, e incassa una somma ingente dalla vendita, anche a spezzatino, di tutti gli asset, senza conservare nulla.

In questo modo non ci sarebbero più nomine pubbliche, spartizioni e, soprattutto, nessuno pagherebbe più perchè siano prodotti telegiornali e trasmissioni ostili alle sue idee con i suoi soldi.

Perchè tutti i telegiornali e la trasmissioni peserebbero sul conto economico di un privato che guadagnerebbe se avesse gli introiti necessari a produrre quelle trasmissioni, con quell'indirizzo politico, solo se seguite da un pubblico pagante adeguato a raccogliere anche pubblicità che compensi i costi e faccia guadagnare.

Intanto, però, in mancanza di meglio, accontentiamoci del bene: avanti con la Liberazione della Rai, con più coraggio per dare il benservito a tutti quelli compromessi con il passato regime.

28 aprile 2023

Accelerare i tempi della decomunistizzazione in Rai

Ieri pomeriggio, verso le 17, ho acceso incautamente la radio ed ho avuto la sventuraa di ascoltare un monologo, fazioso e senza contraddittorio, dell'assessore alla sanità dell'Emilia Romagna.

Tre giulivi conduttori di una trasmissione pomeridiana, gli hanno aperto il microfono e gli hanno consentito quello che MAI viene consentito ad un qualsiasi esponente di Centro Destra: esporre, senza interruzioni, contraddittorio, nè commenti critici la propria opinione e richieste propagandistiche.

Nella fattispecie era una pretesa di ottenere finanziamenti ulteriori con la scusa dei costi del covid.

E' la mentalità degli amministratori rossi di Bologna che nei primi anni settanta fecero allegramente debiti a carico di tutti gli Italiani, consentendo ai cittadini di circolare gratis negli autobus.

Circostanza che fu perfettamente definita in una Tribuna Politica da Mariano Rumor, quando, a domanda su quanto fosse bello vivere a Bologna, rispose che Bologna poteva fare quello che faceva perchè era in una Italia democristiana, con Bologna che si indebitava e il resto d'Italia che pagava.

Infatti quando nel 1975 i socialcomunisti vinsero in varie altri metropoli come Roma e Napoli e il pci entrò, a cavallo del rapimento di Moro, nelle stanze del potere, cessò ogni gratuità.

A parte la pretesa di far pagare ad altri i propri debiti, quello che deve essere stigmatizzato è la faziosità delle trasmissioni rai che consentono una propaganda a senso unico, senza contraddittorio.

Urge che il Governo prenda  in mano il dossier Rai, perchè, da elettore del Centro Destra, sono stanco di pagare per favorire la propaganda cattocomunista.


06 febbraio 2023

Meloni: è ora di mettere mano alla Rai

Non so quando inizierà il festival di Sanremo che, da decenni, non guardo perchè mi è più che sufficiente esserne informato dai quotidiani e dai radio telegiornali, mentre le canzoni (sempre peggio, soprattutto adesso che c'è la moda della lagna tipo muezzin) le ascolterò inevitabilmente su Radio Italia solo musica italiana.

So, però, che ancora una volta quello che dovrebbe essere unicamente un festival di canzonette, si trasformerà in un megafono per  "modelli" (absit iniuria verbis) di vita che vanno bene solo nelle sit com e nel patinato e irreale mondo dello spettacolo.

In tal modo anche il festival di Sanremo si aggiunge a tutta una serie di trasmissioni radio televisive, della Rai, perchè quelle delle radio e televisioni private sono responsabilità dell'Editore privato ed a sue spese, con la punta di diamante dei radio e telegiornali, che fanno propaganda a senso unico, a favore cioè dei cattocomunisti che hanno occupato la Rai e usano i nostri soldi per veicolare le loro opinioni.

Capisco e condivido la lenta marcia della Meloni (governare non è una gara sui cento metri ma una maratona), però la Rai non può più essere lasciata nelle mani di chi rema contro il governo.

E' necessario un repulisti generale ed una sostituzione sistematica nei ruoli di comando e di conduzione dei programmi.

A meno che non si voglia percorrere quella che, per me, resta la strada maestra: privatizzare la Rai, abolendo il canone e vendendo tutto, anche a spezzatino, guadagnando fior di miliardi che potranno servire a ridurre il debito pubblico (e non a sperperarli in altre iniziative assistenzialiste).


22 dicembre 2022

Il Governo intervenga sulla Rai

La manovra si avvia ad essere approvata, smentendo tutta la propaganda cattocomunista veicolata da stampa, radio e televisioni asservite ad editori collusi con la consorteria globale affaristico finanziaria o occupati da schiere di propagandisti militanti anche se il servizio sarebbe formalmente pubblico.

Soprattutto negli ultimi giorni abbiamo visto accumularsi una serie di starnazzamenti (dalla ricetta elettronica allo spid)  finalizzati unicamente a urlare un allarme inesistente e, purtroppo, veicolate non tanto da giornali, radio e televisioni private che per me possono fare e dire quello che vogliono perchè le conseguenze le pagano con i soldi dell'editore, quanto dalla Rai nei suoi radio e telegiornali, nonchè nelle trasmissioni cosiddette "di servizio".

E' una stortura che va avanti da anni e che vede un ente pubblico, pagato con i nostri soldi, due volte, con il canone e con le tasse visto che è lo stato a ripianare i debiti, che fa propaganda di parte con la pletora dei suoi dipendenti, quasi tutti schierati a senso unico.

Quando al governo ci sono i cattocomunisti è un continuo inno al governo, quando al governo c'è il Centro Destra, è una continua critica sempre fondata solo sulle veline del pd.

E' ora di finirla.

La manovra, di cui scriverò quando sarà definitivamente approvata, ha contenuto l'aumento del debito pubblico ben più di quel che fece il genio di Francoforte che ci ha portato guerra, inflazione e crisi energetica, ma ancora non basta.

Lo stato spende troppo per occuparsi di troppe questioni che uno stato liberale deve lasciare al Mercato.

L'informazione è una di queste.

Il Governo Meloni, passata la sbornia parlamentare sulla manovra, deve intervenire sull'informazione, azzerando ogni contributo alla stampa e mettendo mano alla Rai o nel senso (e sarebbe la cosa migliore) della sua completa privatizzazione, oppure nel senso di un forte dimagrimento della struttura, per fornire informazione e non fare propaganda, con regole ben precise sui tempi e i modi di intervento delle parti e di conduzione di radio, tele giornali e trasmissioni varie.

I giornali devono vivere se hanno i lettori che portano anche pubblicità.

Se i cittadini non comprano i giornali, non vedo perchè dobbiamo noi cittadini pagare laute remunerazioni a "giornalisti" con i contributi statali, soprattutto quando poi quelli pensano di poter dire e scrivere quello che pare a loro, anche danneggiando e offendendo le idee di quei cittadini che hanno idee diverse ma sono ugualmente costretti, tramite le loro tasse, a mantenerli.

La Rai non deve sfuggire a questa regola.

Entri sul Mercato e si regga su spettatori e pubblicità.

E se non ha sufficiente ascolto, chiuda.

Non possiamo mantenere migliaia di persone, quando ci sono emittenti che, con molto meno, adottano criteri fondati su un bilancio sano e in utile.

Se i "giornalisti" sono così convinti che le loro opinioni siano oro colato da diffondere tra noi ignorantoni del Popolo, allora ci mettano del loro, finanzino la loro televisione e vediamo dove arriveranno.

30 novembre 2022

Cercasi ruspa per asfaltare la rai

Negli ultimi tempi (anni) l'informazione si è trasformata in un martellamento propagandistico cattocomunista.

Non è più il fatto, la notizia ad essere proposti asetticamente allo spettatore/lettore/ascoltatore, ma le opinione di questo o quello, tutte a senso unico, spesso talmente simili da sembrare frutto di una velina centrale (e il dubbio che sia proprio così diventa sempre meno dubbio).

Passi per le testate (cartacee, radiofoniche e televisive) private.

A mio parere uno, con i propri soldi, può fare e dire qualsiasi cosa, escludendolo con un uso appropriato del telecomando, lo danneggio perchè viene rilevato un ascolto inferiore e, quindi, la pubblicità gli viene pagate meno.

Quindi se uno vuole fare propaganda cattocomunista, merita di ricevere meno soldi in pubblicità perchè tutti gli ascoltatori di Centro Destra cambiano canale e/o non comprano il prodotto che sostiene quella trasmissione di propaganda cattocomunista.

Ma la Rai è pubblica, tutti siamo costretti a pagare il canone per "merito" di Renzi che lo ha incardinato nella bolletta della luce, quindi avremmo diritto ad una vera informazione, cioè ad ascoltare le notizie, i fatti accaduti, in modo asettico senza gli insulsi commenti degli "opinionisti" che, poi, sono i degni colleghi del conduttore, che scrivono o straparlano in altri giornali o trasmissioni.

A maggior ragione se si accende la radio mentre si prepara il pranzo e viene trasmesso un programma che potrebbe essere utile, ma stravolto dalla scelta di ospitare a senso unico, senza contraddittorio, chi propugna una sola tesi e, guarda caso, quella tesi è cattocomunista.

Negli ultimi giorni su radio uno, il programma che vorrebbe essere di "approfondimento economico" chiamato, se non sbaglio, "Sportello Italia", ha ospitato due monologhi contro la manovra del Governo su due punti: il voucher e l'aumento a ben sessanta euro dell'esenzione dall'obbligo per il negoziante di consentire l'uso del pos.

I conduttori, sulla questione del pos, hanno letto quasi esclusivamente senza chiosarli, i messaggi degli ascoltatori che proclamavano di "lasciare sul banco la spesa se non mi accettano il pos", mentre commentavano, spesso criticamenteo, quelli di segno opposto.

L'obbligo per il commerciante di avere il pos, alla pari del tetto al contante, sono espressione di quella politica di obblighi, divieti, sanzioni che rendono le società infettate dal cancro cattocomunista miserevoli, tristi e massificate, dove ci sono burocrati dalla intelligenza limitata che spremono un gregge felice di belare in coro.

La Rai, pubblica, anche con i soldi nostri di elettori del Centro Destra, deve fornire fatti e notizie.

I commenti non ci interessano, le opinioni dei conduttori e dei loro "esperti", ancora meno.

Molto meglio privatizzare totalmente la Rai.

25 novembre 2022

La deriva totalitaria dei cattocomunisti

La sconfitta elettorale del 25 settembre continua a provocare esaltanti (per me) travasi di bile ai cattocomunisti.

Sono soprattutto quelli che hanno sostenuto la campagna elettorale a risentire maggiormente del fallimento della loro propaganda e, quindi, essenzialmente i pubblicitari che scrivono sulla stampa e commentano in radio e televisione, fornendoci la loro inutile e non richiesta opinione, invece di fare i giornalisti fornendoci le notizie.

E le testate più esposte sono quelle che adesso strillano contro la Meloni, dopo essersi inginocchiati davanti a Draghi e persino a Conte, sostenendo anche chi pretende di avere una licenza di insulto senza incorrere in sanzioni dopo una querela.

E così la rabbia, che è sempre cattiva consigliera, istiga costoro a proporre corbellerie galattiche, come quella di sottrarre il diritto di voto agli "evasori".

Oggi, ne La Verità, l'editoriale di Maurizio Belpietro, asfalta la proposta, sfruculiando anche i proponenti per qualche vicende dei loro editori, ma a me preme evidenziare la deriva totalitaria dei cattocomunisti che, dopo averci imposto il confinamento ed aver espulso dal lavoro medici e cittadini, sottraendo loro lo stipendio, con la scusa del virus e della mancata adesione alla campagna di "vaccinazione", adesso vorrebbero riprovarci escludendo una "categoria" che loro definiscono "evasori" dal diritto di voto.

Una deriva pericolosissima che, oltre a confermare che i cattocomunisti ci propongono una esistenza fatta solo di divieti, menzogne e miseria, ove perseguita, porrebbe le basi per una estensione ad altre categoria che, di volta in volta, divenissero invise ad un qualsivoglia regime che si dovesse sostituire a quello cattocomunista.

Pensiamo solo al fatto che, legittimata l'esclusione degli "evasori" dal diritto di voto, con un cambio di governo si dicesse che vengono esclusi dal voto tutti quelli il cui contributo in tasse sia inferiore ad un determinato livello.

O chi non ha un titolo di studio almeno equivalente alla maturità di scuola media superiore.

Oppure ai dipendenti pubblici perchè, stipendiati dallo stato, sarebbero in conflitto di interesse in quanto i loro eletti potrebbero decidere sui loro emolumenti.

E si potrebbe continuare all'infinito, sottraendo il diritto di voto a gruppi sempre maggiori di cittadini, a seconda dell'interesse del governo e della maggioranza del momento.

Negare il diritto di voto ai cosiddetti "evasori" è una proposta talmente illiberale che sembra uscita da un concilio della Inquisizione medievale.

A tanto si sono ridotti i pubblicitari cattocomunisti, nella speranza di poter tornare al regime.

A maggior ragione il Governo Meloni deve intervenire al più presto sull'informazione pubblica (per quella privata tocca a noi spegnere radio e televisioni e non comprare i quotidiani che propagandano simili corbellerie, favorendone la chiusura per mancanza di pubblicità) per tornare a fornire, con i nostri soldi, una informazione fondata essenzialmente sulla comunicazione della notizia e non sui debordanti sproloqui contenenti solo le opinioni personali dei pubblicitari di regime.

23 novembre 2022

Due cose che mi aspetto dalla Meloni dopo la manovra

Della manovra ho scritto ieri e trovo molto appagante oggi leggere Marcello Veneziani, ne La Verità, che, nel suo inconfondibile stile, scrive i medesimi concetti che così posso sintetizzare: manovra minimale, ma con tutti i presupposti per il cambiamento desiderato.

In sostanza non ci sono gli squilli di tromba e i rulli di tamburo che tutti vorremmo, ma che porterebbero ad una guerra civile, c'è invece una ragionata svolta che considera un orizzonte di cinque anni e che, intanto, tampona i buchi di Draghi.

E adesso che le emergenze sono state affrontate dalla Meloni mi aspetto che continui sulla strada intrapresa, con due particolari cure.

La prima di ignorare urla e strepiti di chi convoca manifestazioni, scioperi, cortei.

Facciano pure, li lasci cuocere nel loro brodo e continui per la sua strada, perseguendo i suoi obiettivi e avendo chiaro il suo traguardo.

Come fece la Thatcher all'inizio del suoi dodici anni di governo, quando le scatenarono contro i minatori, i terroristi dell'Ira, i burocrati della comunità europea non ancora diventata Unione del Male, quando tutti si scornarono e i minatori tornarono a lavorare senza aver ottenuto nulla, i terroristi dell'Ira, dopo i primi morti, decisero di rinunciare a ricattare il governo con lo sciopero della fame e la comunità europea si adeguò a riconoscere al Regno Unito dei ritorni economici.

La seconda cosa che vorrei vedere è lo spoil system nell'informazione pubblica.

L'ideale sarebbe l'immediata privatizzazione della Rai e revoca di qualsivoglia contributo pubblico a radio, televisione, cinema e stampa cartacea.

Ma poichè questo resterà un sogno, mi accontenterei se il Governo agisse sull'informazione come hanno agito sistematicamente i governi di sinistra che hanno occupato la rai a colpi di maggioranza.

Tra i diecimila dipendenti rai ci saranno sicuramente alcuni sinceramente di Centro Destra (e non mi riferisco a quelli che cercano agganci dopo il 25 settembre e che, come fecero tanti dopo il 25 aprile 1945, millantano una nuova ortodossia politica) e, comunque, si può rinunciare agli onerosi contratti di collaborazione con esterni di sinistra (Damilano, Fazio etc.) per assumere notisti e commentatori di Centro Destra (Giordano, Veneziani, Porro ...).

Tanto la pluralità verrebbe garantita dalla faziosità di trasmissioni come quelle de La7 o Sky e, anzi, orientare al Centro Destra la linea editoriale della Rai sarebbe solo un contributo per riequilibrare e rendere più credibile l'informazione radiotelevisiva che, oggi, è totalmente sbilanciata a sinistra.

La Meloni continui come ha iniziato, ignori il ballo di San Vito dei cattocomunisti e dia al Popolo di Centro Destra la soddisfazione di una informazione che non sia solo propaganda sinistra.