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21 gennaio 2025

Trump ci propone un sogno possibile

La giornata di ieri ha messo a dura prova fegato e coronarie dei cattocomunisti che hanno dovuto subire la bocciatura del referendum contro l'autonomia differenziata e la regale inaugurazione della seconda presidenza Trump (che hanno commentato con "analisi" livorose che rendono manifesta la loro invidiosa impotenza).

Non credo però che i cattocomunisti siano andati oltre ai commenti dei loro riferimenti nella stampa e nella politica, io ho ascoltato in diretta il discorso che è stato quanto di più lontano dai paludati interventi di circostanza cui siamo abituati in simili occasioni.

Il Presidente Trump ha, con poche parole, in attesa di farlo con appositi atti esecutivi, spazzato via anni di decadenza, deriva e devianze che hanno messo in ginocchio non solo gli Stati Uniti, ma tutto l'Occidente, rendendoli volontariamente succubi delle pretese altrui.

Immigrazione illegale (stato di emergenza ai confini), follie verdi (uscita dall'accordo di Parigi e ripresa delle trivellazioni: "perforeremo, ragazzi, perforeremo"), follie di genere e woke (i generi sono due, maschi e femmine, cesseranno le politiche scolastiche che generano confusione nei bambini), politiche delle quote a scapito del merito, organizzazioni internazionali sovvenzionate solo per mantenere una pletora di burocrati (da qui l'uscita da Oms), ma anche accenti fortissimi sulla Libertà di parola e di manifestare (il perdono a quanti erano in carcere o sotto processo per le vicende del 6 gennaio 2020), di Mercato (tutti potranno comprare l'automobile che vorranno e non saranno obbligati all'elettrico che non riceverà più sovvenzioni alterando la logica del Mercato) e di scegliere come curarsi (la restituzione di incarichi, anzianità e riconoscimenti a quelli cui erano stati tolti per non aver offerto il braccio in era covid).

Lo si può ascoltare nel discorso che si trova su you tube tradotto dalle varie emittenti.

Dalla lettura dei giornali e dalle fiumane di commenti radiofonici, emerge però che vengono trascurati tre punti che a me paiono significativi.

Il richiamo al Presidente William McKinley che contribuì a rendere solida la nazione, consegnando a Theodore Roosevelt una economia forte, in grado di proiettare gli Stati Uniti alla testa del mondo (realizzando anche il Canale di Panama).

Il richiamo a Martin Luther King, il suo "sogno", che era quello di una parità tra persone, in cui prevaleva il merito e non l'appartenenza e questo punto rappresenta, a mio parere, la fine della politica delle quote.

L'inserimento delle bande dei narcotrafficanti (che sono anche trafficanti di uomini con la gestione dei passaggi clandestini verso gli Stati Uniti) tra le organizzazioni terroriste contro le quali è possibile l'utilizzo delle Forze Armate in ogni parte del mondo.

Ognuno di quei punti mi trova d'accordo, perchè quello che Trump ha disegnato, non è una utopia impossibile, ma è la restaurazione di un mondo normale, migliore.

E' un progetto di società fondato sul buon senso comune, che appartiene al Popolo, a tutti i Popoli, ma, evidentemente, non a certe burocrazie incrostate negli apparati istituzionali e di potere degli stati dell'unione europea.

E non si può dimenticare il suggestivo richiamo al viaggio su Marte che mi ricorda la promessa di Kennedy, dopo il volo spaziale del sovietico Gagarin, di arrivare primi sulla Luna, come poi avvenne nel 1969.

Piantare la bandiera su Marte rappresenta la continuazione di quel "sogno americano" che ha fatto da filo conduttore a tutto il discorso del Presidente Trump e che è un sogno non solo americano, ma di tutti noi.

Appartiene infatti a tutti i Popoli e le Nazioni dell'Occidente quel sogno, perchè il merito di esserci arrivati, creando una Civiltà che mai si era vista sulla Terra, è di tutti noi Occidentali che, se lo vorremo, se sapremo cogliere l'opportunità offerta da questo secondo mandato di Trump, potremo tornare a fornire il nostro contributo al progresso dell'Umanità intera.

Perchè il sogno che ci propone Trump è possibile, se lo vorremo realizzare.

20 gennaio 2025

Il giorno di Donald Trump

Otto anni fa, dopo aver a sorpresa umiliato la moglie di Clinton che gli "esperti" davano da mesi per vincente, Trump si insediò alla Casa Bianca circondato dai lazzi e dal dileggio di chi gli pronosticava una presidenza fallimentare, chi lo voleva mettere sotto tutela dei notabili repubblicani, chi paventava guerre senza fine.

I quattro anni del primo mandato di Trump furono i più tranquilli, pacifici ed efficaci della storia recente degli Stati Uniti e le truppe Usa non andarono a combattere in nuove terre.

Ciononostante il covid e un'elezione probabilmente truffaldina che i democratici avevano giocato, con la scusa della pandemia, sul voto per corrispondenza e online così da evitare il riconoscimento del soggetto che votava, non gli consentirono di ottenere un secondo mandato.

Trump, sconfitto, fu ancor più dileggiato e contro di lui si scatenò una persecuzione giudiziaria con la finalità di eliminarlo dalla scena politica ed economica.

Trump si difese, reagì e tornò in sella più di prima a controllare il GOP, il partito repubblicano, senza più tutori (il suo infido ex vicepresidente, Pence, è scomparso dai radar) e con una gran voglia di riscatto, parlando all'America vera che non è, per fortuna, quella di Hollywood, della Silicon Valley, lgbt o woke.

Dopo quattro anni di traversata nel deserto, Trump, lo scorso 5 novembre 2024, ottenne una schiacciante vittoria sulla vicepresidente di Biden, la ridanciana (ora non più) Kamala Harris, diventando il secondo presidente nella storia degli Stati Uniti, dopo Grover Cleveland (22° e 24° presidente) a fine Ottocento, ad essere eletto per due volte non consecutive.

Questa volta non ci sono stati sorrisini, dileggi, lazzi, ma, al contrario, una corsa a salire sul carro del vincitore (Bezos, Zuckeberg e in ultimo anche Gates nel tentativo di recuperare il divario con Musk che aveva capito tutto prima di loro) e, cosa unica, una immediata partecipazione alle attività di governo, affiancando con i suoi uomini l'azione dell'amministrazione uscente, quasi in una sorta di tutela questa volta posta in atto da Trump su Biden, come si è visto con la tregua in Medio Oriente.

E' una prova di forza che fornisce concrete speranze a tutti noi perchè la Storia, nei prossimi quattro anni, torni su binari certi e non devianti.

Una prova di forza che vede, anche all'estero, vincitori e vinti.

Tra i vincitori c'è da segnalare il nostro Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, unico leader europeo invitato espressamente da Trump alla cerimonia di insediamento, scalzando il "rapporto privilegiato" che solitamente univa gli Stati Uniti al Regno Unito.

Un rapporto, quello tra Trump e la Meloni, che potrebbe riprodurre quello che negli anni Ottanta del Novecento vide Ronald Reagan con Margareth Thatcher sconfiggere il comunismo e rilanciare i principi del Libero Mercato, Libertà di Opinione, Libertà di Parola.

Se son rose fioriranno ma, intanto, oggi è il giorno di Donald Trump e Giorgia Meloni è a Washington, mentre Macron, Scholze, Starmer, la Von der Leyen guarderanno la cerimonia solo davanti alla televisione.




20 novembre 2024

Due mesi al cambio del pilota

Fra due mesi esatti, il 20 gennaio 2025, Donald Trump tornerà alla Casa Bianca come quarantasettesimo presidente, dopo avervi risieduto quale quarantacinquesimo presidente tra il gennaio 2017 e il gennaio 2021.

E', nella storia degli Stati Uniti, il secondo caso di un presidente rieletto non consecutivamente, il primo, a fine Ottocento, fu Grover Cleveland, ventiduesimo e ventiquattresimo presidente.

A parte tale curiosità, non sarà un salto nel buio, perchè avendo già avuto Trump come Presidente, conosciamo il suo pragmatismo al punto che ricordiamo i suoi quattro anni come gli unici in cui gli Stati Uniti non mossero guerre, nè lo spirito della democrazia perse terreno, anzi li ricordiamo soprattutto per gli "accordi di Abramo" che, se non ci fosse stato l'atto terrorista dei palestinesi del 7 ottobre 2023, avrebbero portato alla normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Israele e quasi tutti gli stati arabi e musulmani.

Il fallimento dei quattro anni di Biden è sancito dalla vergognosa ritirata dall'Afghanistan (peraltro aiutata dalla incapacità degli afghani a difendere, armi in pugno, la loro libertà essendosi arresi ai talebani senza combattere), ma soprattutto dalle due guerre tuttora in corso, quella in Ucraina e quella in Medio Oriente.

Anche le mosse dell'Amministrazione sconfitta, Biden-Harris, in questo periodo di transizione non sono tranquillanti, vista l'autorizzazione concessa all'Ucraina di usare, anche in territorio russo, i missili a lunga gittata e le mine antiuomo.

Alcuni ipotizzano che Biden cerchi di mettere Trump nella impossibilità di trattare un accordo di pace con la Russia, anche a costo di scatenare un conflitto molto più esteso dell'attuale.

Mi auguro che non ci sia un simile retropensiero alla "muoia Sansone con tutti i Filistei", perchè sarebbe un danno enorme per tutti noi, come dimostra il forte calo delle borse all'annuncio delle autorizzazioni di Biden per alzare il livello dello scontro in Ucraina.

Ma possiamo farci poco, una eventuale guerra passerebbe sopra le nostre teste e anche sopra la testa della Meloni, del Governo e del Parlamento Italiano, non potendo certo esimerci, pena essere ancora una volta ricordati come quelli che iniziano le guerre da una parte per poi passare dall'altra, dallo schierarci a fianco della Nato e degli altri Alleati.

Due mesi nei quali Trump dovrà anche impostare una profonda revisione che intacchi il politicamente corretto, il blm, le politiche gender, lgbt, woke e in questo sembra che si stia muovendo con decisione con le nomine dei primi ministri di cui si conosce l'identità, a cominciare da quello della Salute nella persona di Robert F. Kennedy jr., figlio di quel Bob morto, assassinato da un arabo, durante la campagna presidenziale del 1968.

In politica non c'è mai l'ultima occasione, perchè poi ne arriva un'altra e un'altra ancora, certamente, però, la riuscita dell'inversione di marcia su quei temi da parte della nuova Amministrazione Trump, darebbe una marcia in più a tutto l'Occidente, per riprendere il cammino verso un Futuro di Progresso e di Libertà, senza le scorie delle pusillanimi contrizioni per una Storia di Onore e Gloria che ha consentito a tutta l'Umanità di vivere nel mondo migliore di sempre.