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28 agosto 2007

Associazioni dei consumatori: nuovo business

Domenica scorsa ho scritto un post sulla risibile iniziativa di proclamare uno “sciopero della pasta” da parte di alcune associazioni dei consumatori.
Alcuni commenti sono stati favorevoli altri no.
Naturale.
Questo post vuole essere una focalizzazione sulla questione delle associazioni dei consumatori, che ora pullulano nel panorama nazionale – anche se ad essere oggetto di interesse mediatico sono solo cinque o sei – segno evidente che tale attività si è trasformata in un fiorente business.
Se facciamo una ricerca su google, ci vengono presentate in prima battuta una dozzina di associazioni dei consumatori, ognuna con il suo bel sito, ricolmo di ogni informazione.
La cara Lorenza, sempre puntuale e aggiornata, ci segnala nel suo commento una ulteriore iniziativa che si autodefinisce “associazione delle associazioni” (ma anche dovrebbe spiegare cosa c’entra con i problemi dei consumatori il voler intitolare una piazza ad un lanciatore di estintori il cui nome dovrebbe essere seppellito con il suo corpo, per l’eternità).
A me risultava che le associazioni dei consumatori si erano già tra di loro coalizzate in due fronti contrapposti – una addirittura si chiamava “Intesa” (vedi immagine) e mi ha sempre fatto venire alla mente la “Triplice Intesa” contrapposta alla “Triplice Alleanza” della prima guerra mondiale – che facevano registrare memorabili scontri radiofonici mattutini tra Paolo Landi (Adiconsum) e il duo Rienzi-Trefiletti (Codacons e Federconsumatori).
Comunque aggiungiamo anche la associazione segnalata da Lorenza.
Personalmente mi sento di apprezzare maggiormente la sobrietà dell’associazione cui è iscritto Frank, Altroconsumo (se non sbaglio guidata dall’Avv. Martinello) rispetto ai fuochi pirotecnici verbali delle già citate associazioni cui aggiungerei anche l’Adusbef di Elio Lannutti che non ho mai visto sorridere,né accennare ad una battuta, quasi come se l’intero fardello dei mali del mondo gravassero sulle spalle della sua organizzazione.
Condivido anche l’opinione di Federica per cui “il silenzio è l’arma dei dormienti”.
Ma, come sintetizzavano i nostri Antichi, est modus in rebus.
Distribuiscano pure pane e latte, si muovano pure contro il caro libri, ma che senso ha quando il punto focale di tutto è il fisco che ci espropria di oltre il 50% del nostro reddito ?
Perché, invece di ricercare una visibilità personale, non si uniscono le forze a chi sta combattendo per evitare una nuova finanziaria di sangue ?
E allora richiamo l’attenzione sulla affermazione di Frank: “Poi ci sono le associazioni meno serie ,i cui rappresentanti sono sempre ospitati in televisione,e si sono anche candidati in politica quando il primo requisito per una associazione di consumatori seria dev'essere proprio l'indipendenza” e leggo nel sito della Federconsumatori che tale associazione è sorta tramite la cgil come l’Adiconsum per iniziativa della cisl.
Mentre la associazione segnalata da Lorenza ospita un bel banner dei verdi.
Abbiamo proprio bisogno di una nuova pletora di organizzazioni, che si comportano come partiti e ci costano come sindacati, per svolgere un ruolo che è già ampiamente coperto da tali strutture ?
Sì, perché non si creda che le associazioni dei consumatori campino d’aria, soprattutto adesso che le aziende, almeno le più grandi, hanno scoperto l’ “etica” dell’economia, la “responsabilità sociale e ambientale” e danno alle stampe mirabolanti “codici etici” e altrettanto formidabili bilanci “sociali”.
E’ una nuova area di business, esattamente come quella ecoambientalista cui Abr ha accennato nel suo commento .
Una attività di business che, stando al proliferare delle associazioni, sembra essere alquanto appetibile.
Se le famiglie non “arrivano più a fine mese”, è la politica fiscale che deve essere cambiata.
Quanto mi piacerebbe che anche i lavoratori dipendenti potessero incassare per intero il loro stipendio e, una volta all’anno – e non una volta al mese ! – pagare quel che lo stato pretende da loro !
La “botta”, che trattenuta mensilmente provoca ormai poca impressione, sarebbe tale da spingere tutti, ma veramente tutti, a seguire le indicazioni di sciopero fiscale, costringendo così chi è al governo a ridurre le sue spese clientelari e a lasciare nelle nostre tasche quel denaro in più che servirebbe ad “arrivare a fine mese”, senza che qualcuno debba mettere in piedi il circo dello “sciopero della pasta”.
E’ vero, Federica, che il silenzio è l’arma dei dormienti, ma è altrettanto vero che il “facite ammuina” dello “sciopero della pasta” lascia le cose come stanno e, anzi, distoglie dal ben più rilevante ed utile sciopero fiscale.
Non ci si può limitare a “fare”, ma bisogna anche “fare bene” per essere efficaci e conseguire l’obiettivo che è solo e soltanto restituire ad ogni singolo cittadino parte di quel che lo stato si prende senza corrispettivo in servizi e che è quella parte del nostro reddito che fa la differenza tra il sopravvivere e il vivere bene.

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26 agosto 2007

Sciopero della ... pasta ?!?!?

E’ noto che le associazioni dei consumatori non godono della mia fiducia e stima.
Ciò deriva da una esperienza professionale, ma anche da una impostazione caratteriale, non sopportando quelli che si lamentano sempre e comunque.
Mi ricordano una vecchia pubblicità di Carosello, magistralmente interpretata da Giampiero Albertini: “gli incontentabili” che hanno sempre i musi lunghi e il passo pesante.
E’ anche il motivo per cui ritengo gli esponenti della sinistra, con le loro lugubri espressioni a mezzo tra Robespierre e il becchino di paese, non in grado di imprimere alla nazione quella svolta di cui ha bisogno, che è anche ottimismo, gioia di vivere, fiducia nel futuro.
Certo che di ottimismo e fiducia nel futuro ce ne può essere poca finchè saremo nelle mani di chi, un giorno sì e l’altro pure, indirizza le lsue forze per trovare nuovi sistemi per succhiarci soldi e renderci sempre più poveri.
Così gli esponenti delle associazioni dei consumatori, che hanno una visibilità mediatica enorme: ogni mattina uno di loro è in radio dalla Falcetti, qualunque argomento si discuta, mai una volta che ci rasserenino con qualche spunto positivo.
Sempre incazzati con il mondo, sempre a criticare.
Per poi uscirsene con quali iniziative ?
Lo “sciopero della benzina”, come se uno potesse far camminare un mezzo con l’aria fritta delle loro chiacchiere e come se, anche “scioperando” oggi non si dovesse, per esigenze di lavoro, di piacere, fare il pieno il giorno prima o quello dopo.
Naturalmente quando sono i benzinai a scioperare, alti sono i lai che finiscono in cielo da parte delle associazioni dei consumatori che vedono la chiusura delle pompe come un attentato alla libertà di circolazione.
In questo sono molto simili ai cattocomunisti: se una cosa la fanno gli “altri” è riprovevole, se la fanno loro, invece, è “cosa buona e giusta”.
In questi giorni hanno annunciato un nuovo “sciopero”: quello della pasta.
Il 13 settembre, a sentir loro, non si dovrebbe mangiar pasta.
Vedo già Prodi, Padoa Schioppa e Visco tremare dalla paura per un simile sciopero che potrebbe far cadere il governo che nulla fa contro l’aumento dei prezzi.
Infatti, mentre le minacce contro lo sciopero fiscale sono esplicite, contro questo sciopero Prodi e i suoi sodali fanno spallucce.
Sembra un “facite ammuina”, un annuncio che trova spazio sui media, magari con il mezzobusto che l’annuncia con quel mezzo sorrisino che sottolinea le curiosità nel mondo (come la gara con i tacchi a spillo o il campionato di mangiatori d’anguria) e che scivola via come acqua fresca sulle corazze pelose che coprono lo stomaco dei gabellieri al governo.
Meglio sarebbe se queste associazioni appoggiassero le proteste contro il fisco, aderendo alle azioni che proporrà la Lega auspicabilmente con l’appoggio della Casa delle Libertà.
Nell’aprile del 2003 (mi sembra il 5 o il 6) fu proclamato un “digiuno” per la “pace” e contro la liberazione dell’Iraq ad opera delle Truppe Alleate Anglo Americane: io andai a pranzo in un McDonald’s.
Il 13 settembre, sicuramente, mi farò un bel piatto di pastasciutta (magari paglia e fieno con salsiccia come nell'immagine).

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