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29 aprile 2026

Esistono anche le forbici

Sono contrario a questa unione europea che opprime i Popoli e le Nazioni d'Europa con direttive, regole e sanzioni.

Mi ribolle il sangue quando sento che la "commissione" (non hanno neanche il coraggio di metterci il nome e cognome) dichiara impossibile una uscita unilaterale dal patto di stabilità, come se l'adesione all'unione europea fosse una strada per l'Inferno, senza ritorno.

Sono favorevole alla riconquista della nostra piena Sovranità e Indipendenza, cominciando con l'abbandonare l'euro per tornare alla Lira, considerando l'Europa un continente dove l'unica unione debba essere quella del Mercato, liberando merci e persone da vincoli e dazi, per una libera circolazione.

Punto.

La politica estera, le leggi sociali, di costume, le politiche di bilancio, devono essere di pertinenza esclusiva delle Nazioni e dei Governi espressi dai parlamenti eletti dal Popolo.

Ciononostante, considerando che in questo momento è illusorio mollare il Titanic dell'unione europea, per una e una soltanto vicenda sono contento che ci sia un vincolo.

Si tratta dello sforamento del famigerato 3% e del debito che Giorgetti vorrebbe aumentare per far fronte alla crisi energetica.

Fermo restando che, comunque, una iniziativa unilaterale dell'Italia, mi troverebbe completamente d'accordo per i motivi sopra esposti, vorrei ricordare a Giorgetti che esistono anche le forbici e non solo la prodigalità della spesa.

Considerando che per gli immigrati si spendono 10 miliardi all'anno per le varie voci, che un miliardino se ne va per nani e ballerine e altro ancora per sostenere una stampa che non ha lettori, i fondi per aiutare famiglie e imprese nel sopportare la crisi energetica, finchè non sarà stato spazzato via - purtroppo senza il nostro contributo - il regime degli ayatollah e sbloccata la via del petrolio, si possono ampiamente trovare tagliando e cancellando tutte le spese clientelari e anche privatizzando la rai, magari a spezzatino guadagnando soldi freschi e cessando di far pagare il canone ai cittadini e di coprire con il bilancio pubblico i disavanzi di esercizio.

24 aprile 2026

Gli aspetti positivi di una sconfitta

La sconfitta al referendum dove, inopinatamente, una maggioranza di Elettori, evidentemente ignari di cosa accade nel mondo della giustizia in Italia, ha rinnovato la fiducia ai magistrati, ha inevitabilmente ringalluzzito i cattocomunisti e, contemporaneamente, stordito il Centro Destra che ha preso, direttamente con il suo Leader, Giorgia Meloni, tre cantonate non da poco: criticare Trump nel diverbio con Leone XIV, costringere alle dimissioni la Santanchè e Delmastro e sospendere temporaneamente l'accordo di collaborazione militare con Israele.

Era forse inevitabile, ma vedo che lo sconcerto è durato poco.

Confortati da una serie di sondaggi che non hanno modificato il quadro complessivo e consapevoli che il Centro Destra è l'unica coalizione in grado di garantire l'Interesse Nazionale cominciando da una stabilità di governo sulla base di un programma condiviso (a parte la spartizione del potere e provvedimenti devastanti su omosessualità, immigrazione, assistenzialismo, non vedo come possano far maggioranza comune pd e cinque stelle, Renzi e Bonelli e Calenda e Magi  e tutti gli altri chierici del cattocomunismo) la Meloni ha ricominciato a marciare nella direzione giusta, pur non essendosi ancora ravveduta nè dal peccato originale del supporto a Zelensky, nè da quello più recente della rottura con Trump.

Un esempio lo abbiamo dalla riunione del Politburo dell'unione europea a Cipro, con la Meloni che, legittimamente irritata (dovrebbe esserlo anche con la stampa italiana che, in gran parte, non ricorda come questo governo abbia ricevuto un debito/pil all'8,1%, ridotto in tre anni e mezzo, migliorando anche tutti gli altri indicatori economici, di ben cinque punti fino al 3,1% con lo sforamento dovuto, integralmente, al superbonus di Conte e del governo giallorosso targato covid) dalle rigidità del nocivo pachiderma europeo, ha seguito il suo Ministro dell'Economia, Giorgetti, ipotizzando di sforare i limiti imposti da Bruxelles per aiutare l'Italia.

Forse la Meloni, senza la sconfitta referendaria, non sarebbe stata così perentoria e probabilmente avrebbe agito con meno determinazione.

Ma preferisco questa Meloni, battagliera e non remissiva, a quella paludata e diplomatica dei baci e degli abbracci con Macron, Zelensky e compagni.

Adesso mi aspetto che la messa a disposizione delle quattro navi per sminare Hormuz, non sia più condizionata alla fine di ogni ostilità, ma possa anche prevedere che, se gli ayatollah continueranno a chiudere la via del petrolio, quel petrolio ce lo si vada a prendere, liberando, anche con la forza, le vie del mare.