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03 febbraio 2023

A ciascuno il suo

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge sull'Autonomia regionale.

Solo un primo, timido, passo, assoggettabile a uno tsunami di emendamenti, ma è significativo che l'ingranaggio cominci a muoversi dalla parte giusta.

Finora abbiamo avuto uno stato centralista che, in oltre 160 anni, non è riuscito neppure a garantire una uniformità di servizi da lui stesso, direttamente o tramite i propri organismi locali, forniti.

La ragione è, principalmente, nella invadenza dello stato che vuole occuparsi di tutto, interferendo in ogni attività, anche in quelle che dovrebbero essere lasciate in esclusiva ai privati.

Un secondo motivo è l'inesistenza di un sistema di vera giustizia, affidata a magistrati infettati dal virus dell'ideologia e del presenzialismo, per cui, invece di limitarsi ad applicare le leggi, sfarfalleggiano da una intervista ad un'altra, inventandosi teoremi e impostando la loro azione in base alle proprie tendenze ideologiche.

Un terzo motivo è dato dalla pessima amministrazione di alcune regioni e comuni, dove si preferisce appoggiarsi all'assistenzialismo di stato invece di stimolare la produttività e di ciò molta colpa hanno i cittadini elettori che si fanno amministrare, confermando spesso con maggioranze bulgare, da politici non all'altezza del ruolo.

La Autonomia come concepita da Calderoli e approvata dal Consiglio dei Ministri andrebbe a toccare parzialmente solo quest'ultimo aspetto, responsabilizzando gli amministratori più vicine al bacino degli elettori e di chi, da una amministrazione competente, trarrebbe beneficio.

In ultima istanza, anche con la Riforma dell'Autonomia sarebbero i cittadini elettori a decidere sulla loro sorte e se le scorie del centralismo di stato continuerebbero a pompare denaro assistenzialista, forse ci sarebbe una maggiore attenzione ai risultati.

Resta comunque l'aspirazione ad una piena Autonomia che arrivi al Federalismo, perchè sia dato a ciascuno il suo e sia stimolata la produttività, senza adagiarsi su forme di assistenzialismo che andrebbero tutte riviste e spesso abolite.

L'Autonomia licenziata dal Consiglio dei Ministri è quindi solo il primo passo che è sempre il più difficile e irto di ostacoli.

19 gennaio 2023

Al via le riforme del Centro Destra

Dopo essere stata costretta a provare a disinnescare le trappole e tamponare i danni di Draghi, la Meloni si incammina verso quelle riforme strutturali che dovrebbero marcare il quinquennio di governo del Centro Destra.

Il tutto senza però trascurare le costanti emergenze dei clandestini, della sicurezza, dell'energia e dei continui attacchi (alla casa, al cibo, alle auto) al nostro Benessere e al nostro Modello di vita che vengono portati dall'Unione del Male che si fa interprete dei perversi disegni delle consorterie affaristico e finanziarie.

Due, in particolare, le riforme che potrebbero imprimere una svolta al rapporto tra cittadini e politica, tra cittadini e amministrazione della cosa pubblica.

Sono due riforme che necessitano di essere entrambe attuate perchè, senza una di esse, il sistema sarebbe zoppo, sbilanciato.

Presidenzialismo e Autonomia regionale.

Con il presidenzialismo si archivierebbe finalmente la stagione dei presidenti della repubblica che intervengono a gamba tesa, senza aver mai ottenuto consensi popolari, ma essendo il frutto di compromessi al ribasso tra le forze politiche con l'elezione di personaggi da terze e quarte file della politica.

L'elezione diretta imporrebbe la candidatura di personalità forti ed autorevoli in proprio e non in funzione del ruolo che vengono chiamati a ricoprire.

Per riequilibrare il potere di un presidente eletto dal Popolo, s'avanza giustamente l'Autonomia regionale che consentirebbe una maggiore vicinanza degli eletti alle necessità degli elettori, responsabilizzando i primi per la buona gestione elle risorse locali non potendo più contare su trasferimenti senza limiti e i secondi nella scelta di persone capaci perchè sono poi quelle che useranno i soldi delle loro tasse per tutti i servizi necessari a implementare il Benessere comune.

Non sarà un cammino facile, soprattutto la riforma presidenzialista, perchè, purtroppo, per colpa delle liste monotematiche che hanno sottratto voti senza portare eletti, il Centro Destra ha mancato di ottenere i due terzi dei seggi che avrebbero evitato di passare dalle Forche Caudine del referendum confermativo, ma ho fiducia che la Meloni saprà condurre in porto, prima della fine della legislatura, queste importanti riforme che daranno una senso al quinquennio di governo.