Ho più volte criticato la magistratura, che dovrebbe essere una istituzione a tutela dei cittadini, ma si è delegittimata con le sue stesse mani con le sentenze ideologiche e con scelte incomprensibili anche là dove non vi era alcun risvolto politico (vedi, ad esempio, il caso di Garlasco che, comunque vada a finire il nuovo filone, avrà per sempre creato il dubbio e con un dubbio così forte non si può condannare una persona a 15 anni di prigione e neppure aprire un processo contro un'altra persona per, forse, condannare anche lui ad anni di prigione).
Ho criticato anche quei medici che invece del dubbio, che è il motore della conoscenza, si presentano in televisione con una sicumera che nessun scienziato dovrebbe avere, salvo poi, quando si va dal medico di base, non ottenere mai una risposta e invece essere riempiti da prescrizioni per ogni tipo di esame e ancora, e ancora.
Ho criticato i giornalisti, autoreferenziali "professionisti dell'informazione", che si sono anche loro delegittimati con le loro stesse mani, anzi, parole, quando sono passati dal fornire notizie al commentare e interpretare le notizie come se avessero a che fare con una massa di ignoranti.
Gli ultimi episodi riguardano due pluricitati e plurinvitati giornalisti, uno dei quali riverito come un mostro sacro della professione che, ad ogni sua esternazione, denuncia anche un'età avanzata che è l'unica scusante alla affermazione che per integrare gli immigrati, invece di pretendere che siano loro ad imparare l'italiano, dovremmo essere noi a imparare l'arabo.
Ecco, la pensione ha un profondo significato che non è solo quello di un riposo dopo decenni di attività, ma anche quello di evitare di fare figuracce simili.
L'altro, purtroppo per lui, non ha la scusante dell'età.
Il direttore del Foglio, Cerasa, infatti, per cercare di difendere la scelta di riarmarsi e continuare a svenarsi per l'Ucraina, avrebbe dichiarato (sintetizzo per rendere più chiaro un pensiero contorto) che la minaccia di aggressione della Russia non importa che sia vera, perchè il solo fatto di parlare di minaccia è di suo una minaccia che condiziona le attività e le scelte.
A parte il ragionamento contorto, quale credibilità può avere chi in sostanza ammette che la minaccia russa non esiste ma bisogna comunque agire come se esistesse ?
C'è un proverbio popolare anche per loro: se la suonano e se la cantano.
Fanno tutto da soli.
Come nella barzelletta (credo ripresa anche da Villaggio in uno dei suoi Fantozzi) in cui uno stesso soggetto, presidente di una società e amministratore di una partecipata, litiga con se stesso con lettere sempre più infuocate, fino a licenziare il se stesso della partecipata e dimettersi per protesta da presidente della prima società.
Purtroppo, con la Russia, non si tratta di una innocua barzelletta.
Nessun commento:
Posta un commento