Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

Web blacknights1.blogspot.com
penadimorte.blogspot.com svulazen.blogspot.com
Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva
Visualizzazione post con etichetta incentivi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta incentivi. Mostra tutti i post

05 febbraio 2010

Fiat: adesso lasciamola fallire !

La dichiarazione di Montezemolo l'ho ascoltata la prima volta questa mattina al gr1.
Non ci credevo e ho atteso le notizie pubblicate dai quotidiani online.
Per quanto mi sforzi di lasciare a Montezemolo ogni beneficio del dubbio, della trascrizione delle sue esatte parole, del contesto (che non conosco) in cui sono state pronunciate, non posso non sommarle all’arrogante espressione di Marchionne che in risposta alle pressioni del governo per Termini Imprese, ha risposto che tanto primo o poi gli incentivi sarebbero finiti.
Allora facciamoli finire subito.
L’Italia e soprattutto gli Italiani si sono comprati la Fiat, con tutte le erogazioni che, nel tempo, sono state effettuate a suo beneficio, più e più volte.
Mio padre mi diceva che la Fiat dava lavoro a migliaia di persone.
Vero.
Tengo conto anche di ciò che la Fiat ha rappresentato nel corso dei decenni.
Ma adesso la misura è colma.
L’Italia e gli Italiani pagano fior di quattrini per salvare, periodicamente, la Fiat dai dissesti.
Senza i nostri soldi la Fiat sarebbe solo un capitolo della storia passata dell’economia italiana.
La Fiat è sempre stata abile a socializzare le perdite (cioè a farle pagare agli Italiani) ed a privatizzare i profitti (cioè intascarsi gli utili come dimostrano i fondi – di cui stranamente non si parla più sulla stampa – trovati all’estero dopo la lite sulla eredità di Gianni Agnelli).
Farsi anche menare per il naso dal signor Montezemolo e dal signor Marchionne proprio no.
Adesso basta.
Ottima, dunque, l’iniziativa di Casapound che ha “chiuso” simbolicamente numerosi concessionari Fiat in tutta Italia.
Il Governo prenda esempio da Casapound e scriva la parola “fine” alla Fiat, incamerandone i beni e le proprietà.
E’ tutta roba che noi Italiani abbiamo pagato moneta sonante.
Ovviamente per poi rivenderle al libero mercato e incassare gli utili da distribuire a tutti noi sotto forma di riduzione delle tasse.


Entra ne

06 febbraio 2009

L’unico aiuto di stato sia la riduzione delle tasse

Ci risiamo.
L’orgia di socialisti che il nuovo Berlusconi con il suo “partito di centro, moderato e liberale” ha inserito nel governo, ha partorito quel che il vero Berlusconi non avrebbe mai fatto: un programma di interventismo statale, mascherato da decisionismo contro la crisi, dimentico dei danni provocati negli anni sessanta dal primo centrosinistra con i socialisti al governo e le sue nazionalizzazioni.
Va da se che non è tutta colpa di Berlusconi (e che gli altri sarebbero ancora peggio !), visto che in europa e negli Stati Uniti di quello “giovane, bello (?) e abbronzato” si sta percorrendo la stessa pericolosa e già fallimentare strada dello statalismo, ma anche Berlusconi ci sta mettendo del suo, soprattutto se si considera che a fronte di migliaia di piccole ditte in crisi che hanno aumentato il numero delle procedure concorsuali aperte nel 2008, ci si è occupati di salvaguardare i grossi interessi che orbitano attorno a Fiat (e prima ancora ad Alitalia).
Questo tipo di intervento statale “mirato”, quindi influenzato dalle lobbies economiche e manageriali, aumentando la dipendenza dell’economica dai finanziamenti pubblici, riduce la libertà individuale, alterando la logica del mercato.
I contributi statali (cioè con i soldi che ci sono sottratti tramite tasse e imposte) per le varie “rottamazioni” sono anche soldi sottratti alla istruzione, alla sanità, alla riforma della pubblica amministrazione.
Ma non per spese clientelari, bensì per l’acquisto di beni strumentali e per la realizzazione di strutture in cui lavorare e studiare e curare in modo adeguato.
Sono anche un incentivo all’indebitamento privato, causa di tanti mali nell’economia contemporanea, da cui, in Italia, finora, ci si era tenuti se non lontani, almeno a livelli più bassi che altrove.
E’ assurdo pensare che se io ho una automobile, ancorché vecchia ed “euro 0, 1 o 2”, debba pensare di spendere svariate migliaia di euro per comprarne una “euro 4 o 5”, solo in funzione del “risparmio” di 1.500 euro del contributo statale.
Io cambio l’automobile solo se quella che posseggo non va più.
Oppure, come succede in Italia, se sono sotto “ricatto” dei divieti di circolazione perché, indipendentemente dal controllo degli scarichi e della tenuta del mezzo, per il solo fatto che è un “euro 0, 1 o 2” mi si inibisce la circolazione.
E i soldi che “lo stato” elargisce con queste rottamazioni da dove vengono ?
Dalle nostre tasche.
Più vengono elargiti miliardi, più cresce il buco nel bilancio statale, più ognuno di noi è indebitato a causa delle scelte del tesoro italiano, più aumenta il rischio che arrivino un giorno a dirci: “bambole, non c’è una lira” !
E con la scusa di “risanare il debito pubblico", invece di spendere di meno, taglieggiare i cittadini con nuove tasse e con l’aumento di quelle esistenti.
Ancora una volta, ancora in questa circostanza, si vede come l’unico “aiuto di stato” ai privati ed alla nostra economia sarebbe la riduzione delle tasse.
Se noi cittadini vedessimo ridotto il prelievo fiscale, ben sapremmo come spendere al meglio quei soldi in più che adesso volano verso le casse statali (per essere sperperati in rivoli inutili) per le nostre specifiche esigenze, dando anche il nostro contributo alla ripresa dei consumi e, quindi, della produzione.

Entra ne

27 gennaio 2009

Niente aiuti alla Fiat

Siamo alle solite.
Spirano uragani di crisi e la Fiat cerca di correre al riparo del denaro pubblico, fedele al motto di casa Agnelli: privatizzare gli utili e socializzare le perdite.
Se la sinistra quando è stata al governo ha elargito miliardi – senza ritorno – sotto forma di incentivi alla rottamazione delle “vecchie” auto, oggi, con un governo meno disponibile ad accollarsi oneri, la Fiat lancia la minaccia: sessantamila posti di lavoro in pericolo se lo stato non aiuta la Fiat.
Mi auguro che Berlusconi, al momento ben supportato dalla Lega, neghi ogni aiuto di stato alla Fiat, anche mascherato sotto forma di incentivi alla rottamazione che si trasformerebbero in nuovi debiti per i cittadini che, in possesso di un’automobile funzionante, si vedrebbero costretti a cambiarla non tanto per gli incentivi, quanto per i draconiani divieti di circolazione che, abitualmente, accompagnano tali iniziative.
In sostanza, per “convincere” i più riottosi a separarsi da un mezzo che funziona bene, gli si impedisce, ope legis, di circolare.
Noi italiani ci siamo comprati la Fiat, nel corso degli anni, più e più volte.
Ci siamo svenati, tra casse integrazioni ordinarie e speciali, incentivi e ammortizzatori sociali di vario genere, per darle ossigeno quando l’aveva finito.
Adesso, basta.
Basta inventarsi nuovi ostacoli alla circolazione.
Basta inventarsi le vetture “ecologiche” per costringerci a cambiare il parco macchine.
Basta concedere agevolazioni alla Fiat per consentirle di vendere i suoi modelli.
Si applichino, si comincino ad applicare le regole alle quali si obbligano a sottostare i piccoli imprenditori che sono, loro sì, la spina dorsale della nostra economia reale, perché producono bene concreti e, quando le cose vanno male, pagano di tasca loro, come dimostrano i fallimenti in forte crescita in tutta Italia.
Fallimenti che sono strettamente connessi ad una economia liberale, perché, come diceva il Premier Britannico Margareth Thatcher, solo da molti fallimenti possono nascere molte nuove imprese produttive.
Il governo Berlusconi ha già, inopinatamente, gravato sui contribuenti con la decisione di “salvare” Alitalia, invece di lasciarla fallire e far nascere nuove compagnie.
Non faccia altrettanto con Fiat, non ceda alla minaccia dei licenziamenti e se proprio deve intervenire acquisisca il controllo di Fiat – che, ripeto, noi italiani abbiamo già abbondantemente pagato ! – per poi rivenderla al miglior offerente senza però restituirla agli attuali proprietari quando l’economia tornerà a crescere.

Entra ne