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17 aprile 2025

All'omino coi baffi spuntano gli occhietti a mandorla

La Bialetti, storica azienda produttrice di macchine per il caffè, è stata acquisita da una società straniera.

Una piccola azienda in provincia di Bologna, la Tracmec di Mordano, di proprietà di una multinazionale tedesca, ha avviato le procedure di licenziamento per i 45 dipendenti, volendo trasferire la produzione in Cina.

Ecco due esempi, freschi di giornata, che dimostrano quanto sia necessaria (pur se tardiva: ma la colpa non è sua, bensì di chi brigò nel 2020 per Biden presidente) l'azione del Presidente Trump di isolare la Cina, premiando chi agisce di conseguenza e punendo chi invece continua a fornire assist ai cinesi.

Come la multinazionale tedesca.

In un Mercato Libero, entrambe le operazioni sarebbero legittime, ma quello attuale, dopo che Clinton fece l'enorme corbelleria di ammettere senza condizioni la Cina nell'organizzazione mondiale del commercio, è un mercato drogato e inquinato dal dumping salariale, di sicurezza e di controlli sulla qualità dei materiali e dei prodotti attuato dalla Cina comunista.

La Bialetti è stata comprata dai cinesi in assenza di imprenditori italiani, tutti accucciati a chiedere contributi, rottamazioni, agevolazioni statali, per poi giocarseli sulla ruota della finanza invece di esercitare l'impresa di rischio che competerebbe al loro ruolo.

Ma i cinesi hanno potuto comprarla perchè, negli anni, hanno accumulato fondi vendendo merci prodotte con il dumping salariale.

Ancora più evidente è la scelta della multinazionale tedesca sulla aziendina bolognese, con la motivazione esplicita di voler spostare la produzione dove la mano d'opera costa di meno.

Non è giusto allora "punire" quella multinazionale tedesca, imponendo un dazio su tutte le merci in entrata se prodotte fuori dall'Occidente ?

Questo potrebbe essere il punto di caduta di un buon compromesso tra Stati Uniti e le Nazioni europee, anche perchè sarebbe nell'interesse di tutte le parti e potrebbe anche ricevere l'adesione di altre nazioni che, nel mondo, sanno benissimo quanto sia pericoloso l'espansionismo cinese.

Con buona pace di tutti i neomaoisti italiani ed europei che venderebbero la loro patria pur di essere i primi a sottomettersi al regime di Pechino.


16 aprile 2025

Neomaoisti

Inutile ribadire che persino la rassegna stampa radiofonica di una ventina di minuti, trasmessa da radio1 dopo il gr delle sei, è faziosa anche e soprattutto in base ai conduttori che dicono esplicitamente di "scegliere per voi" i titoli e gli incipit degli articoli da leggere, dando così una visione distorta, ideologica e di parte delle notizie.

Premesso ciò, ascoltando con il cervello connesso la propaganda trasmessa, si riesce comunque ad avere un quadro della situazione, soprattutto scopriamo che in Italia è rinato un partito neomaoista, in cui militano presunte "grandi firme" e altrettanto presunte "grandi testate".

Lo si capisce dalla compiaciuta cronaca di come Pechino risponde ai dazi di Trump.

Ieri, ad esempio, i cinesi hanno bloccato l'esportazione di alcune terre rare e gli acquisti degli aerei della Boeing.

Quello che i neomaoisti non dicono (e mi limito solo a questo aspetto dei dazi, perchè ci sarebbe tanto da denunciare: il dumping salariale dei prodotti cinesi, l'assenza di regole non solo a tutela dei lavoratori e dei loro salari, ma anche della salubrità dei materiali e dei prodotti, etc.) è che la Cina, comunque la si guardi, ci rimette.

In linea generale, perchè è la Cina ad esportare negli Stati Uniti più di quanto gli Stati Uniti non esportino in Cina.

Se, poi, blocca l'esportazione di terre rare, non incassa i relativi compensi e spinge i suoi (ex) clienti a rifornirsi altrove, ad esempio con accordi con Ucraina e Russia che, proprio nei territori oggi contesi, hanno immense risorse di tali materiali o in Groenlandia che, grazie alla naturale evoluzione del clima, ogni anno che passa, rende più disponibili e facilmente acquisibili le risorse del suo sottosuolo.

Quindi la Cina agevola il risultato che si prefigge Trump: ridurre la dipendenza degli Stati Uniti da merci cinesi e, nel contempo, ridurre l'indebitamento commerciale verso lo stato comunista cinese.

Quanto ai Boeing, la Cina, bloccandone l'importazione, si nega un prodotto di alta qualità che, anche riuscendo ad imitarlo (come provava l'Unione Sovietica con i Tupolev) avrà sempre un prodotto inferiore e, probabilmente, anche a maggior rischio incidenti.

La Boeing esisteva prima che i suoi potenti aerei venissero acquistati dai cinesi ed esisterà anche in futuro.

I neomaoisti italiani si compiacciono perchè i cinesi si contrappongono a Trump e vorrebbero che altrettanto facesse l'unione europea che, però, non ha (ancora) un governo monolitico espressione del partito comunista, anche se è molto vicina a realizzarlo con la "maggioranza Ursula", dirigista e illiberale quasi quanto il partito comunista cinese.

Ma l'unione europea ha anche molte nazioni guidate da governi, come quello Italiano, che non intendono rompere la tradizionale amicizia con gli Stati Uniti e ricercano il punto di caduta, tra i legittimi interessi nazionali, i rapporti di forza e gli equilibri internazionali, di quel compromesso inevitabile perchè l'Occidente possa riprendere il suo cammino, trainando il Mondo intero sulla via di un progresso che da troppo tempo segna il passo e, anzi, una pericolosa deriva, come è dimostrato dallo spuntare in Italia dei funghetti neomaoisti.