Monti e la Fornero hanno usato il bisturi per modificare le pensioni, aumentando l’età pensionabile, abolendo le pensioni di anzianità, portando tutti al contributivo ed equiparando le donne agli uomini.
Neanche un’ora di sciopero generale.
Adesso mettono mano alla legge 300/1970, lo statuto dei lavoratori, già vecchio quando fu emanato, figuriamoci quarantadue anni dopo, con tutti i cambiamenti intervenuti nella società italiana e nell’economia globale.
I sindacati tentano una resistenza, ma anche su questo argomento non stanno usando i toni accesi e apocalittici utilizzati in precedenza.
Sì, perché tanto sulle pensioni che sull’articolo 18 e lo statuto dei lavoratori, Monti e la Fornero non fanno altro che attuare quel che, sin dal suo primo governo dopo la vittoria elettorale del 28 marzo 1994, Berlusconi aveva in programma di realizzare.
Abbiamo perso quasi venti anni.
Perché quelle riforme andavano realizzate.
Perché era un corretto adeguamento alla società in evoluzione.
Perché se fossero state realizzate nel 1994, come Berlusconi aveva proposto, ne avrebbero guadagnato i conti pubblici e l’impatto sarebbe stato meno traumatico, avendo avuto margine per una giusta gradualità.
Ancora una volta le resistenze passatiste di sindacati ottocenteschi come la trimurti italiana, hanno causato danni più che benefici ai lavoratori e all’Italia.
E ancora una volta, come accadde durante la prima repubblica a seguire il cosiddetto “autunno caldo” del 1969, la responsabilità dei costi – economici e umani – aumentati deve essere condivisa tra la triplice demagogica, gli imprenditori calabraghe e i politici imbelli che, per conservare la “pace sociale”, hanno preferito fare acquiescenza agli ultimatum dei sindacalisti (Lama negli anni settanta, Cofferati recentemente) invece di far valere il loro diritto, derivante dal mandato elettorale conferito loro dal Popolo, per perseguire il reale interesse della Nazione.
Adesso quei provvedimenti che avrebbero potuto essere assorbiti con facilità venti anni fa, sono assunti dagli “intoccabili” del governo Monti, con timidi tentativi della triplice di fare la voce grossa che, però, davanti ai numeri e alla situazione greca, sembra un coro di Farinelli.
Monti e la Fornero, con i loro compagni di avventura, vanno abbattuti nel nome della Sovranità, dell’Indipendenza e della Libertà della Nazione Italiana.
Ciò non toglie che le riforme di pensioni e struttura del lavoro siano necessarie e utili.
Magari presentarle con meno alterigia e snobismo non guasterebbe.
Est modus in rebus.
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