A settanta anni posso ricordare le estati politiche di quando iniziavo ad interessarmi delle vicende della nostra Nazione, non solo quelle calcistiche.
Era tutto più soffuso, nessuno gridava, a volte lo faceva Pajetta in parlamento, ma era come in un paesino quando c'è sempre quello strambo che fa tanto folclore.
L'estate era sacra anche per i politici, che pure, come da tante fotografie sgranate in bianco e nero, andavano al mare in giacca e cravatta.
Da luglio a settembre nessuno doveva turbare la serenità di un'Italia che ricaricava le pile e i telegiornali mandavano in onda servizi sul gran caldo (in effetti, anche oggi ...), su devastanti temporali estivi con grandine (sembra non essere cambiato nulla), sulla canzone tormentone dell'estate di quell'anno (toh, uguale ad oggi).
E anche la politica taceva e quando qualche problema turbava l'ambiente, per non violare la sacralità dell'estate, si chiamava il buon Giovanni Leone per presiedere un governo balneare, che si sarebbe inevitabilmente dimesso con la riaperture delle scuole il primo ottobre, una vota ripartiti i nuovi posti di prima, seconda e terza fila, applicando il Manuale Cencelli, celebrato di recente per la morte del suo inventore.
E qui le cose cambiano con oggi.
Con l'avvento dei social, se non dichiari almeno una volta al giorno, non sei citato, allora non esisti.
E per esistere devi farti notare, perchè la concorrenza è numerosa e nella cacofonia generale il politico di oggi, che non sia uno con il codazzo di "professionisti dell'informazione" pronto a vantare un rapporto privilegiato per aver strappato un monosillabo, deve urlare ogni giorno più forte per essere considerato.
Così si tracima dal buon gusto per non parlare della verità e del buon senso.
Ricordo una Tribuna Politica dell'epoca del bianco e nero, con Giovanni Malagodi, liberale, opposto ad uno di sinistra di cui non ricordo il nome.
Quello di sinistra (evidentemente il vizio ha radici profonde) manipolava dei fatti, tanto che Malagodi, fumantino come era, sbottò con un "Lei mente !", per correggersi subito : "Mi scusi. Lei dice cose non vere.".
Stile d'altri tempi.
Oggi la menzogna è moneta corrente e nessuno la denuncia più perchè tanto, dopo un'ora, ci si accapiglia già su un altro argomento e, comunque, la verità è diventata ideologia, per cui uno crede a quel raccontano dalla sua parte politica e considera mentitori gli altri, a prescindere.
Del resto, l'illustre esempio arriva dalla santificazione di un qualcosa, come la resistenza, che non fu, per dimensioni, contenuti e rilevanza, come ci viene propinato.
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