Da quanto tempo non si vedeva un parlamento che tirasse fuori gli attributi davanti alle richieste dei magistrati ?
Io non ricordo nulla se non andando con la memoria a prima del 1992, quando, con la cosiddetta tangentopoli, le richieste di autorizzazione a procedere fioccavano e trovavano una via preferenziale, tanto che i quotidiani di allora facevano una classifica che vedeva immancabilmente sul podio Craxi e il segretario amministrativo della dc Citaristi (così, almeno, mi sembra di ricordare che si chiamasse).
Da allora il potere legislativo divenne succube e sottomesso a quello giudiziario.
Epocali gli interrogatori di Forlani che venne descritto con la schiuma agli angoli della bocca, per non parlare dello strabordare di ogni genere di richiesta che il parlamento esaudiva senza batter ciglio.
Un totale rinnegare la funzione stessa del parlamento, della immunità garantita contro ogni assolutismo e della divisione dei poteri.
Anche Berlusconi non riuscì a frenare la tracimazione dei magistrati e, ancora oggi, ne paghiamo le conseguenze (veggasi l'ordinanza di chiusura della area a caldo dell'Ilva che ci costerà miliardi).
Non posso quindi che guardare con piacere al dignitoso diniego della camera a consegnare le chat dell'ex sottosegretario Delmastro, sperando che non si tratti di un fuoco di paglia, ma il primo atto di una ripresa di forza del parlamento, cioè del potere legislativo, eletto dal Popolo, su quello giudiziario, basato solo su un concorso pubblico.
Il relatore Pittalis ha chiaramente spiegato le ragioni del "no" che, a chiunque si sia mai occupato di diritto, appaiono fondate e solide.
Fondamentalmente la ragione è che i magistrati non hanno alcun indizio contro Delmastro e la richiesta delle chat è semplicemente un modo per poter analizzare quello che è stato scritto e trovarvi un appiglio per procedere contro il parlamentare.
Sequenza che non sta in piedi e sarebbe la negazione di ogni processo equo, in cui le prove o, quanto meno, gli indizi, devono preesistere, il famoso fumus che non può e non deve essere solo un sospetto indotto da un teorema ideologico ma fondarsi su qualcosa di concreto, all'azione di accertamenti e approfondimenti.
Un plauso quindi ai parlamentari che non si sono fatti condizionare dalle urla belluine dei cattocomunisti e che hanno quindi rispettato i principi fondamentali di uno stato di diritto e liberale, in cui si devono indagare le persone sulla base almeno di indizi concreti e non andare a ravanare nel loro privato per trovare l'appiglio utile a processarli.
Nessun commento:
Posta un commento