Mentre in Italia Salvini cerca di evitare un governo simil Monti e un voto estivo, il mondo va avanti, senza aspettare i ritardatari.
Quasi contemporaneamente emergono due modi ben differenti di interpretare l'interesse nazionale e la volontà espressa con il voto dai cittadini.
Da un lato c'è Mattarella che, con toni melliflui da curato di campagna, tenta di ribaltare il responso delle urne sbarrando la strada a chi ha avuto la maggioranza relativa e costringendolo ad alchimie che ritardano solo l'inevitabile rivoluzione che deve spazzar via tutti i parrucconi e le sovrastrutture di una Italia ormai fanalino di coda delle nazioni.
Dall'altra c'è un Trump che, ancora una volta, prova a mettere in pratica quello che ha annunciato durante la campagna elettorale e per il quale è stato eletto.
Così il Presidente Americano ha denunciato il trattato (in perdita) di Obama con l'Iran e annunciato il ripristino delle sanzioni.
Penosi gli strilli europei e triste vedere anche il Regno Unito accodarsi a Germania e Francia.
Inutile dire che tra il curato di campagna e il cow boy io stia con il cow boy.
Utile auspicare che Salvini riesca a trovare la "quadra" per regalare all'Italia un governo che si affranchi dagli strilli di Berlino e Parigi, per assumere decisioni unicamente in base all'interesse dell'Italia e degli Italiani.
E se alle oligarchie tecnocratiche europee non piace, tanto meglio.
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