A febbraio scorso, con l'inizio dei bombardamenti israelo americani sull'Iran e l'eliminazione di una serie di capi ayatollah, sembrava fossimo finalmente vicini alla soluzione di un problema che ci tormenta da 47 anni: la repubblica islamica.
Poi gli Stati Uniti non hanno voluto, potuto o saputo affondare il colpo, occupando le coste e i punti strategici dell'Iran che, dopo essersi leccato le ferite, presumibilmente aiutato dai servizi cinesi e russi, ha cominciato a colpire con missili le basi statunitensi in zona e bloccato il transito delle navi commerciali ad Hormuz.
In tal modo ha danneggiato anche noi, esattamente come Zelensky danneggia proprio noi europei occidentali, ai quali continua a chiedere soldi che non restituirà mai e armi che non pagherà mai, aggiungendo quindi il danno alla beffa, bombardando le raffinerie petrolifere russe e contribuendo all'aumento dei prezzi dei carburanti, essenziali per lo sviluppo economico delle nazioni occidentali.
Oggi leggo che l'Iran penserebbe di colpire a lungo raggio le basi americane collocate negli stati europei.
A fronte di ciò c'è un Trump che, ormai, deve far seguire i fatti alle minacce, perchè è evidente che gli ayatollah vogliono vedere se le minacce sono reali o se il sistema democratico, anche con un Trump Presidente, sia così ammosciato, succube dei tanti condizionamenti, a cominciare dai magistrati, da rendere vana anche la più grande forza militare esistente.
E c'è un'europa occidentale ripiegata su se stessa, che non ha il coraggio di affiancarsi agli Stati Uniti nell'unica azione che ci restituirebbe i rifornimenti petroliferi necessari a far funzionare la nostra economia ed a scongiurare il pericolo dell'inflazione.
E se non tutta l'unione europea, dovrebbero agire quelle nazioni, come l'Italia, che maggiormente risentono della penuria di petrolio e gas.
O crediamo che il problema degli ayatollah si risolva da solo con uno tsunami di parole inconcludenti e di accordi che gli ayatollah non rispetteranno mai ?
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