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26 dicembre 2022

Ecco perchè uno non riesce più ad avere Fede

 

Messa di Natale a Bologna, l’omelia di Zuppi: “Fate posto agli stranieri”

Lo ha detto il presidente della Cei e arcivescovo della città nella cattedrale di San Pietro

Ho fatto il "copia e incolla" del titolo di un articolo della Cronaca di Bologna del Carlino online, la testata di Bologna dove è Arcivescovo il Cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), fedelissimo di Bergoglio che lo nominò prima vescovo della mia città e poi cardinale e, al momento, il più gettonato candidato a succedere allo stesso Bergoglio.

L'omelia, come la lettura dell'articolo rende chiaro, è stata più articolata, ma l'aspetto rilevante, quello centrale, quello che mi indigna maggiormente, è riassunto nel titolo: "Fate posto agli stranieri".

Continua così la decadenza della chiesa cattolica che trascina con se tutta una storia bimillenaria in cui era la chiesa che tutelava e difendeva la Tradizione di un Popolo, la sua Identità.

Dire, semplicisticamente, che dobbiamo fare posto agli stranieri perchè i posti ci sono, vuol dire accettare sottomissione e meticciato, vuol dire rinunciare ad essere quello che siamo per inseguire un ibrido che ha tutto l'aspetto di un mostro, vuol dire perdere la propria Identità, vuol dire inginocchiarsi e rinunciare all'Eredità dei nostri Avi, disperdendola e tradendola.

Quanta differenza con le parole di un altro Arcivescovo di Bologna, il Cardinale Giacomo Biffi che ventidue anni fa, prevedendo il pericolo delle immigrazioni selvagge, aveva posto dei sicuri paletti, fondati sulla compatibilità, assimilabilità e disponibilità ad integrarsi di chi vuole vivere da noi.

Allora sì che la Chiesa svolgeva il suo ruolo a difesa del proprio Popolo di appartenenza, senza peraltro rinunciare alla missione di diffondere il messaggio universale della religione.

Allora sì che si poteva giustificare una Fede in qualcosa di intangibile e che non ha altra prova se non la personale convinzione, per l'appunto, di Fede.

Fare posto agli stranieri ?








04 maggio 2007

La Chiesa baluardo della Civiltà

Se oggi uno vuole avere facile pubblicità, non deve fare altro che vomitare insulti addosso a prelati ed alla istituzione “Chiesa”.
La riprova l’abbiamo avuta il primo maggio quando uno sconosciuto cosmico è riuscito con tale sistema a vedere il suo nome pubblicato da tutti i quotidiani, citato in televisione e fatto oggetto di argomento di numerosi blog.
Bene ha fatto l’Osservatore Romano a puntualizzare seccamente, con un linguaggio che non lascia adito a dubbi e che è compreso, tanto è chiaro, persino dai bassifondi della politica laicista e anticlericale.
La domanda che mi pongo è: come mai il Vaticano ha abbandonato il tono curiale e la felpata prudenza nelle dichiarazioni pubbliche, mettendosi con coraggio, fermezza e decisione alla testa del movimento di rinascita sociale, morale e civile della nostra nazione ?
Credo non sia estraneo il passaggio da un papa mistico e in odore di santità, ad un papa di grande spessore culturale e attentissimo alle vicende umane.
Benedetto XVI si trova a regnare in uno dei tanti periodi difficili della storia umana e ogni volta, da duemila anni, l’uomo civile ha potuto contare sulla Chiesa, istituzione millenaria, per superarli.
Oggi la nostra libertà, il nostro benessere, la nostra sicurezza sono minacciate da nemici esterni ed interni.
Alle frontiere premono milioni di diseredati che cercano una vita migliore ma non possiamo permettere loro di illudersi di ottenerla sottraendo a noi quel che i nostri Padri ci hanno donato.
Molti di quegli stessi diseredati sono alimentati da una religione che è il contrario di quella Cristiana: questa “caritas est”, quella è nata e cresciuta con la violenza e con le guerre.
All’interno il nichilismo relativista ha imposto come materie centrali di dibattito sociale la legalizzazione di perversioni e turpitudini, dando nuovo alimento anche a ideologie assassine e liberticide come il comunismo che si sperava destinate ad un rapido tramonto.
Droga, omosessualità, eutanasia, in Olanda addirittura un “partito dei pedofili”, una autentica anticultura, basata sulla disgregazione dei valori morali fondanti una società civile.
La Chiesa di Benedetto XVI si erge ora a baluardo della Civiltà, della Libertà, contro la deriva morale della nostra società.
L’esempio che dal Cardinale Ruini a Monsignor Bagnasco, dal Cardinale Scola al Cardinale Biffi, fino al Papa ci viene proposto è quello di un vivere civile, per nulla rinunciatario, dove l’integrità morale viene posta a base delle varie libertà di cui godiamo e dove la deriva morale diventa l’anticamera della licenza, dell’anarchia, cioè il contrario della Libertà.
La Chiesa non impone, la Chiesa propone.
Ed è una proposta che, scevra da ogni velleità teologica, affronta direttamente questioni concrete, in una prospettiva di progresso civile, sociale e umano.
Si era perso il ricordo di un simile impegno del Vaticano nel civile.
La Chiesa di Benedetto XVI, invece, propone, propone una strada per crescere, propone un comportamento per migliorarsi e migliorare la nostra società.
Si può non essere d’accordo.
Ma non si può negare che la proposta della Chiesa sia quanto di più moderno e stimolante, anche per un agnostico, sia presente nella cultura civile della nostra nazione.
Il modello di società che sottintende la proposta della Chiesa è un modello accattivante e progressista che dà un senso al nostro essere civiltà, senza alcun aggettivo limitativo.
La proposta della Chiesa affonda le sue radici nel percorso umano, sociale e civile della nostra Gente e che ci consentirebbe di proseguire verso nuovi traguardi e più ambiziosi progetti.
Non si può negare la legittimità della proposta della Chiesa e il suo interesse per tutti.
Si può, per interesse personale, irridere ai “pronunciamenti” di papa, cardinali e monsignori, ma non cancellare le questioni che pongono alla nostra attenzione, che non si possono ignorare nascondendo la testa sotto la sabbia.
Da duemila anni la Chiesa, quando c’è bisogno, risponde : presente !
Oggi siamo di nuovo in uno di quei periodi storici in cui la Chiesa è e deve essere presente.

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31 marzo 2007

Logica e ragione sono contro i di.co.

La Conferenza Episcopale Italiana ha finalmente emanato la preannunciata nota sulle unioni di fatto.
Tre paginette nelle quali sono condensate, in modo chiaro ed esauriente le ragioni logiche della opposizione della Chiesa Italiana alle unioni di fatto e, in particolare, a quelle omosessuali.
Sottolineo logica e ragione per evidenziare come la CEI ha svolto una operazione profondamente culturale, come (e più) di una qualsiasi associazione che fornisce ai propri associati indicazioni per la miglior scelta possibile.
Un intervento quindi legittimo e illuminante anche per chi non appartiene agli associati CEI.
L’affermazione della famiglia come unione di un uomo e di una donna come nucleo fondante della società e che nella procreazione trova la sua finalità ultima: la perpetuazione della specie umana.
L’unicità, quindi del vincolo matrimoniale che, per tale motivo, merita tutela giuridica trattandosi di istituto con un suo pregio intrinseco.
Chiara e conclusiva nella evidenziazione della sua mancanza di pregio, in appena tre righe, la liquidazione delle unioni omosessuali:
“Un problema ancor più grave sarebbe rappresentato dalla legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso, perchè, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile.”
Nel contempo, ricondurre la esigenza, anche sociale, di un rafforzamento delle garanzie per le coppie di fatto ai diritti individuali e non a scelte ideologiche e pubblicistiche.
Infine la indicazione per chi ritiene di appartenere alla Chiesa cattolica, soprattutto per quanti sono impegnati in politica e che dovranno votare il provvedimento in parlamento:
“nel caso di un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge”.
I parlamentari sono liberi di votare a favore delle unioni tra omosessuali, ma allora sono al di fuori dell’insegnamento della Chiesa e non possono dirsi cattolici, nè adulti, nè di altro genere.
Semplicemente non sono cattolici.
Ben venga la chiarezza che la Chiesa ha mirabilmente prodotto in questo documento.
Ne guadagna l’intera Nazione Italiana.
La Chiesa, con la nota della CEI, ha dimostrato di essere ancora una valida guida spirituale e morale e giustifica l’autorevolezza che gli stessi suoi denigratori – proprio con la loro foga e la loro paura delle parole della Chiesa – le riconoscono.

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24 gennaio 2007

Don Camillo e il Cardinal Peppone

In due giorni abbiamo avuto due immagini contrapposte della Chiesa.
Quella vecchia e sorpassata incarnata dal Cardinal Martini, rosso di porpora e di animo (ma non doveva ritirarsi a pregare a Gerusalemme ?) e quella che guarda al futuro di Don Camillo Cardinal Ruini.
La prima, con Martini, è quella parte che uscì sconfitta con l’elezione di Benedetto XVI e che rimpiange gli anni di Paolo VI, gli anni dei cedimenti e dei compromessi con i comunisti.
La seconda è la Chiesa giovane, resa forte e consapevole del suo ruolo da Giovanni Paolo II e che ha trovato in Benedetto XVI un coraggioso, colto e autorevole interprete.
Inutile dire con chi sto.
Anche se non ne condivido tutte le posizioni (ad esempio non condivido la critica all’invio di nuove truppe in Iraq e condivido solo nell’interpretazione “autentica” di Benedetto XVI l’affermazione sul ricongiungimento dei migranti) pur riconoscendo – a differenza della sinistra – il diritto a chicchessia, anche ai porporati, di esprimere idee persino contrastanti con le mie ...
Ma sicuramente la decisa presa di posizione contro le devianze legislative che darebbero dignità alle devianze sessuali la posso fare tranquillamente mia, perché la battaglia per restituire spessore morale alla nostra società è interesse comune, anche di chi continua a considerarsi agnostico.
Solo una società forte, moralmente e civilmente, può infatti affrontare la sfida che le viene posta dalla barbarie incombente dell’islam, del relativismo e del nichilismo di stampo neomarxista.
La decisa presa di posizione del Cardinale Ruini, che si appresta a lasciare il suo incarico forse ad un altro porporato che potrebbe sorprenderci positivamente: il Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, mette sicuramente in un angolo i “cattolici adulti” che ora non potranno più nascondersi dietro la tonaca di un Martini sconfessato così platealmente.
Del resto non occorre essere cattolici per essere contrari alle devianze legislative: basta avere quel minimo di buon senso necessario a consolidare, invece che distruggere, la nostra società civile.
Le dichiarazioni, quasi contemporanee, di Don Camillo e del cardinal Peppone fanno anche emergere l’ipocrita “doppiopesismo” nei giudizi della sinistra e dei laicisti radicali.
Plaudono alle dichiarazioni di Martini: evidentemente quelle – che vanno nel senso dei loro auspici – non sono “interferenze” e il Cardinal Peppone non parla “come un capo di partito”.
Critiche feroci, invece, al limite dell’insulto, al Cardinal Ruini, “accusato” di interferire negli affari interni dell’Italia e di parlare come un capo di partito.
Attendiamo la proposta di legge del ministro Mastella che configuri reato esprimere opinioni in contrasto con quelle della sinistra.
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