Se oggi uno vuole avere facile pubblicità, non deve fare altro che
vomitare insulti addosso a prelati ed alla istituzione “Chiesa”.
La riprova l’abbiamo avuta il primo maggio quando uno sconosciuto cosmico è riuscito con tale sistema a vedere il suo nome pubblicato da tutti i quotidiani, citato in televisione e fatto oggetto di argomento di numerosi blog.
Bene ha fatto
l’Osservatore Romano a puntualizzare seccamente, con un linguaggio che non lascia adito a dubbi e che è compreso, tanto è chiaro, persino dai bassifondi della politica laicista e anticlericale.
La domanda che mi pongo è: come mai il Vaticano ha
abbandonato il tono curiale e la felpata prudenza nelle dichiarazioni pubbliche, mettendosi con coraggio, fermezza e decisione alla testa del movimento di rinascita sociale, morale e civile della nostra nazione ?
Credo non sia estraneo il
passaggio da un papa mistico e in odore di santità, ad un papa di grande spessore culturale e attentissimo alle vicende umane.
Benedetto XVI si trova a regnare in uno dei tanti periodi difficili della storia umana e ogni volta, da duemila anni,
l’uomo civile ha potuto contare sulla Chiesa, istituzione millenaria, per superarli.
Oggi la nostra libertà, il nostro benessere, la nostra sicurezza sono minacciate da nemici esterni ed interni.
Alle frontiere premono milioni di diseredati che cercano una vita migliore ma non possiamo permettere loro di illudersi di ottenerla sottraendo a noi quel che i nostri Padri ci hanno donato.
Molti di quegli stessi diseredati sono
alimentati da una religione che è il contrario di quella Cristiana: questa “
caritas est”, quella è nata e cresciuta con la violenza e con le guerre.
All’interno il
nichilismo relativista ha imposto come materie centrali di dibattito sociale la legalizzazione di perversioni e turpitudini, dando nuovo alimento anche a ideologie assassine e liberticide come il comunismo che si sperava destinate ad un rapido tramonto.
Droga, omosessualità, eutanasia, in Olanda addirittura un “partito dei pedofili”, una autentica anticultura, basata sulla
disgregazione dei valori morali fondanti una società civile.
La
Chiesa di Benedetto XVI si erge ora a baluardo della
Civiltà, della
Libertà, contro la deriva morale della nostra società.
L’esempio che dal Cardinale Ruini a Monsignor Bagnasco, dal Cardinale Scola al Cardinale Biffi, fino al Papa ci viene proposto è quello di un
vivere civile, per nulla rinunciatario, dove l’integrità morale viene posta a base delle varie libertà di cui godiamo e dove la deriva morale diventa l’anticamera della licenza, dell’anarchia, cioè il contrario della Libertà.
La Chiesa non impone, la Chiesa propone.
Ed è una proposta che, scevra da ogni velleità teologica, affronta direttamente
questioni concrete, in una prospettiva di progresso civile, sociale e umano.
Si era perso il ricordo di un simile impegno del Vaticano nel civile.
La
Chiesa di Benedetto XVI, invece, propone, propone
una strada per crescere, propone un comportamento per migliorarsi e migliorare la nostra società.
Si può non essere d’accordo.
Ma non si può negare che
la proposta della Chiesa sia quanto di più moderno e stimolante, anche per un agnostico, sia presente nella cultura civile della nostra nazione.
Il modello di società che sottintende la proposta della Chiesa è un
modello accattivante e progressista che dà un senso al nostro essere civiltà, senza alcun aggettivo limitativo.
La proposta della Chiesa affonda le sue
radici nel percorso umano, sociale e civile della nostra Gente e che ci consentirebbe di proseguire verso nuovi traguardi e più ambiziosi progetti.
Non si può negare la legittimità della proposta della Chiesa e il suo interesse per tutti.
Si può, per interesse personale, irridere ai “
pronunciamenti” di papa, cardinali e monsignori, ma non cancellare le questioni che pongono alla nostra attenzione, che non si possono ignorare nascondendo la testa sotto la sabbia.
Da duemila anni la Chiesa, quando c’è bisogno, risponde : presente !
Oggi siamo di nuovo in uno di quei periodi storici in cui
la Chiesa è e deve essere presente.
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