Ad ogni tornata elettorale di rilievo si ripete la stessa storia: chi è dietro cerca lo scontro, faccia a faccia, lanciando i dadi sul tavolo verde, per raccattare qualche punto.
A volte riesce, altre no.
Non riesce soprattutto quando il concorrente migliore, il purosangue, viene imbrigliato da regolamenti e formalismi come accadde nel 2006 contro Berlusconi.
Oggi è il primo travet del pci/pds/ds/pd, Bersani … di cui non ricordo neppure il nome di battesimo, a volere il dibattito con il Premier.
A ruota arrivano Casini e Di Pietro che pretenderebbero uguale trattamento e così comprendiamo come finirebbe: in caciara, con continue interruzioni e l'impossibilità per Berlusconi di esporre i risultati del suo governo e il programma per le regioni.
Berlusconi lo ha capito ed ha respinto l'ipotesi (senza neppure degnare di una occhiata il “guanto di sfida” di Di Pietro e Casini) motivandolo correttamente con l'impossibilità, davanti alle parole intinte nel livore che quotidianamente pronunciano quelli dell'opposizione, di un qualsivoglia spirito dialogante.
Berlusconi ha fatto benissimo, ma io aggiungo un'altra considerazione: a che pro aprire un dialogo con i comunisti ?
Cosa mai abbiamo in comune ?
Quali Valori di base possiamo condividere per costruire un utile dibattito sul futuro dell'Italia ?
Anche la recente e legittima esternazione della Cei ha sancito come i Valori morali che dovrebbero essere posti a fondamenta del nostro vivere civile, sono negletti e, anzi, contrastati a sinistra.
La Famiglia come istituzione di base di una società civile, l'unica Famiglia possibile quella tra un Uomo e una Donna, è messa in pericolo da una deriva che vorrebbe riconoscere una qualche legittimità alle unioni tra persone dello stesso sesso.
La Vita, dal concepimento alla morte naturale, è messa in pericolo da ardite tesi che vedono nella sua soppressione un “diritto” e persino una “conquista”.
E che dire dei torbidi interessi che vorrebbero ingrossare le entrate fiscali con il raddoppio delle trattenute sui risparmi ?
E di uno stato di polizia, con lo spionaggio legalizzato delle intercettazioni ?
E dei divieti ad esprimere, scrivere e diffondere liberamente i propri pensieri, le proprie idee se non sono state certificate da un sinedrio di “politicamente corretti” che pretenderebbero persino di obbligarci ad utilizzare alcune parole anziché altre ?
E la questione Identitaria che vede la sinistra auspicarne l'annacquamento e spingerne le Radici nell'oblio, nel malinteso nome di una società multiculturale e multietnica che, però, nessuno sa cosa realmente sia e a danno di chi dovrebbe essere realizzata (perchè se arrivano milioni di estranei alla nostra terra, chi ha diritto a vivere e prosperare su questa terra dovrebbe farsi da parte … ma questo non lo dicono !) ?
Quale senso, dunque, avrebbe un “dialogo” con costoro ?
Berlusconi sa tutto questo e sa che, anche queste elezioni, pur regionali, sono una scelta di campo tra la nostra Civiltà tradizionale e un qualcosa di non ben definito che, come un “blob” emerge dalle invettive di una opposizione sempre più livorosa e sempre meno nazionale.
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A volte riesce, altre no.
Non riesce soprattutto quando il concorrente migliore, il purosangue, viene imbrigliato da regolamenti e formalismi come accadde nel 2006 contro Berlusconi.
Oggi è il primo travet del pci/pds/ds/pd, Bersani … di cui non ricordo neppure il nome di battesimo, a volere il dibattito con il Premier.
A ruota arrivano Casini e Di Pietro che pretenderebbero uguale trattamento e così comprendiamo come finirebbe: in caciara, con continue interruzioni e l'impossibilità per Berlusconi di esporre i risultati del suo governo e il programma per le regioni.
Berlusconi lo ha capito ed ha respinto l'ipotesi (senza neppure degnare di una occhiata il “guanto di sfida” di Di Pietro e Casini) motivandolo correttamente con l'impossibilità, davanti alle parole intinte nel livore che quotidianamente pronunciano quelli dell'opposizione, di un qualsivoglia spirito dialogante.
Berlusconi ha fatto benissimo, ma io aggiungo un'altra considerazione: a che pro aprire un dialogo con i comunisti ?
Cosa mai abbiamo in comune ?
Quali Valori di base possiamo condividere per costruire un utile dibattito sul futuro dell'Italia ?
Anche la recente e legittima esternazione della Cei ha sancito come i Valori morali che dovrebbero essere posti a fondamenta del nostro vivere civile, sono negletti e, anzi, contrastati a sinistra.
La Famiglia come istituzione di base di una società civile, l'unica Famiglia possibile quella tra un Uomo e una Donna, è messa in pericolo da una deriva che vorrebbe riconoscere una qualche legittimità alle unioni tra persone dello stesso sesso.
La Vita, dal concepimento alla morte naturale, è messa in pericolo da ardite tesi che vedono nella sua soppressione un “diritto” e persino una “conquista”.
E che dire dei torbidi interessi che vorrebbero ingrossare le entrate fiscali con il raddoppio delle trattenute sui risparmi ?
E di uno stato di polizia, con lo spionaggio legalizzato delle intercettazioni ?
E dei divieti ad esprimere, scrivere e diffondere liberamente i propri pensieri, le proprie idee se non sono state certificate da un sinedrio di “politicamente corretti” che pretenderebbero persino di obbligarci ad utilizzare alcune parole anziché altre ?
E la questione Identitaria che vede la sinistra auspicarne l'annacquamento e spingerne le Radici nell'oblio, nel malinteso nome di una società multiculturale e multietnica che, però, nessuno sa cosa realmente sia e a danno di chi dovrebbe essere realizzata (perchè se arrivano milioni di estranei alla nostra terra, chi ha diritto a vivere e prosperare su questa terra dovrebbe farsi da parte … ma questo non lo dicono !) ?
Quale senso, dunque, avrebbe un “dialogo” con costoro ?
Berlusconi sa tutto questo e sa che, anche queste elezioni, pur regionali, sono una scelta di campo tra la nostra Civiltà tradizionale e un qualcosa di non ben definito che, come un “blob” emerge dalle invettive di una opposizione sempre più livorosa e sempre meno nazionale.
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