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18 giugno 2026

Remigrazione, rimpatrio, espulsione: una giornata da incorniciare

Ieri due notizia su un medesimo tema hanno reso migliore la giornata: l'approvazione, in Italia, del decreto rimpatri e l'analogo voto del parlamento europeo, questo niente affatto scontato.

Dopo anni di lassismo buonista, i governi, anche socialisti come quello danese, hanno capito il rischio che stiamo correndo con l'arrivo massiccio di clandestini.

E hanno preso provvedimenti giusti per evitare che i cittadini, sentendosi abbandonati, reagiscano con violenza, come in Irlanda del Nord, come, sempre, nella Storia i Popoli hanno reagito alle invasioni di stranieri.

Il quadro normativo è pronto, adesso arriva la parte più difficile: attuarlo.

Non sarebbe accettabile che, per le paturnie ideologiche di un magistrato, si eviti di applicare norme di semplice buon senso, trattenendo, fuori dai nostri confini, per 24 mesi, i clandestini in attesa di accertamenti.

Accertamenti che devono riguardare anche la veridicità di affermazioni che li presentassero come rifugiati per motivi politici o di altra natura.

Non dobbiamo però accontentarci di procedere alla remigrazione, rimpatrio o espulsione (ciascuno adotti la parola che più gli sembra appropriata), perchè il passo successivo è impedire che arrivino clandestini sulla nostra terra.

Blocco navale e accordi con gli stati da cui partono i clandestini sono quindi gli strumenti per fermare alla sorgente il movimento e superare, quindi, il momento oneroso dei rimpatri forzati o volontari che siano.

Il passo della Meloni sarà lento, ma arriva al traguardo che è, poi, quello che conta. 

10 maggio 2026

Ha ancora senso credere a Valori comuni tra cittadini della stessa Nazione ?

Come anticipato ieri, si è svolta a Bologna, in una piazza periferica, la pacifica, senza incidenti, senza distruzioni nè danneggiamenti di proprietà pubbliche o private, manifestazione a favore della remigrazione.

Contemporaneamente, nelle vie adiacenti, un manipolo che dicono provenisse dai centri sociali, ha cercato lo scontro con le Forze dell'Ordine, dando luogo a qualche danneggiamento e rendendo insicura la zona.

Quel manipolo violento non è però isolato, ha solo provato a realizzare con la violenza, quel che la stessa amministrazione comunale di Bologna ha, fino all'ultimo, cercato di ottenere, con altri mezzi e con speciose motivazioni, per impedire la manifestazione per la remigrazione.

A questo punto mi viene da chiedere: ha senso che si sia tutti parte di uno stesso stato ?

Perchè è evidente che chi sostiene la remigrazione ha Valori, Progetti, una Idea di Società e di Civiltà che confliggono totalmente con quelli di chi vorrebbe mantenere gli immigrati in Italia e, anzi, è disponibile a rinunciare alla nostra Identità perchè quelli si possano sentire a casa, sul nostro territorio.

Qual è il contratto sociale che ci può legare, se il contratto sociale come concordemente riconosciuto, è quel patto che lega più individui disposti a rinunciare ad una parte della propria libertà, per il conseguimento di obiettivi comuni a cominciare dal vivere in sicurezza ?

Mattarella, la Von der Leyen e tanti altri aprono bocca citando i "Valori comuni".

Ma quali sono ?

Io, con quelli che ieri hanno cercato di impedire la manifestazione sulla remigrazione e con quelli che hanno cercato preventivamente  di impedirla con altri mezzi, non ho proprio nulla in comune.

E non voglio avere nulla in comune.

Credo che, da come stanno andando gli esiti elettorali, questa divisione, questa impermeabilità tra le parti, questa mancanza di Valori condivisi, sia un problema di tutto l'Occidente che rende difficile la convivenza, all'interno di uno stesso stato, di due parti così contrapposte da non avere nessun punto di incontro.

Se ci fosse un continente vergine, direi che una delle due parti, potrebbe partire e creare la sua società come meglio gli aggrada, liberando anche l'altra parte per poter fare altrettanto.

Ma non c'è un continente inesplorato e pensare ad un trasferimento in un altro pianeta, beh ... l'idea mi affascina, ma la trovo un pochino prematura.

Certo è che, invece di blaterare sui "Valori comuni" che non esistono, i politici farebbero meglio a trovare il modo per un nuovo tipo di contratto sociale che salvaguardi le Identità, evitando di mischiare elementi incompatibili.

E questo prima che la situazione precipiti a sfugga di mano a tutti.

09 maggio 2026

Remigrazione = Rimpatrio. Perchè opporsi ?

Oggi, a Bologna, in una piazza decentrata (anche se è quella che fiancheggia lo stadio di calcio già Littoriale e oggi Dall'Ara) si svolgerà una manifestazione a favore della remigrazione.

Cos'è la remigrazione ?

E' il termine contemporaneo, mutuato dall'inglese, per dire rimpatrio.

La lingua italiana è ricca di vocaboli che ci consentono di definire in modo corretto un qualcosa, senza appesantire una frase (perchè dire "buongiorno a tutte e tutti", quando la regola è, in presenza di soggetti di ambedue i generi, di usare per il plurale la forma maschile? Buongiorno a tutti. Punto.) e senza mutuare vocaboli o pronunzie da lingue straniere (Plus - latino - è plus, non plas. Nike - greco - è nike, non naik).

Come è inutile inventarsi nuove definizioni quando esistono già quelle appropriate.

Io sono Nazionalista, perchè adesso dovrei definirmi Sovranista che è la stessa cosa ?

E, per l'appunto, riaccompagnare nella sua nazione di appartenenza chi illegalmente è entrato a casa nostra, violando i nostri confini, ma anche chi, pur eventualmente fosse entrato in Italia regolarmente, ma avesse commesso reati, si chiama rimpatrio.

Ma chiamiamola pure remigrazione così capiamo tutti, persino quelli di sinistra (lo spero, ma non ci credo), cosa si intende e, allora, perchè opporvisi ?

Le manifestazioni per la remigrazione vengono accolte con la bava alla bocca dai cattocomunisti, con cortei (spesso violenti a confronto con quelli pacifici dei favorevoli ai rimpatri) e con comunicati tonitruanti da parte delle giunte comunali di sinistra, inclusa quella di Bologna cui non par vero scongelare la propria mai abbandonata anima stalinista e da santa inquisizione, per vietare qualcosa e impedire l'esercizio di una Libertà garantita dalla costituzione, come quella di manifestare pubblicamente e pacificamente una opinione.

Francamente non capisco quale sia l'utile che ne derivi ai cittadini italiani, l'ammettere sul nostro territorio masse di spostati senza patria, che vengono da noi solo per usufruire di una situazione economica, alimentare, sanitaria, abitativa, migliore di quella che abbandonano.

E' assolutamente pertinente quello scritto nell'immagine che ho trovato proprio oggi su X.

Se quelli che vengono sono bravi, perchè non fanno grande la loro patria ?

E se non sono bravi, perchè dovremmo accollarcene il mantenimento ?



17 marzo 2024

Re-migration

Trovo molto poco su un progetto/programma dell'Afd, il partito della Destra tedesca, affiliato a ID (Identità e Democrazia) il gruppo europeo in cui convivono anche il partito francese della Le Pen, quello olandese di Wilders e la Lega di Salvini.

Mi sembra invece sarebbe opportuno approfondirlo anche in Italia, senza le isteriche reazioni aprioristiche dei cattocomunisti.

Con il termine remigration, che viene tradotto con la brutta espressione "remigrazione", si intende il processo di ritorno di tutti gli immigrati nelle loro terre di origine.

Se vogliamo l'idea ispiratrice ricorda molto quella che indusse il quinto presidente degli Stati Uniti, James Monroe, a favorire il ritorno degli schiavi negri (pochi) in Africa, al punto che venne fondato uno stato, con il nome evocativo di Liberia e la cui capitale credo si chiami ancora Monrovia.

Nel giorno in cui la stampa ci informa che le tre nazioni della Gran Bretagna sono tutte governate da un primo ministro non bianco (indiano l'Inghilterra e l'intero Regno Unito, pakistano la Scozia, zambiano il Galles) si può ben comprendere la difficoltà di una idea che ha comunque ogni diritto e legittimità ad essere presentata.

Il principio è, a mio parere, discendente diretto della "Dottrina Monroe", "L'America agli Americani", per dire "L'Italia agli Italiani", "la Germania ai tedeschi", la Spagna agli Spagnoli" etc.

La proposta, ancora in bozza, è fortemente osteggiata da tutte le anime soavi che pensano si possa arrivare ad una società multietnica e che, per arrivarci, impediscono le canzoni di Natale, appongono veti sull'uso di parole comuni che, a loro avviso, potrebbero offendere gli ultimi arrivi ma, contemporaneamente, festeggiano il ramadan.

Certamente la proposta è fortemente divisiva, soprattutto là dove propone di restituire alle terre di origine anche quelli che, nel frattempo, hanno ottenuto cittadinanza in una nazione europea.

Questo aspetto meriterebbe infatti un maggior approfondimento, magari precisando che si intende limitato a chi sia arrivato da noi con una cittadinanza straniera e quindi abbia acquisito quella di uno stato europeo e non possa essere applicato a chi, anche se figlio di immigrati, abbia la cittadinanza di una nostra nazione dalla nascita perchè figlio di genitori che già avevano acquisito, secondo le regole, la cittadinanza.

Per quanto però sia di complessa e improbabile attuazione, la proposta ha il merito di porre attenzione al problema della trasformazione unilaterale della Identità delle nostre nazioni.

Unilaterale perchè non esiste un processo analogo di meticciato negli stati di provenienza degli immigrati, anche perchè vigono leggi, soprattutto religiose, che impediscono, a volte, persino l'edificazione di una chiesa cristiana.

Credo che, come tutte le proposte fortemente impattanti sui sentimenti e sull'immaginazione delle persone, anche questa subirà il suo processo evolutivo, verrà raffinata, approfondita, sviluppata e, nel frattempo, si sedimenterà nella popolazione.

Come avviene sempre con le idee innovative.