Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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No alla deriva

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Diciamo NO alla deriva

20 giugno 2016

Una debole luce in fondo al tunnel


Roma, Torino, Trieste e Napoli alle opposizioni.
Bologna e Milano (e Cagliari al primo turno) al pci/pds/ds/pd.
Il bulletto di Rignano che era andato al voto con sei sindaci nei sette capoluoghi di regione (eletti con Bersani segretario) ne lascia sul campo tre e rimane con Cagliari, Milano e, purtroppo, Bologna che sprofonda sempre più nel guano dovendo subire altri cinque anni di Merola.
A parte quindi la tristezza per la mia città in cui continuerà il degrado iniziato già nel 2004 con Cofferati, il risultato ci lascia intravvedere una debole luce in fondo al tunnel.
Una luce che potrebbe trasformarsi in un luminoso Sole estivo se ad ottobre venisse bocciata, grazie all'apporto di tutte le opposizioni, la finta riforma costituzionale di Renzi.
Nel frattempo, speriamo che anche gli Inglesi non si facciano traviare dai due colpi di pistola di uno squilibrato e portino il Regno Unito fuori dall'unione sovietica europea, cominciando a smantellare l'istituzione cara alle consorterie internazionali che puntano a sottomettere i Popoli e le Nazioni europee, per togliere lo Sovranità, Indipendenza e Libertà, minando la loro Identità e cancellandone le Radici nel meticciato indotto dall'invasione immigrazionista.
A questo proposito è da rilevare che il "laboratorio" milanese dove il Centro Destra ha candidato un uomo esterno ai partiti e riammesso al proprio interno i fuoriusciti alfaniani, non ha poi fatto meglio di Bologna dove candidata era una leghista sostenuta da Salvini e senza gli alfaniani (e dove l'humus cittadino è da sempre molto, troppo a sinistra, sostenuto anche dalla rete di interessi economici che fanno perno sulle coop).
Se a questo aggiungiamo il risultato di Roma dove al primo turno la Meloni ha doppiato il candidato dei "moderati", abbiamo una seria indicazione di come dovrà essere il Centro Destra da oggi in poi.
Poteva andare meglio, ma la tendenza è sicuramente verso il cambiamento, segno che non tutti in Italia sono rassegnati al declino.




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19 giugno 2016

Propaganda e trasformismo


Noi Uomini (intesi come Genere Umano comprensivo anche delle donne) aspiriamo al nostro benessere personale e se per raggiungerlo dobbiamo piegarci davanti ai potenti o a chi ci può garantire un minimo di spazio vitale, lo facciamo trovando ogni scusa.
Spesso non ci viene neppure richiesto, ma è un modo per mettersi in mostra, mentre in altri casi ci si appalesa accettando di servire chi è sempre stato dall'altra parte della barricata.
Così nel particolare abbiamo soggetti che eccellono in questa arte di dubbio gusto, andando ben oltre ogni ragionevole compromesso.
Del primo tipo ne ho già scritto in passato, ma il signor Alberico Giostra, quando conduce la rubrica radiofonica alle 5,30 del mattino, non riesce proprio a non indignarsi davanti agli articoli che criticano il suo pupillo da Rignano.
Così li commenta e perde più tempo ad offrire la sua versione che non a leggere, come dovrebbe limitarsi a fare, titoli e brani di articoli.
Fino al punto di rivalutare Libero quando il cambio di direzione lo porta nell'esercito della stampa allineata a sostenere l'approvazione della finta riforma costituzionale di Renzi.
Fino al punto da leggere un sottotitolo, sbagliando le pause per cambiarne la percezione.
Il sottotitolo è quello riprodotto in fotografia ed è tratto da Il Resto del Carlino/QN di sabato 18 giugno 2016.
Come si vede, nella seconda riga c'è scritto: "Comunali, democratici in affanno. Salvini: bene Parisi ma solo a Milano".
Appare evidente che se si legge fissando una pausa dopo "democratici" e poi tutto d'un fiato il resto sembra che in affanno sia Salvini (anche venerdì a Bologna per sostenere la candidata Lucia Borgonzoni) e non il pci/pds/ds/pd che, evidentemente, deve essere rappresentato forte e calmo.
Sulla stampa di ieri poi è apparso un piccolo esempio della seconda tipologia.
Flavia Perina, già direttrice del Secolo d'Italia antico organo dell'MSI e poi di AN, ha accettato di fare da consigliere in non so quale settore nel caso in cui a Roma venisse eletto il candidato del pci/pds/ds/pd.
Un motivo in più per i Romani per votare Virginia Raggi e stroncare sul nascere questo poco edificante esempio di trasformismo.


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18 giugno 2016

Domani i ballottaggi


Così, mentre l'Italia stende anche la Svezia nei campionati europei di calcio, decisamente di basso livello, le principali città italiani si apprestano a scegliere il sindaco per i prossimi cinque anni.
Ricordo che su sette città al voto, sei erano governate dalla sinistra renziana e una dalla sinistra antirenziana.
Al primo turno è stato eletto solo un sinistro renziano e Cagliari, le altre sei città ripartono tutte da un duello che è necessariamente tra il pci/pds/ds/pd e le opposizioni divise tra il Centro Destra (Bologna, Milano, Trieste) e i grillini (Roma e Torino) con uno scontro tra il Centro Destra e la sinistra antirenziana a Napoli.
Fondamentalmente il voto deve decidere se chi ha amministrato negli ultimi cinque anni ha fatto bene e merita la riconferma per se stesso o per il suo successore.
Ma dovrà anche essere un segnale per Renzi e il governo, prima della madre di tutte le battaglie ad ottobre.
Perchè hanno amministrato male e anche per dare uno schiaffone a Renzi io spero che vincano tutti gli antirenziani:
Lucia BORGONZONI a Bologna 
Chiara APPENDINO a Torino
Virginia RAGGI a Roma
Stefano PARISI a Milano 
Roberto DI PIAZZA a Trieste.
A Napoli, anche se De Magistris è un arrabbiato antirenziano, voterei Lettieri.
Impossibile totalizzare sei su sei, ma, considerati i numeri di partenza, tutto quello che viene, è guadagnato.
L'importante, in questa fase è riprendere confidenza con l'elettorato e dare il segnale che l'opposizione c'è.


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17 giugno 2016

Sindaci uscenti in difesa


Non ho avuto voglia di guardare il dibattito tra la Raggi e Giachetti mercoldì sera.
Non ho letto nulla sulla stampa, come non ho ancora letto nulla sul dibattito tra la Apendino e Fassino della settimana precedente.
Ho l'impressione che non si voglia dare alcun tipo di importanza o di pubblicità alle due candidate grilline, esattamente come leggo poco o nulla della sfida tra il sindaco uscente di Bologna e la sfidante leghista Lucia Borgonzoni che si sono dovuti accontentare di una televisione locale per un dibattito e di un confronto a distanza attraverso le domande dei lettori del Carlino.
Leggendo e ascoltando ho avuto l'impressione che la sinistra sia in difficoltà.
Se io fossi sindaco uscente darei fiato alle trombe iniziando ogni intervento con un "io ho fatto".
Invece Merola insegue la Borgonzoni sui temi cari alla Lega (rom, sicurezza, trasparenza) senza essere altrettanto credibile visto che usa sistematicamente il futuro:
"chiuderò i campi rom"
"Ogni quartiere sarà dotato di un camper itinerante della municipale”.
A pelle uno che è stato sindaco per cinque anni ed è costretto a discutere sui temi dell'avversaria usando il futuro, è un sindaco che non merita di essere rieletto.




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16 giugno 2016

Come volevasi dimostrare


I sindaci uscenti come Fassino e Merola hanno fallito.
La prova è nelle loro stesse parole, promesse, tentativi di giustificarsi, ma anche nell'ammissione di errori, sia pur con tutte le contorsioni cerebrali di un politico che non ne ha più per giustificarsi, come ha fatto Merola al Carlino che ha poi sintetizzato nella locandina di ieri mattina: sul traffico ho sbagliato.
Ce ne eravamo accorti da tempo, chissà però perchè le scuse arrivano solo a cinque giorni dal voto di ballottaggio contro Lucia Borgonzoni che rappresenta l'alternativa e il futuro per Bologna.
Mi domando: perchè dovremmo credere ai sindaci uscenti come Fassino e Merola o ai loro eredi come Giachetti e Sala  ?
Il pci/pds/ds/pd, che in caso di loro vittoria tornerebbe ad amministrare, con gli stessi apparati, le stesse città, non merita fiducia alcuna.
E' ora di cambiare e chi non risica non rosica.
La Borgonzoni a Bologna, la Raggi a Roma, l'Appendino a Torino, Parisi a Milano rappresentano una novità e, come tutte le novità, un rischio.
Ma è meglio un ragionevole rischio per cogliere l'opportunità di migliorare o la certezza di un inesorabile declino unito ad un aumento del degrado cittadino ?




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15 giugno 2016

Le spese clientelari portano più tasse


Se ieri abbiamo evidenziato il primo dei grandi problemi comuni a tutte le città, l'immigrazione e la massiccia presenza di clandestini/invasori cui pagare vitto e alloggio, ecco che strettamente connesso è il problema dei bilanci comunali, perennemente a secco di fondi.
Paghiamo tasse di ogni tipo, persino sulla casa che è ben lungi dall'essere un reddito anche se è la seconda, la decima o la millesima, paghiamo una tassa sui rifiuti che più si incaponiscono con la raccolta differenziata, più si alza, eppure abbiamo pessimi servizi, gli assessori ai bilanci piangono perennemente miseria e cercano ogni trucco per coprire i sempre maggiori buchi che si aprono.
Abbiamo così multe per divieto di sosta senza che ci siano adeguati spazi per soste gratuite, abbiamo cartelli che limitano la velocità in viali uguali ad autostrade, in strade di collegamento periferico che sono autentiche tangenziali e spesso , improvvisamente, i cartelli riportano una velocità ancora inferiore .
Se la polizia municipale (i "vigili urbani" di una volta) si volta dall'altra parte quando ci sono accattoni e assembramenti di gente schiamazzante o individui indecentemente sdraiati sul crescentone di Piazza Maggiore, è però pronta a multare un divieto di sosta, una piccola e innocua violazione della sempre più ampia zona a traffico limitato.
Per di più quei soldi, invece di servire a riparare le strade o aprire nuovi parcheggi, vengono dirottati, magari per pagare le utenze di associazioni e centri sociali, cui vengono concesse proprietà comunali a prezzi talmente bassi da essere completamente fuori mercato, anche se fossimo nell'ottocento.
E via con lo sperperare altri soldi per gli spettacolini estivi, il famigerato "effimero" dell'assessore anni settanta del pci romano Nicolini.
Questa non è buona amministrazione.
Buona amministrazione è offrire i servizi ai cittadini al prezzo adeguato per poterli continuare ad offrire anche ai nostri nipoti, non certo dare l'autobus gratis oggi, per raddoppiare il biglietto domani.
Buona amministrazione è evitare ogni ideologizzazione clientelare e se una associazione chiede un locale comunale come sede, farglielo pagare al prezzo di mercato.
Buona amministrazione è ridurre le tasse ai cittadini, perchè ognuno possa pagare quello di cui ha bisogno, non per far pagare a tutti i capricci di qualcuno.
Quello delle tasse e delle spese è un problema comune a tutti e il voto di domenica ci dirà se si vuole continuare a danzare sul baratro di un debito pubblico sempre in aumento per accontentare le clientele della sinistra o se vogliamo cominciare una politica virtuosa di spese oculate e di sana amministrazione contabile.


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14 giugno 2016

Un sindaco per i cittadini,non per la casta


Le elezioni amministrative dovrebbero essere un momento di valutazione sull'operato dei sindaci uscenti e di progetto per la città dei prossimi cinque anni.
Assumono però un significato politico di carattere generale quando i problemi sono comuni e se ogni città ha le sue questioni sul traffico, sulle zone pedonali, sul rifacimento del manto stradale, sul trasporto pubblico, sui servizi sociali e scolastici (e se si discute di questo vuol dire che i sindaci uscenti come Fassino e Merola o quelli appartenente alla stessa fazione politica del sindaco commissariato come Giachetti e Sala hanno fatto male e, quindi, logica vorrebbe che si votasse per l'alternativa di Chiara Appendino a Torino, Lucia Borgonzoni a Bologna, Virginia Raggi a Roma e Stefano Parisi a Milano) tutte le città hanno almeno due problemoni oni oni in comune: le tasse (di cui scriverò nei prossimi giorni) e l'immigrazione.
La folle politica della triade Monti-Letta-Renzi, pronubi Bergoglio e la Boldrini, ha comportato non il circoscrivere la questione alla Sicilia o ai luoghi di sbarco dei clandestini, bensì alla loro diffusione su tutto il territorio nazionale rendendolo un problema di tutti, commettendo lo stesso errore che il Fascismo fece con il confino dei mafiosi dispersi in tutta Italia e quindi con la possibilità di creare altrove la loro rete criminale.
Ma non si può cavar sangue dalle teste degli Alfano e dei Renzi e quindi dobbiamo prendere atto della realtà e affrontarla.
Non certo gravando sui cittadini, non certo lasciando agli immigrati (o ai rom) zone di città senza controllo, ma colpendo le zone d'ombra come le sin troppe cooperative o organizzazioni il cui interesse per gli immigrati è sin troppo sospetto, soprattutto quando percepiscono rimborsi dallo stato.
Il primo compito dei sindaci è lo stesso in tutta Italia ed è il medesimo che graverebbe sul governo: tutelare la sicurezza, il benessere e le proprietà degli Italiani.
Questo si può ottenere con un ferreo controllo degli immigrati, una loro permanenza ridotta nel tempo e rifiutando di cedere alle loro pretese di scegliere alloggio, vitto, beni di consumo che neppure a tanti Italiani sono concessi.
Se tutti i sindaci agissero in questo modo, allora il governo sarebbe costretto anche a rivedere la sua politica di usare impropriamente la Marina Militare come taxi per i clandestini e attivare, invece, un sistema di respingimento che dia respiro alla nostra Patria e a tutti noi.
Ma perchè ciò accada devono essere eletti sindaci che vogliano veramente rappresentare una alternativa al pessimo andazzo di un governo che favorisce l'invasione invece di contrastarla.
Ancora una volta sono da battere i candidati che sono espressione del pci/pds/ds/pd, del partito di Renzi, per favorire le loro alternative:
DI PIAZZA a Trieste
BORGONZONI a Bologna
RAGGI a Roma
APPENDINO a Torino
PARISI  a Milano.



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13 giugno 2016

Le opinioni e la ricerca storica non sono reato


Renzi ha definito "squallida" la pubblicazione di Mein Kampf come allegato al primo volume della Storia del Terzo Reich di William Shirer in vendita da sabato 11 con il Giornale.
Certamente il lettore di molti fumetti e pochi libri, come lo ha descritto Sallusti nel suo editoriale di domenica, attribuendo al prossimo i reconditi e poco nobili motivi che muovono le sue azioni (acquisire voti di una certa parte politica: lui imputa al Giornale di strizzare l'occhio all'estrema destra, ma così facendo proprio lui cerca di accattivarsi l'estrema sinistra) vuole imporre una uniformità di pensiero, di opinioni, di letture, di interpretazione storica che torna utile esclusivamente ai burattinai delle consorterie finanziarie europee.
E' anche per questo che pochi giorni fa è stata approvata l'ennesima estensione della infame legge Mancino per colpire con una aggravante chi commettesse un nuovo reato di opinione il "negazionismo", in pratica per punire che volesse studiare, approfondire, commentare e diffondere le sue conclusioni, la Storia senza accontentarsi della vulgata generalizzata.
Allo stesso modo domenica mattina ho ascoltato per radio un tizio che, nella tirata contro la scelta del Giornale, ne contrappone la scelta (pubblicazione integrale di una traduzione del 1934 con solo una prefazione critica) con la pubblicazione del medesimo testo da parte dell'Istituto di Storia di Monaco che, come ha detto questo Solone, è pieno di glosse e commenti.
La solita spocchia sinistra: ti permetto di leggere anche questo testo, però ti spiego come devi interpretare quello che leggi.
Ma chi dice che la tua interpretazione sia quella giusta ?

E poi come ti permetti di dire al prossimo TU spieghi a LORO come interpretare un testo ?
Capirei se un medico o un ingegnere dicessero a me : ti spiego la genesi di una malattia o come costruire una casa.

Ma non accetto che qualcuno mi imponga la SUA interpretazione su un fatto storico o una norma giuridica come se fosse la Verità rivelata.
E così è per la lettura di un libro.
Se siamo idonei a votare, lo siamo anche per decidere se leggere un libro e come interpretarlo.
Ma i regimi sono fatti di proibizioni e di leggi che sanzionano le opinioni e bruciano i libri.
Come i centri sociali che vogliono impedire a Salvini di parlare a Bologna e, non potendo mettere le mani sull'originale, si appagano bruciandone il libro biografico e la fotografia.
Sembra proprio che il 1984 sia arrivato oggi.


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12 giugno 2016

A parole sono bravi (o scarsi) tutti

Sky ha organizzato una serie di sfide televisive tra i candidati al ballottaggio delle principali città.
Alcuni giorni fa hanno iniziato con Milano e il dibattito tra Parisi (Centro Destra) e Sala (sinistra) ancora visibile su Sky on demand, per proseguire venerdì con Appendino (Grillo) contro Fassino (sinistra) e non so quali altri città comprenderanno, immagino sicuramente Roma, forse Napoli, non credo Bologna e Trieste.
Per Bologna venerdì sera c'è stato un dibattito casareccio nei ruspanti studi di una televisione locale, tra Lucia Borgonzoni (Centro Destra) e il sindaco uscente Merola (sinistra).
Mi sono guardato i due dibattiti di venerdì (facendo zapping) e quello milanese.
Non lo faccio più (vecchia canzone dello Zecchino d'oro anni sessanta).
Ma io "non lo faccio più" veramente, perchè questi dibattiti non dicono più nulla.
Ingabbiati come sono dalle regole e dalla volontà dei partecipanti di mostrare il loro "fair play" , diventano tutti ingessati e a parole tutti riescono ad esporre le loro proposte, persino quelli che, avendo amministrato ed essendo sindaci uscenti, non possono promettere più di tanto sennò dimostrano di non aver fatto o aver fatto male.
Come è capitato a Merola che ha promesso di liberalizzare le preferenziali per i motocicli, di incrementare la sicurezza, il che ha dimostrato che, in cinque anni, ha fatto fiasco.
Solo il carattere dei partecipanti può dare una sferzata e se Milano e Torino sono stati di una noia mortale, Bologna, ancorchè complessivamente il dibattito peggiore per totale responsabilità di una emittente non certo all'altezza della situazione, alla fine ha tolto la maschera di Merola.
Costui, forse sentendo "a pelle" di aver perso il confronto, ha finito per attaccare la sfidante Lucia Borgonzoni, paragonandola a Trump e definendo razzista e xenofobo il movimento leghista.
E quando la Borgonzoni ha risposto per le rime accusandolo di essere maschilista (che non è una connotazione negativa, come non lo è essere razzisti, omofobi e xenofobi soprattutto nell'accezione che viene data a simili termini dalla sinistra) perchè nel suo staff non c'erano donne, si è inalberato intimando "non accetto provocazioni".
Insomma, l'ignoranza sul reale significato e portata delle parole unita all'arroganza caratteriale del sindaco uscente ci ha mostrato la sua vera faccia.
Lui provoca e, secondo i suoi schemi mentali, insulta, ma non accetta la reciprocità.
E con questo ha veramente perso un dibattito che, diversamente, sarebbe finito noiosamente alla pari come quelli di Milano e Torino.
Ormai con le parole si manipola tutto e non resta che basarsi sulle questioni concrete:
tasse
immigrazione
sicurezza
valori morali
traffico
servizi.



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11 giugno 2016

L'arroganza è figlia dell'ignoranza


Ho notato, soprattutto nella mia attività professionale, ma anche nei rapporti extralavorativi, che quando ci si confronta con qualcuno, quando questi più urla e meno ne sa.
Più fa proclami roboanti e più si dimostra solo un capitan Fracassa.
Altrettanto vedo nel presidente del consiglio pro tempore.
Viene (giustamente) fischiato all'assemblea dei commercianti e reagisce inviperito alzando la voce.
I suoi cinguettii non si contano più.
Ogni giorno sul notiziario economico che vedo in ufficio ci sono una decina di lanci di agenzia che iniziano con un "Renzi ha affermato ...".
Come lui il suo degno compare di partito che prova ad essere rieletto sindaco della mia (non certo sua, perchè qui, lui, non è neppure nato !) città.
Anche lui, dopo il flop elettorale con il peggior risultato che mai abbia avuto al primo turno un candidato comunista (neppure la Bartolini che poi fu sconfitta da Guazzaloca nel 1999) alza la voce.
E pretende di ricevere una medaglia al merito per quello che "ha fatto" per Bologna.
Bologna città evidentemente ingrata se lo hanno votato solo i "duri e puri" del partito che voterebbero persino un ronzino se designato dal pci/pds7ds/pd.
Oppure una città che ne ha abbastanza di divieti, di tasse, di sanzioni e di importare gente di ogni risma che alimenta soltanto il primato delle rapine e degli scippi.
Ambedue alzano i decibel per intontire il prossimo e nascondere il nulla che hanno dietro.
Per ambedue il prossimo turno delle amministrative potrebbe essere devastante e incredibilmente dolce per noi Italiani e Bolognesi.
Pensate che goduria se il prossimo sindaco di Bologna fosse Lucia Borgonzoni ...


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