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No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

09 marzo 2008

5 domande ai Conservatori incerti

Berlusconi ha inaugurato la campagna elettorale del pdl con grande copertura mediatica.
Al suo fianco, nel ruolo ormai riconosciuto di delfino e successore, Gianfranco Fini.
Prima domanda:
come potete avere fiducia in Fini che, dal 2003, ci ha abituato ad un continuo ondeggiare, abiurare alle sue idee del passato, a cambiamenti – sostanziali – anche nel giro di una settimana ?
Dal voto agli immigrati al “sì” al referendum sulla procreazione assistita; da “Mussolini il più grande statista dell novecento” al “Fascismo male assoluto”; dal pdl come comica finale, al secondo posto ovunque nelle liste del pdl (guardatevi i neanche tre minuti del filmato a lui dedicato in alto a destra).
Come potete, dunque, accettare che in lista ci siano ben 90 deputati e 45 senatori che a lui fanno riferimento, quando, se Berlusconi avesse accettato la competizione all’interno della coalizione, la sua presenza sarebbe stata più contenuta e il suo ruolo meno rilevante ?

Le radici giudaico cristiane dell’europa e la sua comune eredità classica ed umanistica insieme con la parte migliore dell’illuminismo, sono le fondamenta della nostra visione della società” (carta dei valori del pdl).
Seconda domanda:
Non vi sembra che una simile formulazione diluisca la portata della Civiltà Romana, trascurandola, negandola, per concedere molto ad un “ma anche” veltroniano e alla solita lobby ebraica ?
Confrontatela con l’equivalente de La Destra/Fiamma Tricolore e dite se, questa formulazione e non quella rappresenta di più e meglio il sentimento della Destra Italiana, dei Conservatori Italiani, senza compromessi, senza cedimenti al politicamente corretto.
Valori profondi della nostra civiltà che è romana e cristiana e affonda le sue radici nel Diritto Naturale” (Programma de La Destra/Fiamma Tricolore).

Veltroni e Berlusconi hanno proposto in comune una serie di “niet” agli argomenti da trattare in campagna elettorale.
La Destra/Fiamma Tricolore nel suo programma scrive:
Per noi la Vita è sacra. Senza dubbi né esitazioni. … Rivedere l’applicazione della legge 194: intendiamo rendere efficace la parte della “prevenzione” della L. 194”.
Terza domanda:
come potete aver fiducia nel partito in cui il delfino e successore è Gianfranco Fini che ha sostenuto il referendum contro la legge sulla fecondazione assistita, quando anche nel programma e nella carta dei valori del pdl non vi è alcun impegno preciso, chiaro sulla difesa della Vita, mentre si lascia spazio a qualsiasi interpretazione, al “ma anche” veltroniano che avevamo visto nelle “parti migliori dell’illuminismo” ?
Siete proprio sicuri che il vostro voto non sarà poi utilizzato per qualche pateracchio favorito dalla indeterminatezza degli impegni su questo tema ?

Berlusconi, a novembre, dopo la fallita spallata a Prodi, aveva sparigliato le carte, suscitando la già evidenziata reazione di Fini, ora suo delfino e successore.
In quella occasione a difesa della scelta si schierò La Destra, alla cui Costituente Berlusconi si presentò dichiarando che il suo cuore vibrava all’unisono con quello dei congressisti.
Dopo la sfiducia a Prodi, Berlusconi ebbe parole di stima per Mastella, dichiarando ripetutamente che era necessario accogliere chi era stato determinante per la caduta di Prodi, perché per una nuova politica c’è bisogno anche di riconoscenza per le azioni svolte.
Quarta domanda:
non vi sembra che Berlusconi abbia smentito se stesso, preferendo, solo per un calcolo elettorale, Fini anziché La Destra e Mastella, dimostrandosi quindi irriconoscente e, pertanto, uguale ai vecchi politicanti che, giustamente, ha criticato in passato ?

L’Italia non si governa solo da Roma, perché le realtà locali hanno grande influenza e consentono di creare un tessuto, anche di potere, che può essere di ostacolo alle politiche nazionali.
Nelle elezioni locali il pci/pds/ds/pd ha riunito, nuovamente, gli alleati che, per ragioni tattiche, è stato costretto a scaricare nelle politiche.
Berlusconi no.
A Roma come in Sicilia, ha preferito continuare sulla linea dell’annessione, rifiutando trattative e apparentamenti con chi, pure, rappresenta realtà consistenti, oltre ad essere portatore di Ideali e Valori sentiti da una parte importante della comunità nazionale.
Berlusconi anche ieri a Milano, ha insistito sulla singolare tesi che chi è in sintonia con La Destra e l’Udc dovrebbe invece votare per lui nel nome del comune anticomunismo (non lo definisce più così, ma quello è) che, però, non consente l’apparentamento in una unica coalizione.
Insomma è la vecchia tesi ricattatoria della dc: votate per me, sennò favorite il pci.
Quinta domanda:non credete che questo modo di fare allarghi il solco tra gli elettori di quello che fu il Centro Destra, comprometta la possibilità che ai ballottaggi elettori de La Destra/Fiamma Tricolore e Udc votino per il candidato di Centro Destra meglio piazzato e, proprio l’atteggiamento padronale manifestato in questa occasione, sia il miglior assist perché le realtà locali restino nelle mani della sinistra unita ?

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07 marzo 2008

Santanchè. Una donna come Premier


La candidatura di Daniela Santanchè a Premier per La Destra/Fiamma Tricolore era stata presa con sufficienza da molti.
E ancora leggo post che vanno da una diffidenza evidente considerando troppo recente l'impegno politico della Santanchè pur riconoscendole le doti manifestate nelle sue (troppo rare) apparizioni nei programmi politici televisivi, a tentativi di irridere alla sua persona, perchè elegante, alla moda, in una parola: donna.
Mi ricordo che nel 2001 la Santanchè, eletta in parlamento, fu il bersaglio delle critiche per i suoi tacchi a spillo.
Troppo facile replicare che chi la criticava (e alcuni di quelli che ancora la criticano) sono gli stessi che si fermano alle apparenze, che guardano il dito di chi indica la Luna.
Ancora oggi leggevo critiche, questa volta era un "fuoco amico", perchè la Santanchè ieri sera avrebbe dovuto fare come Boselli, rifiutarsi di partecipare a Porta a Porta con due illustri sconosciuti.
Insomma, la Santanchè riesce a far parlare di se, sempre e comunque.
Ricorda il Berlusconi di una volta, quello - per me - "vero", non la pallida controfigura di oggi somigliante più a Fini e Casini che a Berlusconi.
Molti dimenticano che la Santanchè, 47 anni non ancora compiuti, si è creata una solida reputazione da imprenditore.
Non facile per una provinciale, soprattutto senza perdere nulla del suo fascino e della sua femminilità.
Anche questa impresa non facile, viste le virago che spesso abbiamo conosciuto in politica e negli affari.
Dal 2001 la Santanchè ha applicato al suo modo di fare politica, la stessa tenacia che ha messo negli anni precedenti per riuscire come imprenditore.
E' stata la prima donna relatore della finanziaria.
Ha sostenuto, mentre le femministe di sinistra guardavano da un'altra parte, la battaglia per i diritti delle donne musulmane, tanto da ricevere minacce che la costringono a circolare con una scorta.
In AN è stata protagonista di una contrapposizione netta con un Fini alla deriva ideale, mentre tanti uomini del partito si nascondevano per paura del "capo".
Il suo discorso alla Costituente de La Destra fu uno dei più carichi di sentimento e di valori di Destra.
Avrebbe potuto accasarsi con grande facilità nel Pdl di Berlusconi, invece, nel nome di quegli ideali e di quei valori, ha accettato di mettersi in corsa, mettendoci la faccia e il nome su quel simbolo e quella lista.
Le interviste che ha avuto la possibilità di rilasciare in televisione (Annunziata, Ballarò, Anno Zero, Porta a Porta) sono sempre state efficaci.
Ha parlato dei nostri programmi quando altri si limitavano a ripetere la minestrina degli slogan (penso alla Prestigiacomo di Ballarò: una autentica delusione, visto che ripeteva monotonamente la stessa tiritera che leggiamo sui giornali ogni giorno, con le stesse parole).
Le uniche idee forti le ha proposte la Santanchè quando ha parlato dei clandestini nei termini esatti in cui credo tutti gli elettori del vecchio, caro Centro Destra vorrebbero sentir parlare.
Non ha avuto esitazioni nello schierarsi per la Vita, nel definire la 194 una necessità, non una conquista o un diritto.
E non ha avuto esitazioni nel difendere a spada tratta i ragazzi della Fiamma Tricolore nella loro battaglia per il mutuo sociale.
Mi sembra che, come esperienza politica, la Santanchè ne abbia accumulata più di quella che aveva Berlusconi nel 1994.
Ideali e Valori rappresentano bene il vecchio, caro Centro Destra e lo ha dimostrato anche a Porta a Porta difendendo la Legge Biagi che, come tutte le opere dell'uomo, può essere migliorata, ma che ha aiutato ad uscire dalla disoccupazione tanti ragazzi.
Nel contempo ha orgogliosamente rivendicato le sue radici, senza rinnegare, perchè non abbiamo bisogno di rinnegare nulla.
Ma viviamo comunque al passo con la nostra epoca, cercando di proporre risposte adeguate con i problemi di oggi.
Perchè Santanchè avrebbe dovuto rinunciare a Porta a Porta ieri sera ?
Io non sopporto le trasmissioni di "approfondimento" politico, per cui, non riuscendo a vederle per intero, ho cominciato a registrarle, in modo da subirle a piccole dosi e poter così avere una idea di quel che è accaduto e di come si sono presentati i vari candidati.
Certo, Boselli ha avuto una copertura mediatica con il suo gesto pannelliano (preparato), ma la Santanchè, rimanendo, ha mostrato rispetto per gli altri ospiti presenti e, soprattutto, ha potuto comunicare agli spettatori qualche altra parte del nostro programma.
La Destra/Fiamma Tricolore ha bisogno di farsi conoscere per poter ottenere quei voti necessari a sostenere le nostre idee.
Rinunciare alla platea di Porta a Porta sarebbe stato come buttare al vento, per una copertuira mediatica di appena 24 ore, una occasione per parlare a qualche centinaio di migliaio di spettatori.
Boselli ha potuto fare il gesto liberatorio perchè non si schioda dall'1% delle intenzioni di voto, Santanchè, invece, ha la responsabilità di coltivare quel 3-4% di cui viene accreditata La Destra/Fiamma Tricolore.
Certo, se il dibattito fosse stato assieme a Veltroni e Berlusconi, ci sarebbe stato un ritorno maggiore.
Ma se lo capiamo noi, è evidente che lo sanno anche Veltrusconi, per cui una occasione del genere a Santanchè, come a Casini o Bertinotti non verrà concessa, se non in una unica occasione, come previsto dalla commissione di vigilanza, quando magari Veltrusconi decideranno di mandare in video i loro vice, Franceschini e Fini.
Ad un mese dal voto e dopo un mese dalla definizione degli schieramenti, mi dichiaro quindi, parafrasando Battisti, pienamente soddisfatto di aver scelto Santanchè, una donna come Premier.
E questo è anche il mio omaggio alle donne in occasione dell'8 marzo.
Niente mimose che hanno ormai, da anni, assunto una valenza politica, appannaggio di quelle femministe che quando c'è stato da fare una battaglia vera per le donne musulmane hanno scelto lo schieramento ideologico e magari domani manifesteranno per l'aborto come se fosse un diritto o una conquista.
Ma l'augurio che la Thatcher italiana, Daniela Santanchè, possa riuscire nel suo intento, portando La Destra/Fiamma Tricolore ad essere determinante nel prossimo parlamento e a diventare in futuro, senza le "quote rosa, quote panda" che Santanchè ha dimostrato non essere necessarie se una donna vale, la prima donna Premier in Italia.


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06 marzo 2008

Verboten !

Non si può.
Sembra questa la parola d'ordine di questa campagna elettorale.
Non si può votare per i "piccoli".
Non si può presentare un simbolo che somiglia ad uno che NON si presenta perchè liquefatto in un altro.
Non si può parlate di temi etici.
Non si può ringraziare Mastella perchè ha fatto cadere Prodi.
Non si può candidare il povero Mastella che pure ha il merito di aver fatto cadere Prodi.
Non si può parlare di Malpensa ed Alitalia.
L'ultima trovata è di Veltroni.
Il suo governo, il disastroso Prodi ancora in carica per il disbrigo degli affari correnti, era pronto a svendere ai francesi l'Alitalia, infischiandose del grave nocumento che avrebbe provocato al Nord, a Malpensa ed ai lavoratori dell'hub varesino.
Facendosi interprete delle esigenze della Lega, Berlusconi ha sostenuto che non solo Malpensa andava salvata, ma che era di ripensare attentamente alla scelta francese per Alitalia, una compagnia che sarebbe stato meglio risanare e mantenere italiana.
Veltroni ha detto no, non si può parlare di Alitalia in campagna elettorale perchè è un tema troppo delicato.
E allora di cosa si dovrebbe parlare se non di temi sensibili o delicati o etici in campagna elettorale ?
Abbiamo o no, noi cittadini il diritto di sapere prima di votare come vogliono risolvere i problemi più rilevanti i candidati a governarci ?
E questo vale per Alitalia, come per la 194 e il diritto alla Vita che sono "vietati" da ambedue i supermercati che si presentano al voto, mentre le "botteghe" artigianali hanno espresso le loro opinioni in merito.
E vale anche per il problema dell'immigrazione illegale che sta vedendo il silenzio dei soliti due supermercati, mentre le posizioni vengono ben delineate dalla Destra/Fiamma Tricolore e dalla Sinistra Arcobaleno e persino dall'Udc di Casini.
Così mentre Casini insegue il "replicante" di Berlusconi, suo ex compare di tanti sgambetti al Cavaliere ed ora relegato al ruolo di delfino/comparsa, proponendo il voto amministrativo agli immigrati (immagino con il consenso dei suoi elettori ... immagino, ma conoscendo alcuni udicini ne dubito ...), il candidato Premier de La Destra/Fiamma Tricolore (che oggi ha presentato il simbolo modificato e più luminoso) Daniela Santanchè dice quel che gran parte degli elettori di Centro Destra vogliono sentirsi dire: espulsione.
Espulsione anche per quei clandestini che andassero in ospedale a farsi curare.
Prima li curiamo, poi li espelliamo, senza "se" e senza "ma" ed altrettanto dicasi per quegli illegali che iscrivono i figli a scuola, autodenunciando la loro situazione.
Senza permesso, sei fuori dalle regole, quindi devi essere espulso.
Naturalmente tal Paolo Cento che è tuttora sottosegretario all'Economia, è insorto.
Rispettiamo il suo coraggio di esprimere idee nette, ma naturalmente apprezziamo ancora di più la risposta del nostro candidato Premier: "Prima dei clandestini fortunatamente sono gli italiani ad avere espulso dal governo personaggi come l'onorevole Cento. Ma non si rende conto l'onorevole Cento che gli italiani vogliono immigrati solo con le carte in regola e i clandestini a casa loro ?".
Ecco questi sono alcuni temi "verboten", proibiti.
Alcuni per entrambi i supermercati del voto, altri solo per quello in questo momento più traballante, dovendo farsi carico della pesante eredità di Prodi.
Ma noi, di questi divieti da opportunisti della campagna elettorale, ce ne freghiamo e parleremo di tutto, perchè abbiamo diritto a chiedere conto di come, una volta eletti, intendono comportarsi.
E lo vogliamo sapere prima del voto.

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05 marzo 2008

Onanismi da sondaggi

Leggo che Renato Mannheimer avrebbe dichiarato che il 50% degli elettori de La Destra/Fiamma Tricolore, pari ad un 1,7% in termini assoluti, sarebbe pronto a votare Veltroni contro Berlusconi.
Mi piacerebbe conoscere le esatte domande in base alle quali il celebre sondaggista trae le sue conclusioni (non mi ricordo se sia lo stesso che ampliava il bacino di elettorato de La Destra/Fiamma Tricolore fino al 12% da un minimo dell'1% ... come giocare una tripla al totocalcio ...).
Ho l'impressione che i numeri che vengono proposti siano un po' come l'analisi grafologica effettuata da una persona che frequenta e conosce bene l'esaminato.
Mannheimer ha rilevato (e non ci vuole molto) una insofferenza da parte dell'elettorato de La Destra/Fiamma Tricolore nei confronti del comportamento tenuto da Berlusconi.
Aggravato dall'arroganza che si è manifestata per gradi fino all'invito esplicito (che sembra quasi l'unico punto programmatico del Pdl) a non votare per i "piccoli", citando esplicitamente La Destra oltre all'Udc.
L'insistenza di Berlusconi in questa sua campagna elettorale ha evidentemente allentato (o anche reciso) i vincoli che lo legavano al mondo della Destra da 14 anni ed è naturale che, ad esempio, ad una ipotetica domanda se l'elettore della Destra/Fiamma Tricolore fosse disponibile a votare nuovamente Berlusconi, la risposta sarebbe negativa.
E sarebbe in questo momento negativa anche la mia personale risposta, perchè, in assenza della lista della Destra/Fiamma Tricolore, preferirei andare al mare o comunque astenermi.
Non ci sarebbe invece alcuno spazio per un voto a favore di un candidato comunista come Veltroni.
Mannheimer forse dimentica (troppo presto) la recente storia d'Italia, quando non l'MSI, non la Destra, ma i partiti "di centro, moderati e liberali" si accucciarono timorosi all'ombra del famigerato arco costituzionale e votarono, tutti assieme, la "non sfiducia" al governo Andreotti dopo il rapimento Moro.
Solo l'MSI allora, come oggi La Destra/Fiamma Tricolore, rappresentò l'alternativa, l'unica certezza, l'ultima speranza.
Berlusconi forse non avrà più i nostri voti, ma sicuramente non li avrà mai Veltroni o qualunque erede del comunismo.

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04 marzo 2008

La Destra contro il Veltrusconi

Leggo in vari commenti sorprendenti prese di posizioni a favore dell’inciucio tra i presunti maggiori partiti.
Lo leggo nel blog di Otimaster come commento di Eurialo al post già citato ieri e lo leggo oggi nel nuovo post di Ares.
Ed ancora ho sentito qualche scricchiolio di cedimento in alcune affermazioni di vecchi amici di tante battaglie che, tutto sommato, dicono che in fondo se ci si accorda per delle riforme … perché no ?
L’Italia - è la loro tesi - è rotolata talmente in basso che dovrebbe essere interesse comune quello di ricostruire un tessuto nazionale.
Alcuni si spingono fino al punto di paventare addirittura, in assenza di larghe intese, secessioni o guerre civili.
Che dopo il voto ci sarà il grande inciucio non è più solo un sospetto, ma è ormai una promessa che Veltrusconi ha fatto in ambedue le sue versioni, e in entrambe c’è quel “se ci sarà pareggio” che assomiglia molto alla foglia di fico per scaricare su altri (gli elettori) la responsabilità di una decisione già presa.
La scusa di Berlusconi per rifiutare i simboli dei partiti identitari era che si voleva semplificare la vita politica.
Poi ha accettato il simbolo della Lega, dell’Mpa e persino dell’inconsistente DC di Pino Pizza
.
Veltroni aveva un motivo di gran lunga più valido: partiva perdente e doveva dare una mano di fresco alla immagine del suo partito.
Però anche lui si è accollato il simbolo di Di Pietro e ingloba i radicali.
Già in queste condizioni la “coesione” all’interno di queste due coalizioni non mi sembra particolarmente riuscita, soprattutto quando l’Mpa, determinante in Sicilia e in espansione altrove, si posizionerà, assieme agli Alemanno del PdL, ad esempio per salvare i forestali della Calabria, mentre la Lega vorrà finanziamenti per Malpensa (ambedue le scelte a carico delle casse nazionali, s’intende).
O quando i radicali proporranno per l’ennesima volta l’amnistia e Di Pietro si straccerà le vesti contro un simile cedimento.
Ma se, già di loro, queste due coalizioni – che si proclamano maggioritarie – non sono così coese come vogliono far credere, quanto potrebbero esserlo governando assieme ?
Alle esigenze degli uni rispetto agli altri di una coalizione, si aggiungerebbero quelle di Tizio rispetto a Caio dell’altra, in un crescendo di Babele che non troverebbe, mai, una risultante, se non nell’accontentare tutti, in un perpetuo attacco alla diligenza, concedendo l’assunzione dei forestali ma anche i finanziamenti per Malpensa.
Un giro di vite (a parole) contro la criminalità, ma anche maggiori tutiorismi per processi e carcerati.
Riduzione delle tasse, ma anche maggiori autonomie impositive locali, ma anche il taglio delle spese a cominciare dai trasferimenti agli enti locali, in un circolo vizioso che, gattopardescamente, lascerebbe tutto come è.
Qui sta il grande limite delle grandi coalizioni, che diventano delle grandi colazioni per i partiti che si siedono a tavola.
Per questo fanno gola ad entrambi.
Ma non è la soluzione dei problemi italiani che, invece, chiedono una visione d’insieme, un progetto di società che si vuole perseguire, ideali e valori che vedono necessariamente contrapposte le correnti politiche in ogni parte del mondo.
A meno che non si rinunci ai grandi progetti, non si rinunci a proporre una visione di società cui tendere, e ci si limiti a fare gli amministratori di condominio.
Riparare le buche nel vialetto di accesso, tagliare l’erba, spalare la neve che si traduce, in uno stato, ad occuparsi solo di contabilità e bilancio.
In sostanza, non si governa, ma ci si riduce solo ad amministrare e, amministrando, a spartirsi gli utili immediati, negando il futuro ad una intera nazione.
Per questo è necessario dare forza ai partiti identitari, ai partiti che hanno una visione di società basata su ideali e valori forti.
Per chi è di Destra non c'è voto utile all'infuori de La Destra/Fiamma Tricolore.

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03 marzo 2008

PdL al voto senza entusiasmo

Non è vero che la politica sia l’arte del possibile. Essa consiste nello scegliere tra il disastroso e lo sgradevole”. (J.K.Galbraith).E tutto il resto è noia.Motivo per cui personalmente scelgo apertamente lo "sgradevole" e nemmeno inizio a perder tempo con analisi di programmi che come giustamente dice qualche amico, sono solo specchietti per le allodole. NESSUNO ESCLUSO, aggiungo.Quanto alle paure inciuciste, sono il nuovo che avanza: la nuova via del Mainstream per insinuare nei cuori che tanto vale, tutti uguali sono ...Non è vero che sono tutti uguali: qualcuno riesce a far poco, ma senza metter le mani nelle tasche degli altri, e ciò mi basta.ciao, Abr
Non me ne vorrà, spero, l’amico Abr se ho riportato il suo commento all’ultimo post del comune amico Otimaster, come spunto per denunciare il clima che si respira in larga parte del PdL, al di fuori dei contesti propagandisti che circondano Berlusconi nelle sue uscite.
Mi sembra che l’entusiasmo che aveva caratterizzato la stagione che va dal gennaio 1994 al gennaio 2008, con l’abbattimento di Prodi, si sia volatilizzato.
Quell’entusiasmo che, invece, ritrovo ne La Destra/Fiamma Tricolore, con i suoi militanti impegnati nella battaglia della vita a soli 4 mesi dalla nascita.
Una battaglia che porta alla mente le tante sostenute negli anni del liceo e dell’università, sempre con partenze ad handicap ... le discese ardite e le risalite ....
E’ triste pensare di scegliere non il meglio, ma solo lo sgradevole per evitare il disastroso.
Ecco che emerge il significato di quando scrivo che al PdL manca l’anima, perché è nelle scelte forti, nette che si suscitano gli entusiasmi.
Certo, io appartengo ad una generazione generosa ed entusiasta, che ha subito tante sconfitte e altrettante volte si è rialzata per poi raggiungere il traguardo.
Noi siamo quelli che una sconfitta non ci uccide, ma con ottimismo, forti delle nostre idee e dei nostri valori siamo convinti che ci sarà una “prossima volta” che poi agguantiamo, inevitabilmente.
Noi siamo quelli che hanno sostenuto il Centro Destra dopo la sconfitta del 1996 e del 2006 e creduto al fallimento di Prodi.
Non a caso il manifesto del nostro candidato Premier, Daniela Santanchè, porta in evidenza “IO CREDO”.
La mancanza di entusiasmo è l’anticamera della sconfitta e il nuovo Berlusconi sa tanto di democrazia cristiana, che chiedeva i voti come “diga” anticomunista, per poi usarli per concordare le leggi con i comunisti.
Il nuovo Berlusconi ha abbandonato i toni da condottiero, quelli sì che suscitavano entusiasmo, uniti alle “parole d’ordine” anticomuniste.
Non lo sento più parlare di comunismo, ma solo, genericamente, di sinistra e sembra più preoccupato della crescita de La Destra/Fiamma Tricolore e dell’Udc che di differenziarsi da Veltroni.
Ma quel che rimprovero a Berlusconi oggi è di aver separato quella comunità di entusiasti che si era ritrovata dietro di lui, al di là delle divisioni generazionali e di provenienza.
Gli rimprovero di non aver saputo tenere uniti quelli che lui aveva saputo unitree che torneranno uniti, in virtù dei rapporti personali che si sono creati, ma non grazie a lui o al suo atteggiamento in questa campagna elettorale che, anzi, porta ad una sempre maggiore divaricazione tra La Destra/Fiamma Tricolore e il PdL.
Cari Abr e Otimaster ( e Lontana e Jetset e tanti altri), non abbandonate gli entusiasmi degli ultimi 14 anni per ragionare con un pallottoliere che non potrà mai farvi sognare.


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02 marzo 2008

Programmi per le allodole

Con grande battage pubblicitario sono stati diffusi i programmi di tutti i raggruppamenti che sembra parteciperanno alle elezioni con candidati propri.
Ancora una settimana e conosceremo chi effettivamente parteciperà e chi, invece, si limiterà ad una presenza simbolica in qualche circoscrizione.
E mentre tutti guardano “ a chi ci sarà in lista”, cercando il nome o il colpo ad effetto, questa fase della campagna elettorale è giocata su due fronti: quello dei sondaggi e quello dei programmi.
Ambedue fronti dell’effimero.
I primi perché, anche a seconda di come vengono presentate le domande, si riesce ad ottenere una risposta che possa essere in linea con i propri desiderata.
E sono così affidabili che tutti millantano grandi recuperi, crescite o distacchi.
Figuriamoci quando, fra una settimana, verranno oscurati per legge tutti i sondaggi: ognuno potrà dare i numeri a piacimento.
I secondi perché rappresentano le moderne favole, per chi ci crede.
Specchietti, anzi programmi per le allodole.
Impegni che non troveranno mai concreta attuazione se non edulcorati, pallide e sbiadite copie di intemerati e colorati disegni rappresentati in campagna elettorale.
Se poi si esclude l’arretratezza che è politica, culturale e sociale delle due liste di estrema sinistra, i programmi - soprattutto di quelli che si dicono i maggiori partiti - sono molto simili.
Le ricette sul problema primo che prende gli Italiani, come arrivare dignitosamente a fine mese, sono pressoché identiche e fanno perno sulla restituzione ai cittadini di ciò che lo stato preleva con gabelle e vessazioni varie.
Tutto uguale, dunque ?
No.
La differenza c’è, ma non è nel programma scritto è in quello che, imprenditorialmente, si chiama “intuitus personae”.
La differenza è nella fiducia che possiamo concedere alle persone che ci offrono la stessa promessa, con parole diverse (e, a volte, neppure quelle).
E’ una differenza che nasce dalla fiducia (o sfiducia) che rende più o meno credibile l’impegno programmatico.
Quale fiducia può ispirare, infatti, un partito che è al governo, che ha tra i suoi dirigenti e candidati il 70% del disastroso governo Prodi, che nel 2006 presentò un programma di 300 pagine, senza rispettarne una ?
Quale fiducia può ispirare chi si presenta come “cambiamento”, se è da 35 anni in politica (e non ha mai fatto altro) e se aveva promesso di andare in Africa una volta terminato il mandato da sindaco di Roma ?
Quale fiducia può ispirare un raggruppamento di ambizioni che ha, come numero due in ogni circoscrizione, tale Gianfranco Fini che aveva definito quel raggruppamento una “comica finale” ed ora si presta a fare il comico di spalla ?
E quale fiducia si potrà mai avere in simili raggruppamento che ha come numero due, come delfino, uno che negli ultimi 5 anni ha dichiarato tutto e il suo contrario, anche su questioni importanti come la fecondazione assistita ?
Allora guardiamo a chi, invece, rappresenta coerentemente una idea, a chi non ha paura di credere in valori anche scomodi.
E allora vediamo le differenze e le vediamo anche nelle parole scritte.
Vediamo, ad esempio, che il programma del PdL, si richiama alle radici giudaico cristiane, ma anche all’illuminismo.
Il programma de La Destra/Fiamma Tricolore invece si richiama alla “nostra civiltà che è romana e cristiana e affonda le sue radici nel Diritto Naturale”: questa è Destra, senza alcuna concessione al “politicamente corretto”, alle lobbies ebraiche e laiciste.
E che dire dei temi etici ?
Mentre il PdL glissa, lasciando “libertà di coscienza” (la stessa, a ben guardare, che Veltroni reclama per Bassolino …) La Destra/Fiamma Tricolore, proclama la sacralità della Vita e la necessità di una revisione della 194 ed anche un chiaro, inequivocabile “no” a pacs o dico.
Non abbiamo paura di suscitare le reazioni delle femministe o delle lobbies omofile, perché a Destra c’è naturale coesione sui temi etici, mentre nel PdL, come nel pci/pds/ds/pd, c’è solo confusione, perché cercano di tenere assieme il diavolo e l’acqua santa.
E ancora “no droga”, “controlli sulla costruzione delle moschee”, no alla Turchia in europa.
Tutti temi che nel programma del PdL sono accantonati, eppure sono argomenti di attualità, di interesse e di coinvolgimento popolare.
Ma loro non possono sbilanciarsi.
Ed ecco che il programma del PdL, come quello del pci/pds/ds/pd per altro verso che a noi non interessa, sono come svuotati dell’anima, privi di colore, una elencazione da amministratori di condominio.
La Destra/Fiamma Tricolore potrà realizzare il suo programma ?
Ragionevolmente, no, anche se alle elezioni tutti partono alla pari e la differenza la faranno i voti che saranno espressi nel segreto della cabina elettorale.
Ma eleggere parlamentari su quel programma vorrà dire iniettare più destra in Italia, vorrà dire tutelare quei temi, vorrà dire condizionare le scelte legislative anche sui temi eticamente sensibili e che il PdL tende ad accantonare perché ha dato spazio ai suoi radicali di complemento.
Allora leggiamoci i programmi, perché si trovano sempre spunti interessanti e, fortunatamente, quest’anno sono dimensionati a misura di cittadino.
Ma non dimentichiamoci che le realizzazioni camminano sulle gambe degli uomini, non dimentichiamo chi è che propone determinate soluzioni, da dove viene e cosa ha fatto nel recente passato.
Non dimentichiamo che anche le omissioni, quelle che danno l’anima ad un programma, sono significative delle riserve mentali con cui i programmi vengono presentati.
Idee forti, scelte nette, quelle sono il futuro di un’Italia che vuole risorgere, mentre le formulazioni di compromesso, le zone grigie sono l’Italia che continuerà nella sua decadenza.
Il programma de La Destra/Fiamma Tricolore (che trovate a questo link ) ci fornisce un’idea dell’Italia che vuole risorgere, nel rispetto della propria identità, altri presentano solo prodotti da supermercato, con belle confezioni, ma senza identità.

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29 febbraio 2008

Solo La Destra è pienamente affidabile

Naturalmente guardo e parlo nell’ambito di quello che quello che fu il Centro Destra che per 14 anni abbiamo amato e per il quale ci siamo battuti.
Della sinistra, com’è usuale, non mi curo.
Il “mioCentro Destra è ormai frazionato in almeno quattro filoni, due soli dei quali si sono ritrovati in questa competizione elettorale nella stessa coalizione e ciò a causa della esplicita scelta di uno, il PdL, che ha con protervia negato quella pari dignità che si poteva manifestare solo e soltanto con l’apposizione del simbolo nella scheda elettorale, anche per una verifica della consistenza elettorale.
Ho apprezzato dunque la scelta del mio ex compagno di scuola, Pierferdinando Casini, di correre da solo, riunendosi per l’occasione a quanti lo avevano da poco abbandonato.
Naturalmente non condivido le posizioni di Casini, troppo orientate a sinistra per i miei gusti, soprattutto troppo distanti dal rinnovamento di cui ha bisogno la politica italiana.
Credo però che Casini, quando si tratterà di affrontare i temi etici sui quali sta deragliando la campagna elettorale di Veltroni, sarà con noi, senza “se” e senza “ma”.
Apprezzo le posizioni della Lega, per la quale votai – senato – nel 2006.
Spero che possa essere il baluardo contro le tentazioni inciuciste che, invece, vedo nel PdL, un Pdl che a giorni alterni fa balenare le ipotesi di grande coalizione e che sta già corrompendo alcuni suoi sostenitori che si trovano a commentare che le larghe intese arriverebbero solo se il PdL non ottenesse una grande vittoria elettorale.
Come se le larghe intese fossero una opzione da prendere in considerazione, invece di dire che, grande o piccola che sia la vittoria (o la sconfitta) con i comunisti non si tratta, ma si torna alle urne.
Come se non fosse responsabilità esclusiva di Berlusconi – che ha dato retta ai “consiglieri fraudolenti” che lo circondano – l’aver rinunciato ad una vittoria schiacciante pressoché sicura, per allontanare La Destra e l’Udc, forse pensando di avere di fronte una miriade di caporali interessati solo al proprio cadreghino sicuro.
Il dubbio che ho sulla Lega è la sua tenuta davanti, magari, ad un inciucio che vedesse pci/pds/ds/pd e PdL accordarsi con la concessione di un forte federalismo.
Allora l’unico spezzone del vecchio, caro Centro Destra che mi ispira affidabilità è quello che ha in Daniela Santanchè il candidato Prmier: La Destra/Fiamma Tricolore.
Un partito che non rinnega le sue radici.
Un programma che ho ritrovato nei punti di Berlusconi al quale però manca lo spirito sociale, quella solidarietà, quel “conservatorismo compassionevole” che non appartiene ai liberisti monotematici (e, a volte, monotoni al limite del maniacale) sull’economia, ma di cui avrebbe avuto bisogno per un Centro Destra equilibrato in ogni sua componente.
Leaders che hanno saputo mettersi in gioco, rifiutando l’azzeramento della propria storia e delle proprie radici in cambio di un posto sicuro nella lista PdL.
Tra l’altro, dimostrandosi più acuti del reggimento accorso in ordine sparso alla corte di Berlusconi che, ora, nel momento in cui i posti promessi sono drasticamente decurtati, mostra evidenti mal di pancia.
Un candidato Premier, Daniela Santanchè, nei cui confronti è un peccato l’ostracismo televisivo perché, come ha finora dimostrato in tutte le occasioni, dice quel che il Popolo di Destra pensa e le dice senza infingimenti e senza perifrasi “politicamente corrette”.
Ed è proprio di questo che l’Italia ha bisogno: l’archiviazione dei paludati linguaggi del teatrino della politica, per essere diretti nei proposito, da tramutare in fatti.
Per tutto questo, e molto più, l’unica componente del vecchio, caro Centro Destra, quello delle battaglie frontali contro la sinistra, quello degli ultimi, esaltanti 14 anni, che mi garantisca affidabilità di continuità è La Destra/Fiamma Tricolore.
Ma, soprattutto, è l’unica componente del vecchio, caro Centro Destra che ha escluso, senza “se” e senza “ma” qualsivoglia inciucio con il pci/pds/ds/pd.
Nessuna condizione, nessuna riserva: con Veltroni non si tratta.
E i voti dati a La Destra/Fiamma Tricolore saranno voti utili a condizionare Berlusconi da ogni ulteriore cedimento nei confronti dei comunisti.
Più voti alla Destra/Fiamma Tricolore, più lontano il nuovo compromesso storico del Veltrusconi.

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28 febbraio 2008

Veltroni sembra già bollito

Impietosamente i sondaggi, ancor di più i commenti della “gggente” segnalano che la corsa di Veltroni si è trasformata in un trotto stanco.
La “novità” rappresentata da un politico che si iscrisse in fasce alla segreteria del pci e che ha percorso tutta la vita nella politica sembra si sia infranta contro due ostacoli insormontabili.
Il primo l’eredità di Prodi.
Nessuno può dimenticare che l’attuale governo, quello dei disastri e delle gabelle, quello che ha realizzato l’impresa di regalare all’Italia la legislatura più breve e più tassata della storia, è il governo del pci/pds/ds/pd.
Del partito di Veltroni è il presidente della repubblica, il presidente del senato e il 70% dei componenti del governo.
Prodi è il presidente del governo, ma anche del pci/pds/ds/pd.
Ed è francamente incomprensibile come i pubblicitari assoldati da Veltroni possano aver scelto slogan imperniati sul “cambiamento”: da chi ?
Da loro stessi che sono al governo ?
Ma chi è così ingenuo da poter credere ad una simile facezia ?
Il secondo ostacolo è dato dai Valori.
D’accordo con Berlusconi, che ha analoghi, anche se inferiori, problemi, Veltroni sperava di bypassare i temi etici.
Invece sono lì, deflagrati quando ha scelto di candidare Bonino e i radicali.
Scelta che sembra gli sia costata un bel po’, in termini economici e di credibilità.
Non si può essere a favore della vita, ma anche dell’eutanasia e dell’aborto.
E’ un contro senso che è emerso e che ha frenato (o peggio … per lui) la spinta di Veltroni.
La fine della corsa di Veltroni segna l’inizio della guerra di posizione, la stessa che, tra composizione delle liste ed esclusioni di simboli e identità, aveva già cominciato a logorare Berlusconi.
E’ proprio campata in aria la speranza che non si ritorni al triste e fallimentare duopolio, come negli anni settanta fu tra dc e pci, che nulla di buono portò all’Italia ?

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27 febbraio 2008

Daniela Santanchè galvanizza il Popolo di Destra

Parliamo ancora di percezioni, quelle personali, filtrate attraverso quelle di chi si incontra, di chi commenta nei forum e blog.
E parliamo della prestazione di Daniela Santanchè, candidato Premier de La Destra/Fiamma Tricolore, ieri sera a Matrix, intervistata da Mentana.
Un’ora e mezza al netto della pubblicità, utile a far conoscere al pubblico – purtroppo di tarda serata – le idee della Destra, idee forti, idee concrete.
Una opportunità che Daniela Santanchè non solo non ha sprecato, ma ha utilizzato al meglio, dimostrandosi perfettamente in grado di dominare la scena.
Chi lo avesse perso può vederselo, senza pubblicità …, nell’archivio di Matrix, diviso in 9 parti e qui la prima.
Le reazioni non si sono fatte attendere.
E vanno da una sorpresa dichiarata a denti stretti, fino ad un forte entusiasmo tra le file di chi già è schierato con La Destra ( leggere il blog di Storace per credere ).
E in effetti Daniela Santanchè è stata molto brava e … comunicativa.
Non si è dilungata in frasi interminabili, è stata chiara, decisa, non ha lasciato quegli spazi in grigio che sono la specialità dei teatranti della politica per dire e non dire, lasciandosi sempre aperta una porta.
Insomma, Daniela Santanchè si è rivelata un Leader, che sa assumersi le sue responsabilità e che è capace di rischiare, come si deve chiedere ad un Leader.
Ma cosa ha detto Daniela Santanchè da creare questo entusiasmo a Destra ?
Non ho la pretesa di riassumere 90 minuti di botta e risposta, mi limito qui a focalizzare quei punti che mi sono particolarmente piaciuti, oltre a sottolineare il modo in cui sono stati esposti: con determinazione, mai però sopra le righe.
E iniziamo con i Valori.
Quando in questo blog si parla di “anima” nella politica, si intende proprio quella che Daniela Santanchè ha evidenziato nel suo richiamo ai valori.
Il suo dispiacere per le scelte di Berlusconi e di La Russa, ma la consapevolezza che la Destra non deve rincorrere lobbies finanziarie o associazioni di vario genere per farsi legittimare, perché ci sono valori non negoziabili.
Così la Vita, la Famiglia sono posti al centro delle preoccupazioni della Destra.
Molto esplicita Daniela Santanchè quando parla dell’aborto: non è una conquista, ma una sconfitta, dell’amore.
E qui si innesta la donna di Destra, femminile, non femminista, paritaria rispetto all’uomo, non superiore o inferiore.
Una parità che proprio La Destra ha esaltato con la candidatura della prima donna a Premier, esattamente come fecero i Conservatori britannici nel 1977, loro, non i cosiddetti progressisti del partito laburista, candidarono e fecero eleggere il primo Premier donna, Margareth Thatcher, che si dimostrò il … miglior uomo del conservatorismo britannico, esattamente come Storace ha definito la Santanchè: il miglior uomo della Destra per quel ruolo.
Idee chiare anche sul dopo elezioni.
No alle larghe intese: ed è quel che io volevo sentir dire prima di tutto.
Con i voti de La Destra che saranno disponibili per evitare che Berlusconi commetta il sacrilegio di aprire un tavolo con Veltroni che “era comunista e comunista rimane”.
A volte mi sembrava di ascoltare me stesso
Quindi tanto più saranno i voti per La Destra/Fiamma Tricolore, tanto più si allontanerà lo spettro della grande coalizione tra “due supermercati che offrono la stessa merce” ad un prezzo inaccettabile.
E mi è sembrato di ascoltare me stesso anche quando ha parlato della giustizia e del modo in cui far terminare l’apparentamento in correnti dei magistrati, perché nessun cittadino potrà mai aver fiducia in giudici che si schierano preventivamente in fazioni ideologiche.
E quando ha affermato che una pena va scontata fino all’ultimo giorno di condanna, senza indulti, senza amnistie, abolendo la Gozzini.
E ridurre le leggi, cancellarne, perché spesso (sempre) ogni nuova legge significa una complicazione per i cittadini.
E basta con le sanatorie a favore degli illegali.
I clandestini vanno rispediti a casa loro “a calci nel sedere”, perché l’Italia sia restituita agli Italiani, che devono comandare a casa propria, senza doversi porre il problema se fare un presepe o intonare i Canti di Natale sia “corretto”.
E’ il recupero dell’identità italiana che sostiene La Destra.
Ed ho sentito parole chiare sulle moschee che spuntano come funghi e sono curioso di comprare il suo libro che contiene le traduzioni di “prediche” degli imam.
Il multiculturalismo è fallito, per questo dobbiamo recuperare il nostro spirito identitario, la nostra sovranità che è, prima di tutto, il superare le barriere create dal politicamente corretto.
Case ed asili prima di tutto agli Italiani.
Poi ingresso legale a chi ha un lavoro ed a chi, quindi, si possono garantire in cambio del suo lavoro onesto, servizi adeguati.
Poi ancora opere pubbliche, TAV, Malpensa, questione settentrionale, merito, made in Italy, riduzione delle assemblee elettive e abolizione delle province.
Il significato de La Destra/Fiamma Tricolore ?
Vivere al passo con i tempi, ma senza interrompere il corso della Storia, quindi non cancellare un passato di cui essere orgogliosi, perché lì sono le nostre radici, ma, come tutte le attività umane, avere la consapevolezza dell’evoluzione della società, della politica.
La Destra/Fiamma Tricolore ha scoperto un candidato Premier di gran lunga migliore di quanto potesse immaginare chi si fermava alla sola apparenza.
Si possono quindi invertire i termini della famosa frase di Sgarbi dedicata alla Bindi, perchè con Daniela Santanchè La Destra/Fiamma Tricolore ha una candidata Premier più intelligente che bella.

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