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15 aprile 2008

Ci rivedremo a Filippi

Berlusconi ha vinto e governerà.
O, almeno, ci proverà.
Non essendo iscritto (non ancora …) a La Destra non spetterebbe a me dirlo, ma lo dico lo stesso: Berlusconi proverà a governare ma senza la Destra italiana.
Per questo credo che non ci riuscirà.
La Destra/Fiamma Tricolore ha ottenuto quasi un milione di voti che rappresentano una solida base per ricostruire la Destra italiana dopo la devastazione dell’era Fini.
Nel momento in cui scrivo non conosco gli esiti del comune e provincia di Roma.
Credo che La Destra/Fiamma Tricolore sarà presente in quei consigli, come ha posto le basi per essere presente in tante amministrazioni locali e nel parlamento europeo.
Guardavo stamattina i riquadri con i risultati elettorali regione per regione e, per l’Emilia, i capoluoghi di provincia, quindi i comuni del bolognese.
Sono positivamente sorpreso.
Abbiamo sistematicamente ottenuto più del 2%.
Il Nord ha contribuito, in proporzione e ricordando quanta difficoltà avesse l’Msi a sfondare al di sopra della Linea Gotica, quanto il Sud.
In Emilia oltre 56000 voti.
In alcuni comuni del bolognese abbiamo preso più voti noi, nati nel luglio 2007, della Sinistra Arcobaleno che è l’unione di ben 4 partiti fortemente radicati nel territorio rosso per eccellenza.
E in questo senso mi sono piaciute le prime dichiarazioni di Santanchè, Storace e Romagnoli.
Partire da questo 2,5% per arrivare ad essere nuovamente presenti in parlamento già alla prossima scadenza, facendo nel frattempo fruttare i voti ottenuti che equivalgono a rappresentanze diffuse nei consigli comunali, provinciali e regionali, nonché nel parlamento europeo, quando si voterà già nel 2009 e 2010.
E dovrà essere una nuova Destra, con la Fiamma Tricolore e Forza Nuova che ha ottenuto un dignitoso 0,3% di testimonianza, anche quello da far fruttare, come i talenti della parabola, non da blindare solo allo scopo di conservarlo intatto.
E raccoglieremo i frutti del disfacimento del pdl quando verrà meno, per stanchezza, perché eletto al Quirinale o spedito in qualche incarico internazionale, Berlusconi, l’unico collante di tale coalizione.
Se il risultato de La Destra/Fiamma Tricolore può essere valutato con ottimismo per il futuro (semprechè i suoi dirigenti non si prestino ad aprire un tavolo con i liberalcentrini di Berlusconi) molte sono le cambiali firmate da Berlusconi che vanno in scadenza a breve termine.
Le promesse classiche della riduzione delle tasse, l’abolizione dell’ici e l’ultima invenzione dell’abolizione del bollo auto ( e stendiamo un velo pietoso sulla cordata per Alitalia e il mese “sabbatico” senza tasse).
Mi auguro che la Lega riesca a frenare le derive liberaloidi che affliggono il pdl e Fini (parlo del voto agli immigrati, dell’oscuramento dei temi etici, della questione islamica e della proposta dell’insegnamento del corano nelle scuole, ad esempio) e il suo netto successo – che ha portato la coalizione alla maggioranza in seggi - lascia ben sperare sul condizionamento che il futuro governo dovrà subire da Calderoli, Bossi, Borghezio e dagli altri esponenti leghisti che dovranno continuare la battaglia contro le moschee (a cominciare da quella prevista a Bologna) e contro i clandestini.
La coalizione di Berlusconi ha vinto grazie alla Lega, grazie ai Calderoli, ai Bossi, ai Castelli, ai Maroni, ai Borghezio ed alle loro iniziative che hanno parlato alla pancia profonda dei cittadini del Nord, con temi di destra (sicurezza, islam, immigrazione).
Il pdl, infatti, di per se ha ottenuto meno voti della sommatoria dei partiti che lo compongono e una percentuale di gran lunga inferiore a quella che i sondaggi attribuivano a Forza Italia e An.
Senza la Lega non staremmo a parlare oggi di trionfo di Berlusconi ed è una ipoteca che verrà sicuramente fatta valere.
Veltroni fa pena.
Era segretario del pci/pds/ds nel 2001 quando Berlusconi stravinse, lo è di nuovo oggi.
Meglio che vada in Africa.
Bertinotti, correttamente si è dimesso.
La sinistra estrema ha preso un terzo dei voti da cui partiva.
Questo non può che farmi piacere, ma sicuramente dispiacerà a Berlusconi che avrà una forte opposizione nelle piazze, oggi più che mai visto che nessuno della Sinistra l’Arcobaleno è riuscito ad essere canalizzato nelle istituzioni.
E’ però un “bel vedere” Guadagno, Farina e Caruso fuori dal parlamento (mi auguro che uno dei primi atti sia cancellare l’intitolazione di un’aula della camera al lanciatore di estintori del luglio 2001).
Menzione particolare e di onore a Pierferdinando Casini che, unico, è riuscito a portare il suo partito in entrambe le camere.
Ha giocato bene ed ha vinto la sua partita.
Per lui direi che adesso inizia la marcia di riavvicinamento al potere, anche perché ha dimostrato di sapersi battere con una dignità ed uno spessore di gran lunga superiore a quello di Fini.
Bene la legge elettorale.
Funziona.
C’è una maggioranza (che riesca a governare è un altro paio di maniche legato alle capacità e … fini dei suoi esponenti) per cui ogni obiezione sulla sua struttura è fuor di luogo.
Occorrono solo uno o due correttivi, l'unico dei quali necessario è il premio di maggioranza su base nazionale e non regionale anche per il senato.
Vedremo dunque da una posizione critica i provvedimenti che deciderà di assumere Berlusconi, al quale, adesso, non sono più concesse sbavature, né scuse.
La prossima scadenza ?
Le elezioni europee e comunali del 2009.
Naturalmente con La Destra/Fiamma Tricolore o comunque con un soggetto politico chiaramente di Destra, distinto e distante, come è ovvio, dalla sinistra, ma anche dai liberalcentrini del pdl e dai loro candidati.
Ci rivedremo a Filippi, perchè in politica nulla è mai definitivo.
Nè le vittorie, nè le sconfitte.

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14 aprile 2008

Come da previsioni

Sono tornato da poco ed ho dato un'occhiata al quadro di exit poll, proiezioni e voti reali del Viminale.
Come da previsioni bisogna attendere il risultato finale in percentuale e seggi.
Se dovessimo dare un giudizio su quanto appare in sky tg 24, si dovrebbe pensare ad una maggioranza solida di Berlusconi, fortunatamente fortemente condizionato dalla Lega.
Fallimentare il risultato della Sinistra Arcobaleno, ottimo quello dell'Udc, buono ma senza coglierne i frutti quello de La Destra/Fiamma Tricolore.
Vedo una proiezione al 2,3% in Emilia per La Destra/Fiamma Tricolore, risultato che noto moltiplicato in quasi tutte le regioni e che ci consentirà di entrare in tutte le rappresentanze regionali quando si svolgeranno le elezioni nel 2010.
Il 3% circa che sembra prenderà La Destra/Fiamma Tricolore potrebbe equivalere a circa 2 eletti al Parlamento Europeo nel 2009 e a 12 milioni di euro, in cinque anni, di rimborso elettorale: sufficiente per dotare il partito di solide strutture e consentire di ramificarci in tutta la nazione.
E' molto importante, a questo punto, che Santanchè e Storace capitalizzino e non sprechino la fiducia loro accordata da oltre un milione di Italiani, dichiarando con chiarezza che non riapriranno il discorso con Berlusconi e il suo "partito di centro, moderato e liberale" per impegnarsi esclusivamente nella costruzione della Destra Italiana.
Una cartina di tornasole saranno i risultati romani e le scelte negli eventuali ballottaggi.


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13 aprile 2008

Attesa senza pathos

Dopo 14 anni torna la normalissima giornata elettorale, senza trepidazione per i risultati elettorali, ma con il solo piacere di gustare commenti e dati.
L’ultima elezione nella quale il partito che avevo votato, l’MSI, sicuramente non sarebbe andato al governo fu nel 1992, quando mi tolsi anche lo sfizio di votare "Mussolini" sulla scheda elettorale, senza che potesse essere annullata.
Dal 1994 invece la coalizione di Centro Destra poteva rappresentare una valida alternativa alla sinistra e così è stato nel 1994 e nel 2001.
Purtroppo nel 2008 Berlusconi ha scelto diversamente, rompendo quella alleanza tra liberali e conservatori, tra centro e destra che lui stesso aveva creato.
Ed ho ripreso la mia collocazione naturale, votando per La Destra/Fiamma Tricolore che, sicuramente, non arriverà al governo.
Quindi l’attesa dei risultati non ha, per me, alcun pathos.
Dalle 15 di domani usciranno exit poll e poi proiezioni.
Da prendere “con le molle” come ci hanno insegnato le precedenti occasioni.
Anche perché i primi risultati saranno quelli del senato, dove forse maggiormente ha inciso il richiamo del ricatto berlusconiano sul “voto utile”.
Mi ricordo che due anni fa alle 11 di sera ancora non si sapeva chi avesse vinto.
Per la verità, non essendo mai stata accertata la questione dei presunti brogli, non lo sappiamo neppure oggi …
Abbiamo quindi solo delle sensazioni e delle considerazioni personali da svolgere.
La sensazione è che si è ritrovata, dopo tanti anni, la Destra, quella della nostra gioventù, che non ha accettato la sua cancellazione come avrebbe voluto Berlusconi.
La considerazione personale è che questo momento di ritrovo non vada disperso per rincorrere una eventuale “chiamata” in caso di pareggio.
Se ci sarà pareggio, si convochino nuovamente i comizi elettorali, ma La Destra/Fiamma Tricolore non è stata votata per fare da stampella ad un Berlusconi che uscisse malconcio dalle urne.
Un’altra sensazione è che l’era Berlusconi finisca oggi.
Se avrà la maggioranza comoda che sbandiera, potrà vivacchiare per 5 anni, in attesa che si liberi un posto, magari al Quirinale o a Bruxelles o a New York, ma la sua parabola politica finisce qui.
Ho dei dubbi che il pdl possa sopravvivere alla dipartita politica del suo fondatore viste le sfrenate ambizioni che pervadono i suoi esponenti.
Un’altra considerazione è che a Destra bisogna unirsi.
Faccio francamente fatica a capire le differenze tra La Destra/Fiamma Tricolore e Forza Nuova.
Sarà opportuno che i voti di questa tornata, che si tramuteranno in euro necessari all’azione politica, spingano le due liste di destra a ritrovare un dialogo che le porti sin dalle europee del 2009 (se non alle eventuali contemporanee politiche … ) a presentarsi assieme.
Ultima considerazione sul fallimento del Centro Destra.
Se mai si dovesse riaprire una stagione di dialogo tra liberali e conservatori, dovrà avvenire con nuovi protagonisti, fra venti/trenta anni.
L’esperienza che si è chiusa con il “partito di centro, moderato e liberale” ha dimostrato quante analogie ci siano tra il materialismo marxista e quello liberale e come sia contrapposto alla nostra visione di una Politica più alta, di Valori, di Progetti, di Identità, di Ideali.
Per quanto mi riguarda l’esperienza “fusionista” è terminata.

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12 aprile 2008

15 ottimi motivi per votare La Destra/Fiamma Tricolore

La sola Destra presente sulla scheda è quella con la FIAMMA TRICOLORE.

1) Perché La Destra/Fiamma Tricolore vuole restituire l’Italia agli Italiani, con un programma che anteponga, in ogni graduatoria, il diritto degli Italiani ad avere una casa e un lavoro rispetto a chi non è cittadino italiano.
2) Perché La Destra/Fiamma Tricolore è contro il voto agli immigrati, perché il diritto a decidere sul governo della nostra Patria e delle nostre città spetta a chi le ama, a chi ne conosce la storia, a chi ne condivide i valori, a chi è cittadino italiano.
3) Perché La Destra/Fiamma Tricolore si batte per la sicurezza delle nostre città, che inizia con l’espulsione immediata di tutti gli irregolari e i clandestini.
4) Perché La Destra/Fiamma Tricolore ha un progetto concreto e con copertura economica per aiutare le famiglie che desiderano una casa e quelle che hanno sottoscritto un mutuo e non sono in grado di far fronte alle rate con il rischio di perdere denaro e casa.
5) Perché La Destra/Fiamma Tricolore va a prelevare i soldi dove ci sono (da banche e assicurazioni) in misura minima (1% dell’utile netto): pochissimo per loro, tantissimo per i bilanci delle famiglie che in questo modo potranno essere aiutate.
6) Perché La Destra/Fiamma Tricolore è dalla parte della Vita, dal suo concepimento fino alla morte naturale.
7) Perché La Destra/Fiamma Tricolore considera la famiglia il nucleo fondamentale di ogni società civile e ritiene dovere dello stato aiutare le famiglie che sono solo quelle composte da un uomo e da una donna.
8) Perché La Destra/Fiamma Tricolore ritiene la nostra Civiltà fondata sulle radici Romane e Cristiane.
9) Perché La Destra/Fiamma Tricolore propone un progetto di società evoluta, libera e solidale, senza infilarsi nell’assistenzialismo che si alimenta nella povertà e senza cadere nel liberismo selvaggio e crudele.
10) Perché La Destra/Fiamma Tricolore, nell’affermare la supremazia della buona Politica sull’arido e gretto pallottoliere dell’economia, pone al centro della sua azione i Valori tradizionali dei nostri Padri che ci hanno condotto alla realizzazione della miglior società esistente sulla Terra, consegnandoci il testimone per trasmetterla ai nostri figli ancora migliore, più ricca e con maggior benessere, impresa che non si può realizzare senza porvi al centro Ideali e Principi.
11) Perché La Destra/Fiamma Tricolore garantisce che un bene fondamentale, come l’acqua, non diventerà appannaggio di speculazioni private.
12) Perché La Destra/Fiamma Tricolore, con la sua candidata Premier Daniela Santanchè, ha presentato l’unica proposta di moralizzazione della casta: la riduzione a 1200 euro al mese degli appannaggi dei parlamentari.
13) Perché La Destra/Fiamma Tricolore non subordina la difesa dei principi agli interessi dei potentati economici, tutti zitti davanti allo scempio che la Cina fa del Tibet, ed ha proposto il boicottaggio dei giochi olimpici di Pechino.
14) Perché ogni voto a La Destra/Fiamma Tricolore, alla camera e al senato, è un finanziamento alla Destra del futuro in Italia, quindi è UTILE a prescindere.
15) Perché ogni voto a La Destra/Fiamma Tricolore, alla camera e al senato, è uno schiaffo al Veltrusconi e ad ogni inciucio, rendendo il meritato e dovuto onore al nostro passato, che non rinneghiamo, ed un impegno per il futuro della nazione.

Questi i quindici motivi per me più rilevanti per il voto congiunto, camera e senato, per La Destra/Fiamma Tricolore, la sola Destra presente sulla scheda.

L’unico voto utile, quello di cui non ci si pentirà mai, è quello dato in base al proprio sentimento, alle proprie idee, ai propri valori: è il voto espresso come ci dice il cuore.

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11 aprile 2008

Oracoli e sondaggi

Nella storia dell’Umanità si è sempre tentato di prevedere il futuro, sin dalla più remota antichità quando sacerdoti che si ritenevano esperti guardavano le viscere degli animali uccisi, o il volo degli uccelli.
E questo accadde in tutte le civiltà.
Oggi, i moderni auguri sono i sondaggisti.
Davanti a loro , potenti e aspiranti tali si inginocchiano, “come aspettando il Fato” e i sondaggisti, come gli auguri di una volta, esprimono le loro sentenze con quella prudenza che rese nota anche la Sibilla Cumana: ibis … redibis … non … morieris … in bello.
Andrai … ritornerai … non … morirai … in guerra.
A seconda di dove si poneva la pausa, poteva essere un “ritornerai non” oppure un “non morirai”.
La Sibilla scriveva i suoi responsi una parola per ogni foglia di palma.
Si può ben capire quanto potesse essere chiara.
E non poteva essere altrimenti, perché in tal modo i suoi responsi erano sempre corretti.
Oggi esiste la forbice, la percentuale di indecisi e, soprattutto, il mai sopito desiderio di compiacere “chi paga” che si aspetta, dai moderni auguri, ricevere conferma dei propri voleri.
Così, spesso, i sondaggi fanno cilecca.
Dal 29 marzo, è vietato pubblicare sondaggi.
E’ il frutto avvelenato della “par condicio”, una norma che rispecchia perfettamente l'intelligenza di chi la volle.
Nonostante il divieto, alcuni siti – anche in modo simpatico - cercano di fornire qualche indicazione, ma senza la possibilità di sapere da dove traggono i loro numeri, sono sempre più simili ad oracoli … ad usum delphini.
I numeri, quelli veri, li avremo solo a tarda notte di lunedì 14.
Quindi non ci rimane che giocare con le previsioni, che girano tutte attorno all’incognita del senato, posto che alla camera i giochi sembrano fatti (e questo dovrebbe indurre tutti gli elettori di Destra a votare senza “se” e senza “ma” La Destra/Fiamma Tricolore).
Al senato o pareggio o vittoria di misura di Berlusconi, questo dicono tutti gli addetti ai lavori.
Se Berlusconi avrà anche un solo voto in più della maggioranza, avrà l’obbligo di governare senza accampare scuse, realizzando quello che ha promesso e per il quale ha spaccato il Centro Destra con la scusa di avere una maggioranza compatta.
Se avrà questa maggioranza non avrà scuse.
Ma se non l’avrà, non potrà salvarsi con le larghe intese, solo se anche in senato ci sarà una pattuglia di rappresentanti de La Destra/Fiamma Tricolore.
Anzi, il voto, anche al senato, per La Destra/Fiamma Tricolore potrà ridurre la rappresentanza parlamentare della sinistra, in modo tale da poter se non ricostituire (personalmente ritengo chiusa la stagione dell’alleanza con i liberali) il vecchio Centro Destra, almeno trovare maggioranze ad hoc per quei provvedimenti che salvaguardino l’interesse e l’Identità nazionale, mentre si organizzano nuove elezioni, unica strada percorribile se venisse meno una maggioranza.
Io non ho sondaggi da esibire, né ho in tasca fogliettini con numeretti vari, ma vedo con piacere che la Destra, quella vera, quella che non è in vendita, quella che pone al centro della sua azione politica Identità, Ideali, Valori, c’è e ci sarà sempre più in futuro.
Come dimostra anche la scelta di Lino Guaglianone ,di cui ha scritto oggi il mio amico Starsandbars , con la decisione, assieme praticamente a gran parte della classe dirigente del partito di Alessandra Mussolini, di votare per La Destra/Fiamma Tricolore per poi attivarsi per una costituente di tutta la Destra Italiana che riunisca i vari segmenti sorti dopo lo scioglimento dell’Msi.

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10 aprile 2008

Votare La Destra per il futuro dell'Italia

Ultimi bagliori della campagna elettorale.
Un caro amico, nella nostra mailing riservata, sostiene la necessità di votare pdl perché la situazione economica dell’Italia è disastrosa.
Propone alcuni esempi personali e giunge alla conclusione che con i principi non porta il pane a casa alla sera.
Gli ho ribattuto che se siamo arrivati a questo punto è perché abbiamo sempre fatto prevalere il momento contingente del pallottoliere, trascurando ogni progetto fondato su Identità, Ideali e Valori, che avrebbe aiutato l’Italia a subire meno le crisi esterne.
Sì, perché il problema sta proprio nel coinvolgimento che abbiamo a livello globale.
L’11 settembre 2001 infranse, con il crollo delle borse mondiali, il sogno della auspicata ripresa dopo lo scoppio della bolla delle borse asiatiche (1999) e ci abbiamo messo tre anni per rivedere risultati positivi di borsa, grazie allo sviluppo delle economie straniere di cui abbiamo (parzialmente) beneficiato.
L’Italia sempre al traino.
Oggi la crisi dei cosiddetti mutui subprime si riflette su di noi – con un sistema bancario sicuramente più integro di quello americano – pesantemente anche se noi non ne siamo coinvolti in prima persona.
La debolezza dell’Italia è la debolezza della proposta politica italiana.
Aveva un senso il vecchio, caro Centro Destra che rappresentava la formula nazionale del “conservatorismo compassionevole”, perché cercando di creare una sinergia tra le pulsioni liberali e la solidarietà della Destra Sociale, consentiva di realizzare un sistema di check and balance.
L’esclusione voluta da Berlusconi della Destra per formare un “partito di centro, moderato e liberale”, elimina quel contrappeso e rende il pdl sin troppo sbilanciato verso gli imprenditori.
Mi domando, quindi, come, il mio amico, e su quali basi pensa che la soluzione liberale del pdl possa aiutare la gran parte del Popolo Italiano senza la partecipazione della Destra.
Infatti il programma del pdl è tutto sbilancito verso le riduzioni delle tasse per le aziende e per i ceti più abbienti (basti vedere lo sviluppo delle aliquote e ragionare sulla proposta di abbassarle al 30% come massimo) con un costo che il Sole 24 Ore ha calcolato in 90 milioni di euro senza copertura (la metà il costo delle promesse di Veltroni).
L’ultima boutade accalappiavoti di Berlusconi (“un mese senza tasse”) costerebbe, secondo i conti fatti dal berlusconissimo Libero Mercato, 4,5 miliardi di euro.
Viceversa La Destra/Fiamma Tricolore ha indicato nel suo programma le coperture.
Non disdegna la rivoluzionaria proposta della flat tax (di cui il pdl non parla) e chiede un piccolo contributo a chi i soldi li ha: banche e assicurazioni, che verrebbero tassate con un ininfluente (per loro) 1% sugli utili netti (ma questo significherebbe raggranellare ben 40 miliardi di euro utilissimi per aiutare in quelle realizzazioni sociali senza le quali l’Italia non può crescere).
Ma questa è una proposta che non nasce estemporaneamente, bensì come naturale conseguenza di un progetto politico che si basa su scelte di carattere Ideale e che solo chi ha tensioni fondate su dei Valori può formulare.
Ecco che anche il grande atout del pdl, la proiezione di un programma vincente in economia, viene ad essere smontato.
I liberali, senza La Destra, sono sbilanciati e il “partito di centro, moderato e liberale” non potrà fare nulla di più che attendere la ripresa mondiale.
Se ci sarà a breve, avrà vinto la scommessa, se non ci sarà, l’avrà persa, senza meriti né demeriti particolari, ma in ogni caso gli Italiani, ancora una volta troppo tardi, si pentiranno del voto che hanno espresso, perchè senza un progetto di largo respiro sociale e politico saremo sempre vittime della più piccola turbolenza internazionale.

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09 aprile 2008

La Destra riconcilia con la politica

Leggo sempre più frequentemente che questa sarebbe la più brutta campagna elettorale degli ultimi 15 anni.
A me, invece, ha restituito il piacere di fare politica senza misurare le parole per non urtare la suscettibilità dell’alleato liberalcentrino.
In tutti questi anni abbiamo perseguito – io sicuramente – insistentemente la politica di ricercare l’accordo con chi è contiguo.
Abbiamo cercato di costruire un Centro Destra che potesse essere la sintesi di tutte le istanze ideali di questa area.
Abbiamo promosso iniziative per cercare di amalgamare le diversità e far uscire delle risultanti espressioni di una sintesi comune.
Ci abbiamo provato pensando di riuscirci e, finalizzandolo a questo obiettivo, abbiamo rinunciato a proporre alcune delle nostre caratterizzazioni più marcate, sacrificandole a quello che ritenevamo potesse essere il bene comune della coalizione.
Siamo stati interpretati male.
Probabilmente questa disponibilità – che non si è mai manifestata con ugual calore dall’altra parte – è stata interpretata come una resa davanti alla modestia del moderatismo liberalcentrino, in ciò aiutata dal comportamento di chi avrebbe dovuto essere il leader della Destra e che, invece, si è comportato esattamente come lui aveva detto di non essere: una pecora pronta a tornare all’ovile di Berlusconi.
Il tentativo di creare questa grande forza di Centro Destra è fallito nel momento in cui sembrava potesse giungere al traguardo.
Ed è fallito, come abbiamo visto ieri, per il comportamento di Berlusconi, colui che doveva essere il valore aggiunto, che ha preferito l’uovo oggi (la vittoria elettorale) alla gallina domani.
Preso atto del comportamento, che viene reiterato anche in questi giorni nei comizi, nelle interviste sui giornali e in televisione, dobbiamo fare di necessità virtù.
Le tribù della Destra e del “partito di centro, moderato e liberale” prenderanno due strade diverse e non è più necessario moderare le proprie proposte per non incrinare i rapporti con chi non può essere considerato nostro fratello, ma da noi ben distinto e distante.
Ecco perché questa campagna elettorale, rispetto alle precedenti, mi è piaciuta.
Dai miei candidati ho riascoltato quei richiami ai Valori ed agli Ideali che per 15 anni erano stati accantonati o posposti ai libri contabili.
Il comizio di Piazza Maggiore de La Destra/Fiamma Tricolore è tornato ad essere un momento di rilevante cronaca cittadina.
La spartana organizzazione che poteva avere un partito nato da 4 mesi ha rispolverato antichi e mai sopiti ardori militanti, la battuta irriverente che scioglie la tensione, le canzoni dei venti anni.
E’ stata una bella campagna elettorale, perché condotta con lo spirito di chi, comunque vada, sa che la Destra Italiana è rinata, c’è e ci sarà in futuro.
Credo che i consensi in crescita per questa lista che ha trovato in Daniela Santanchè un “capopopolo” brillante e combattivo, siano anche lo specchio di una percezione dei cittadini circa il piacere che abbiamo nello svolgere questa campagna elettorale.
Ben diverso dai toni grigi e parrucconi del “partito di centro, moderato e liberale” che, mai come in questa occasione, dà ragione a Santanchè quanto equipara “moderato” con “modesto”.
Non posso sapere quale risultato otterremo.
C’è la speranza di un risultato di grande rilievo, ma anche la consapevolezza che gli italiani non sono “cuor di leone”, perché se lo fossero sarebbero il pdl e il pci/pds/ds/pd a dover arrancare per raggiungere il quorum di rappresentanza.
L’unica cosa che so è che abbiamo riconquistato il piacere di fare politica e non ci presteremo a rinunciarvi di nuovo, neppure per qualche poltrona da ministro.
La stagione dell’alleanza con il “partito di centro, moderato e liberale” è terminata, per me, definitivamente, per le politiche, come per ogni altra occasione elettorale.
Potranno esservi singole battaglie per le quali staremo dalla stessa parte (mi auguro che una sia quella per il boicottaggio delle olimpiadi di Pechino) ma funzionali a progetti politici diversi quando non opposti.


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08 aprile 2008

Berlusconi ha fallito

Alcuni vecchi amici di tante battaglie in rete, insistono nel ritenere che con il pdl Berlusconi non sia cambiato.
Non sono d’accordo.
Silvio Berlusconi, con la sua “discesa in campo” nel 1994, aveva aperto l’Italia a un nuovo avvenire, “scongelando” i voti dell’MSI ed aprendo ad una stagione di riforme e di mutamenti anche nella politica.
Così è stato nel 1994, nel 1996, nel 2001 e, ancor più, grazie alla nuova legge elettorale, nel 2006.
Due anni fa, infatti, si è raggiunto il massimo della semplificazione politica, con due Coalizioni che, assieme, hanno raggiunto il 99% dei voti validi espressi.
All’interno di queste due coalizioni trovavano posto tutti coloro che potevano considerarsi “contigui”, quindi appartenenti alla stessa famiglia.
Più nel Centro Destra che a sinistra, però.
La “conta” effettuata collocava ogni partito della coalizione, nel ruolo e con il peso voluto dagli Italiani.
Si realizzava, così, un sistema elettorale che rispecchiava pienamente lo spirito della nazione – dove viene mal sopportata ogni riduzione del pluralismo politico – e la realizzazione di una maggioranza stabile.
A parte i dubbi sull’esito di quelle elezioni e l’imposizione di Ciampi sul quorum regionale, quella era la strada da seguire e ancora nel novembre 2007, Silvio Berlusconi sembrava volerla perseguire con il pdl ideato per accogliere, nella rispettiva autonomia, partiti, movimenti e singoli cittadini.
Poi l’accelerazione della crisi.
Il momento di massimo successo per l’opposizione di Centro Destra, la sfiducia a Prodi, diventava il big bang della Coalizione.
Inopinatamente Gianfranco Fini tornava all’ovile di Berlusconi e del pdl che aveva definito pochi giorni prima “comica finale”, mentre lo stesso Berlusconi definiva la nuova creatura “partito di centro, moderato e liberale”, escludendo quindi la Destra e i Conservatori.
Da coalizione del Centro Destra, diventava un solo partito di centro alleato con la Lega.
Invece di unire il pdl spaccava, invece di includere, escludeva.
Esattamente l’opposto di quanto aveva cercato di realizzare in 14 anni Silvio Berlusconi.
Per compensare le perdite e tentare di ostacolare i partiti che non avevano accettato il diktat per il loro scioglimento, Berlusconi ha deciso di ospitare alcuni nomi, con poco seguito, dando poi fiato ad una propaganda che, invece di affrontare con serietà i problemi della nazione, accentuava i toni vittimistici (i brogli per schede formulate come da legge), le promesse incaute (la famosa cordata Alitalia) e, soprattutto, l’aggressione contro gli ex partiti alleati con l’invenzione del “voto utile”.
Come ciliegine alcuni obbrobri come il voto agli immigrati e l’apertura della leadership del pdl ad un omosessuale.
Berlusconi si trova oggi, a 5 giorni dal voto, a puntare solo ed esclusivamente sulla ruota di un successo netto, alquanto dubbio almeno al senato.
Diversamente sarebbe finito politicamente e il pdl scomparirebbe tra lotte intestine.
Destino che, comunque, inevitabilmente lo colpirà quando, fra un mese o cinque anni, un Berlusconi vittorioso ma ultrasettantenne si dovesse ritirare, al Quirinale o alle Bermuda, dopo aver lasciato alle sue spalle delle macerie.
Le macerie di un Centro Destra che doveva unirsi, invece si è spaccato esclusivamente per le scelte operate da Berlusconi che ha escluso Destra e Conservatori, oltre all?Udc rinunciando ad almeno un 10% di elettorato.
Berlusconi non riuscirà a governare con una maggioranza parlamentare che dovesse rappresentare una minoranza popolare (circa il 40% potrebbe essere il risultato del pdl e Lega).
Berlusconi, scegliendo la strada del “partito di centro, moderato e liberale”, ha rinunciato a costruire un qualcosa di nuovo e di duraturo, per cercare di mettere il cappello su Palazzo Chigi nel prossimo quinquennio, senza alcuna prospettiva futura vista la campagna propagandistica adottata che ha solo accentuato risentimenti e divisioni.
Il Centro Destra, come lo conoscevamo, è fallito.
Il centro e la Destra vanno necessariamente ognuno per la sua strada con grosse difficoltà per futuri incontri.
La speranza che era nata nel 1994 è stata sepolta nel gennaio 2008.
Il valore aggiunto del Centro Destra che Berlusconi ha rappresentato per 14 anni, è stato spazzato via da una scelta incauta.
Berlusconi ha fallito lo scopo della sua discesa in campo.

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07 aprile 2008

Ogni giorno Berlusconi perde voti

Nonostante la propaganda incessante (o forse proprio per questo) scopro sempre più persone che dichiarano che voteranno La Destra/Fiamma Tricolore, anche in ambienti nei quali non potrei sospettare di trovare “alleati”.
In fondo non è difficile stimolare una risposta.
La più recente ?
Raccontare una barzelletta che ironizza, ad esempio, sulle “capacità” delle donne al volante (ci sono esilaranti .pps in Rete al riguardo) e poi, alle rimostranze delle donne presenti, affermare: però io sarò l’unico che voterà per una donna Premier.
Al che, inaspettatamente, sempre più rispondono: anche io.
E la crescita de La Destra/Fiamma Tricolore si misura anche dalla decisione di manifestare la volontà di voto per Daniela Santanchè.
Sono chiaramente voti che provengono dal vecchio Centro Destra, nonostante il disperato tentativo di appropriarsi dei voti destinati a chi era stato escluso dalla coalizione.
Il “voto utile” è quindi quello contrario alle aspettative di chi lo reclama,perché è il voto ideale, il voto per Valori e Principi cui i partiti minori, a cominciare da La Destra/Fiamma Tricolore, non hanno abdicato in cambio di una poltrona.
Berlusconi, con o senza maggioranza al senato, non riuscirà a governare perché anche se raggiungesse la percentuale di voto della vecchia DC, ha sbagliato nel rifiutare l’apparentamento con i possibili alleati, anzi ha cercato per tutta la campagna elettorale di penalizzarli.
Un errore che non fece De Gasperi con la vecchia DC.
La Destra/Fiamma Tricolore non si presta, quindi, a fare il donatore di sangue e gli elettori che si sentono Conservatori e di Destra non sono rappresentati da un “partito di centro, moderato e liberale”.
Per questo, ogni giorno, Berlusconi perde voti e come ha detto il mio amico Starsandbars qualche giorno fa al telefono, dopo le esternazioni di Gasparri sul segretario pdl omosessuale e di Berlusconi sul voto agli immigrati, in fondo i nostri migliori propagandisti sono Berlusconi e Fini …

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05 aprile 2008

La Destra Fiamma Tricolore in piazza a Bologna

Ieri il senatore Stefano Morselli, ha tenuto un comizio elettorale in Piazza Maggiore a Bologna per La Destra/Fiamma Tricolore.
Sempre ieri, il candidato Premier de La Destra/Fiamma Tricolore ha dovuto, sotto le pressioni delle Forze dell’Ordine, rinunciare ad un comizio alla Garbatella in Roma.
A Roma, ovviamente, non c’ero, a Bologna sì.
Purtroppo, per motivi di lavoro, sono arrivato con circa 15 minuti di ritardo rispetto all’inizio del comizio e l’accesso era già transennato dopo aver fatto passare il corteo de La Destra/Fiamma Tricolore ed essendo arrivato nel momento in cui uno di sinistra ha fatto esplodere un petardo, neppure dicendo che volevo assistere al comizio mi hanno fatto passare.
Ho così ascoltato il senatore Morselli da una via laterale, assieme ai Poliziotti e con qualche altro cittadino nelle mie condizioni.
I responsabili della blindatura di Piazza Maggiore, centri “sociali” e rifondazione comunista, erano radunati in Piazza del Nettuno.
Non sono stati in grado di creare problemi e turbative, tanto che, giustamente, il senatore Morselli ha ritenuto eccessivo il “filtro” della Polizia che ha ridotto a poche centinaia i presenti sotto il palco in Piazza Maggiore.
Morselli ha rivendicato il diritto e la volontà della Destra di fare propaganda nelle piazze e, a Bologna, in Piazza Maggiore.
Ha ricordato la sua storia, senza tentennamenti, a Destra sin dai tempi del Galvani (ndr: anche allora dava il meglio nelle situazioni difficili, quando i comunisti aggredivano o minacciavano con la scusa e nel nome dell'antifascimo), la sua elezione nel 1994 nella rossa Bolognina, per rivendicare il diritto da bolognese di parlare in Piazza Maggiore.
Una piazza che negli anni settanta era stata ripetutamente inibita (lascio al lettore decidere con quale spirito di democraticità) a Giorgio Almirante ed all’MSI che vi tornò solo nel 1994.
Il senatore Morselli aveva già in precedenza dichiarato che se Guazzaloca non avesse deciso rapidamente se candidarsi o meno a sindaco alle elezioni del 2009, lui avrebbe ritenuto un onore rappresentare La Destra sulla scheda.
Mi auguro che, indipendentemente dalle scelte altrui, il senatore Morselli si candidi a sindaco della sua (e mia) città.
Il comizio si è chiuso senza incidenti.
Prefettura e questura hanno sì forse esagerato nel blindare la piazza, ma probabilmente non hanno voluto rischiare un bis di Ferrara (forse per evitare che altri voti, di simpatia e sostegno, si aggiungessero a quelli già conquistati sul campo da La Destra/Fiamma Tricolore …).
Alla Garbatella, invece, dicono i giornali di oggi, Daniela Santanchè è stata convinta a rinunciare al comizio.
Mi pare che tale imposizione dimostri quanto ci sia bisogno in Italia di una vera Destra che esca dalle liste da corte dei miracoli, dai pastoni del teatrino della politica, per presentarsi con il suo volto fiero in campo aperto.
Ad una settimana dal voto (purtroppo Pizza ha trovato l’accordo con Berlusconi ed ha rinunciato a far saltare la data del 13 e 14 aprile, cosa che avrebbe meritatamente sepolto le incapaci rappresentanze istituzionali di questa Italia ) ritengo che le carte siano tutte sul tavolo.
Tornato a casa mi sono messo a guardare le due conferenze stampa di Roberto Fiore e Daniela Santanchè.
Ottime performance di ambedue, con un neo per parte: la politica estera per Forza Nuova e il gelo che ha mostrato la Santanchè verso Fiore.
Peccato, perché le due formazioni di Destra devono trovare unità, per far crescere la Destra in Italia.
Ambedue, tra l’altro, hanno dovuto rispondere, per l’ennesima, noiosa volta, alla “questione Fascista” che i giornalisti presenti, incapaci di argomentare sui programmi, hanno ripetutamente rispolverato con l’intenzione – fallita – di mettere in difficoltà i due candidati premier dei partiti di Destra.
Non ho interesse a seguire la sinistra, come sempre.
Mi interessa invece quello che fu il Centro Destra e lo sviluppo della campagna elettorale mi ha confermato nella scelta di un doppio voto – camera e senato – per La Destra/Fiamma Tricolore, tanto più, quanto più Berlusconi urla dai comizi, dalla televisione, dalle pagine dei giornali per il “voto utile”, offendendo gli italiani e tutti coloro che lo hanno sostenuto per 15 anni.
Ma ne sono ancor più convinto dopo il comizio di Morselli per La Destra/Fiamma Tricolore di ieri in Piazza Maggiore e la notizia che né Berlusconi né il suo successore designato Fini verranno a Bologna.
Fuggire dalle piazze ostili non è di Destra, ma tipico di un “partito di centro, moderato, liberale” erede nei fatti di quanti, pur non essendo comunisti o di sinistra, si accucciarono all’ombra dell’arco costituzionale negli anni settanta e ottanta: anche per questo La Destra/Fiamma Tricolore, merita il doppio voto, utilissimo, camera e senato.

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02 aprile 2008

Più frittata che Pizza

Il consiglio di stato ha riammesso il simbolo di Giuseppe Pizza: Democrazia Cristiana.
Questo significa che le elezioni potrebbero anche slittare di due settimane per consentire a Pizza di farsi i suoi 30 giorni di campagna elettorale previsti dalla legge.
Non accadrà, purtroppo, ma se per miracolo invece di trasformare la frittata di Pizza in un tarallucci e vino per votare il 13 e 14 aprile, venisse fatta rispettare la legge, vedremmo Veltrusconi con il fiato corto.
Già ora non sanno cosa raccontare e si sono ridotti a fare campagna per il voto “utile”, quello “disgiunto” (che i più raffinati chiamano “splitting”) o contro l’astensionismo, segno evidente di una paurosa mancanza di idee.
Anche perché quando cercano di tirarne fuori, dai loro pensatoi sgorgano cordate inesistenti (che ci saranno “nei fatti” una volta conclusa la trattativa con Air France ... !) o il voto agli immigrati che aliena (e di brutto) le simpatie dei cittadini.
Ve l’immaginate cosa accadrebbe se il voto fosse rinviato al 27 e 28 aprile o, peggio, al 4 e 5 maggio ?
E ve l’immaginate la sera del 5 maggio i lazzi al candidato perdente “ei fu” ?
Forse Veltroni potrebbe avere qualche interesse ad ottenere due settimane di ossigeno, Berlusconi sicuramente no, anche perché i partiti che lui ha così cocciutamente aggredito dopo averli esclusi dalla coalizione, stanno erodendo – giustamente – il suo calante consenso.
Se vi ricordate il simbolo di Pizza doveva essere il quarto della coalizione di Berlusconi, finalizzato a sottrarre voti all’Udc.
Non so se Berlusconi abbia dato ospitalità, nel suo caravanserraglio, anche a qualche candidato pizziano e se così fosse potrebbe essere plausibile un accoglimento dell’invito di Berlusconi a rinunciare a chiedere la proroga della campagna elettorale.
Ma se nessun candidato pizziano fosse presente nelle liste del “partito di centro, moderato e liberale”, quale contropartita potrebbe essere offerta ?
E per quale ragione Pizza dovrebbe rinunciare, gratis et amore Dei, a ciò che gli spetta di diritto ?
Ricordate quando fu escluso il primo simbolo de La Destra/Fiamma Tricolore ?
Motivazioni pretestuose, ma Storace, Romagnoli e Santanchè preferirono proporne un altro per guardare al sodo della campagna elettorale, avvertendo che, se non avessero agito così, sarebbero state a rischio le elezioni.
Ora Pizza può trasformare la frittata delle furbizie adottate contro i piccoli partiti in una Caporetto istituzionale.
Avrà il coraggio di andare fino in fondo ?

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01 aprile 2008

Faccia a faccia

Negli anni sessanta e settanta, le tribune elettorali erano trasmissioni un po’ noiose, ma che consentivano di conoscere l’opinione dei principali leaders di tutti i partiti presenti in parlamento.
Con poche modifiche, ricalcavano le tribune politiche che si sviluppavano per tutto l’anno e che avevano in Iader Iacobelli e Ugo Zatterin (più volti bersaglio delle ironiche imitazioni di Alighiero Noschese) i mattatori, i Vespa e i Mentana dell’epoca, tanto per intenderci.
Ma Iacobelli e Zatterin erano rigorosamente imparziali e non si permettevano di sfruculiare il segretario del partito più piccolo, così come facevano rispettare i tempi concessi anche ai segretari dei partiti maggiori.
Le tribune elettorali di allora vedevano dei “faccia a faccia” in cui tutti affrontavano tutti, almeno una volta, tranne i comunisti che scappavano davanti ad Almirante con la scusa dell’antifascismo.
E c’erano le interviste di un’ora, durante le quali una tribuna di giornalisti poneva domande al segretario del partito di turno, che si presentava in rigoroso ordine inverso alla rappresentanza parlamentare.
Chi era fuori dal parlamento non aveva diritto di partecipare e per questi, in tempi più recenti, si aprivano delle apposite finestre in orari che oggi si direbbero “diversi dal prime time”.
La conclusione, al giovedì, era affidata al presidente del consiglio che rispondeva alle domande al termine del suo mandato, mentre al venerdì sera tutti i partiti apparivano per un breve e conclusivo appello agli elettori, sempre nello stesso ordine inverso a quello della rappresentanza parlamentare.
Negli Stati Uniti, come abbiamo visto anche per le primarie in corso, vengono sì organizzati i dibattiti tra due candidati, ma nella fase in cui sono in gara più persone, tutte partecipano, contemporaneamente, ai dibattiti, rispondendo e polemizzando l’uno con l’altro.
Lo abbiamo visto per i repubblicani e lo abbiamo visto per i democratici.
Nell’Italia della seconda repubblica, prima della sventurata “par condicio”, abbiamo visto il dibattito fra Occhetto e Berlusconi nel 1994, forse decisivo per la sconfitta della “gioiosa macchina da guerra” comunista, poi, nel 1996, un mega confronto tra due eserciti, con il solitario Bossi, seduto su uno sgabello al centro tra i due corposi schieramenti, che se la rideva e menava fendenti a “Roma ulivo e Roma polo” (poi ottenne un successone al voto).
Nel 2000 la legge sulla “par condicio”.
Nel 2001 Berlusconi, in testa ai sondaggi, si negò al confronto con Rutelli, nel 2006 Prodi e Berlusconi si incrociarono due volte dopo una meticolosa cura nel definire le regole che tolse ogni piacere al dibattito.
Oggi è Veltroni ad inseguire e chiedere il dibattito e Berlusconi, come nel 2001, a negarsi.
C’è bisogno del “faccia a faccia” ?
Sì, ma non tra due soli candidati, bensì tra tutti.
Una serie di dibattiti, tutti presenti, per rispondere e replicare a domande dei giornalisti.
Un paio di ore, ripetute in più occasione, consentirebbero di vedere a diretto confronto i candidati, tutti con la possibilità di scegliere quello che ci appare più credibile.
E non è detto che debba essere necessariamente uno dei due più accreditati del successo finale.
Proprio le primarie americane ci hanno insegnato che gli outsider sono spesso emersi in questi dibattiti, mentre il front runner ha dovuto ammainare bandiera perché un tic, una risposta, una distrazione, lo ha condannato alla sconfitta.
Allora la polemica sul dibattito è strumentale perché da per scontato ciò che non può, né deve esserlo: la vittoria di pdl e pci/pds/ds/pd.
Mi auguro, anzi, che gli italiani siano così perfidi nei confronti di quanti si considerano adagiati su un comodo seggio sicuro, da sparigliare tutti i conti, ribaltando ogni previsione.
Sinistra, centro e Destra, ognuno può efficacemente votare per il partito che meglio rispecchia la propria identità, negando il consenso a Veltrusconi.
La Sinistra l'Arcobaleno, l’Udc e La Destra/Fiamma Tricolore possono benissimo rappresentare la novità di queste elezioni.
Partiti identitari, che affondano le loro radici in tradizioni consolidate e in Valori riconosciuti, non assemblamenti raffazzonati dove è stato inserito un po’ di questo e un po’ di quello, il cattolico bigotto ma anche l’anticlericale in servizio permanente effettivo.
Nella matita degli Italiani c’è il futuro della nostra nazione.

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31 marzo 2008

Fini, diabolicamente, persevera

Se qualcuno pensasse che la dichiarazione di Berlusconi di sabato sul voto agli immigrati fosse solo uno dei tanti scivoloni che costellano la campagna elettorale dell’ex leader del Centro Destra, ora trinceratosi nella ridotta del “partito di centro, moderato e liberale”, può riporre le speranze nel cassetto.
Senza arrivare al feroce sospetto che Nessie ha esternato nel suo commento al mio post di ieri , ci bastano le cronache odierne dei quotidiani.
Come quella del Resto del Carlino il cui ex direttore si è candidato con Berlusconi (quindi non imputabile di manipolare le notizie per dar contro a Berlusconi) che scrive, riferendosi alla querelle sul voto agli immigrati, che Fini ha risposto a Calderoli: "la maggioranza si può trovare in parlamento”.
Come a dire: se anche verranno a mancare i voti della Lega ci sarà chi voterà a favore di un simile provvedimento.
E chi voterebbe a favore della concessione del voto agli immigrati ?
La sinistra, quella stessa sinistra che, a parole, il pdl di Berlusconi e Fini dice di voler combattere, negando che si apprestino a varare un governo di larghe intese.
Anche oggi ho avuto la prova che quanti votarono Centro Destra negli anni scorsi, sono sconcertati dalla piega della campagna elettorale e, soprattutto, dalle ripetute esternazioni che non possono più essere considerate un caso o uno scivolone isolato.
Sempre più spesso chi all’inizio della campagna elettorale era certo di votare pdl oggi si domanda se quel voto verrà speso bene o se verrà utilizzato per una legislazione contraria ai suoi principi.
A questi amici nel dubbio dico: invece di macerarvi nell’incertezza non sarebbe meglio decidere di votare per chi, senza mascheramenti, sostiene quegli Ideali e quei Valori che ci sono comuni ?
Per chi, i clandestini, li caccerebbe a pedate nel sedere, per chi vuole garantire – e con il voto di tutti potrà farlo - l’Italia agli Italiani ?

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30 marzo 2008

Solo La Destra può restituire l'Italia agli Italiani

Nel settembre del 2003 abbandonai Alleanza Nazionale, dopo anni di militanza, a seguito delle dichiarazioni di Fini favorevoli al voto agli immigrati.
Successivamente Fini dichiarò il Fascismo “male assoluto”, si mise di traverso al governo, impose il siluramento di Tremonti da ministro dell’economia per sostituirlo con Siniscalco, firmò la legge sulla fecondazione assistita per poi attivarsi con il referendum per abrogarla, fece una campagna elettorale “morbida” sperando nella eliminazione di Berlusconi, definì il pdl “comica finale”, diventò il numero due – il comico di spalla ? – dello stesso pdl.
La deriva finiana ebbe comunque inizio con il voto agli immigrati.
In questa campagna elettorale gli amici che sono rimasti con Berlusconi cercano di convincere noi che sosteniamo La Destra/Fiamma Tricolore di Daniela Santanchè che in realtà nulla è cambiato rispetto ai tempi del glorioso Centro Destra e che è necessario restare nel pdl per dare più forza alla destra interna.
Con tutto il rispetto per le loro scelte (che fanno ancora in tempo a cambiare alla luce delle quotidiane esternazioni liberaloidi dello staff del pdl ma anche dello stesso Berlusconi) temo che siano degli ingenui.
Il percorso politico di Fini, erede designato di Berlusconi, è lì a dimostrare che una volta imboccata la strada della rinuncia alla propria identità non si torna indietro, anzi si accelera verso una deriva liberalcentrista che, sul piano dei Valori etici e del concetto di stato, è molto più simile ai comunisti ed alla sinistra che non al Centro Destra conservatore.
Spiace dover girare il coltello nella piaga, ma è l’ultima opportunità, in queste due settimane, che ci resta per rafforzare una barriera contro tale deriva.
Nel novembre 2007, Silvio Berlusconi fonda il Popolo della Libertà.
Gianfranco Fini lo definisce “comica finale” e dichiara che Berlusconi, in questo modo, non tornerà a palazzo Chigi e che lui, Fini, non tornerà all’ovile da Berlusconi perché è il presidente di AN e non una pecora.
Tutti sapete dov’è Fini oggi.
Ma quel che conta è il presupposto sul quale Berlusconi fondò il Pdl, aperto ad adesioni collettive ed individuali, disse, aprendo alle varie formazioni del Centro Destra che avrebbero potuto entrare in quanto tali nel contenitore inventato da Berlusconi.
Tutti sapete come, invece, a parte Lega e Mpa, Berlusconi pretese che le singole identità fossero azzerate per dare solo ospitalità individuale all’interno del Pdl.
Diktat che fu evidentemente condizione imposta da Fini e che portò all’annessione di Dini, Giovanardi, Rotondi, Mussolini, Fattuzzo, ma alla esclusione (onore alla loro scelta di dignità) di Storace e di Casini.
Da quel momento è stata una deriva continua:
- il Pdl come “partito di centro, moderato e liberale” con esclusione esplicita della Destra e dei Conservatori, ribadita da Berlusconi ieri quando ha riaffermato la natura di centro del suo partito e respinto ogni identità di Destra;
- la ricerca del “voto utile”, lacerando i già traballanti rapporti con gli ex alleati;
- l’invenzione del “voto disgiunto” quando ha capito che rischiava al senato e cercava di far leva sull’anticomunismo di quanti, però, con il suo partito di centro, moderato e liberale aveva allontanato dalla coalizione;
- la preoccupazione per la par condicio e i brogli, invece di affrontare i temi rilevanti che interessano gli italiani (casa, lavoro, sicurezza, benessere) ridotti a semplici corollari;
- l’intervento sulla vicenda Alitalia annunciando una cordata che, poi, dichiara esistere “nei fatti” che si costituirà solo “dopo la fine delle trattative con Air France” (quindi la cordata non c’è !);
- Cicchitto e Bondi che riaffermano la natura “antifascista” del pdl
- Il silenzio sui massacri cinesi in Tibet e la proposta di Daniela Santanchè e Roberto Fiore di boicottare le olimpiadi di Pechino;
- Il silenzio sui temi etici (194, diritto alla vita) che sono in contrasto con le tesi liberalradicali che, senza la Destra, sono divenute prevalenti nel pdl;
- A conferma di ciò l’esternazione di Gasparri che dichiara di non aver nulla in contrario acchè in futuro un omosessuale possa diventare leader del pdl (Berlusconi, che solo un anno fa disse che gli omosessuali stanno tutti dall’altra parte, non ha smentito il suo ex ministro e futuro capo gruppo in senato!)
- Per finire alle dichiarazioni di ieri con le quali Berlusconi apriva la porta dell’inferno, ammettendo che se andrà al governo penserà ad una legge che dia il voto amministrativo agli immigrati (e la Lega non potrà farci nulla perché il voto agli immigrati otterrebbe il voto parlamentare anche della sinistra: ci pensino gli elettori della Lega se vale la pena portare acqua al mulino dei liberalmarxisti)
.
Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, faceva dire al suo personaggio che una coincidenza è solo una coincidenza, due coincidenze sono solo due coincidenze, ma tre coincidenze cominciano ad essere una prova.
Qui di coincidenze ve ne sono ben più di tre.
Il “partito di centro, moderato e liberale” è molto simile al pci/pds/ds/pd, soprattutto nei Valori che dovrebbero formare il filo conduttore per una legislazione.
Io non credo che gli amici di Destra fino ad oggi orientati a votare pdl possano accettare programmi come il voto agli immigrati o ipotesi come un omosessuale a capo del loro partito, come non possono essere complici del silenzio sulla proposta di boicottaggio delle olimpiadi e di revisione della 194 a difesa della Vita sin dal suo concepimento.
Non lo credo e spero che reagiscano riunendosi a noi (sottolineo: riunendosi, cioè tornando assieme a noi come eravamo fino al momento dell’abbattimento di Prodi nel gennaio 2008 !) nella battaglia che ha le sue radici nella, bellissima, formula che propone costantemente Daniela Santanchè: l’Italia agli Italiani !

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28 marzo 2008

E adesso mendicano il voto disgiunto

Dopo aver, all’unisono, chiesto il “voto utile” Veltrusconi adesso si sono messi a “far di conto” con il pallottoliere dei sondaggi e hanno concluso che è meglio cambiare strategia.
La nuova strada è quella del “voto disgiunto”.
Alla camera per chi si vuole, perché il premio di maggioranza su base nazionale comunque darà una comoda maggioranza assoluta a chi vincesse anche per un pugno di voti, ma al senato ….
Al senato, qui è l’unica differenza tra i due supermercati del voto, mentre il pci/pds/ds/pd cerca complicati algoritmi per vedere se, dando un voto in più a Udc o Sinistra l’Arcobaleno, si riescono a togliere più senatori a Berlusconi, il pdl chiede il voto per se stesso, non volendo dividere con altri la “torta” del potere.
C’è da chiedersi quale strategia possa risultare più produttiva.
Il pdl è più lineare, “votate per me”, ma più egoista.
Il pci/pds/ds/pd è più altruista ma rischia di fare venire idee strambe all’elettore, che potrebbe anche prenderci gusto a buttare le carte all’aria.
Ancora una volta, queste meschinità da teatrino della vecchia politica, dimostrano come, in assenza di motivazioni ideali e di solidi Valori di base, la gara sia solo ad occupare una poltrona, senza alcun riguardo per l’interesse nazionale.
Anche da questo modo di proporre la campagna elettorale emerge l’inaffidabilità di partiti che, volendo prendersi tutto, hanno abbandonato l’anima delle rispettive coalizioni.
Quanta differenza con il candidato Premier de La Destra/Fiamma Tricolore, Daniela Santanchè, che
si reca nei campi nomadi e ne chiede lo smantellamento,
difende i diritti delle donne musulmane e chiede il registro degli imam e delle moschee,
si presenta ad “Anno Zero” ribadendo nel muso a Bertinotti che gli italiani hanno diritto alla priorità per la casa e propone un piano casa concreto fattibile,

si schiera, da subito, senza bisogno di essere sollecitata, per il boicottaggio delle olimpiadi cinesi.
La differenza tra chi mendica il “voto utile” e il “voto disgiunto” con chi affronta i problemi reali della nazione è la differenza tra chi è un teatrante della politica e chi, invece, fa Politica nel nome di un Ideale.

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27 marzo 2008

Perchè Berlusconi tace sulle olimpiadi cinesi ?

Il comunismo è miseria, terrore, morte.
Con queste poche parole, nel 2005, Silvio Berlusconi incarnava il Leader autentico del Centro Destra.
Oggi, dopo aver escluso Conservatori e Destra dal suo partito, non parla più di comunismo ma genericamente di “sinistra” alla quale non attribuisce più la responsabilità di portare miseria, terrore e morte.
Sembra che con l’esclusione dei Conservatori e della Destra, nel suo “partito di centro, moderato e liberale” siano rimasti solo i ragionieri, quelli che non alzano la testa dal pallottoliere dei sondaggi o dei libri contabili, avendo perso l’anima e il cuore, quanto, cioè, può conferire dignità alla politica.
Eppure la vicenda del Tibet non può che confermare la frase del “vecchio” e rimpianto Berlusconi, annata 2005: il comunismo è miseria, terrore e morte.
Aspettiamo che Berlusconi rinsavisca e, memore delle sue epiche battaglie contro il comunismo, unisca la sua voce a quella di Daniela Santanchè e de La Destra/Fiamma Tricolore per impegnarsi a promuovere il boicottaggio delle olimpiadi cinesi.

In realtà stasera avrei scritto su un altro argomento, avendo già ieri affrontato la questione del boicottaggio delle olimpiadi, ma ho vista una mail che esponeva un pacato ragionamento e invitava ad un comportamento che se attuato da tutti potrebbe creare gravi danni a quanti si renderanno complici delle olimpiadi del massacro.
Riporto il testo della mail, omettendo solo la firma ed invitando a diffonderla :

“Questa mattina ho ricevuto da un amico l’allegato sui giochi olimpici di Pechino.
La cosa mi ha fatto pensare a quanto il nostro sistema è ipocrita.
Dal giorno dell’assegnazione delle Olimpiadi alla Cina tutti gli organi preposti a decidere la sede dei prossimi Giochi Olimpici sapevano perfettamente che il governo della Repubblica Popolare Cinese non rispettava i più elementari diritti umani,quindi la decisione è stata presa solo per meri interessi economici ed in nome di questi, i nostri governi non intendono boicottare le Olimpiadi di Pechino.
I media stanno organizzando sondaggi su boicottaggio si o boicottaggio no, sapendo che comunque i Giochi ci saranno e gli interessi economici saranno salvi.
Qui nasce un idea, dato che il traino degli interessi sono le televisioni, se noi semplici telespettatori ci impegnassimo a cambiare canale e oscurare le Olimpiadi avremo fatto un boicottaggio molto più significativo poiché andremo a colpire quegli interessi che sono la causa della scelta della sede Olimpica.
Mi auguro che questo messaggio possa girare il più capillarmente possibile con l’aiuto di tutti in tutto il mondo.
”.

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26 marzo 2008

Berlusconi e Veltroni tacciono assieme sulle olimpiadi

Berlusconi & Veltroni sembrano partecipare ad un’asta in cui vince chi offre di più.
Non potendo mettere sul piatto miliardi propri come ha fatto Berlusconi con la cordata per Alitalia, Veltroni sposta il tiro sulle pensioni, lanciando l’aumento di 400 euro.
E così, tra riduzione delle tasse, abolizione dell’Ici, aumento delle pensioni, il carnet degli italiani si ingrossa di promesse allettanti, anche se non ci viene detto dove verranno rinvenuti i soldi per coprire i buchi che quei provvedimenti apriranno nei conti pubblici se dovessero essere trasformati in legge (ma ben pochi ci credono).
Sui temi, invece, che non costano, ma che impegnano perché caratterizzano una idealità, danno il senso dello spessore dei Valori di riferimento di un candidato e di un partito, creano una Identità, il silenzio è assordante.
Lo è quello di Berlusconi & Veltroni sulla 194, lo è, ancora una volta all’unisono, quello di Veltroni & Berlusconi sulla tragedia del Tibet e la proposta del candidato Premier de La Destra/Fiamma Tricolore, Daniela Santanchè, di promuovere il boicottaggio delle olimpiadi cinesi del 2008.
La Cina, purtroppo, è stata lasciata crescere e rafforzarsi troppo per poter pensare ad un blitz militare che liberi il Tibet e, d’altro canto, lo stesso Dalai Lama non reclama più l’indipendenza della sua nazione.
Ma per quanto la Cina possa essere cresciuta, non può impedire all’Occidente libero di proclamare il boicottaggio delle olimpiadi 2008 se non sarà accordato al Tibet uno status di autonomia e sovranità – pur se limitata – che consenta alla popolazione di riprendere, dopo 50 anni di oppressione comunista, una vita pressoché umana.
Una nazione importante come l’Italia, nel pieno della campagna elettorale, avrebbe il dovere di ascoltare e poter scegliere anche in relazione alle posizioni dei candidati premier.
Finora, però, l’unica ad essersi esposta (contro la Cina per la repressione in Tibet, così come contro l’islam per l’oppressione cui costringe le donne musulmane anche quando risiedono in Occidente) è stata Daniela Santanchè, candidato Premier de La Destra/Fiamma Tricolore.
Veltroni & Berlusconi che ambiscono a rappresentare il duopolio di riferimento in politica tacciono e il loro silenzio è imbarazzante per l’Italia, soprattutto adesso che sembra essersi appannata la tempesta ormonale che ha colpito il presidente francese Sarkozy che ha dichiarato come il boicottaggio delle olimpiadi è una possibile opzione.
Se l’Italia, se una nazione che appartiene alle 8 più industrializzate decidesse di boicottare le olimpiadi, metterebbe in serie difficoltà tutte le altre, costringendole a far prevalere le ragioni ideali rispetto a quelle commerciali.
Le motivazioni per non far celebrare i giochi olimpici a Pechino ci sono tutte e di più.
La bandiera con le cinque manette al posto dei cinque cerchi rappresenta la situazione cinese, dove ad uno sviluppo economica molto forte non corrisponde analogo sviluppo politico.
Vi ricordate quando, dopo alcuni disordini provocati a Milano dalla comunità cinese, Pechino alzò la voce con Roma ?
Perché dovremmo compiacere quegli stessi governanti comunisti, facendo celebrare le olimpiadi, senza sfruttare l’occasione per metterli sul banco degli imputati ?
Cosa penserebbero i cittadini cinesi, tenuti rigorosamente all’oscuro di quel che accade o, peggio, disinformati dal regime, se non vedessero partecipare gli atleti delle principali nazioni del mondo ?
E’ l’occasione per una azione dirompente che potrebbe cominciare a mettere in crisi il regime comunista cinese, isolandolo e rendendo manifesta la riprovazione del mondo per la repressione in atto in Tibet (e non solo).
E’ l’occasione per farsi promotori di una iniziativa che avrebbe sicuramente una eco ed una partecipazione mondiale, costringendovi anche chi, in questo momento, fa prevalere la realpolitik sui Valori umani.
A ben vedere è la stessa contrapposizione tra chi chiede il “voto utile” turandosi il naso e chi, invece, mantiene il punto dei Valori e degli Ideali.
Non è un caso che chi chiede il “voto utile” turandosi il naso non si sia pronunciato sul boicottaggio delle olimpiadi, mentre Daniela Santanchè e La Destra/Fiamma Tricolore, autentici tedofori della Fiamma della Libertà, siano schierati in prima fila per dire “no” a divenire complici delle olimpiadi della repressione.

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