Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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No alla deriva

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17 settembre 2010

Rieccolo il Valter, africano mancato

Pur nella ovattata cautela con la quale gli organi di stampa di proprietà e asserviti ai poteri forti trattano le vicende di una sinistra amica ed alleata, veniamo finalmente a conoscenza che se nel Pdl sono volati gli stracci con un Fini che ha ribaltato tutti i Valori e gli Ideali di una vita, cambiando, come giustamente ha detto La Russa, bandiera e abbandonando colonnelli ed esercito, nel pci/pds/ds/pd la faida interna non solo non è finita, ma sta riprendendo vigore con la evidente nostalgia della luce della ribalta da parte di Veltroni.
L’ex sindaco di Roma, l’ex vicepresidente di Prodi, l’ex due volte segretario del pci/pds/ds/pd che perdendo le elezioni nel 2001 e nel 2008 si è dimostrato il miglior capo comunista che l’Italia abbia mai avuto, non è mai partito, come promesso, per l’Africa e adesso non si accontenta più di scrivere insulsi libercoli non catalogabili e incensati solo da una compiacente stampa, ma vorrebbe indietro quella poltrona da leader che, evidentemente, gli manca tanto.
Sono convinto, però, che Veltroni non sia una minaccia per Bersani che, comunque, ha poco da ridere e, infatti, si presenta alle telecamere con la faccia sempre più funerea, ma che la sua iniziativa – che porterà anche il pci/pds/ds/pd a subire una scissione – sia ispirata dalle stesse fonti che hanno fornito altrettanta ispirazione a Fini.
Probabilmente chi aveva pensato che sarebbe stato sufficiente il valzer di Fini per abbattere Berlusconi, si è accorto di aver fatto male i suoi conti, così è obbligato ad imbarcare un altro passeggero sulla traballante arca del “terzo polo” centrista che, adesso, vede Casini, Fini, Rutelli, Veltroni e il convitato di pietra, Montezemolo.
Ma potrà questo terzo polo raccogliere sufficienti consensi ?
Ne dubito.
La sinistra da diciassette anni ha promosso una violenta campagna d’odio contro Berlusconi e il Centro Destra, imbarbarendo la politica ma ottenendo, come unico risultato, la radicalizzazione dello scontro politico, acuito anche dai nuovi strumenti di comunicazione (forum, blog, social network) che non lasciano spazio a riflessioni pacate, ma solo allo scontro al calor bianco tra le fazioni.
Dobbiamo quindi prendere atto che non esiste spazio per una proposta che sia “ma anche”, bensì solo per scelte radicalmente tra loro in opposizione e in conflitto.
Non tanto su una miriade di azioni che, nel mondo globalizzato, sono pressochè obbligate (come il mercato e la politica di contenimento dei costi del lavoro e delle politiche sociali) e comuni a tutte le Nazioni evolute, quanto su quegli aspetti che toccano sul vivo Sentimenti, Ideali e Valori che, comunque, nobilitano la politica e chi la segue.
Così il terzo polo centrista avrà difficoltà, con o senza Veltroni, a raccogliere adesioni se non prenderà posizione netta, o di qua o di là, su temi quali:
- immigrazione e rom (cittadinanza, voto, espulsioni, respingimento, burqua, usi e costumi)
- tasse
- federalismo
- eutanasia
- accoppiamenti omosessuali
- fecondazione assistita e manipolazione genetica
- giustizia.
Tanto per dirne alcuni, quelli sulla bocca di tutti e maggiormente motivanti e dubito che un terzo polo composto da esperti nel “ma anche” non solo assuma una posizione netta, ma possa sottrarre grandi consensi a chi, invece, quella posizione netta ha sostenuto coerentemente e da lungo tempo.
In sostanza: meglio Di Pietro e Grillo, nemici dichiarati di (quasi) tutto quel che ritengo sia giusto, che Veltroni e Casini (e soci) dei quali non è possibile conoscere i reali pensieri e intendimenti.
Tranne quello di occupare poltrone ben remunerate e di prestigio ...

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06 marzo 2008

Verboten !

Non si può.
Sembra questa la parola d'ordine di questa campagna elettorale.
Non si può votare per i "piccoli".
Non si può presentare un simbolo che somiglia ad uno che NON si presenta perchè liquefatto in un altro.
Non si può parlate di temi etici.
Non si può ringraziare Mastella perchè ha fatto cadere Prodi.
Non si può candidare il povero Mastella che pure ha il merito di aver fatto cadere Prodi.
Non si può parlare di Malpensa ed Alitalia.
L'ultima trovata è di Veltroni.
Il suo governo, il disastroso Prodi ancora in carica per il disbrigo degli affari correnti, era pronto a svendere ai francesi l'Alitalia, infischiandose del grave nocumento che avrebbe provocato al Nord, a Malpensa ed ai lavoratori dell'hub varesino.
Facendosi interprete delle esigenze della Lega, Berlusconi ha sostenuto che non solo Malpensa andava salvata, ma che era di ripensare attentamente alla scelta francese per Alitalia, una compagnia che sarebbe stato meglio risanare e mantenere italiana.
Veltroni ha detto no, non si può parlare di Alitalia in campagna elettorale perchè è un tema troppo delicato.
E allora di cosa si dovrebbe parlare se non di temi sensibili o delicati o etici in campagna elettorale ?
Abbiamo o no, noi cittadini il diritto di sapere prima di votare come vogliono risolvere i problemi più rilevanti i candidati a governarci ?
E questo vale per Alitalia, come per la 194 e il diritto alla Vita che sono "vietati" da ambedue i supermercati che si presentano al voto, mentre le "botteghe" artigianali hanno espresso le loro opinioni in merito.
E vale anche per il problema dell'immigrazione illegale che sta vedendo il silenzio dei soliti due supermercati, mentre le posizioni vengono ben delineate dalla Destra/Fiamma Tricolore e dalla Sinistra Arcobaleno e persino dall'Udc di Casini.
Così mentre Casini insegue il "replicante" di Berlusconi, suo ex compare di tanti sgambetti al Cavaliere ed ora relegato al ruolo di delfino/comparsa, proponendo il voto amministrativo agli immigrati (immagino con il consenso dei suoi elettori ... immagino, ma conoscendo alcuni udicini ne dubito ...), il candidato Premier de La Destra/Fiamma Tricolore (che oggi ha presentato il simbolo modificato e più luminoso) Daniela Santanchè dice quel che gran parte degli elettori di Centro Destra vogliono sentirsi dire: espulsione.
Espulsione anche per quei clandestini che andassero in ospedale a farsi curare.
Prima li curiamo, poi li espelliamo, senza "se" e senza "ma" ed altrettanto dicasi per quegli illegali che iscrivono i figli a scuola, autodenunciando la loro situazione.
Senza permesso, sei fuori dalle regole, quindi devi essere espulso.
Naturalmente tal Paolo Cento che è tuttora sottosegretario all'Economia, è insorto.
Rispettiamo il suo coraggio di esprimere idee nette, ma naturalmente apprezziamo ancora di più la risposta del nostro candidato Premier: "Prima dei clandestini fortunatamente sono gli italiani ad avere espulso dal governo personaggi come l'onorevole Cento. Ma non si rende conto l'onorevole Cento che gli italiani vogliono immigrati solo con le carte in regola e i clandestini a casa loro ?".
Ecco questi sono alcuni temi "verboten", proibiti.
Alcuni per entrambi i supermercati del voto, altri solo per quello in questo momento più traballante, dovendo farsi carico della pesante eredità di Prodi.
Ma noi, di questi divieti da opportunisti della campagna elettorale, ce ne freghiamo e parleremo di tutto, perchè abbiamo diritto a chiedere conto di come, una volta eletti, intendono comportarsi.
E lo vogliamo sapere prima del voto.

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05 marzo 2008

Onanismi da sondaggi

Leggo che Renato Mannheimer avrebbe dichiarato che il 50% degli elettori de La Destra/Fiamma Tricolore, pari ad un 1,7% in termini assoluti, sarebbe pronto a votare Veltroni contro Berlusconi.
Mi piacerebbe conoscere le esatte domande in base alle quali il celebre sondaggista trae le sue conclusioni (non mi ricordo se sia lo stesso che ampliava il bacino di elettorato de La Destra/Fiamma Tricolore fino al 12% da un minimo dell'1% ... come giocare una tripla al totocalcio ...).
Ho l'impressione che i numeri che vengono proposti siano un po' come l'analisi grafologica effettuata da una persona che frequenta e conosce bene l'esaminato.
Mannheimer ha rilevato (e non ci vuole molto) una insofferenza da parte dell'elettorato de La Destra/Fiamma Tricolore nei confronti del comportamento tenuto da Berlusconi.
Aggravato dall'arroganza che si è manifestata per gradi fino all'invito esplicito (che sembra quasi l'unico punto programmatico del Pdl) a non votare per i "piccoli", citando esplicitamente La Destra oltre all'Udc.
L'insistenza di Berlusconi in questa sua campagna elettorale ha evidentemente allentato (o anche reciso) i vincoli che lo legavano al mondo della Destra da 14 anni ed è naturale che, ad esempio, ad una ipotetica domanda se l'elettore della Destra/Fiamma Tricolore fosse disponibile a votare nuovamente Berlusconi, la risposta sarebbe negativa.
E sarebbe in questo momento negativa anche la mia personale risposta, perchè, in assenza della lista della Destra/Fiamma Tricolore, preferirei andare al mare o comunque astenermi.
Non ci sarebbe invece alcuno spazio per un voto a favore di un candidato comunista come Veltroni.
Mannheimer forse dimentica (troppo presto) la recente storia d'Italia, quando non l'MSI, non la Destra, ma i partiti "di centro, moderati e liberali" si accucciarono timorosi all'ombra del famigerato arco costituzionale e votarono, tutti assieme, la "non sfiducia" al governo Andreotti dopo il rapimento Moro.
Solo l'MSI allora, come oggi La Destra/Fiamma Tricolore, rappresentò l'alternativa, l'unica certezza, l'ultima speranza.
Berlusconi forse non avrà più i nostri voti, ma sicuramente non li avrà mai Veltroni o qualunque erede del comunismo.

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28 febbraio 2008

Veltroni sembra già bollito

Impietosamente i sondaggi, ancor di più i commenti della “gggente” segnalano che la corsa di Veltroni si è trasformata in un trotto stanco.
La “novità” rappresentata da un politico che si iscrisse in fasce alla segreteria del pci e che ha percorso tutta la vita nella politica sembra si sia infranta contro due ostacoli insormontabili.
Il primo l’eredità di Prodi.
Nessuno può dimenticare che l’attuale governo, quello dei disastri e delle gabelle, quello che ha realizzato l’impresa di regalare all’Italia la legislatura più breve e più tassata della storia, è il governo del pci/pds/ds/pd.
Del partito di Veltroni è il presidente della repubblica, il presidente del senato e il 70% dei componenti del governo.
Prodi è il presidente del governo, ma anche del pci/pds/ds/pd.
Ed è francamente incomprensibile come i pubblicitari assoldati da Veltroni possano aver scelto slogan imperniati sul “cambiamento”: da chi ?
Da loro stessi che sono al governo ?
Ma chi è così ingenuo da poter credere ad una simile facezia ?
Il secondo ostacolo è dato dai Valori.
D’accordo con Berlusconi, che ha analoghi, anche se inferiori, problemi, Veltroni sperava di bypassare i temi etici.
Invece sono lì, deflagrati quando ha scelto di candidare Bonino e i radicali.
Scelta che sembra gli sia costata un bel po’, in termini economici e di credibilità.
Non si può essere a favore della vita, ma anche dell’eutanasia e dell’aborto.
E’ un contro senso che è emerso e che ha frenato (o peggio … per lui) la spinta di Veltroni.
La fine della corsa di Veltroni segna l’inizio della guerra di posizione, la stessa che, tra composizione delle liste ed esclusioni di simboli e identità, aveva già cominciato a logorare Berlusconi.
E’ proprio campata in aria la speranza che non si ritorni al triste e fallimentare duopolio, come negli anni settanta fu tra dc e pci, che nulla di buono portò all’Italia ?

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20 gennaio 2008

Veltroni e la mossa della disperazione

Il segretario del politburo del pci/pds/ds/pd ha considerato fallita l’esperienza di governo della sinistra, sepolta sotto i rifiuti materiali di Napoli e quelli politici delle tante questioni irrisolte (libertà di parola per il papa, deriva morale con le proposte degli ambienti radicali, diluvio di tasse, credibilità all’estero, sicurezza, legalità …).
Come fare per salvare dal naufragio la barca del neonato partito ?
Veltroni e i suoi consiglieri hanno sicuramente considerato che mantenersi in una coalizione con i Caruso, i Guadagno, i Diliberto, i Ferrero, i Giordano, i Bertinotti, i Pecoraro, voleva dire alienarsi il voto – determinante – di quei cittadini border line che non hanno ancora saputo scegliere tra la sinistra e il Centro Destra e credono ancora nella possibilità di una democrazia dell’alternanza sul modello anglo americano.
Allora Veltroni gioca tutto sulla ruota del primato solitario: il pci/pds/ds/pd correrà da solo, proclama (vedremo poi se sarà come quello che annunciò la sua partenza per l’Africa appena terminata l’esperienza da sindaco) con qualunque sistema elettorale.
In cauda venenum.
Veltroni “sfida” il Presidente Berlusconi a fare altrettanto.
Ma la situazione è profondamente diversa.
Noi - per fortuna - non abbiamo i Caruso, i Guadagno, i Diliberto etc., abbiamo solo una frangia ridicolmente minoritaria che si aggancia – e solo sulle questioni etiche – alla tradizione radicale, per il resto il Centro Destra è omogeneo a livello di elettorato e votare questo o quello non farebbe sostanziale differenza.
Le divisioni, da noi, riguardano la leadership ed unicamente per le ambizioni personali di Fini e Casini, ma è il Presidente Berlusconi a rappresentare l’unità di tutto il Centro Destra, avendo saputo essere e rappresentando tuttora la sintesi tra le varie anime del Centro Destra che, pur a volte divergenti, non raggiungono quella incompatibilità che sapevamo essere e si è manifestata a sinistra.
La “sfida” di Veltroni è, quindi, una polpetta avvelenata, una mossa disperata che vorrebbe esportare nel Centro Destra il fallimento della sinistra.
Poiché, poi, io continuo a sperare che si torni al voto con l’attuale – buona – legge elettorale (che, come afferma il Presidente Berlusconi avrebbe necessità solo di un rapido ritocchino per consentire il premio di maggioranza su base nazionale anche al senato e garantire la governabilità senza penalizzare alcuna componente ideale della nazione) che Veltroni conduca pure il pci/pds/ds/pd alle elezioni in solitaria, noi faremo coalizione e, finalmente, torneremo al governo per rimediare a due, devastanti anni di sinistra, cercando di ramazzare, materialmente e moralmente, le strade italiane.

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30 novembre 2007

Silvio, non fidarti di Veltroni

E di nessun altro a sinistra.
Leggendo le prime indiscrezioni, valutazioni, dietrologie che appartengono ormai alla liturgia della politica, sembra che il Presidente Berlusconi dia credito a Veltroni di una reale volontà di rinnovamento.
Ma come si fa a credere ad un comunista ?
Veltroni è quello che si iscrisse giovanissimo al PCI, salvo poi, a muro crollato, dichiarare che non era mai stato comunista.
E’ quello che aveva affermato che dopo il Campidoglio per lui ci sarebbe stato il volontariato in Africa … oddio, nella sinistra italiana un po’ (magari anche più di un po’) di Africa c’è e magari ha pure bisogno di volontariato, ma credo che nessuno abbia inteso le parole di Veltroni in questo senso.
Veltroni è quello che capeggiò il referendum contro le sue televisioni al grido di “non si interrompe così un’emozione” e, infatti, gli Italiani non intesero interrompere il cammino delle televisioni libere.
Veltroni è l’incarnazione del buonismo lassista, forte con i deboli e debole con i forti.
E’ quello dell’apertura delle frontiere … purchè delinquino nel Nord e non a Roma.
Veltroni è, al tempo stesso, diavolo (comunista) e acqua santa (cattocomunisti), ha la pretesa di essere polo negativo e pure positivo, polo nord e polo sud.
Veltroni è l’archetipo dei tanti funzionari di partito che non hanno mai avuto altra occupazione se non nell’orbita politica, come può conciliarsi con un vero imprenditore ?
Veltroni è la sinistra, Berlusconi è la Destra: cosa possono mai avere in comune ?
Farsi irretire dalla tela veltroniana, significa disperdere il patrimonio di consensi che ha circondato il Capo del Centro Destra fintantoché ha caricato a testa bassa e senza alcuno spazio per il dialogo contro la sinistra.
Concedere una tregua, ancorché natalizia, ai comunisti significa allungare un brodo rancido i cui risultati cominciano tragicamente a vedersi (inflazione risalita in un colpo al 2,4%, l’euribor sul quale sono parametrati i tassi dei mutui balzato al 4,8%, la borsa in perdita secca del 5%).
Non uno degli indicatori economici oggettivi segna bel tempo grazie al governo Prodi che ha in Veltroni un sostenitore.
Per dirla con Di Pietro: che c’azzecchiamo noi con una congrega di comunisti e cattocomunisti ?
E, poi, che c’azzecca uno Statista come il Presidente Berlusconi con un funzionario di partito come Veltroni ?
All’incontro avrebbe dovuto inviare Bondi e Cicchetto, perché chi ha dato del “tu” a Bush, a Putin, a Blair, ad Aznar, non può abbassarsi a prender parte al teatrino della politica italiana !
Un dialogo con Veltroni e la sinistra avrebbe senso solo in un singolo, isolato e specifico caso: che si concordasse la legge elettorale e si fissasse, sin da ora, la data delle elezioni per la prossima primavera.
Ogni altra concessione aliena simpatie al Centro Destra per favorire i funzionari di partito – la “casta” - di sinistra, di centro e di destra.
Il Popolo della Libertà, domani e domenica, dovrà, con il proprio entusiasmo, fornire al proprio Leader, il Presidente Berlusconi, quelle motivazioni guerriere che il veltronismo, anche di alcuni suoi consiglieri, stanno cercando di raffreddare.

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19 ottobre 2007

Berlusconi non sia Watson

James Watson ha fatto marcia indietro.
Dopo solo 48 ore di, presumo, pressioni è stato costretto ad una retromarcia che umilia lui e quelli che lo hanno indotto a smentirsi.
Il Presidente Silvio Berlusconi saprà mantenersi saldo davanti alla nuova offensiva fintobuonista – e anche con venature minacciose – di Veltroni ?
Il sindaco di Roma e segretario del politburo del partito presunto democratico ha infatti riproposto il “dialogo”, affermando che “se rifiuta, la responsabilita' e di Berlusconi” palesando una sottintesa minaccia per una nuova campagna mediatica tramite la stampa e le televisioni di regime.
Ma è proprio questo atteggiamento arrogante, uguale a quello tenuto dalla sinistra in tutti questi anni, a dirci che il lupo comunista anche se cambia nome, non perde il pelo.
Allora Berlusconi fa bene a confermare che no, finchè ci sarà questo governo potrà aprirsi un dialogo, perchè l’interesse primario della nazione è pensionare Prodi.
Ben diverso sarebbe se Veltroni, invece di formulare velate minacce, si fosse presentato con il cappello in mano e, dopo aver ammesso gli errori compiuti, avesse chiesto scusa al nostro Leader e a tutti gli elettori del Centro Destra.
Del resto quali riforme propongono da sinistra ?
Esattamente quelle che hanno ostinatamente bocciato e che erano contenute e meglio articolate nella Riforma Costituzionale del Centro Destra.
Adesso, però, hanno bisogno di prendere tempo per puntellare (non so se si possa ancora usare l’espressione “stampella” ... ) un Prodi che barcolla come un pugile suonato e allora rispolverano, come toccasana, le nostre proposte.
Ma a chi giova prolungare l’agonia di Prodi ?
Non giova al Centro Destra che, come ha ben spiegato il Presidente Berlusconi, accettando il dialogo con la sinistra si accollerebbe il 50% delle responsabilità del dissesto che è solo, integralmente ed esclusivamente a carico della sinistra stessa.
Non giova alla chiarezza del quadro politico, perchè il perdurare di inciuci e compromessi, portano a non affrontare con la necessaria determinazioni i nodi cruciali del nostro sviluppo.
Non giova all’Italia che ha bisogno di una guida certa, forte e con un progetto politico chiaro per poter risvegliarsi dal coma in cui l’ha indotta Prodi.
Non giova agli Italiani che hanno bisogno di leggi che non siano frutto di compromessi bizantini buoni solo a non risolvere i problemi ma a rimandarli e caricarli sulle spalle delle generazioni future (vedi il protocollo sinistra-sindacati sul welfare e pensioni).
In ultima analisi sarebbe utile solo a Prodi che potrebbe galleggiare qualche altro mese.
Berlusconi non cada nella trappola e mantenga la posizione distinta e distante da ogni iniziativa della sinistra.
L’Italia e gli Italiani gliene saranno grati.

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19 agosto 2007

Veltroneggiamenti sullo sciopero fiscale

La casta ha paura dello sciopero fiscale (che è quindi cosa buona e giusta).
Lo si vede dalla levata arcobaleno di scudi da parte di tutti coloro che appartengono all’apparato statalista e assistenzialclientelare.
I più sono politici che non hanno mai fatto nulla nella vita se non bazzicare i corridoi dei partiti della prima e seconda repubblica, grazie ai quali hanno fatto carriera: funzionari, portaborse, portavoce, parlamentari, boiardi di stato.
Ma la paura fa novanta, non sia mai che i cittadini siano esasperati dal fisco al punto giusto da accogliere l’invito di Bossi anche oltre la loro appartenenza leghista e allora fanno scendere in campo il superbuono, Ualter Veltroni, che spara a zero sullo sciopero fiscale in un convegno che con le gabelle c’entra come i cavoli a merenda: “ha ancora senso l’amore”.
Il convegno era nelle sue corde, la censura allo sciopero fiscale, no.
Infatti Ualter ha interpretato lo sciopero fiscale come una espressione dell’odio da cui bisogna mondare l’Italia.
Immemore del fatto che da 14 anni l’odio è istigato dalla sua parte politica (e lui in tutto questo tempo non è mai stato l’ultima ruota del carro) e che, per fare un bel reset del tutto, conditio sine qua non sono pubbliche scuse della sinistra nei confronti di Silvio Berlusconi e di tutto il Centro Destra: parlamentari, militanti, elettori.
Un “scusate, ci siamo sbagliati” che riaprirebbe le porte a quel dialogo che giustamente Silvio Berlusconi ha negato anche ieri, per la soddisfazione di tutti noi suoi elettori, non essendo nell’interesse dell’Italia e degli Italiani.
Ma una cosa Ualter ha detto di sensato: “Fare uno sciopero fiscale per far cadere il governo vuol dire che questo Paese ha finito di esistere come comunità. Vuol dire che non c'é più nulla che ci tiene insieme”.
Finalmente ci è arrivato, primo tra i suoi compagni.
Cosa, infatti, ci può unire ai cattocomunisti se non una cittadinanza che non trova più alcun fondamento sociale, civile, politico, progettuale, legislativo ?
Prendiamo atto.
A sinistra si tengano

i centri sociali,
la legalizzazione della droga,
i dico, i cus, i pacs,
le aperture ad hamas e le passeggiate con hetzbollah,
le tasse e Visco,
un parlamento con uomini con i tacchi a spillo ed ex terroristi,
i no global e gli ecoambientalisti,
le moschee e l'immigrazione musulmana senza limiti,
i “no” al Dal Molin” e i campi antimperialisti.

E vivremo felici e contenti (noi più di loro, ne dubitate ?).

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28 giugno 2007

S'io fossi inglese

Non gradirei il passaggio di testimone, a legislatura in corso e senza chiamata alle urne, operata per ragioni di equilibri interni ai laburisti, tra Tony Blair e Gordon Brown.
S’io fossi inglese e avessi votato (ipotesi dell’impossibile) per i laburisti sarei contrariato perché mi considererei ingannato.
Avevo infatti scelto Blair e non Howard proprio per la fiducia che mi ispirava.
Il mio voto avrebbe potuto essere diverso se mi fossi trovato davanti Brown.
Il sistema inglese è fortemente improntato alla figura del leader ed è spesso tale figura che fa la differenza, come si vide nel 1978, quando la Thatcher sconfisse un grigio Callaghan, anche allora subentrato per beghe interne ai laburisti ad Harold Wilson.
Ed altrettanto accadde ai Conservatori nel 1997, sia pur con una elezione di ritardo tanto forte era l’influenza della Thatcher, con John Major.
S' io fossi inglese vorrei che Gordon Brown si presentasse agli elettori, subito, per avere dal Popolo la legittimità a governare.
S' io fossi Italiano, come io sono e fui, guarderei con sospetto alle manovrine di bassa bottega (altresì dette di “botteghino” …) che stanno portando ad una sopravvalutazione dell'effimero veltroniano che addirittura potrebbe, senza alcuna legittimazione popolare, sedersi a palazzo Chigi dopo il regicidio di un Prodi cotto e stracotto.
Come, del resto, avvenne nel 1998, quando, anche loro senza alcuna legittimazione popolare, D’alema prima e Amato poi si sedettero su una poltrona che avevano conquistato solo con manovre di corridoio.
E come accadde nel 1994, quando un Dini venne innalzato per manovre quirinalesche e complicità gallipoliane, ad un incarico per il quale non aveva concorso.
S' io fossi Italiano, come io sono e fui, nel valutare lo spessore morale, l’ affidabilità e credibilità di una parte politica, considererei anche l’imbroglio di cambiarmi in corsa e senza chiedere il mio parere con il voto, il premier che mi avevano fatto votare.
E constaterei che il Centro Destra, per due volte, ha proposto Berlusconi, per due volte (1994 e 2001) fu eletto e per due volte ha avuto un solo Premier: Silvio Berlusconi.
S’io fossi Italiano, come io sono e fui, non ci sarebbe notte bianca che possa farmi cambiare idea e l’effimero lo lascerei a chi si lascia menare per il naso da promesse violate e cambi in corsa di piloti.

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