Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

30 agosto 2009

Mistero Boffo

Non è passata una settimana da quando Vittorio Feltri ha ripreso la direzione de Il Giornale (che da ieri ho ricominciato a comprare in edicola anche perché rilevo la presenza di firme gradite a la scomparsa di quelle sgradite: spero non sia per ferie) che, ecco, un colpo da maestro che ricorda da vicino il tempo de L’Indipendente feltriano nei primi anni novanta.
Il direttore de l’Avvenire, quotidiano edito dalla Conferenza Episcopale Italiana, tal signor Boffo, si era distinto in editoriali di stampo moralisticheggiante contro il Premier, in pratica sposando e dando per vera la campagna lanciata da Repubblica.
Il Giornale afferma che il signor Boffo fu oggetto di un decreto di condanna penale, avendo patteggiato per molestie nei confronti di una signora che sarebbe stata la moglie del suo amante.
La condanna è relativa alle molestie, ma non sottovaluterei lo squallore della storia omosessuale.
Nel momento in cui scrivo e dopo aver letto svariate versioni online, non ho ancora rilevato alcuna chiara e secca smentita a quanto ha scritto Il Giornale, ma solo incredibili ululati alla Luna, anche di alte cariche della Cei come il suo presidente signor Bagnasco che ha definito “disgustose e molto gravi” le rivelazioni de Il Giornale, che peraltro durante l’intera campagna di pettegolezzi contro il Premier se ne rimasero silenziose.
Se fosse vero quel che scrive Il Giornale, allora “disgustose e molto gravisarebbero le responsabilità del signor Boffo (che non pare voglia dimettersi) e le difese ad oltranza del signor Boffo da parte dei vari signori Bagnasco della Cei.
Ma “disgustose e molto gravi”, indipendentemente dalla veridicità o meno delle rivelazioni de Il Giornale, sono le reazioni della sinistra che strepita e strilla sul “caso Boffo”, sbavando voglia di censura (e peggio) nei confronti di Feltri e de Il Giornale, quando durante i lunghi mesi di pettegolezzi in prima pagina dei quotidiani che la sostengono, ne hanno difeso il “diritto di cronaca”.
E’ evidente che i poteri forti, la stampa all’85% di sinistra, una parte della Chiesa e una parte assolutamente minoritaria ma eccessivamente rappresentata del pdl, cercano una spallata contro un governo che, non potendo essere messo sotto accusa per la corretta amministrazione della cosa pubblica, viene aggredito sui temi sensibili: biotestamento, immigrazione, omosessuali, 150° anniversario della unità.
Il tutto per sostituire chi sta facendo con personaggi della prima repubblica, magari in una riedizione dell’ “arco costituzionale” che tanti danni fece alla nostra nazione e che, oggi, dovendo approvare leggi su temi sensibili per potersi distinguere dall’attuale esecutivo, porterebe solo l’Italia allo sfascio morale, civile, politico e anche economico, visto che la loro politica sarebbe condizionata da ampie elargizioni a tutti i gruppi e sottogruppi che, a loro dire, formano la “società civile”, per non parlare dei costi che dovremmo sopportare a fronte di una apertura indiscriminata delle nostre frontiere on base al “principio umanitario” dell’accoglienza per tutti.
Berlusconi ci rifletta e sostituisca le quinte colonne che allignano nel suo partito con la solidità e la spinta morale che possono fornire i movimenti della Destra Radicale.
Tanto, i voti, li prendono lui e Bossi, con chiunque si accompagnino.
E per concludere sul “mistero Boffo” di questi giorni, suggerisco a chi ha dei dubbi, a porsi e rispondere a due semplici domande:
1) le rivelazioni de Il Giornale, sono vere ?
2) perché il fango gettato sul Premier in base a pettegolezzi comunque privi di valenza penale è “libertà di stampa”, mentre il fango gettato sul direttore dell’Avvenire sulla base di un documento giudiziario e per fatti con rilevanza penale diventa un “attacco alla libertà di stampa” ?



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Ted Kennedy

De mortuis nihhil nisi bonum.
Perfettamente d’accordo (purchè questo valga indifferentemente per tutti i morti …).
Non vuole però dire che si debbano esaltare personaggi i cui comportamenti, non solo ex post, non furono poi così eroici ed encomiabili come si vuol far credere.
Di alcuni, anni dopo la loro dipartita, si scoprono miliardi all’estero quando più volte furono utilizzati soldi pubblici (frutto cioè dei sacrifici dei cittadini normali) per concedere agevolazioni alla loro azienda in crisi.
Altri, già in vita, videro scoperti i loro “altarini”.
Nelle celebrazioni per Ted Kennedy di questi giorni non ho letto nulla, se non brevi accenni, a Chappaquiddick che stroncò la giovane vita di Mary Jo Kopechne.
Eppure, al nome di Ted Kennedy, la prima associazione che mi viene in mente è proprio con quei due nomi: Mary Jo Kopechne e Chappaquiddick.
E forse sono anche il motivo per cui, nonostante tutte le magnifiche orazioni funebri che sono declamate oggi, uno con così tante benemerenze non sia mai arrivato alla Casa Bianca.
R.I.P.

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29 agosto 2009

Omaggio a Virgilio Savona e al Quartetto Cetra



Quando ho letto la notizia della morte di Virgilio Savona, mi sono ritornati in mente tanti “siparietti” della televisione degli anni sessanta e settanta.
Una televisione con due soli “canali” (uno all’inizio e tre alla fine di quel periodo) in cui si alternavano, con un rassicurante ritmo sempre uguale, il film del lunedì, il telefilm del martedì, il teatro al mercoledì, Mike Buongiorno al giovedì, una scelta random di tutto ciò al venerdì, lo show del sabato sera e lo sceneggiato della domenica.
Il Quartetto Cetra era, di diritto, al sabato sera.
Studio Uno, ma anche le varie edizioni speciali di spettacoli che solo nominalmente erano “one man show”, vedevano questo brillanto gruppo vocale tenere con sicurezza la scena.
Epiche le loro rivisitazioni in chiave ironica di sceneggiati, film e opere.
Brillanti e profonde le loro canzoni, interpretate sena una sbavatura, con classe e ironia, senza mai scendere nel turpiloquio e nella volgarità.
Così come nelle loro interpretazioni.
Altra classe, altri tempi, se si pensa al guittaggio “ideologicamente corretto” di tanti che per un passaggio televisivo si prestano a qualsiasi volgarità (come il ben noto comico di sinistra che ogni volta cerca di tastare i genitali del malcapitato presentatore di turno).
Tata Giacobetti, marito della splendida Valeria Fabrizi, e riconosciuto “bello” del gruppo, fu il primo ad andarsene nel 1988.
Si concluse allora la carriera del Quartetto Cetra che, mancando uno dei componenti, decise di non poter proseguire.
Nel 1990 venne a mancare Felice Chiusano, il “pelato”, che era da tutti ricordato come un buontempone, pronto allo scherzo.
Ieri è deceduto Virgilio Savona, la “mente” del gruppo, marito di Lucia Mannucci quarto e unico componente del gruppo ancora in vita.
Mi piace ricordarlo (e ricordarli) con il brano tratto da you tube e relativo ad una commedia musicale, una parodia dei tanti western dell’epoca, che allora non ebbe successo.
Mi ricordo che lessi proprio una dichiarazione di Savona che, ammettendo il poco gradimento del pubblico disse, all’incirca: eravamo convinti di aver fatto una grande trasmissione, perché ci eravamo tutti divertiti moltissimo. Evidentemente il pubblico non si è divertito altrettanto.
A me “Non cantare, spara”, piacque e, probabilmente, potrebbe ancora oggi essere trasmesso.
Se non altro per i nostalgici dell’Italia pulita che fu, anche in televisione, quella degli anni sessanta e settanta.


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28 agosto 2009

Non esistono "valori condivisi" in Italia

L’inganno sul quale Fini sta costruendo quella che spera essere la piattaforma per il Quirinale è la teoria secondo la quale, superati gli steccati ideologici degli anni settanta e ottanta, i concetti Destra e sinistra dovrebbero essere ampiamente rivisti con una reciproca accettazione nel nome di “valori comuni condivisi e fondamentali”.
Ma quei “valori condivisi” non esistono.
La sinistra è figlia del pci e i suoi dirigenti, come il futuro segretario Bersani che, anche fisicamente, somiglia a Breznev, sono cresciuti e si sono formati nel più cieco stalinismo.
Che oggi, caduto il comunismo, siano costretti a reinventarsi un ruolo è secondario, come è del tutto ininfluente che ad appoggiarli siano i grandi gruppi finanziari.
Ma che il loro dna sia inequivocabilmente di derivazione comunista lo si desume dalle politiche che hanno cercato di applicare durante i loro anni di governo:
- hanno tentato di sopprimere le televisioni di Berlusconi “il nemico” con il famigerato referendum sonoramente bocciato dal Popolo;
- hanno aumentato le tasse stringendo un cappio al collo degli Italiani, per usare quei soldi in elargizioni ideologiche;
- hanno tentato di inserire norme di legge che avrebbero scardinato l’ordinamento morale della nazione;
- hanno occupato, ovunque possibile, tutti i posti di nomina pubblica burocraticizzando lo stato;
- hanno svolto politiche clientelari funzionali alla sottrazione di risorse al Nord produttivo;
- hanno aperto indiscriminatamente le porte all’immigrazione clandestina e non proiettando la percezione che l’Italia fosse una meta non solo facilmente raggiungibile ma anche dove ognuno potesse fare il proprio comodo.
E’ del tutto evidente come i “valori condivisi” esistano solo nelle fantasie di Fini che, infatti, per godersi gli applausi della sinistra, si presta a dire tutto il contrario di quel che chi lo ha votato vorrebbe sentirsi dire:
- Fini è per una legge che autorizzi a negare acqua e cibo a certi malati indifesi;
- Fini è per una legge che riconosca presunti "diritti" agli omosessuali, oltre a quelli - giù sufficienti - previste dalle leggi vigenti per tutti i cittadini;
- Fini è per una legge lassista sull’immigrazione (li ospiterà poi a casa sua ?).

Temi, tutti, che non solo non sono "condivisi", ma che soprattutto non sono neppure "valori".
Infatti su tutto ciò la gran parte degli elettori di Centro Destra (forse con la sola esclusione di Fini e dei radicali di Della Vedova e Capezzone) la pensa esattamente all’opposto e in molti siamo disposti a scendere in piazza e a dedicare tempo e risorse per combattere la “buona battaglia” sui Valori, quelli veri, che però non sono quelli “condivisi” secondo Fini.


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27 agosto 2009

Sotto l'abbronzatura,nulla

L’indecente esibizione del signor Gianfranco Fini a Genova al festival dell’unità, impone un necessario commento.
Sennonché Marcello Veneziani ha scritto oggi , ne Il Giornale nuovamente diretto da Vittorio Feltri, molto meglio e molto più efficacemente di quanto io non potrei fare in questi pochi minuti che dedico al blog.
Così, riportando nuovamente il link all’articolo – da incorniciare – intitolato Fini trova casa: la stessa del pd , mi limito a proporre solo tre brevi citazioni dal pezzo di chi si dimostra, sempre di più, la miglior testa pensante della cultura di Destra.

1) L’accoglienza all’eroe della resistenza antiberlusconiana
Un tifo caloroso in platea dopo giorni di marcia nuziale su la Repubblica e le sue sorelle, in attesa euforica del Convertito, salutato come antifascista, anticlericale ma soprattutto antiberlusconiano.

2) Coerenza e affidabilità
Un tifo della madonna per la nuova sposa che non ha tradito le premesse, limitandosi a tradire i suoi elettori e il suo passato anche più recente.

3) Il lider maximo
Sono contento che la sinistra abbia finalmente trovato un leader su cui non si divide ma che elogia compatta. È un buon auspicio per le primarie. Fino a ieri ero convinto che Pdl volesse dire semplicemente Partito del Leader, inteso come Berlusconi; e Pd volesse invece dire Partito del, ma non si sapeva di che cosa. Ora finalmente viaggia in Pdf. Partito di Fini.

Fini ha le stesse identiche posizioni della sinistra.
Sui temi fondamentali di cui ho scritto ieri, Fini è allineato e coperto con le posizioni più devastanti: sulle questioni etiche e la deriva morale, sull’immigrazione, sul Nord e Sud.
Il Fini di oggi sarebbe stato ripudiato da Almirante.
Il Fini di oggi deve essere ripudiato dagli elettori del Centro Destra.
Se avesse conservato un briciolo di dignità dovrebbe iscriversi subito al pci/pds/ds/pd e rinunciare alla poltrona di Montecitorio dove è salito grazie ai voto di coloro cui, sistematicamente, nega il sostegno nelle loro aspirazioni per una Italia moderna, civile, sicura e che eviti ogni deriva morale e terzomondista.
Credo, però, che dovranno essere gli elettori a bastonarlo come si deve, votando Lega o i partiti della Destra Radicale e così costringendo Berlusconi ad allontanarlo dal partito cui sta arrecando danni enormi.

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26 agosto 2009

Il futuro nelle nostre scelte

La mia amica Nessie in un commento lasciato nel mio post precedente , ha correttamente e sinteticamente diviso gli argomenti che la vedono assieme o contro la Chiesa Cattolica.
Scrive infatti Nessie che la Chiesa “l'appoggio sui temi eticamente sensibili (PACS, adozioni ai gay, eutanasia ecc.) la respingo decisamente al mittente sul tema dell'immigrazione”.
Se aggiungiamo la questione settentrionale, abbiamo individuato le questioni fondamentali per l’Italia di oggi e per il progetto di società che vogliamo per l’Italia di domani.
Non sono problemi di economia, perché in una economia globalizzata non esistono tante ricette, ma solo una: dare maggiore respiro alle finanze dei singoli cittadini e garantire l’accesso all’energia.
Non sono problemi di politica estera, perché la Civiltà Occidentale è quella emersa come la più produttiva e dispensatrice di benessere e felicità.
Non sono problemi di democrazia, perché il sistema liberaldemocratico è ormai, senza dubbio, “il peggior sistema esistente a parte tutti gli altri”.
E su quei temi, in cui una volta si decidevano le sorti di una elezione o di un governo, in Italia abbiamo un grande timoniere, sicuro e solido: Silvio Berlusconi.
Anche se è circondato da nanerottoli che sembrano aver sbattuto troppe volte la testa e che, assurti ad alte poltrone, pare risentano problemi dovuti a tale altezza.
Abbiamo dunque un primo”blocco” di questioni che, a seconda delle scelte che saranno effettuate, ci daranno una Italia ben diversa e, a mio parere, potrà essere una Italia in piena deriva morale, senza un futuro e (meritevole) preda di popoli più forti anche moralmente, oppure sarà un’Italia che, riscoprendo i Valori e le Virtù del passato, costruirà su di essi un futuro promettente, indipendente e ricco.
E’ sin troppo evidente che chi propugna l’eutanasia, chi ritiene che gli omosessuali debbano avere privilegi ad hoc per la loro condizione, chi distrugge, quindi, quel nucleo portante di ogni società passata, presente o futura che è la Famiglia, ha in mente una Italia ben diversa da chi, invece, si oppone ad una simile, degradante fine della nostra Storia.
E sono due posizioni inconciliabili che, probabilmente, arriveranno ad un redde rationem non indolore.
Esattamente come non sarà indolore la conclusione delle vecchie diatribe Nord-Sud, anche se, paradossalmente, ho più speranza che possano essere ricondotte ad un alveo dialettico grazie a quella invenzione che è il Federalismo.
Anzi, ancora meglio se rispolverando le iniziali idee di unificazione italiana che prevedevano una Confederazione di Stati, uniti per convenzione sotto un capo simbolico … il Papa (questa, naturalmente, è per il mio amico Jetset :-) .
Ed infine l’immigrazione che deve essere non solo fermata, ma che richiede un particolare impegno per controllare ed espellere tutti gli illegali che sono arrivati negli anni del lassismo.
A ben vedere l’immigrazione potrebbe essere la causa scatenante, per le tensioni sociali, religiose, economiche ed etniche che provoca, anche delle precedenti questioni e, quindi, dovrebbe essere quella affrontata prima e con maggiore determinazione.
E per affrontarla dobbiamo ignorare gli appelli al buonismo del “politicamente corretto” e pensare solo ed esclusivamente all’interesse dei cittadini italiani, anche se può sembrare crudele, ma lo sarà sempre meno impedire a qualche centinaio di persone di arrivare in Italia, che danneggiare, con il loro arrivo, milioni di italiani.
Un’ultima considerazione.
A parte la questione Nord-Sud che vede contrapposti geograficamente, le altre questioni (quella morale e quella dell’immigrazione) vede sostanzialmente due blocchi contrapposti già formati.
Con l’eccezione (rilevante) della Chiesa che sta con uno sulle questioni morali e con l’altro sull’immigrazione.
Da una parte essenzialmente i cittadini che votano Centro Destra, dall’altra la sinistra.
La posizione della Chiesa potrebbe essere quella che farà pendere la bilancia pro o contro le tesi contrapposte.
Per questo è necessario recuperare ai nostri Valori la Chiesa anche sull’immigrazione, isolando parroci, monsignori e vescovi “politicamente corretti” ed avendo cura di non gettare quelli “buoni” tra le loro braccia.
Anche la Chiesa, però, dovrà fare la sua parte, tenendo ben presente che senza di noi non potrà vincere la battaglia, cui tiene più di tutto, sui Valori morali e se irrita i cittadini del Centro Destra, rischia che questi le voltino le spalle, con le medesime conseguenze che ha subito in Spagna.
Non le andavano bene Aznar e Rajoy e si è ritrovata sul groppone Zapatero con le sue leggi che hanno fatto deragliare la Spagna, incanalandola ad una pericolosa deriva morale.
E’ interesse tanto della Chiesa quanto del Centro Destra ricomporre le incomprensioni per far fronte comune contro il comune nemico: la sinistra e le sue posizioni pervicacemente e perniciosamente contrarie agli interessi del Popolo Italiano, sia sui temi morali che su quelli dell’immigrazione.

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23 agosto 2009

L'incosciente autolesionismo dei preti "buonisti"

La Chiesa Cattolica, perso il potere temporale nel 1870, è rimasta come Istituzione morale – anche se riconosciuta come Stato Città del Vaticano – e come tale ha progressivamente, prendendo atto della nuova realtà, agito.
Non ha però potuto evitare l'influenza corruttrice portata dagli sconvolgimenti e dal ribellismo di marca socialcomunista e terzomondista degli anni sessanta e settanta e, così, abbiamo assistito, grazie anche ad una guida, Paolo VI, debole e troppo influenzabile da una curia che probabilmente pensava al pci come futuro interlocutore di potere, ad un progressivo sgretolamento dell’unità della Chiesa e al posto di un insegnamento univoco, abbiamo una cacofonia di posizioni, sentendosi ogni vescovo, parroco, sacerdote, legittimato a dire la sua ed a fornire la sua interpretazione di come realizzare la dottrina del Vangelo.
Mi auguro che, pur con le oggettive difficoltà che incontra visto il lungo tempo concesso alle idee “progressiste” per fare metastasi nel corpo della Chiesa, Papa Benedetto XVI sia in grado di riprendere il comando di una Istituzione che, anche per chi è agnostico come me, ricopre un importante ruolo di insegnamento e di guida morale.
Purchè, però, parli con una voce unica e non con una pluralità, anche discordanti, di dichiarazioni.
In questi giorni i media ci martellano con una storia non dimostrata né confermata: quella di una settantina di clandestini morti in mare.
Su una storia non confermata si sono avventati, sbavando, gli esponenti della sinistra e questo ci sta, considerando la loro incapacità di agire per il bene degli Italiani e l’abitudine a strumentalizzare tutto, sia ciò che accade sotto le lenzuola del Premier che loro sbirciano freneticamente, sia ogni evento anche umanamente doloroso che possa essere usato come arma contro il Governo.
Stupisce che a costoro si siano accodati alcuni sacerdoti e vescovi, oltre ai giornalisti di un paio di giornali di riferimento della Cei.
Stupisce perché da persone che dovrebbero essere guida morale, ci si aspetterebbe una maggiore prudenza nell’accettare come verità una affermazione non provata.
Ma stupisce soprattutto perché partendo da un presupposto corretto, il valore della vita umana, traggono delle conclusioni che potrebbero danneggiare e mettere in pericolo la vita di tanti.
Oltre a fornire una interpretazione erronea di quel che accade in mare.
Per questo auspicherei una interpretazione “autentica” dell’indirizzo della Chiesa Cattolica che può venire solo dal Papa.
Ma per tornare all’argomento del giorno è opportuno evidenziare l’errore in cui cadono questi preti “buonisti”, un errore molto grave che è frutto evidente di superficialità se non di ignoranza e che produce scelte autolesioniste.
In evidenza, prima di tutto, la differenza tra le posizioni del Centro Destra e quelle della sinistra.
Quando la Chiesa (e questa volta sì con le sue massime Autorità) si pronuncia per la vita umana e contro aborto, eutanasia e simili prodotti di una mentalità egoista che li considera persino “diritti” o “conquiste”, quando sono dei mali, solo eccezionalmente necessari, la sinistra intima il silenzio, contestandole il diritto alla parola.
Quando però la Chiesa (in ordine sparso e contraddittorio) con alcuni suoi singoli esponenti si pronuncia contro la politica di respingimento degli immigrati, allora la sinistra brandisce queste dichiarazioni come se fossero il Vangelo cui tutti, dovrebbero attenersi.
La Chiesa ha il diritto ad esprimersi, su qualsivoglia tema coinvolga la nostra vita politica, civile, sociale, economica, questo è un principio di libertà evidentemente ignorato – per il loro dna che resta comunista – dalla sinistra, ma assolutamente rispettato dal Centro Destra, anche quando non condividiamo le posizioni espresse.
Anche perché, il più delle volte, sono espressioni personali e non della Istituzione, unica a svolgere il ruolo di guida morale, tramite il Papa.
L’esempio più eclatante è quello che riguarda l’Arcivescovo Emerito di Bologna, Cardinal Giacomo Biffi che sin dal settembre del 2000, con un intervento epocale da me più volte ripreso ha fornito una lucida analisi prospettica del problema dell’immigrazione.
Eppure quelle sue sagge parole sono state oggetto di ostracismo ed oblio da parte della sinistra.
Ecco il primo motivo per cui ho definito autolesionista la posizione dei preti “buonisti”: con il Centro Destra possono esprimersi liberamente, con gli altri sarebbero costretti a farlo solo a senso unico.
Ma ben più grave è l’autolesionismo di chi sollecita l’immissione massiccia e devastante di soggetti estranei alla nostra cultura, alla nostra società, alla nostra civiltà e, quindi, anche alle nostre tradizioni religiose.
I musulmani hanno, da sempre, un unico obiettivo: conquistare il mondo e per fare ciò devono spazzare via, annullare completamente, il loro principale nemico: la cristianità.
Così hanno fatto ovunque hanno conquistato il potere lasciando ai cristiani solo un ruolo formale, minoritario, di poco superiore a quello degli schiavi.
Purchè non disturbino i manovratori.
Cioè, come fa la sinistra, i cattolici, i cristiani vanno bene ma solo quando esprimono idee in linea con quelle del potere.
La politica di selezionare l’immigrazione , invece, serve proprio a governare quel processo di evoluzione delle società, che non possono essere chiuse, con l’immissione di stranieri in quantità ampiamente assorbili e con origini più facilmente assimilabili.
Come spiegava il Cardinale Biffi questo non può accadere con gli immigrati di religione musulmana.
E lo vediamo in quelle nazioni (soprattutto Regno Unito e Francia) che, scioccamente, nel nome di un “commonwealth” derivante dalla precedente opera di civilizzazione e colonizzazione, hanno ammesso massicce dosi di immigrati, persino concedendo facilmente loro la cittadinanza al punto che oggi influenzano pesantemente le scelte politiche interne (veggasi burkini, divieti di crocefissi e canti di Natale …) ed esterne (veggasi la guerra contro il terrorismo musulmano e la recente liberazione del terrorista libico responsabile di 270 morti).
E’ quindi autolesionista parlare contro quelle stesse leggi che, regolando l’immigrazione, bloccando e respingendo gli ingressi illegali, tutelano non solo la Sicurezza e l’Ordine nelle nostre città, ma anche le Tradizioni millenarie della nostra Civiltà.
Ma, dicono, qui si parla di vite umane che “devono” essere soccorse in quanto naufraghi in mare.
Intanto chiariamo che chi si mette volontariamente su una barca inadatta alla traversata in mare aperto, non è un “naufrago”, a meno che non incocci in un iceberg, ma un aspirante suicida, alla stessa stregua di uno che si mette una corda al collo e poi si lancia dalla finestra sperando che qualcuno lo salvi.
E noi non siamo i salvatori del mondo.
Non lo siamo noi e non lo sono i Maltesi che hanno ben conosciuto le crudeltà islamiche e, forse anche per questo, hanno adottato una politica molto più rigida – e molto prima – della nostra.
Ma per salvare quelle persone abbiamo persino stretto un accordo – costosissimo ! – con Gheddafi che dovrebbe impedire a quei barconi di prendere il mare, evitando così gli sbarchi degli illegali, ma anche i pericoli della traversata marittima.
Questo è un atto di grande generosità ed umanità, tanto più che i campi sono in territorio libico, cioè di una nazione che, con il plauso della sinistra nostrana, ha presieduto la commissione per i diritti umani dell’onu, quindi “deve” per forza essere una delle nazioni che maggiormente li rispetta.
O si sbagliarono allora quelli di sinistra riconoscendo quel ruolo a Gheddafi ?
Non è quindi responsabilità dell’Italia salvare chi si butta a mare su barconi inadatti, ma è responsabilità del Governo Italiano impedire che torme di illegali sbarchino sulle nostre coste e scardinino le nostre Tradizioni oltre a mettere in pericolo la nostra Sicurezza e l’Ordine nelle nostre città.
Non deve quindi il Governo scusarsi, giustificarsi o promuovere inchieste se non per conoscere se la Libia ha rispettato il contratto che la lega all’Italia.
Non sono credibili coloro che ci intimano di accogliere gli immigrati, perché è come se qualcuno ci imponesse di “ospitare” una famiglia di estranei a casa nostra “per motivi umanitari”.
Se uno vuole fare della beneficenza la faccia, nessuno glielo impedisce, ma lo faccia a suo rischio, costo e pericolo, quindi che si tratti di commissari europei tedeschi o ungheresi oppure di preti cattolici o protestanti, che aprano le porte di casa loro e i loro personali borsellini ma non pretendano di fare beneficenza a spese nostre.
L’Italia ha già dato e anche troppo vista la presenza massiccia di illegali arrivati negli anni del lassismo.
E’ da incoscienti continuare ad immettere sulla nostra terra elementi estranei che, poi, si organizzano fino ad arrivare persino a pretendere leggi che vadano incontro alle loro usanze, scardinando i tempi del lavoro e del riposo della nostra Tradizione (ed è voluto il riferimento al ramadam che sta creando problemi anche a livello di norme sul lavoro e contrattualistica relativa).
Diverso, come lucidamente espose il Cardinale Biffi è quando si parla di immigrati, regolari, che arrivino, con ordine e sulla base di specifiche necessità italiane, da nazioni compatibili con la nostra e con una cultura di fondo più facilmente assimilabile e penso, ad esempio, ai cittadini dell’est europeo.
Ma non è il caso assurto agli onori delle cronache di questi giorni.

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21 agosto 2009

Tra avvoltoi e burkini

Cinque clandestini eritrei sono riusciti a forzare il blocco e ad entrare nelle nostre acque, tanto da costringere una motovedetta della Guardia di Finanza al loro trasferimento sul suolo nazionale.
Il nostro governo dovrebbe, prima di tutto, chiedere spiegazioni alla Libia che ha, così, consentito la violazione degli impegni solennemente presi e profumatamente pagati.
Ma non è questo l’argomento del post.
I cinque clandestini asseriscono di far parte di una ben maggiore comitiva di cui solo loro sarebbe i sopravvissuti.
Non abbiamo alcuna prova dell’accaduto e anche in passato si diffusero notizie, mai confermate o accertate, circa apocalittici naufragi.
Ciononostante i “politicamente corretti” in s.p.e. si sono avventati sulla notizia per accusare di insensibilità, ma con parole adatte a ben altre situazioni ad esempio a Cuba, Iran, Cina, la politica del Governo Italiano di respingimento attivo degli illegali.
Mi auguro che il Governo non cada nella trappola di mettersi sulla difensiva e, invece, rilanci chiedendo alla Libia un maggiore impegno nel contrasto dell’immigrazione clandestina.
Perché se morti ci sono stati, quelli vanno tutti nel conto del lassismo degli anni passati che ha proiettato la percezione dell’Italia come una meta facile, tutto pagato (da noi ).
E’ bene, invece, che cominci a circolare la percezione che i confini dell’Italia sono chiusi agli illegali e che quanti si introdussero grazie al lassismo degli anni passati verranno stanati e rispediti a casa.
Piaccia o meno alla sinistra e/o a certi ambienti ecclesiastici.
Gli Italiani, che nei sondaggi votano in massa contro il “burkini”, espressione non di una libera (e legittima) scelta laica, ma di una aggressiva espressione di integralismo islamico, sono anche gli Italiani che, con grave scorno della sinistra, dicono in massa “sì” alle Ronde, al respingimento dei clandestini e “no” alla cittadinanza facile.
Tale è la volontà della maggioranza degli elettori, tale è la volontà della quasi totalità dei votanti i partiti del Centro Destra e bene ha fatto Calderoli ad invitare Fini, presidente della camera per volontà di Berlusconi e degli elettori di Centro Destra, a dire, ogni tanto, “qualcosa di Destra” e non ad appiattirsi sulle posizioni più “politicamente corrette”, espressione della sinistra terzomondista e di una parte della Chiesa che sembra auspicare una riedizione in chiave 2009 della disastrosa “teologia della liberazione” di triste memoria.
Mettiamoci in testa che noi Italiani non possiamo risolvere i problemi del mondo, soprattutto se apriamo le porte di casa nostra in modo inconsulto ed indiscriminato.
Non vorrei che i nostri figli, grazie al "politicamente corretto", si ritrovassero stranieri nella loro terra.


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20 agosto 2009

Un po' di luce nello sport bolognese

Lo sport bolognese non gode attualmente di buona salute.
Nella pallavolo abbiamo rischiato l’esclusione per i soliti problemi di denaro.
Nel calcio la famiglia Menarini non riesce a “sbolognare” il Bologna e sabato, piove sul bagnato, sembra che non potrà giocare neppure Di Vaio, l’artefice, a suon di 24 reti, della salvezza nell’ultimo campionato.
Nella pallacanestro la Fortitudo è costretta a ripartire dalla “A” dilettanti per colpa di una duplice retrocessione: la prima sul campo, la seconda sui registri contabili, mentre la Virtus, alcuni anni fa già scomparsa e risorta per aver rilevato un titolo sportivo, si aggrappa alla fantasia del suo presidente.
E’ quindi da uno sport per molti (ma non per me, reputandolo secondo solo al calcio) considerato “minore” che riusciamo a ricevere una piccola consolazione: la Fortitudo Baseball ha conquistato il suo ottavo Scudetto Tricolore, battendo i campioni in carica del San Marino.
E la vittoria è tanto più gratificante ed educativa in quanto, a inizio stagione, la Fortitudo navigava in acque agitate, per la mancanza di uno sponsor (arrivato solo per la finale scudetto!), per i soliti problemi di denaro che si riflettevano sull’organico.
Eppure la squadra ha reagito bene, si è stretta attorno ai suoi simboli (allenatore e capitano) ed ha dimostrato che là dove non arriva il portafogli può arrivare il cuore.
Nessuno si aspettava la vittoria in campionato, al più avremmo sperato nei play off, invece giocatori di carattere hanno impartito una lezione di serietà, dedizione e impegno.
Il primo Scudetto targato Fortitudo risale solo al 1969, cioè 40 anni fa e in 40 anni le vittorie sono state ben 8, praticamente una ogni cinque anni e, se mi è concesso, tutte da me “vissute”.
I calciatori del Bologna, professionisti profumatamente pagati tanto quanto i giocatori di baseball sono dilettanti che sacrificano il loro tempo libero per allenarsi dopo una giornata lavorativa, dovrebbero prendere esempio dalla Fortitudo Baseball e, già da sabato nella prima di campionato contro la Fiorentina, impegnarsi per onorare le gloriose maglie che indossano nel Centenario della Fondazione e, in tal modo, anche alla loro qualità di sportivi.


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19 agosto 2009

La questione identitaria

Mentre la stampa ideologicamente di sinistra e di proprietà dei “poteri forti” continua stancamente a sbirciare sotto le lenzuola di Berlusconi, il Premier tiene ben saldo il timone e gli Italiani capiscono che la rotta è chiara, tanto che il Cavaliere si permette di ipotizzare un taglio delle tasse che sarebbe benefico per la ripresa della nostra economia ed esiziale per la sinistra.
Così il vuoto politico dell’estate 2009 può essere riempito dall’unico partito identitario rimasto in Italia dopo la dissoluzione, pronubo Fini, della Destra erede del glorioso M.S.I.: la Lega.
Al centro del dibattito sono i temi della Lega: il controllo dell’immigrazione, la sicurezza dei cittadini, l’affermazione delle nostre radici, la difesa dei più deboli, la rivalutazione dei salari mangiati dal costo della vita, tutti temi che anche nei sondaggi dei media di sinistra, come sky tg 24, trovano consensi massicci, ben oltre il 70%.
Ma la Lega , per la sua natura identitaria, non può limitarsi a temi che solo a sinistra non capiscono essere condivisi dalla maggioranza del Popolo, ma in questa estate ripropone argomenti che riguardano direttamente l’”essere” una nazione.
Così le critiche all’Inno di Mameli, la proposta di affiancare, con dignità costituzionale, bandiere e inni locali a quelli nazionali, l’insegnamento del dialetto e la preferenza da accordare, per l’assunzione di cattedre e impieghi pubblici, a gente locale, diventano argomenti di discussione.
A volte seria, altre aprioristicamente ostile.
Il Conte di Cavour, nel 1861, commentando l’avanzata di Garibaldi e la totale cacciata dell’esercito borbonico dalla Sicilia, scrisse a Costantino Nigra, Ambasciatore a Parigi: “Gli aranci [la Sicilia] sono già in tavola, ma i maccheroni [Napoli] non sono ancora cotti!".
Con lo sfaldamento delle truppe borboniche pare che abbia integrato con un “adesso anche i maccheroni sono in tavola e ci tocca mangiarli”.
E’ ormai storicamente provato che Cavour, abile politico, non aveva affatto in mente l’Italia come la conosciamo e che essa fu il frutto dell’avventurismo militare di Garibaldi (sostenuto in odio allo Stato Pontificio dalla Massoneria e dalla Chiesa Anglicana) e dell’ambizione dei Savoia.
Così, invece di un Regno d’Italia che avrebbe compreso le regioni del Nord, abbiamo avuto l’Unità “dalle Alpi a Lampedusa”.
Una altra frase celebre attribuita a Massimo D’Azeglio è “L’Italia è fatta, ora dobbiamo fare gli Italiani”.
Perfettamente condivisibile, peccato che a 150 anni dall’Unità, gli Italiani non sembra che, ancora, siano stati “fatti” (a proposito: condivido con Bossi l'importo da destinare alle celebrazioni del 2011 di euro zero. Meglio risparmiarli, quei soldi, e limitarsi ad un discorso, tanto le parole dei politici non costano ...) .
Ci provò il Duce e probabilmente ci sarebbe riuscito se avesse avuto ancora un altro paio di decenni, ma il maggior contributo di conoscenza reciproca fu dato dalla Grande Guerra e dal servizio militare obbligatorio.
Non sembra però con quei risultati auspicabili.
La Lega prende quindi atto delle diversità culturali, storiche, sociali e anche – e soprattutto – di approccio mentale allo Stato tra i cittadini di questa Italia e reclama l’Identità per il Nord, estendendo questo concetto oltre i ristretti margini geografici, potendo facilmente comprendervi la Toscana, le Marche è quella parte settentrionale del Lazio fino a Roma.
Grosso modo si vede una profonda differenza tra quel blocco che fu il Regno delle Due Sicilie e il resto dello Stivale.
Nel Regno delle Due Sicilie sostanzialmente unificato sotto dominazioni o pesanti influenze straniere (spagnoli, francesi, arabi), il resto, soprattutto nel Nord Lombardo Veneto, orgogliosamente autonomo, con Repubbliche comunali che poterono estendersi come grandi potenze dell’epoca (Venezia, Milano, Firenze su tutti) ma con una Famiglia che, unica, riuscì, per la propria ambizione, a costruire un qualcosa di duraturo e proiettato nel futuro: i Savoia.
E’ così peregrina, dunque, la richiesta della Lega di dare dignità costituzionale a bandiere, inni e lingue locali ?
Non mi sembra.
Come non mi sembra fuori luogo chiedere che sia titolo preferenziale l’origine nel luogo per l’assegnazione di una cattedra o di un posto pubblico.
Ed è questione identitaria anche la conservazione di quei costumi che caratterizzano una comunità, come la cucina, le feste … perché allora non il “dialetto” che, in alcuni posti, come il Veneto, è una vera e propria Lingua ?
Del resto in Italia non abbiamo una festa nazionale, ne abbiamo tre o quattro a seconda dell’ideologia di riferimento, del periodo storico che si vive e di chi è al governo.
E, ammettiamolo, il Tricolore ci fa palpitare, ma è ancora giovane: quanta più Storia ci racconta il Leone di San Marco !
Perché, dunque, non dare il segno di continuità coniugando un passato glorioso e quello che, con il contributo di tutti, può essere un futuro altrettanto importante ?

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