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05 aprile 2007

Dall'Alfa Romeo alla Telecom

Nel 1986 Prodi era presidente dell’Iri e stava procedendo alla vendita del patrimonio dell’istituto voluto dal Duce e snaturato negli anni del centrosinistra e dell’assistenzialismo di stato.
Il 1986 segna la data in cui l’Iri cedette il 100% dell’Alfa Romeo alla Fiat degli Agnelli accettando un’offerta di 1025 miliardi da pagare nel 1993.
La Fiat aveva formulato tale offerta dopo che l’Iri aveva ricevuto una offerta dalla Ford per una cifra che si dice si aggirasse intorno ai 3300 miliardi.
E’ una premessa obbligata per guardare con attenzione a quel che sta accadendo oggi sulla Telecom.
Lo spazio di manovra di Prodi si è fortunatamente ristretto.
La Telecom non è di proprietà statale e favoritismi nei confronti di offerte amiche non possono ignorare la valutazione e la disponibilità di American Movil e di AT&T.
La pressione politica (sinistra) è però molto forte (dichiarazioni ripetute di ministri che smentiscono l’ufficiale non intromissione di Prodi) e sono sicuramente delle alterazioni del mercato.
E questo è dimostrato dalle informali trattative che le due compagnie americane si dice abbiano aperto con governo e i maggiori partiti della sinistra, per cercare di ottenere un ammorbidimento dell’opposizione all’acquisizione.
L’offerta di AT&T e American Movil deve aver colto di sorpresa la sinistra (che mostra di essere totalmente a digiuno dei principi ispiratori il libero mercato) al punto da renderla così disperata da guardare alla Mediaset di Silvio Berlusconi come possibile “cavaliere bianco” che arrivi in soccorso delle affannate truppe bancarie.
Mi auguro che ciò non accada.
Me lo auguro perché è sin troppo evidente il retropensiero della sinistra: se Berlusconi compra Telecom è più facile per noi fare una leggina che gli scippi tutto, piuttosto che intervenire per stoppare colossi multinazionali che possono avere alle spalle governi importanti come quello statunitense e messicano e, soprattutto, in palese violazione delel leggi che regolano il mercato.
Me lo auguro anche perché credo che ognuno debba fare il suo lavoro, nel suo ambito di competenza.
Le banche facciano le banche: custodiscano e prestino soldi, non si mettano a fare gli imprenditori delle comunicazioni (o del trasporto aereo).
L’anomalia italiana deriva da un concetto tanto capzioso, quanto pericoloso che il presidente di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli, ha recentemente espresso: le banche devono fare l’interesse generale.
Già, ma chi decide qual è l’interesse generale ?
Ho l’impressione che Bazoli, nella sua concezione “alta” del ruolo di un manager, pensasse a se stesso come interprete di tale interesse generale.
Pur non essendo contrario, in linea di principio, ad un governo dei migliori, ritengo che questi migliori debbano sempre sottoporsi al giudizio popolare, elettorale, e non autoproclamarsi tali.
I banchieri facciano dunque i banchieri, prestando i soldi necessari alle attività imprenditoriali a chi lo merita e lasciando fallire chi non è in grado di produrre.
Il mercato è la soluzione vincente.
Quando un’azienda è in vendita, la compra il miglior offerente.
Ogni soluzione che rispolveri il vecchio statalismo ben presente nella sinistra, anche per interposta persona, è una alterazione del mercato, con buona pace dei Bersani, Bertinotti, Di Pietro e compagnia strepitando contro l'offerta degli yankees.
Vigilare perché la questione Telecom non scompaia dalle prime pagine dei giornali è importante per evitare un bis della vicenda Alfa Romeo.

La vignetta di Forattini è stata pubblicata ne Il Giornale del 3 aprile 2007.

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8 commenti:

Van der Blogger ha detto...

Ciao Massimo, credo che la sinistra non accetterà mai il libero mercato. Il concetto che chi ha stoffa va avanti se no ciccia. Non accetteranno mai di rinunciare al clintelismo. E in nome dell'italianità non permettono all'economia del paese di decollare...

ciao ciao

Spindoctoring ha detto...

Spindoctoring è un'agenzia di comunicazione pubblica e politica e visti i contenuti del tuo blog ti invitiamo a visitare il nostro sito all'indirizzo www.spindoctoring.it cordialmente lo staff di Spindoctoring

Simone da Roma ha detto...

Come scrivevo qualche giorno fa la perdita di TELECOM rappresenta una iattura per l'Italia e l'ennesima dimostrazione della pochezza intellettuale e morale dei politici italiani.
Purtroppo si confrontano il clientelismo rosso di Stato di Prodi & Co. e ed il vacuo mercantilismo della CDL.
Telecom a differenza di alfa romeo è un'azienda strategica. Nessun Governo di nessun paese al mondo, USA inclusi, si sognerebbe di cedere la propria maggior impresa nel settore delle telecomunicazioni a soggetti stranieri.
Cmq Buona Pasqua

libertyfighter ha detto...

Stavolta Simone non ti seguo affatto.
Dire che siccome una azienda è strategica (quindi importante) deve rimanere in mani italiane, e magari con forti partecipazioni statali, significa ammettere che le aziende importanti devono essere statalizzate. E dietro questa affermazione c'è l'implicita ammissione che una azienda statale funzioni "meglio" di una privata. Altrimenti sarebbe stupido nazionalizzare le aziende importanti, a che scopo? Per farle funzionare peggio???
Detto questo, se si crede (sbagliando) che una azienda nazionalizzata funzioni meglio di una privata, perchè non allargare il tutto anche alla alimentazione, altrettanto strategica, alle industrie manifatturiere, altrettanto importanti... etc etc.
Fortunatamente, l'economia austriaca ha dimostrato con basi teoriche che una azienda statale non è sempre peggiore di una azienda privata in un libero mercato. E più il mercato si restringe, a causa di interventismo statale, più l'efficienza del privato tende verso l'efficienza (minore) del pubblico. Che rimane come estremo inferiore del codominio della funzione efficienza.

Simone da Roma ha detto...

@ Libertyfighter: Non ho detto che debba essere nazionalizzata. Ma che Telecom deve rimanere italiana che è cosa diversa.
Impresa strategica non vuol dire impresa che può o non può produrre utili ma un'impresa con un ruolo fondamentale in termini di sicurezza nazionale. La Telecom è di fatto proprietaria delle linee sulle quali corre buona parte delle informazioni e delle comunicazioni italiane. A ciò si aggiunga che, sempre nel campo telecomunicazioni è un'azienda leader in Europa in termini di ricerca. Nessuno Stato e nessun Governo non abitato da dementi venderebbe un'azienda simile a stranieri. E di fatto non succede, neppure nella Patria del liberismo ossia l'America.
Nell'itaglietta degli itaglioni invece ci si beve qualunque panzana sia essa declinata in rosso che in blu.
ciao e Buona Pasqua

Massimo ha detto...

La Telecom è un'azienda privata e in quanto tale concorre sul mercato ed è soggetta al mercato.
L'errore fu con la sua privatizzazione, l'aver venduto in blocco sia la struttura operativa telefonica, che il controllo delle linee di comunicazioni.
Anche se con gli strumenti che ci sono oggi non credo sia necessario essere il proprietario di quelle linee per poter acquisire informazioni sensibili.
In ogni caso mi sentirei più sicuro se le informazioni riservate fossero carpite dagli amici di Bush che dagli amici di Prodi :-D

Bisquì ha detto...

---Nessun Governo di nessun paese al mondo, USA inclusi, si sognerebbe di cedere la propria maggior impresa nel settore delle telecomunicazioni a soggetti stranieri.---

No non ci siamo! Se questa è la filosofia allora bisognerebbe chiedersi il motivo per il quale la Telecom Italia ha acquisito azioni della Telecom Cuba. Oppure del motivo per il quale questa sinistra voleva acquisire la Telecom Serbia.
Come al solito i sinistri pretendono di essere i soli a poter fare il bello ed il cattivo tempo.

Tanto per chiarire, Una compagnia telefonica è come tutte le altre aziende. Nel caso Telecom l'idiozia fu quella di vendere l'azienda con tutte le infrastrutture. Infrastrutture costruite con i soldi dello stato e di proprietà dell'allora SST.
Quello che dovrebbe fare questo governo è impedire l'acquisto della rete telefonica e dati che è una fonte di guadagno sicura ma il resto va venduto e di corsa pure.
E poi perchè la sinistra deve mettere il naso nelle contrattazioni private? Che dimostri di essere veramente liberale come vuole farci credere invece di fare finte liberalizzazioni sbandierate a destra e sinistra come panacea a tutti i mali.

Simone da Roma ha detto...

@ Bisquì: In Francia, in Inghilterra, in Germania, negli USA aziende simili non te le fanno comprare. punto.
Puoi investire in pacchetti di minoranza ma non avrai mai il controllo. Serbia, Cuba, Mozambico o Tanzania sono paesi del terzo mondo ma non c'è paese OCCIDENTALE in cui il mercato prevalga sugli INTERESSI NAZIONALI e sulla SICUREZZA.
Solo in Italia ci siamo bevuti le panzane socialcomuniste per un secolo sano e adesso con altrettanta nonchalance ci beviamo le frescacce liberiste.
Se un prestanome di Bin Laden con i soldi in bocca fa un'OPA sull'Eni o su Telecom va bene perché c'è il "libero mercato"? Ma non diciamo corbellerie!
In America se sei straniero la AT&T non te la compri manco se sei carico d'oro, perché "non so' nati la notte della sgrullata".
Altro poi è dire che il Governo piloti le privatizzazioni verso gli amici degli amici.
Il problema sta a monte (dei paschi!). perché in Italia le banche fanno tutto fuorché le banche? Perché il sistema bancario italiano fa schifo? Perché le banche so' peggio di chi le va a rapinare?
Andate a vedere di chi sono le Banche e con quale parte politica si accompagnano i proprietari. Altro che fregnacce liberali!