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29 marzo 2006

Le guardie rosse dell'Unione per le tasse


Ricordate le guardie rosse della rivoluzione cinese ?
Era il 1966, chi scrive aveva dieci anni e si ricorda i telegiornali dell’epoca, in bianco e nero, che mostravano orde di ululanti giovani cinesi manifestare nelle piazze, agitare quello che sarebbe passato alla cronaca (non certo alla storia) come “il libretto rosso di Mao” e i commenti da studio su un movimento che costringeva a “rieducare”, intellettuali, piccoli “mandarini”, colletti bianchi.
In pratica un movimento che depauperò la Cina di risorse umane e intellettuali e processò gli stessi dirigenti del partito comunista che erano appena un po’ meno stalinisti di altri che li mettevano sotto processo.
E sotto l’ombra di un Mao icona di una rivoluzione e di una ideologia aberrante, assassina e fallimentare, si agitavano la moglie, il ministro della difesa Lin Piao e altri bei tomi, riuniti in quella che fu la “banda dei quattro”.
Finchè uno degli epurati, Deng Xiao Ping, non riuscì, alla morte di Mao, a far finire quella allucinante epoca di ribaltamento della logica e dei valori: eccessiva persino per il comunismo cinese.
Eppure tali aberrazioni erano recepite anche in Italia, tanto che proliferavano i partiti comunisti di orientamento “cinese”.
Oggi, 40 anni dopo, abbiamo ancora una orda manifestamente violenta e distruttiva, quella massa anonima che compone i centri sociali e i no global e che distrugge città, spacca vetrine, lancia pietre ed estintori contro le Forze dell’Ordine, distrugge gazebo e sedi dei partiti di Centro Destra, cerca di impedire le manifestazioni pubbliche del Premier e, con la complicità dei partiti e dei sindaci di sinistra, di alcuni partiti del Centro Destra.
Sono le nuove guardie rosse, il braccio ancora non armato (almeno non nel modo in cui lo furono le brigate rosse) del partito delle tasse che costituisce l’Unione di Prodi, una consorteria assortita, assemblata solo nella speranza di portare l’assalto alla diligenza del tesoro pubblico.
Come ben dimostrano i vari esponenti di tale momenklatura.
Dal livoroso Prodi che, come già nel 1996, assicura che non aumenterebbe le tasse se risultasse vincente (e nel 1996 ci diede Irap ed eurotassa), al deprimente Fassino che nega persino quello che è scritto nel suo programma elettorale, per finire ai volti inquietanti che rappresentano l’essenza della sinistra.
Il cremonese sindaco di Bologna, dalla fisionomia così orientale da essere soprannominato “il cinese” che nel migliore stile comunista inibisce le piazze alla Fiamma Tricolore e il suo omologo di San Lazzaro crea ostacoli ad Alternativa Sociale.
Ma soprattutto il segretario di Rifondazione Comunista (un nome, un programma) che intervistato lunedì sera da Mimun ha concluso auspicando una Italia “deprecarizzata” senza peraltro dirci come (probabilmente con i loro Co.co.co. e gli L.S.U. – che non hanno a che vedere nulla con l’ L.S.D. ma sono ugualmente un allucinogeno psichico per chi crede che tale assistenzialismo possa essere lavoro “buono”) mentre ci dice con estrema chiarezza che lui è “per una redistribuzione della ricchezza”.
Una affermazione che dovrebbe trovare maggiore spazio comunicativo, perché è la classica ideologia comunista, che vuole togliere a chi produce, per regalare ai parassiti (veggasi le guardie rosse “de noantri”).
E ricordiamoci che per i comunisti “redistribuzione” significa: espropriare, tassare, dirigere la vita altrui, renderci tutti più poveri.
L’Italia dei “cinesi”, delle guardie rosse, delle tasse, dell’Unione, non è un’Italia che possa creare ricchezza e benessere, ma è un’Italia che può solo bruciare risparmi, lavoro e ricchezza di chi produce.


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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Sei del 1956?????
Guarda, non ti davo più di diciotto anni.

Massimo ha detto...

Anche se il tuo commento OT vorrebbe essere offensivo, per me è un complimento.
Le mie idee mi fanno manifesto di una mentalità aperta e proiettata al futuro, al contrario di quegli ammuffiti parrucconi di sinistra :-D