Senza voler fare la storia di quella che fu una grande acciaieria italiana, nata originariamente nel 1905, realizzata a Taranto negli anni del boom economico, divenuta pubblica negli anni del centrosinistra (Settanta) quindi privatizzata, dopo essere stata resa passiva, nel 1995 e acquistata dalla Famiglia Riva che l'aveva riportata in attivo, arriviamo e partiamo dal 2012 (Governo Monti) quando ci fu la prima presa di posizione dei magistrati che, interferendo sul libero Mercato, disposero il sequestro degli impianti con l'accusa di "disastro ambientale".
Da quel momento, sotto i governi di Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi, fu un continuo rinvio di decisioni che aggravarono solo il problema.
L'acciaieria fu sfilata alla proprietà per poi cederla ad una cordata indiana e quindi estrometterla.
I cattocomunisti, che governavano la nazione, ma anche la regione Puglia, erano dei re Travicello, sballottati tra le istanze ecoambientaliste e quelle sindacali.
Tutti, però, chiedevano allo stato di pagare, pagare per rendere la produzione innocua per la salute pubblica e pagare per mantenere inalterata la occupazione.
Nel dubbio, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi non hanno mai scelto.
Adesso siamo, forse, all'ultimo giro con l'ordinanza di chiusura delle lavorazioni a caldo, praticamente la chiusura dell'attività.
E si chiede al Governo di Centro Destra di risolvere i problemi causati dal governi cattocomunisti da Monti a Draghi, delle giunte regionali cattocomuniste, dai magistrati, dai sindacalisti e dagli ecoambientalisti.
E si fischia la Meloni ai Giochi del Mediterraneo ma, contrariamente alle speranze dei cattocomunisti, a fischiare sono quelli che chiedono la chiusura dell'Ilva, non di cittadini che protestano per la politica generale del Governo, come testimonia una giornalista che ha seguito con molta attenzione la vicenda Ilva e conosce l'ambiente.
Che ci siano esigenze contrastanti è evidente, perchè non si può chiedere di intervenire con un investimento, solo per "mettere a norma" gli impianti, di ben cinque miliardi, tanto è il costo per garantire produzione e salute.
E ogni intervento richiede tempo, un lungo tempo, tutto quello che hanno perso i governi cattocomunisti da Monti a Draghi.
D'altra parte mi rifiuto di pagare per l'Ilva come abbiamo già, inutilmente, pagato per l'Alitalia.
Credo che ogni cittadino italiano dovrebbe ribellarsi a questo interventismo statalista fatto con i nostri soldi e senza alcuna prospettiva di recuperarli.
La situazione è quindi di stallo che si potrebbe liberare solo escludendo ogni interferenza dei magistrati, quindi dichiarando invalidi tutti i loro provvedimenti e le loro tempistiche, per poter poi vendere il tutto ad un privato che, nel tempo e compatibilmente con le esigenze di bilancio, esegua tutti gli interventi necessari per ammodernare l'impianto, rendendolo produttivo e non inquinante.
Praticamente occorre l'impossibile, figuriamoci se i magistrati ci stanno a fare un passo indietro e, con loro, gli ecoambientalisti e i sindacalisti.
E' una patata bollente che, probabilmente, resterà ancora negli anni, anche se mi auguro che la Meloni abbia il coraggio di dire che lo stato non ci metterà più un centesimo.
Perchè peggio della situazione attuale attuale c'è solo una prospettiva di una nuova Alitalia.

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