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23 gennaio 2008

Beati gli ultimi ...

a candidarsi che saranno i primi a ritirarsi.

Mentre ancora, scaramanticamente (non dire quattro se non l'hai nel sacco, dice il Saggio), non abbiamo organizzato il brindisi che accompagnerà il taglio della mortadella e degli insaccati di contorno, è arrivata la notizia che si è ritirato Fred Thompson, il candidato che avevo eletto come preferito nella rosa dei Repubblicani per la successione a George W. Bush alla Casa Bianca.
Mi dispiace perché i motivi che me lo avevano fatto preferire a McCain e ad Huckabee restano tutti, in quanto questi due candidati, pur esprimendo una posizione conservatrice e “muscolare”, manifestano alcune defaillance rispetto all’identikit del mio candidato ideale, che deve avvicinarsi il più possibile ad una sorta di clone del Presidente in carica, che reputo uno dei migliori che gli Stati Uniti e l’Occidente abbiano avuto.
Un candidato autenticamente Conservatore nei Valori, Liberale in economia, determinato nella politica estera e nell'uso della forza militare.
A tutto questo rispondeva Fred Thompson.
Solo parzialmente rispondono McCain (di cui non apprezzo il silenzio/complicità sui temi cari ai radicali italiani) e Huckabee (di cui invece non apprezzo il distacco dalla politica estera di Bush).
Anche la scelta di Thompson di ritirarsi ora, me lo fa apprezzare per dignità e intelligenza.
I voti fino ad ora espressi lo indicavano chiaramente fuori dai giochi.
Insistere avrebbe portato a tre fattori negativi:
- un inutile spreco di denaro;
- il frazionamento del voto conservatore che, invece, ha bisogno di unità per scongiurare la candidatura di Giuliani;
- l’accumulo di tossine e di litigiosità nel campo Repubblicano
.
Vorrei sottolineare proprio questo ultimo punto, con una vena di ottimismo.
Allo stato attuale tra i candidati Repubblicani non c’è nessun mattatore.
McCain, Romney e Huckabee hanno alternativamente vinto o perso con onore nelle prime votazioni e sono sostanzialmente alla pari, con un vantaggio in delegati per il candidato mormone e con un vantaggio nei sondaggi per il Veterano del Vietnam.
Deve però ancora entrare in campo Giuliani e la sua poderosa (non so se gioiosa) macchina da guerra.
Gli altri sono ormai out e farebbero bene a prendere esempio da Fred Thompson.
Il 6 febbraio, dopo il super tuesday, probabilmente i giochi saranno fatti, ma se, per caso, come potrebbe accadere, i candidati arrivassero alla Convention di agosto, senza un dominatore, allora ci starebbe anche una soluzione che possa rappresentare l’unità del partito, dietro una figura che possa raccogliere stima, consensi trasversali e la non ostilità, magari derivante dall’animosità della campagna elettorale, degli altri candidati.
Ecco che la scelta di Fred Thompson potrebbe risultare vincente.
La cara amica Lontana è stata l’animatrice del blog Italiani per Fred Thompson e adesso stiamo riflettendo sul suo utilizzo nel prosieguo di questa interessante ed importante campagna presidenziale americana.
Una campagna che, indipendentemente dalla presenza del candidato da noi reputato migliore per rappresentare quella parte politica nella quale ci riconosciamo, segna un momento decisivo anche per il futuro della nostra Patria perché il Presidente degli Stati Uniti è anche il Capo dell’Occidente, l’uomo da cui non possiamo prescindere per qualunque, efficace politica estera.

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16 settembre 2007

Un blog e un blogroll per Fred Thompson

Ci abbiamo pensato un po’.
Abbiamo fatto alcune prove.
Abbiamo valutato quanto potesse essere di interesse una iniziativa del genere e, quindi, abbiamo deciso di procedere.
Così è in linea il blog Italiani per Fred Thompson ed è a disposizione il blogroll di sostegno creato da Il Giovine Occidente .
Ma che c’azzecca la corsa alla Casa Bianca con noi Italiani ?
Lo abbiamo già scritto , in parole povere, perché il Presidente degli Stati Uniti influenza anche i nostri destini nel male (come fu con Carter) e nel bene (Reagan e Bush).
Perché abbiamo scelto Fred Thompson quando il front runner dei Repubblicani è Rudolph Giuliani, il sindaco della “tolleranza zero” che già conta numerosi sostenitori italici ?
Perché noi siamo Conservatori, non Liberali o NeoCons, ma Conservatori, nella tradizionale accezione del termine.
Abbiamo molto che ci unisce ai Liberali (nella vecchia accezione italiana - quella di Croce, Einaudi, Malagodi - del termine,non certo in quella della politica anglosassone o in quella di Zanone) e ancor più ai NeoCons, ma il nostro conservatorismo è fatto di Tradizione, fedeltà alla Storia, concretezza, realismo.
Ci sembra che queste caratteristiche siano al meglio rappresentate da Fred Thompson, più che da ogni altro candidato Repubblicano e siano ben sintetizzate nel suo slogan: security – unity – prosperity che facciamo integralmente nostro.
Un solido conservatorismo, tradizionale, in opposizione agli ammiccamenti, soprattutto in quel campo che impropriamente è definito dei “diritti civili” dell’ex sindaco della Grande Mela.
Un tradizionale conservatorismo che rappresenta il cuore e l’anima degli Stati Uniti che amiamo.
Resta ovvio e naturale che l’adesione alla candidatura di Fred Thompson non ci impedirà, qualora venisse scelto Giuliani, di parteggiare per lui contro un qualsivoglia candidato democratico.




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07 settembre 2007

Fred Thompson: alea iacta est

La politica estera mi ha sempre affascinato, forse perché per politica estera intendo principalmente la lotta politica negli Stati Uniti, dove si confrontano due visioni, due progetti incarnati in due uomini.
Se devo essere sincero la mia passione politica nacque nel 1964, ma non so se arrivò grazie alle vicende della presidenza della repubblica italiana, la malattia e le dimissioni di Antonio Segni con la successiva elezione “in bianco e nero” e oltre venti votazioni, con l’allora presidente della camera Brunello Bucciarelli Ducci che apriva il bigliettino e pronunciava il nome “De Marsanich”… “Longo” … “Leone” … “Nenni” …. “Saragat” (poi risultato eletto), oppure se deriva dalla campagna americana dello stesso anno, dove si confrontavano Lindon B. Johnson – successore di Kennedy e responsabile della politica delle quote e dei c.d. “diritti sociali” nonché dell’incapacità di chiudere la guerra in Vietnam utilizzando tutta la forza militare di cui disponevano gli Stati Uniti – opposto al candidato di bandiera, senza speranze vista l’emozione causata dalla morte di Kennedy, dei Repubblicani Barry Goldwater.
Così, oggi, alterno alle vicende della nostra politica interna (per la quale basterebbe una battuta: “Domenici e il suo collega di Bologna – peraltro estraneo alla città - chiedono poteri di polizia per i sindaci. D’accordo, se tutti i sindaci fossero come Gentilini … “) per chiosare brevemente la discesa in campo di Fred Thompson quale aspirante candidato alla Casa Bianca tra i Repubblicani (notoriamente oggetto del mio interesse, visto che mai e poi mai potrei immaginarmi votare per un candidato Democratico).
Finalmente i Repubblicani hanno quel candidato, che avrebbe potuto essere ma non è stato John McCain, solidamente conservatore, senza i ghiribizzi omofili di Giuliani e che può rappresentare l’America profonda.
L’America che dato due vittorie a George W. Bush e che è ancorata a Valori e Ideali che le fanno anche sacrificare i propri figli nel nome di un obiettivo più alto del semplice “tiriamo a campà”.
Così nel sito degli amici di Fred Thompson leggiamo le tre parole che probabilmente caratterizzeranno la sua campagna elettorale: “security – unity – prosperity” che possiamo tradurre in “Sicurezza, Coesione, Benessere”.
Tutti principi che possiamo tranquillamente fare nostri.
Sicurezza per garantire ai cittadini, Occidentali, la possibilità di vivere e lavorare in pace, senza disturbi da parte di chi propugna la violenza, la guerra e la morte.
Coesione perché solo con l’unità di tutti e di tutte le nazioni Occidentali è possibile “tenere a bada” i rigurgiti imperialisti e totalitari che rappresentano il dna del comunismo, del terzomondismo e dell’islamismo.
Benessere perché con la sicurezza, garantita dall’unità degli Occidentali, riusciamo a far marciare a pieno ritmo quel sistema, quel modello di sviluppo che è il migliore mai sperimentato sulla terra e che ha dato benessere a un numero sempre maggiore di persone.
Ovvio – e lo dico preventivamente per stoppare i critici – che mentre Thompson dice tutto ciò con gli occhi rivolti al suo Grande Paese, io l’ho declinato in senso globale.
Ed ha un senso perché una volta che un candidato viene eletto Presidente degli Stati Uniti, indossa, secondo la nota teoria di Henry Kissinger, quattro cappelli:
capo del partito Repubblicano Americano,
capo delle Forze Armate Americane.
capo degli Stati Uniti d’America
,
ma anche, da almeno 60 anni,
capo del Mondo Libero Occidentale.
L’elezione del Presidente degli Stati Uniti, quindi, molto più che qualunque altra elezione in altre nazioni, ci riguarda da vicino e può influire sul nostro futuro.
Che si candidi un Fred Thompson, vero conservatore, non può che aumentare la nostra fiducia nel futuro degli Stati Uniti e di tutti noi.

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