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14 gennaio 2008

Imbavagliate il Papa !

Chi ha la mia età ricorda sicuramente l’orgia di “manifesti” che venivano sottoscritti negli anni settanta, prodromici alle ben più incisive azioni delle brigate rosse.
Si potrebbe dire che i manifesti indicavano l’obiettivo e le brigate comuniste eseguivano.
Fu così, ad esempio, con il Commissario Calabresi contro il quale si scatenò una canea infame di presunti “intellettuali” che, una volta assassinato Calabresi da militanti del movimento di Adriano Sofri, Lotta Continua – come sancito da ben 8 processi – ritirarono prontamente la mano che aveva firmato.
Ma i “manifesti” di simili “intellettuali” proseguirono, indicando, volta per volta, gli obiettivi delle “streghe” da mandare al rogo.
Oggi tornano di moda.
Una sessantina di professori della “Sapienza” si oppongono all’intervento del Pontefice all’inaugurazione dell’Anno Accademico, prendendo a pretesto un intervento del 1990 dell’allora Cardinale Ratzinger, che citò Paul Feyerabend, filosofo della scienza: “All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”.
Viene in mente il famoso discorso di Ratisbona, quando, anche allora per una citazione, il papa venne aggredito dai musulmani, senza che i tanto solerti firmatari di manifesti avessero nulla da ridire contro il tentativo di tappare la bocca al Pontefice.
Il parallelismo tra i due episodi conferma, se ce ne fosse bisogno, quanto siano simili i fondamentalismi islamici e laicisti e quanta strada c’è ancora da percorrere perché sia garantita la libera espressione di idee.
Ma se la reazione dei musulmani, pur istigata da ayatollah e imam, vedeva come protagoniste masse di ignoranti, la censura che si vorrebbe imporre al Papa alla Sapienza è di gran lunga più grave perché proviene non solo da persone che dovrebbero, per il ruolo ricoperto, avere un grado elevato di cultura (anche se non lo dimostrano in questa occasione) ma anche e soprattutto da educatori.
E mi domando che razza di educatori siano quelli che vorrebbero tappare la bocca a chi non la pensa come loro.
O, addirittura, a chi si limita a citare un accademico, quindi un loro collega sia pur di qualche decennio fa, che esprime idee divergenti a quelle comuni.
Educatori, senza dubbio, alla stessa stregua di chi piega ai propri teoremi ed alla propria ideologia la Storia e la Scienza.
Del resto se la cultura in Italia è scesa così in basso lo si deve anche a chi dovrebbe trasmetterla alle giovani generazioni e, invece, preferisce sottoscrivere manifesti giacobini per impedire ad un Papa di parlare.
Ed è strano che mentre al Papa si rinfacci una citazione di 28 anni fa, nessuno abbia alcunché da ridire nei confronti, ad esempio, di Napolitano e di tutti i comunisti che, ripetutamente e con farina del loro sacco, hanno in passato difeso strenuamente tanto le invasioni sovietiche su altri popoli, quanto un regime, quello comunista, che fu ed è il peggiore che mai la Terra abbia mai conosciuto.
Il Papa censurato per una citazione, i comunisti liberi di parlare, anche quando hanno sbagliato tutto – e con parole proprie frutto della loro intima convinzione erronea – nella loro vita.
Mi sembra ce ne sia a sufficienza per solidarizzare con il Pontefice, anche se non ne ha certo bisogno avendo dalla sua ogni ragione.

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