Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

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25 maggio 2024

Non c'è Italia senza Dante

La notizia più ripugnante di questi ultimi giorni proviene da una scuola media di Treviso dove due studenti di religione musulmana sarebbero stati esonerati dallo studio di Dante perchè i contenuti della Divina Commedia sarebbero islamofobi.

Marcello Veneziani nel suo editoriale odierno ne La Verità, commenta il caso, tra l'altro fornendo l'informazione che sarebbe stato il professore a chiedere se i due volessero essere esonerati, con un atto di zelante, totale e non richiesta sottomissione.

Sembra che, in alternativa a Dante, per i due piccoli islamici, sia stato proposto un corso su Boccaccio.

Veneziani ironizza su questo scambio tra il Dante che manda all'Infermo Maometto e Boccaccio che descrive scene licenziose ed erotiche, ma il punto è che la lingua italiana si è formata sia con Dante che con Boccaccio (e Petrarca e Guinizelli e Cecco Angiolieri e Cavalcanti e via via fino ad Ariosto e Tasso - come la metteranno con La Gerusalemme Liberata ? - e Manzoni e Foscolo e tanti altri fino al nostro secolo).

Escludere dall'insegnamento anche uno solo di quei poeti e scrittori che hanno costruito la nostra lingua, significa non voler insegnare e non voler imparare non solo il nostro linguaggio comune, ma anche la nostra essenza di Italiani.

Escludendo uno o più dei Grandi (ma anche dei meno Grandi) della nostra Storia Letteraria, non si insegna e non si impara ad essere Italiani.

E questo non possiamo permetterlo, non possiamo tollerarlo.

Non è ancora troppo tardi per una drastica inversione di rotta.

Chi arriva (autorizzato !) in Italia deve accettare l'Italianità, deve accantonare le sue tradizioni tribali, per assumere i nostri usi e costumi, per studiare la nostra Lingua, la nostra Storia, per imparare a memoria brani della Divina Commedia, di Marzo 1821, dei Sepolcri, perchè deve assorbire la nostra Cultura, deve metabolizzarla e quindi comportarsi automaticamente in base alla nostra Tradizione.

Diversamente non sarà mai Italiano, per quante firme e timbri possano mettere sui suoi documenti.

E se chi arriva (regolarmente) a casa nostra non accetta le nostre regole fondate sulla nostra Tradizione, allora dobbiamo imbarcarlo, anche a forza, su un mezzo che lo riporti da dove è venuto.

Magari assegnandogli come valletti i professori sottomessi che dimostrano che non possono insegnare ciò che non capiscono e soprattutto non sanno insegnare la Dignità e l'Orgoglio dell'essere Italiano.


04 maggio 2024

Non dobbiamo diventare una Nazione multietnica

In questi giorni sono emerse nuove ed ulteriori motivazioni a favore di una politica di respingimento dell'immigrazione e rimpatrio forzato di chi è già entrato illegalmente a casa nostra.

Le notizie e le immagini delle manifestazioni studentesche negli Stati Uniti, in Francia, in Inghilterra, spiegano meglio di tante parole cosa succede quando entrano nella propria nazione masse di immigrati, magari concedendo loro e/o ai loro figli la cittadinanza, che hanno poi l'immediata pretesa di portare da noi le loro usanze e persino le loro guerre.

Certamente negli Stati Uniti l'infiltrazione è iniziata molto prima, con testimonial come Cassius Clay che, diventato musulmano, ha indotto molti negri americani ad abbracciare una religione che è anche legge, ostile a quelle civili delle Nazioni Occidentali.

Abbiamo avuto notizia e qualcuno si è prestato ad assistere allo spettacolo indecoroso di un Festival della Canzone Italiana, svilito da "nuovi italiani" che hanno usato quel palco per fare propaganda filopalestinese, senza minimamente citare o fare atto di contrizione per il massacro del 7 ottobre (e per tutti i dirottamenti aerei, Monaco, Fiumicino, l'Achille Lauro che si sono succeduti negli ultimi sessanta anni per mano dei palestinesi).

Purtroppo quelle manifestazioni di parte, vengono ammantate da nobili motivazioni e, come sempre, mettono avanti i bambini e le donne di Gaza per stordire e deviare l'attenzione, catturando quindi le menti più deboli e indifese dei giovani occidentali che si prestano a fare da branco guidato dai professionisti della distruzione.

Contrastare fino ad azzerare e rimandare alle nazioni di origine, ogni invasione di clandestini, di stranieri che con troppa facilità poi mettono radici in zone del nostro territorio e poi aumentano sempre più, generazione dopo generazione, le loro pretese per incidere, influire e cambiare le nostre scelte, diventa quindi una scelta obbligata per la sopravvivenza dell'Italia.

14 aprile 2024

Scontro di debolezze

Nella notte l'Iran ha lanciato oltre 300 tra droni e missili contro Israele, quasi tutti (dicono il 99%) intercettati e abbattuti dal sistema difensivo ebraico, con il supporto di aerei degli Stati Uniti, del Regno Unito e della Francia.

Sarebbe la risposta all'azione mirata di Israele contro l'ambasciata iraniana di Damasco, quando ha abbattuto alcuni terroristi ed un generale dei pasdaran iraniani.

L'Iran si è affrettato a dichiarare vittoria e a considerare conclusa la sua ritorsione, sicuramente nella spernza che Israele, non avendo subito danni nè vittime, desista da una risposta militare.

In tal senso anche il debolissimo Biden sta premendo su Netanhyau, nel timore che Israele non si limiterebbe a lanciare un pugno di missili "ando cojo, cojo"  ma farebbe molto male all'Iran, magari distruggendo le centrali nucleari pronte a fornire a quello stato islamico bombe atomiche.

Personalmente non ci vedrei nulla di male a far arretrare di qualche mese la possibilità per uno stato come l'Iran di usufruire di armamenti nucleari.

E credo anche che l'Occidente dovrebbe dare il massimo supporto ad Israele che potrebbe, una volta per tutte, eliminare alcune organizzazioni terroriste come Hamas, Hetzbollah e Houthy.

Ma non accadrà.

Biden, ma anche gli altri leaders occidentali che ne avrebbero la capacità bellica, hanno completamente perso lo spirito che fece grande l'Occidente e la Civiltà che ne è derivata.

Dall'alta parte abbiamo un pugno di esagitati che si esaltano per aver sparato 300 missili e droni, senza danneggiare nulla, visto che sanno di non poter vincere contro Israele, come è stato dimostrato da tutte le guerre che hanno tentato e che hanno perso, lasciando sul campo anche vasti territori che, ora, reclamano inutilmente.

Tanto vale, per evitare rogne, lasciare loro l'illusione di aver punito Israele come voleva la retorica del loro capo religioso e politico.

Ad un Occidente debole perchè sono deboli i suoi leaders, si contrappone quindi un Islam cronicamente debole non solo militarmente, ma anche culturalmente, civilmente ed economicamente.

E' uno scontro di debolezze e, come sempre quando si confrontano due pavidi combattenti, dobbiamo aspettarci periodici rigurgiti accettando che prosegua lo stillicidio di azioni terroriste che, dai dirottamenti aerei a Monaco, da Fiumicino alle Torri Gemelle, dall'Achille Lauro al 7 ottobre, hanno sempre la matrice palestinese ed islamica.


29 marzo 2016

Sottometterli o sottomettersi



Mentre i belgi ci forniscono l'ennesima prova della loro insipienza aggredendo con gli idranti i nazionalisti mentre se ne guardano bene dal ripulire interi quartieri divenuti enclaves islamiche, continua il traccheggiamento generale sul problema che non è l'Islam, bensì l'invasione dei clandestini.
Bergoglio, la Boldrini e, a ruota pensando di acquisire voti, Renzi e Alfano, continuano nella loro dissennata azione verbale e governativa che non solo non consente di fermare l'invasione ma, anzi, la incentiva mettendo a sua disposizione mezzi (la Marina Militare) e aiuti.
Sono convinto che quello che la corte di Bergoglio continua a rilanciare, sia fondato su una convinzione che era la stessa dei prelati di Costantinopoli prima dell'assalto finale dei turchi.
E la conclusione potrebbe essere la stessa, trasformandoci in servi, se non cadaveri, nella nostra stessa terra.
Non esiste una vagheggiata "terza via": o sottomettiamo gli immigrati, disperdendone le comunità cresciute grazie al nostro disinteresse all'interno dei nostri stessi confini, della nostre stesse città, oppure dovremo noi sottometterci alle loro leggi.
A questo punto, però, si pone un'altra domanda, alla quale, per ora, non ho risposte.
Vale la pena combattere per difendere questa società alla deriva che eleva a legge il capriccio omosessuale, che ha legiferato consentendo aborto e divorzio, che pensa di legiferare (e in parte già lo ha fatto in passato) per liberalizzare l'uso della droga e per ammettere l'eutanasia ?
Ma, dirà qualcuno, questa è la società della libertà personale, del libero scambio di merci e persone, mentre una società sottomessa all'Islam non avrebbe più alcuna libertà economica e di opinione.
Ma è proprio così ?
Come interpretare allora le tasse predatorie che ci sono imposte se non come uno strumento per assoggettarci rendendoci tutti più poveri, quindi meno liberi ?
E che dire delle leggi Scelba e Mancino e delle futuribili contro l'omofobia e il negazionismo che impediscono e impedirebbero la piena espressione di idee, pensieri ed opinioni ?


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25 luglio 2011

Riflessioni sui fatti di Norvegia

Commentare l’attentato di Oslo e il massacro di Utoya non è facile.
Non perché manchino le idee, ma perché la superficialità e la strumentalizzazione che caratterizzano la sinistra sono sempre in agguato e la manipolazione delle idee altrui e la loro demonizzazione è parte del suo dna.

1) Premessa – condanna alla pena capitale
Così sono costretto ad una premessa (anche se so che ci sarà sempre qualche imbecille che non comprende quello che legge) che, richiamando il pensiero di Giorgio Almirante sugli episodi di terrorismo “nero” degli anni settanta, ribadisca, per quanto ovvio, l’orrore per il crimine di Anders Breivik, che merita la pena di morte.
Vorrei che a sinistra fossero altrettanto decisi nei confronti dei terroristi rossi, da Battisti a Curcio a Franceschini a Balzarani e compagni, ora tutti liberi, ma il fatto che le stesse parole non risuonino a sinistra dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, la differenza che, fortunatamente, è tutta ad onore della Destra.

2) Il Breivik pensiero secondo i giornali
E’ impressionante che una sola persona sia riuscita ad ucciderne un centinaio.
Ma non deve essere più impressionante dei massacri commessi dai fondamentalisti islamici a New York, in Irak, in Pakistan e altrove contro bersagli cristiani.
A me, però, colpisce di più quello che emerge dai resoconti sulle idee del Breivik.
E’ contro il marxismo.
Si oppone all’invasione degli immigrati.
Critica alti (e bassi) prelati della chiesa cattolica per la loro arrendevolezza, ma nel contempo ritiene che le chiese cristiane debbano tutte unirsi con quella cattolica perché, a differenza delle fedi protestanti, ha mantenuto unità e identità.
Considera l’europa di Bruxelles una sentina di vizi e di corruzione, dannosa per le Patrie e i Popoli del vecchio continente.
Accusa, in Italia, i partiti che derivano dall’ “arco costituzionale” (Pdl, pci/pds/ds/pd, Udc) , non assolve per troppo moderatismo Lega e La Destra, salva solo Forza Nuova.

3) Si puniscano gli atti malvagi, non si proibiscano le idee
Detto così Breivik non esprime idee particolarmente differenti da quelle di molti blog di Centro Destra, ivi incluso il presente.
Con una non trascurabile ma fondamentale differenza: nessuno di noi pensa di poter affermare le proprie idee con la violenza e massacrando i propri stessi connazionali.
Questo mi conferma nelle mie opinioni circa la nefandezza di leggi liberticide, esistenti o proposte, che vorrebbero sanzionare le idee, perché le idee, tutte le idee, hanno diritto di cittadinanza e devono trovare spazio per essere diffuse e discusse.
Quello che deve essere represso, anche con la pena di morte in casi come quello norvegese, ma anche come l’11 settembre o gli omicidi singoli di matrice terrorista, è l’agire in modo tale da provocare la uccisione anche di una sola altra vita umana.
Così come, ovviamente su un altro piano, perché leggermente più lieve la colpa, deve essere repressa e punita con decisione e senza attenuanti ogni azione, ogni violenza che distrugga la proprietà pubblica o privata dei beni.
Mi piacerebbe però che le 1500 pagine del messaggio di Breivik fossero tradotte e stampate, per poterle conoscere senza mediazioni.
Del resto se circolano Il Capitale o Mein Kampf, perché non dovrebbe circolare anche questo scritto ?

4) Il pericolo proibizionista
Non posso quindi condividere la scelta delle autorità norvegesi che hanno deciso le porte chiuse nel procedimento contro Breivik.
Di cosa hanno paura ?
Breivik voleva le porte aperte per spiegare le sue ragioni, probabilmente una sintesi verbale delle 1500 pagine di cui sopra, ma qualsiasi persona civile rigetterebbe il metodo scelto per veicolare il suo messaggio.
Le idee si esprimono, si diffondono, si stampano, si leggono, ma non sono mai una giustificazione per massacrare decine di persone.
Non lo sono per gli islamici e non lo sono per i cristiani.
Penso, invece, che le autorità norvegesi abbiano paura che quelle idee che sono state prese a pretesto per il massacro, appartengano al sentimento profondo della loro gente.
Così, non sapendo in che altro modo agire, credono di limitarne la diffusione con il proibizionismo.
Non si rendono conto che, come sempre, quando si proibisce la circolazione di una idea, quando si vieta la visione di un evento, si rende quella idea, quell’evento ancora più attraente, ma, soprattutto, non si rendono conto che se quelle idee appartengono al sentimento nazionale, per quanto si possa proibire di parlarne, emergeranno inevitabilmente, tanto più quanto insisteranno nella loro politica immigrazionista.
Le autorità norvegesi sono così cadute nella trappola di Breivik.

5) Nord europa alla deriva
Ho già avuto modo in passato di commentare la situazione di quelle nazioni del Nord europa cui, negli anni sessanta e settanta, guardavamo con interesse e invidia (e non solo per le bionde walkirie).
La lettura di uno spaccato della società nordica che viene fornito dagli innumerevoli romanzi gialli ci dice come la struttura “dalla culla alla tomba” di stampo socialista abbia miseramente fallito.
Non è riuscita a garantire un diffuso benessere economico (perché non è tale il sopravvivere, ma per vivere è necessario quel superfluo che l’oppressiva società fiscale nordica impedisce di ottenere se non a parti limitatissime della popolazione) ed ha provocato la più completa deriva morale, con il suo relativismo nichilista, che provoca, tra l'altro, un numero di suicidi ben superiore alla media europea.
Per limitarci alla Norvegia, autori come Joe Nesbo e Anne Holt vengono ora citati come preveggenti del massacro perché si sono limitati a registrare nei loro romanzi una situazione che va incancrenendosi ed alla quale non si vedono prospettive di soluzione.
Ma soprattutto il loro orientamento a sinistra, come si vede dalla descrizione, dalla presentazione dei personaggi, dalle ovvietà politicamente corrette che fanno dire ai protagonisti, non fa presagire nulla di buono per il futuro.
Breivik, in base a quanto si legge sulla stampa, si scaglia contro l’invasione islamica in europa, la perdita di identità dei Popoli europei, il “meticciato”, per dirla con una espressione di un ex presidente del senato italiano.
Se la risposta sarà solamente quella di proibire queste idee e di continuare nella accoglienza dei flussi immigratori, il Nord europa proseguirà nella sua deriva che potrà vedere altri Breivik, di un segno o di un altro, mettere in serio pericolo la vita dei cittadini onesti.

6) Breivik e i terroristi islamici
Ho letto un parallelismo tra Breivik e i terroristi dell’11 settembre, il fondamentalismo islamico.
La volontà, quasi, nel nome del montante relativismo, di cercare di equiparare l’uno e gli altri, in una sorta di compensazione che faccia dire: sono uguali, non c’è differenza tra le due civiltà.
Non ci sto.
Breivik è uno.
I fondamentalisti islamici, così fanatici da suicidarsi pur di ucciderci, sono centinaia.
Breivik non ottiene alcuna solidarietà dalla sua gente.
I terroristi islamici, nelle loro gesta criminose contro bersagli occidentali, hanno l’evidente compiacimento se non approvazione dei popoli di cui proclamano la presunta liberazione.
Anche in un evento così tragico, possiamo quindi rimarcare una totale differenza tra l’atto criminale di una singola persona e la strategia terrorista di gruppi numerosi.
Con le ovvie, conseguenti valutazione sulla qualità delle rispettive civiltà, tutto a vantaggio di quella Occidentale.

7) Conclusione: quale morale ?

Sarebbe assurdo oggi trarre una conclusione, anche perché molte cose devono ancora essere esaminate, valutate, ponderate.
Mi limito ad una passiva elencazione di questioni che la vicenda norvegese mi porta ad evidenziare.
a) Nessuno è al sicuro dai momenti di follia del prossimo
b) Le idee sono sacrosante, le azioni vanno incanalate su un percorso che salvaguardi la vita e la proprietà.
c) Le azioni malvagie vanno sanzionate in modo proporzionale alle loro conseguenze, anche con la pena di morte.
d) L’immissione di elementi estranei ad un tessuto sociale consolidato è foriero di reazioni violente e potenzialmente devastanti.
e) La perdita dei Valori Morali della Tradizione e l’emergere di un perverso relativismo nichilista comporta la perdita della conoscenza di ciò che è Giusto e Sbagliato, il mancato riconoscimento di ciò che è Bene e di ciò che è Male.

Anders Breivik è un criminale e come tale andrà punito, ma il malessere che lo ha spinto al massacro appartiene, con diverse gradazioni a seconda delle nazioni e dei popoli, all’intera società occidentale e se vogliamo evitare il rischio che da qualche parte nel mondo ci sia qualche altro, fortunatamente isolato, Anders Breivik, bisogna rimuovere le cause del malessere, non demonizzare le idee di chi denuncia una realtà e fornisce una sua alternativa politica e sociale.




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14 settembre 2010

Ci odiano.Prendiamone atto e comportiamoci di conseguenza

L’anniversario dell’11 settembre è passato con la doverosa commemorazione dei quasi tremila assassinati dalla barbarie dei fondamentalisti islamici.
Ma perchè tale commemorazione non resti un momento di vuota liturgia, è necessario trasformare il cordoglio e la commozione in atti positivi che incidano sulla realtà concreta del mondo globalizzato.
Dobbiamo prendere atto che l’odio verso i cristiani e, più in generale, gli occidentali, l’ “uomo bianco”, trascende ben oltre i limiti dei fondamentalisti musulmani.
L’amico Bisquì ha documentato, nel suo rinato blog , le farneticazioni di un predicatore negro che vorrebbe uccidere tutti i Bianchi a suo dire portatori del Male, mentre in Sudafrica stanno dando corso pratico a questa nuova “pulizia etnica” tra il silenzio generale di chi strepitava un giorno sì e l’altro pure (e spesso a sproposito) contro il Governo dell’Apartheid.
Sul fronte islamico vediamo che con o senza le “provocazioni” del reverendo Jones e dei suoi emuli che hanno bruciato copie del corano, la violenza colpisce i cristiani e gli occidentali.
E’ di questi giorni l’incendio di chiese e i tentati assalti alle basi Nato, ma la lista di omicidi per motivi religiosi e di farneticanti proclami che scatenano la caccia al cristiano è ben antecedente alla prima reazione, sottolineiamo: totalmente incruenta e meramente simbolica, del rogo del corano.
Sacerdoti italiani sono stati assassinati nella “civilissima” Turchia in odore di “santità” europea, nonostante un referendum che ha ridotto il ruolo dei militari, garanti della laicità dello stato.
A Parigi cova ancora sotto le ceneri il fuoco delle banlieu che Sarkozy, allora ministro degli Interni, era riuscito a soffocare usando il pugno di ferro, ma solo dopo devastazioni sul modello di quelle provocate, limitatamente a Genova, nel luglio 2001 dai lanciatori di estintori.
A Londra, nel luglio 2005, gli attentatori della metropolitana furono musulmani di seconda e terza generazione, dotati di cittadinanza e voto e solo con il ritorno dei Conservatori al potere si è iniziata una politica restrittiva sull’immigrazione.
A New York i musulmani hanno la sfrontatezza di pretendere di costruire una moschea nei pressi del luogo dove sorgevano le Torri Gemelle abbattute dalla violenza sanguinaria dei terroristi islamici.
In Italia siamo costretti a defatiganti battaglie per impedire la costruzione di moschee, minareti e “centri di culto islamico” che diventerebbero dei santuari dove si radunerebbero tutti coloro che ci odiano per chissà quali complotti ai nostri danni.
Se si considera che ci sono persone che, addirittura, al nostro interno, si sfilano dalla doverosa solidarietà e vorrebbero non solo dare ospitalità, ma anche ricoprire di benefici quali edifici di culto, cittadinanza e voto a chi vorrebbe, invece, solo imporci i suoi fanatismi, allora il quadro del pericolo è ben delineato.
I musulmani, che siano fondamentalisti o “moderati”, ci odiano, per una ragione molto semplice: la nostra Civiltà ha consentito alla nostra gente di creare benessere ed elevare le condizioni di tutti.
Risultato che loro non sono riusciti ad ottenere, restando ancorati ad un sistema feudale (inteso nel senso spregiativo del termine, perchè in realtà il Feudalesimo fu, ai suoi tempi e in Europa, un momento di progresso, un punto di passaggio forse obbligato per la nostra crescita civile) che a fronte di pochi privilegiati che vivono nel lusso (e nel vizio) più sfrenato, vi sono masse di diseredati cui viene fatto il lavaggio del cervello in chiave religiosa per stornare l’attenzione dai loro problemi interni e catapultarne l’odio verso di noi.
Insomma: ci odiano.
Prendiamone atto e comportiamoci di conseguenza, non concedendo alcuna fiducia, non fornendo loro la corda per impiccarci, non accogliendo, come da intuizione di ben dieci anni fa del Cardinal Biffi , chi si sa che non vuole assimilarsi e integrarsi.
E, ancora meno, fornendo loro luoghi in cui alimentare il loro odio e organizzare le loro azioni al riparo da controlli, pur essendo a casa nostra, o regalando beni preziosi come la cittadinanza e il diritto di voto.
Molti sono entrati in Italia e nell’Occidente e dubito che si possa ora pensare di ridurne il numero, ma non è mai troppo tardi per accorgersi del pericolo e far suonare al Big Ben della politica l’ora di fermare questa invasione.
Il Popolo, questo, lo ha compreso e la prova l’abbiamo nei sondaggi che forniscono percentuali bulgare, come quelle che appaiono ne Il Resto del Carlino , di contrari a costruzioni di moschee, centri islamici, concessioni varie.
Il Popolo ha compreso che ci odiano e che rappresentano un pericolo per la sopravvivenza, forse non la nostra ma quella dei nostri figli sì.
Sta a noi, a come sapremo reagire, contenere e respingere l’invasione , far sì che i nostri figli ci ringrazino per aver lasciato in loro eredità esclusiva la terra dei Padri, oppure farci maledire in eterno per aver aperto le porte a chi ne minaccerà la libertà, la sicurezza, la proprietà e il benessere.


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19 ottobre 2009

E io chiedo l'ora di religione Pagana

E perché no ?
E’ la vera religione italica, una religione autoctona, mentre anche il cristianesimo è un prodotto di importazione (e non venitemi a dire che no, anche il paganesimo è di derivazione greca, perché divinità come i Lari e come Giano sono prettamente latine e italiche).
E’ la autentica religione dei nostri Avi, gli Antichi più Antichi.
E’ la religione che ha consentito a Roma di diventare Caput Mundi.
E’ la religione dell’integrazione, perché un posto nel suo Olimpo non lo ha mai negato a nessuna divinità dei popoli sottomessi.
E’ religione umana, perché gli Dei di Roma hanno le passioni, gli amori e gli odi di qualsiasi uomo mortale.
In fondo, se proprio si deve fare spazio all’insegnamento di una religione alternativa a quella cattolica, perché favorire una religione così estranea come è quella islamica e rinunciare a coltivare la religione dell’altra grande Radice da cui è nata la nostra Civiltà ?
Le stesse festività cristiane sono la versione riveduta e corretta di precedenti festività Pagane.
Il Natale con i Saturnali che culminavano con la Festa al Dio Mitra (Dio del Sole nella Roma più antica).
Ferragosto prende il nome stesso da un periodo di festeggiamenti in onore dell’Imperatore Augusto (feriae Augusti).
L’americana Halloween e i nostri Ognissanti e Commemorazione dei Defunti traggono ugualmente origine dai riti della fine del raccolto (fine ottobre) che anticamente segnava la fine dell’anno e il rinnovamento con l’inizio del nuovo (per i Romani erano le celebrazione della Dea Pomona).
S, Valentino (14 febbraio) si sovrappone alla festa della fertilità: i Lupercali.
Il 29 giugno è giornata festiva a Roma perché si celebrano i santi Pietro e Paolo, ma la stessa data era a Roma quella in cui veniva celebrata un’altra famosa coppia: Romolo e Remo.
Finora sono andato a memoria, ma credo che approfondendo il tema scopriremmo che tutte le feste cristiane abbiano una origine pagana, ad eccezione, ovviamente, di Pasqua che, però, non è una originalità del cristianesimo, bensì una importazione, rivista e corretta, dall’ebraismo.
Mi sembra abbastanza evidente, quindi, che chi propone l’ora di religione islamica nelle nostra scuole abbia completamente perso di vista chi siamo, da dove veniamo e, soprattutto, non conosca le nostre Radici che sono Romane e Cristiane.
E chi non ha radici è destinato a non avere futuro.

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06 gennaio 2009

Sarkozy si monta la testa e l’europa si copre di ridicolo

I fautori (ma ce ne sono realmente al di fuori della cerchia dei beneficiati dalla burocrazia di Bruxelles ?) dell’europa non avranno certo apprezzato la piece comica messa in scena dalla loro creatura a cavallo del nuovo anno.
Il 19 dicembre i terroristi palestinesi di Hamas rompono la tregua e ricominciano ad aggredire con i missili Israele: l’europa a presidenza francese, tace.
Il 26 dicembre Israele reagisce e pone in atto azioni di rappresaglia, organizzando anche una azione di terra per neutralizzare Hamas, anche – come dichiara giustamente l’ex ministro degli esteri e della difesa nel primo e nel secondo/terzo governo Berlusconi, Antonio Martino – nell’interesse di tutto l’Occidente.
Sarkozy comincia ad agitarsi: troppo tardi.
Il 2008 finisce e la presidenza dell’europa passa nelle mani della Repubblica Ceca che ha una visione più consona agli interessi occidentali.
Sarkozy, però, non vuole cedere lo scettro e comincia una sua diplomazia personale che lo porta ad incontrare la Livni e poi anche Peres e i palestinesi.
L’apice del ridicolo si raggiunge con l’incontro a tre tra Sarkozy, i rappresentanti dell’europa e gli israeliani.
Per merito di Sarkozy si evidenzia come l’europa sia solo una espressione geografica dove convivono l’eurabia rappresentata dalla Francia e l’europa ancorata alla Civiltà Occidentale rappresentata, in questo caso, dalla Repubblica Ceca cui va tutta la mia personale gratitudine per aver scoperto il gioco francese.
Gran Bretagna, Germania e Italia, le altre Grandi dell’europa, tacciono in applicazione al principio: un bel tacer non fu mai scritto, lasciando che Sarkozy e la burocrazia europea si scornino tra loro.
Intanto Israele si accolla anche i compiti che dovremmo eseguire noi europei.
La vicenda si presta ad alcune considerazioni.
1) Già l’ho scritto: l’europa è solo una espressione geografica e, al più, monetaria, dove convivono – per ora pacificamentei veri europei e l’eurabia che ha nella Francia il suo cuore. Quanto a lungo si potrà parlare di convivenza pacifica ? L’occupazione delle piazze nelle principali città europee da parte degli esagitati musulmani non dovrebbe suonare come un secondo campanello di allarme dopo la rivolta delle banlieu francesi, anzi come una terza sirena di allarme se ci aggiungiamo anche l’invasione degli illegali che sbarcano a migliaia sulle coste italiane senza essere respinti ?
2) L’atteggiamento di Sarkozy – ricordiamo che è colui che ha messo in libertà una assassina, terrorista rossa già condannata in Italia con sentenza passata in giudicato, concedendole asilo ! – rispecchia evidentemente una mai sopita ambizione francese di porre l’europa ai suoi piedi, cioè di usare l’europa per rafforzare il ruolo della Francia e non per un gioco di squadra. Se così non fosse, allo scadere della mezzanotte Sarkozy si sarebbe fatto da parte e, nel rispetto delle regole che l’europa stessa si è data, avrebbe lasciato il campo libero alla Repubblica Ceca.
3) L’anomala presenza di musulmani all’interno dei nostri confini rappresenta un pericolo per l’interesse della nostra Civiltà e sbilancia totalmente la politica estera, facendole perdere di vista l’interesse dell’Occidente, per sposare solo quello arabo. Questo pericolo si vede maggiormente là dove, come in Francia, si è adottata una politica di “naturalizzazione” con la concessione della cittadinanza a milioni di musulmani che, ora, esercitano anche una pressione politica.
4) Le altre tre Grandi Nazioni europee sono fortunatamente rette da governanti più responsabili e non si sono unite al pollaio francese, appoggiando la missione della Repubblica Ceca, presidente di turno, e mantenendo una condivisibile posizione che evidenzia come Hamas sia una organizzazione terrorista e sia responsabile della recrudescenza degli scontri. Manca solo un ultimo passo: l’appoggio, senza se e senza ma, all’azione israeliana finalizzata a neutralizzare definitivamente Hamas.
5) Si pone, di nuovo, il problema di cosa ci stiamo a fare in europa se una nazione non sa, per suo interesse interno e per appagare le ambizioni personali del suo presidente, rispettare neppure la regola dell’alternanza alla guida della comunità. Non siamo in europa per fare da sgabello ai francesi.
6) Ne scriverò un post a parte, ma è opportuno, in un momento in cui continua l’invasione degli illegali in Italia e riprendono fiato le voci che chiedono cittadinanze accelerate e concessione del diritto di voto, tenere bene a mente la differenza che esiste tra “concittadino” e “connazionale”, anche per le implicazioni che una cittadinanza o un diritto di voto concessi a cani e porci possa influire pesantemente non solo sulle scelte di campo in politica estera, ma anche sulla nostra stessa realtà sociale, economica e culturale.

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29 agosto 2008

Un velo pietoso

Alcuni giorni fa, un Custode di un museo veneziano cui va tutta la mia stima e riconoscenza, ha impedito ad una musulmana di entrare coperta dal velo islamico.
Ha rispettato una legge.
Eppure il sindaco comunista di Venezia, Cacciari che pure dovrebbe essere filosofo di professione, lo ha criticato ma, bontà sua, ha rinunciato a licenziarlo.
Viceversa il Governatore del Veneto Galan e lo Sceriffo di Treviso Gentilini hanno plaudito al Custode ligio al dovere.
Sì, perché tra una legge dello stato, finchè tale è, e una prescrizione religiosa, deve prevalere la legge dello stato.
Posso immaginare se, al posto della musulmana, ci fosse stato un cattolico con la pretesa di esporre un qualche segno della sua religione vietato dalle nostre leggi (anche se non mi risulta che ve ne siano), quanti latrati sarebbero stati lanciati dalla sinistra “politicamente corretta”, contro quella che avrebbero definito l’arroganza del Vaticano.
Invece, oltre alla esilarante uscita di Cacciari, assistiamo alla decisione di riservare sale alle mascherate islamiche.
Qui bisogna intendersi con chiarezza.
Siamo in Italia e sono quelli che in Italia vogliono stabilirsi che devono adeguarsi, rispettandole, alle nostre leggi.
Non siamo noi che dobbiamo modificare le nostre leggi, costumi e sistema di vita in funzione di chi viene da noi ospite.

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14 gennaio 2008

Imbavagliate il Papa !

Chi ha la mia età ricorda sicuramente l’orgia di “manifesti” che venivano sottoscritti negli anni settanta, prodromici alle ben più incisive azioni delle brigate rosse.
Si potrebbe dire che i manifesti indicavano l’obiettivo e le brigate comuniste eseguivano.
Fu così, ad esempio, con il Commissario Calabresi contro il quale si scatenò una canea infame di presunti “intellettuali” che, una volta assassinato Calabresi da militanti del movimento di Adriano Sofri, Lotta Continua – come sancito da ben 8 processi – ritirarono prontamente la mano che aveva firmato.
Ma i “manifesti” di simili “intellettuali” proseguirono, indicando, volta per volta, gli obiettivi delle “streghe” da mandare al rogo.
Oggi tornano di moda.
Una sessantina di professori della “Sapienza” si oppongono all’intervento del Pontefice all’inaugurazione dell’Anno Accademico, prendendo a pretesto un intervento del 1990 dell’allora Cardinale Ratzinger, che citò Paul Feyerabend, filosofo della scienza: “All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”.
Viene in mente il famoso discorso di Ratisbona, quando, anche allora per una citazione, il papa venne aggredito dai musulmani, senza che i tanto solerti firmatari di manifesti avessero nulla da ridire contro il tentativo di tappare la bocca al Pontefice.
Il parallelismo tra i due episodi conferma, se ce ne fosse bisogno, quanto siano simili i fondamentalismi islamici e laicisti e quanta strada c’è ancora da percorrere perché sia garantita la libera espressione di idee.
Ma se la reazione dei musulmani, pur istigata da ayatollah e imam, vedeva come protagoniste masse di ignoranti, la censura che si vorrebbe imporre al Papa alla Sapienza è di gran lunga più grave perché proviene non solo da persone che dovrebbero, per il ruolo ricoperto, avere un grado elevato di cultura (anche se non lo dimostrano in questa occasione) ma anche e soprattutto da educatori.
E mi domando che razza di educatori siano quelli che vorrebbero tappare la bocca a chi non la pensa come loro.
O, addirittura, a chi si limita a citare un accademico, quindi un loro collega sia pur di qualche decennio fa, che esprime idee divergenti a quelle comuni.
Educatori, senza dubbio, alla stessa stregua di chi piega ai propri teoremi ed alla propria ideologia la Storia e la Scienza.
Del resto se la cultura in Italia è scesa così in basso lo si deve anche a chi dovrebbe trasmetterla alle giovani generazioni e, invece, preferisce sottoscrivere manifesti giacobini per impedire ad un Papa di parlare.
Ed è strano che mentre al Papa si rinfacci una citazione di 28 anni fa, nessuno abbia alcunché da ridire nei confronti, ad esempio, di Napolitano e di tutti i comunisti che, ripetutamente e con farina del loro sacco, hanno in passato difeso strenuamente tanto le invasioni sovietiche su altri popoli, quanto un regime, quello comunista, che fu ed è il peggiore che mai la Terra abbia mai conosciuto.
Il Papa censurato per una citazione, i comunisti liberi di parlare, anche quando hanno sbagliato tutto – e con parole proprie frutto della loro intima convinzione erronea – nella loro vita.
Mi sembra ce ne sia a sufficienza per solidarizzare con il Pontefice, anche se non ne ha certo bisogno avendo dalla sua ogni ragione.

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12 novembre 2007

Non abbiamo dimenticato Nassirya

Si può dire che ogni giorno abbia la sua memoria, per la lunga Storia dell’Umanità e la breve nostra parentesi di vita.
Personalmente credo che non si possa, ogni giorno, celebrare qualcosa che spesso divide.
Ci sono poi ricorrenze che rischiano l’oblio, altre che vengono artificialmente tenute in vita.
Nassirya sicuramente è una ricorrenza che divide:
divide la sinistra dal Centro Destra,
divide chi è sceso nelle piazze ostentando uno straccio multicolore (per nascondere quello tradizionale rosso) sostenendo un tiranno sanguinario, da chi, invece, ha compostamente sostenuto la missione di pace e sicurezza dell’Italia a supporto dell’avvenuta liberazione dell’Iraq operata dalle Armi Anglo Americane.
Divide chi ha gioito e continua a gioire per la morte di un Soldato della Coalizione, da chi invece con Saddam (e altri capi terroristi) catturato e giustiziato si sente oggi più sicuro.
Anche l’Italia ha fornito il suo contributo di lacrime e sangue, rappresentato da 19 Italiani morti il 12 novembre 2003 a Nassirya.
Sono morti per noi, per garantirci più sicurezza, anche se i governanti di adesso fanno di tutto per smantellarla con provvedimenti inutili e lassismo profuso a piene mani.
Che il sacrificio dei 19 Italiani non sia stato inutile, come non lo è stato quello delle migliaia di altri soldati degli Eserciti Alleati che combattono in Iraq e Afghanistan, lo dimostrano le cronache di questi giorni.
Quali ?
Nessuna, appunto, a dimostrazione che la battaglia dell’Iraq la si sta vincendo sul campo, estirpando il terrorismo con l’unico sistema possibile: terminando i terroristi.
Al punto che lo stesso guru del terrorismo musulmano, Osama Bin Laden, sembra essere in dissidio con il suo braccio destro ed è stato costretto a “richiamare all’ordine” invitando all’unità le sue ormai disperse truppe.
Il prezzo che, soprattutto dai nostri Alleati Americani, è stato pagato è altissimo in vite umane e costi materiali, ma l’obiettivo è a portata di mano.
Probabilmente sarebbe ancor più vicino (o già raggiunto) se i vari Zapatero e Prodi non fossero fuggiti a gambe levate per accontentare le pulsioni più estremiste del loro elettorato.
Vale allora la pena di ricordare Nassirya, di celebrare la ricorrenza, il quarto anno, di quel 12 novembre 2003, quando 19 Italiani caddero per mano di un nemico che, ora, ripiega su se stesso, sconfitto nonostante il terrore che ha cercato di propagare in Occidente.
Il miglior modo per onorarli è però agire coerentemente con gli scopi che li portarono in Iraq.
A nulla vale sconfiggere i terroristi a casa loro, se, poi, con una dissennata politica dell’immigrazione rischiamo di aprire anche a loro le porte di casa nostra.
A nulla vale esportare la conoscenza delle libertà e della democrazia se, senza alcuna reciprocità, consentiamo ai musulmani di costruire e aprire moschee a casa nostra (magari regalando loro parte del terreno o facendolo pagare meno del suo valore di mercato).
Il miglior modo per onorare i Caduti di Nassirya e tutti i Caduti di questa nobile guerra al terrorismo islamico, a cominciare da Fabrizio Quattrocchi, è proseguire, giorno dopo giorno, nel nostro impegno politico, con gli strumenti a nostra disposizione, per difendere e diffondere quei Valori e quegli Ideali per i quali si sono sacrificati i nostri valorosi Connazionali in Iraq: Patria, Libertà, Benessere, Sicurezza.

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01 novembre 2007

Le ultime follie dei politicamente corretti

I proverbi e i detti popolari sono perle di saggezza ed a loro ci si può sempre rivolgere per consolarsi pensando che, se sono ancora attuali, vuol dire che la stupidità è insita in alcuni umani perché se ne ha traccia sin da epoche remote.
Così quando si sente dire che “preferisco un ladro ad uno sciocco perché almeno il primo, ogni tanto, si riposa” ci consoliamo pensando che i nostri Padri avevano già avuto a che fare con i padri di quelli che oggi praticano il “politicamente corretto”.
Esseri (specificare “umani” mi sembra un azzardo) il cui scopo unico sembra quello di distruggere tutto ciò che è stato costruito negli anni, con fatica e sacrificio.
Individui che traducono “Libertà” con “licenza” e “anarchia”.
Follie cui i moderni mezzi di comunicazione forniscono una cassa di risonanza che le propaga in ogni più sperduto angolo del globo, creando unioni di fatto con altri loro simili, tutti protesi a devastare l’Ordine del mondo.
Sciocchezze cosmiche che, proprio per essere tali, sollecitano i bassi istinti della curiosità morbosa e, divenendo strumento di vendita/ascolti dei media, invece di essere cestinate come meritano assurgono a notizie, alimentandole in un circolo vizioso che, prima o poi, sarà necessario recidere con decisione come fece Alessandro Magno con il nodo gordiano.
Così, come se non bastassero gli antiproibizionisti nella droga che diventano proibizionisti quando c’è da punire i criminali; i tentativi di mettere timbri statali su capricci privati come il “matrimonio” degli omosessuali; un pacifintismo ad oltranza utile solo ai dittatori; il proibizionismo nei confronti della libera manifestazione del pensiero, ecco che da una pagina odierna de Il Giornale veniamo a sapere che persino la NASA diventa politicamente corretta e si propone di abolire la datazione tradizionale che divide l’era in “prima” e “dopo” Cristo.
E ciò per “rispettare” chi non è Cristiano, ponendo le basi per una babele di date e favorendo il ribellismo dei musulmani che, vedendo quanto deboli e stupidi siano certi occidentali, pensano di potersi pappare tutti noi in un boccone, visto che loro non rinunciano a nulla della loro ideologia pseudo religiosa.
Come se non bastasse, nella stessa pagina leggiamo che in Gran Bretagna una maestra (?) ha imposto agli alunni di vivere una intera giornata da musulmani.
Un’altra scemenza che nulla ha di didattico e che non favorisce certo la tanto inseguita “integrazione”, visto che offende profondamente la nostra Civiltà cui gli stessi musulmani si rivolgono per vivere meglio, segno inequivocabile della superiorità del nostro modello.
Mi piacerebbe poi sapere se, per par condicio, tale “maestra” abbia poi imposto agli islamici di vivere un giorno da Cristiani, magari mangiando qualche hamburger pieno di carne di maiale, prosciutto, salumi vari.
Se è così che bisogna atteggiarsi per evitare di essere apostrofati come “razzisti, fascisti, xenofobi, omofobi, islamofobi” (e suppongo di aver dimenticato qualcosa, visto che il politicamente corretto è in continua evoluzione e riduce sempre più lo spazio delle libertà individuali) allora sono lieto che quegli esseri mi definiscano con quegli aggettivi: detti da loro sono autentiche medaglie alla Civiltà.
Per fortuna, poi, che nel quotidiano che, ogni mattina, leggo per secondo (dei tre che compro) trovo uno splendido pezzo di Marcello Veneziani che mi riapre alla speranza del futuro.
Veneziani, tra il serio ed il faceto (non potrebbe in altro modo, pena l’oscuramento dei suoi scritti per violazione del politicamente corretto) auspica che, per risolvere i mali dell’Italia, arrivino, per un periodo minimo di 5 anni, meglio se per dieci, Trenta Tiranni, uno per ogni problema irrisolto (Alitalia, treni, pensioni etc.) che abbiano nel loro settore potere illimitato di decidere, fare e disfare, comandati da un SuperTiranno che li coordini.
A mio parere uno dei Trenta Tiranni dovrebbe occuparsi della gestione del politicamente corretto: mi offro nel ruolo.

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05 settembre 2007

Contro l'islamizzazione dell'europa

Fino ad oggi, in questo blog e in Svulazen , Non si abbia timore di punire Caino, Secondo Natura , chi si collegava, vedeva il link ad una petizione per lo svolgimento di una manifestazione, simbolicamente fissata per l’11 settembre a Bruxelles, che il sindaco socialista di quella città aveva vietato, con la scusa del timore di reazioni da parte dei musulmani.
Ad oggi risultano oltre diecimila firme, raccolte tutte nel pieno delle vacanze estive.
La manifestazione non si farà.
Anche la corte suprema (le minuscole sono scelte) di quel paese che non brilla certo in questa (come in altre) vicende, ha respinto il ricorso presentato dagli organizzatori.
Tutta la storia è perfettamente spiegata nel suo sviluppo in Lisistrata e gli ultimi aggiornamenti li trovate qui .
Di tutto questo, che è gravissimo ho letto poco o nulla.
Viene impedita una manifestazione che rivendica le radici occidentali per non turbare gli immigrati musulmani.
Se, adesso che siamo ancora netta maggioranza, abbiamo dei politici che ci impediscono di manifestare le nostre idee, cosa potrebbe accadere fra 20 anni quando, con questo ritmo, la presenza islamica in europa sarà vicina al 50% ?
Esseri come il sindaco di Bruxelles sono inqualificabili per il danno che provocano alla comunità occidentale.
La politica dell’accoglienza indiscriminata sta dando i suoi frutti avvelenati, senza che quelle che dovrebbero essere le “autorità” politiche e istituzionali provvedano a difendere la società civile, anzi, confidando sulla mancata reazione per eccesso di tolleranza e spirito democratico, preferiscono ergersi a censori delle iniziative che rivendicano le nostre radici Romane e Cristiane invece di porre dei paletti all’invasione musulmana, con una selezione dell’immigrazione.
E questo non accade solo a Bruxelles, ma ovunque ci sia una giunta, un governo, una amministrazione di sinistra.
In Italia, ad esempio, abbiamo visto come, in ossequio ad una ideologia distruttiva della civiltà e della società, uno dei primi atti della sinistra dopo le elezioni vinte (?) nel 2006, fu di rendere legale la presenza in Italia di 350.000 clandestini, aumentando del 200% gli ingressi autorizzati dal Governo Berlusconi che già assommavano alla bellezza di 170.000 unità.
E la stessa sinistra sta manovrando per modificare la Bossi Fini, consentendo ricongiungimenti e facilitazioni per l’acquisizione della cittadinanza italiana.
E che non sia solo questione di accoglienza lo dimostra la solita sinistra catto-comunista che a Bologna ha concesso una permuta di terreni – secondo alcune valutazioni in perdita secca per la comunità locale – ad una organizzazione islamica, per consentirle di costruire una moschea , la più grande di europa, che diventerebbe anche centro culturale e di chissà quali altri traffici e iniziative.
A fronte di simili collusioni tra islam e sinistra noi ci troviamo inibita da un provvedimento di un sindaco socialista la possibilità di manifestare contro l’islamizzazione dell’europa.
Una situazione che fa rimpiangere il Medio Evo, quando era il Principe a difendere la “sua” terra e con essa anche chi vi abitava, dalle mire espansioniste dei musulmani.
Oggi, con una democrazia che, polibianamente , riterrei più una oclocrazia, si aprono le porte di casa a chi entra per imporci i suoi usi, i suoi costumi, la sua religione, la sua mentalità.
Nel confronto, con buona pace di Churchill, l’oclocrazia di oggi perde davanti all’Aristocrazia di ieri.
Speriamo che la storia dia ragione a Polibio .

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08 agosto 2007

Deludente Sarkozy

Per il momento la delusione è limitata al libro intervista che qui commento, anche se la scelta dei ministri del suo governo, con l'ampia concessione ad elementi di sinistra (in particolare al ministero degli esteri: come se Berlusconi, tornando al governo, nominasse alla Farnesina Gino Strada !) lascia, come minimo, perplessi.
Ma veniamo al libro redatto sotto forma di intervista che ho letto all'inizio di questo periodo estivo e nel quale speravo di trovare un progetto politico e, invece, vi ho trovato solo l'arringa autocelebrativa di un bravo avvocato di provincia con ambizioni nazionali.
Tralasciamo la inutile introduzione di Gianfranco Fini - strumentale al mettere il "cappello" su una figura emergente - e veniamo al libro.
Pensavo che, pur nella forma di intervista, fosse l'annunciazione di un progetto politico, come fu, nel 1974, il "Democrazia Francese" di Valery Giscard d'Estaing, unico non gollista e non socialista, a sedere per sette anni (1974-1981) all'Eliseo.
In Democrazia Francese Giscard aveva tratteggiato quelle che lui, partito come esperto economico, vedeva le sfide alla Francia e come intendeva affrontarle.
Il quadro offerto da Giscard aveva un respiro mondiale che andava ben oltre i ristretti confini francesi e Democrazia Francese poteva anche essere una sorta di manifesto del conservatorismo (più che del liberalismo) internazionale.
Giscard non mantenne le promesse.
E nel 1981 fu sconfitto, per una incollatura, da Mitterand.
Sarkozy, invece, ha preferito farsi intevistare e farsi porre delle domande funzionali a giustificare il comportamento tenuto nella sua attività ministeriale, quasi esclusivamente centrate sul raporto tra stato e religione.
Così leggiamo che per Sarkozy cattolicesimo e islam sono alla pari.
Lui, che come ministro dell'interno era anche in Francia ministro del culto, tratta le due religioni come se due millenni di storia cristiana in europa e anche in Francia non fossero esistiti.
E senza pretendere, cosa ancor più grave, alcuna reciprocità da parte dei paesi musulmani.
Quello che dice Sarkozy è astrattamente corretto, ma calato nella realtà concreta è il consegnare la Francia all'islam e, cosa ancor più grave, compromettere l'equilibrio anche delel nazioni confinanti.
Sarkozy si domanda se deve espellere i milioni di musulmani ormai insediatisi in Francia.
Se necessario, sì.
Se danno luogo a disordini, se pensano di creare con le loro moschee e i loro circoli culturali religiosi una sorta di stato nello stato, sì.
In fondo fu proprio in Francia che tra il XVI e il XVII secolo si compì la "cattolicizzazione" della nazione, creando anche l'epopea di La Rochelle, del Maresciallo Toiras con la sua resistenza all'isola di San Martino e la successiva riscossa francese ad opera del Cardinale Richelieu e della sua poderosa diga che piegò gli ugonotti della cittadina ribelle.
E se nei libri di storia la vicenda passa come uno scontro tra ugonotti e cattolici, nella realtà fu la affermazione della unità politica dello stato francese, con il re che non poteva ammettere nei suoi confini città stato ribelli che ne disconoscessero l'autorità e gli ordini.
In Francia sono di nuovo allo stesso punto, con l'aggravante che lo stato nello stato non è rappresentato da una religione cristiana, ma dall'islam, estraneo alle nostre radici e da sempre ostile al mondo occidentale.< E' preoccupante che anche Sarkozy preferisca non affondare il bisturi su un problema che rappresenterà una sempre maggiore criticità per la nostra civiltà.
E' preoccupante che si archivino con così tanta facilità le nostre radici nel nome di una par condicio erroneamente interpretata, perchè dare soluzioni uguali a situazioni differenti è somamente iniquo.
E dare soluzioni uguali a quel che rappresenta per la nostra cultura e la nostra storia il cristianesimo e l'islam, significa favorire smaccatamente quest'ultimo.
Preferivo il Sarkozy così come era diabolicamente dipinto dai giornali di sinistra durante la campagna elettorale ...

P.S. Un'ultima osservazione.
Ad un certo punto Sarkozy definisce il Mediterraneo "mare nostrum".
Forse si crede italiano ?

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