Siamo in
crisi.
I
PIL sono in calo.
Le
borse “bruciano” miliardi di capitalizzazione.
I grandi “manager” della finanza si … accontentano di pochi milioni di
stipendio, al posto delle precedenti decine.
Gli “esperti” economici ci spiegano con abbondanza di particolari
perché siamo in crisi (
dopo che tutti l’hanno riscontrata).
Eppure pare esserci
un settore che non è in crisi: la zecca di stato.
Di qualunque stato.
Oltre oceano quello “
giovane, bello (?) e abbronzato”
spende e spande miliardi di dollari, come fossero noccioline e per fortuna che il Congresso, pur a maggioranza democratica, ha posto un limite al suo delirio di onnipotenza spendacciona.
In
Francia il marito di Carla Bruni aiuta senza ritegno la sua industria automobilistica, fregandosene altamente delle (timide) riserve di Bruxelles, ormai in rotta politica (oltre che economica).
In Inghilterra
Gordon Browne spera di ribaltare i sondaggi pompando denaro a più non posso nelle banche e nazionalizzandole.
In
Italia Berlusconi ha acconsentito ad un
nuovo ciclo di rottamazioni pro Fiat, ha fatto comprare
Alitalia ai privati, ma accollando allo stato i debiti della parte in perdita e
continua a chiedere scusa (ma noi non abbiamo nulla di cui scusarci, anzi i libici ci devono solo ringraziare) alla Libia, coprendo di elogi e di soldi (non suoi) Gheddafi.
Tutti assieme si sono poi trovati a
Sharm El Sheik (mica nella pensioncina di Cesenatico !) per
regalare miliardi fitti ai palestinesi.
Naturalmente questo prodighi signori hanno impegnato non i loro risparmi, ma i
NOSTRI soldi.
Sì, perché tutto questo fiume di denaro che viaggia su e giù per il mondo, è il
NOSTRO denaro.
E’ denaro sottratto alle
NOSTRE personali esigenze.
E’ denaro sottratto al finanziamento delle
NOSTRE Forze dell’Ordine per garantire la
NOSTRA sicurezza.
E’ denaro sottratto alla cura e manutenzione delle
NOSTRE strade e delle
NOSTRE città.
Quousque tandem abutere patientia nostra?Entra ne