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No alla deriva

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18 aprile 2026

Il percorso di guerra della Meloni

Giorgia Meloni non ha sicuramente svolto il servizio militare, ma si accinge a percorrere, in questo ultimo anno di legislatura, un vero percorso di guerra irto di difficoltà, di cui quelle economiche sono non solo le minori, per aver ben guidato la rinascita nei precedenti tre anni, ma anche meno rilevanti.

Il percorso di guerra riguarda essenzialmente un tema sensibile quale quello della base Ideale sulla quale concepire la Destra in Italia.

Valori, Ideali, Progetti, Alleanze interne ed internazionali.

Fino a qualche settimana fa, l'unica sbavatura era il sostegno a Zelensky che, se soddisfaceva una parte dell'Elettorato, veniva disapprovata da un'altra, consistente, fetta di Elettori di Centro Destra, pur venendo tollerata con pochi o tanti mal di pancia.

A me non è piaciuta neppure la richiesta di dimissioni (ottenute) alla Santanchè e a Delmastro a seguito di azioni della magistratura, ma, anche qui, ci può stare e si può tollerare (con tutto il rispetto e la stima per gli interessati che, ovviamente ed a ragione, la tollerano probabilmente un po' meno).

Quel che non si può accettare è il passaggio dall'alleanza con gli Stati Uniti, in una sorta di riedizione della coppia Reagan-Thatcher con la coppia Trump-Meloni, che parte dall'assurdo divieto di atterraggio a Sigonella (ecco che torna l'infausta località che già vide il crollo delle fortune politiche di Craxi, dietro l'apparenza di una esaltazione nazionalista in chiave antiamericana) e si conclude con la difesa, non richiesta, non dovuta e fuori luogo, del papa che si è messo a parlare dell'al di qua invece di restare nell'al di là e che aveva quindi, legittimamente, subito la bacchettata di Trump, con il negare i dragamine per liberare Hormuz e la sospensione del protocollo di intesa con Israele.

Per sprofondare ieri, partecipando a quell'inutile vertice dei volenterosi (tipo "suo figlio si impegna, è volonteroso, studia, ma proprio non ci arriva") alla corte di Macron, come quarta, medaglia di legno, dopo anche Starmer e Merz, quando in precedenza aveva avuto l'intelligenza e il buon senso di partecipare da osservatore, in videoconferenza, evitando così di essere travolta dal ridicolo di una conclamata impotenza europea.

Una riunione che si conclude con la risoluta, risolutiva, risoluzione di inviare dei dragamine, nell'ambito di una flotta comandata dai francesi, che andrebbe ad Hormuz solo dopo che sarà scoppiata la pace e non ci sarà pericolo alcuno e, per gli Italiani, dopo un voto del parlamento.

La Meloni ha così sbattuto malamente sui primi due ostacoli del percorso di guerra che la porterà al voto del 2027, scontentando una parte, non ha importanza quanto grande sia, del suo Elettorato che, per poter vincere, dovrà essere compatto e non perdere pezzi per strada.

Adesso vedremo come saprà superare i prossimi ostacoli, il primo dei quali è fra una settimana.

Cosa farà del 25 aprile, ricorrenza cara solo alla sinistra, la Meloni ?

Solitamente inviava un messaggio, sobrio, senza partecipare ad eventi e senza fare dichiarazioni antifasciste pur ricordando gli eventi di quegli anni.

E adesso ?

Farà anche lei la marchetta esplicita alla liturgia antifascista, scontentando un'altra fetta del proprio Elettorato (per sua sfortuna, a parte una marginalità, differente da quello che ha irritato passando da Trump a Macron), oppure saprà mantenere la dignitosa postura istituzionale degli anni scorsi ?


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