Tal Fioroni, sconosciuto ministro temporaneo di Prodi collocato all’Istruzione, si è permesso di minacciare il Sindaco di Milano Letizia Moratti, la Giunta di Centro Destra e tutti i milanesi in relazione alla disposizione di non accogliere iscrizioni dei figli di immigrati illegali nelle scuole meneghine.
Questo tal Fioroni ha minacciato di sospendere tutti i contributi statali a Milano se entro dieci giorni non viene revocato il provvedimento (che contempla anche la mancata iscrizione dei morosi).
Milano e la Lombardia, come l’intero produttivo Nord ad esclusione delle regioni a statuto speciale, è il principale contribuente alle spese dello stato italiano.
Ciò significa che milanesi, lombardi e settentrionali non “speciali”, pagano allo stato più di quanto le istituzioni locali ricevano dallo stato stesso, mantenendo quindi, con i propri contributi, anche le varie sovrastrutture che politiche clientelari hanno costruito in un’orgia di inefficienza e sprechi, tutti (ri)partiti da Roma con soldi dei laboriosi cittadini del Nord.
La Roma di Romano usa quindi i soldi non suoi per obbligare ad una politica che è rifiutata dalla maggioranza dei cittadini milanesi e dei cittadini del Nord e che, anche ad un esame superficiale, dovrebbe essere respinta ovunque e da chiunque.
Infatti se un bambino è figlio di illegali, nel momento in cui tenta l’iscrizione ad una scuola devono essere identificati i soggetti e rispediti a casa loro, perché non hanno alcun titolo per restare in Italia.
Quindi un bambino figlio di immigrati illegalmente presenti nel nostro territorio non può, materialmente, usufruire dell’istruzione scolastica, se non con una finzione che è anche omissione di un atto dovuto: l’espulsione.
Così, dopo lo scempio che la sinistra si appresta a fare dell’hub di Malpensa, il vandalismo fiscale prodotto dall’aumento delle imposte, primo atto di Prodi al governo e l’incentivazione alla costruzione di una valanga di moschee, un nuovo attacco viene portato all’area più produttiva della nazione, cercando con proterva e colpevole cecità, di metterla in ginocchio.
La risposta che gli amministratori di Milano e della Lombardia possono e devono dare è una sola: trattenere a Milano e in Lombardia le tasse dei milanesi e dei lombardi e, assieme agli altri Popoli del Nord, chiudere i rubinetti dei finanziamenti per Roma.
Una rivolta fiscale che può essere attuata immediatamente con il dirottare su uno specifico conto intestato al comune di Milano e alla Regione Lombardia tutte le imposte fino ad ora pagate a Roma.
Un metodo civile per dire basta all’arroganza del potere sinistro che usa il fisco come una clava, per imporre comportamenti e legislazioni contrarie al sentimento popolare e, soprattutto, contrarie all’interesse nazionale.
Mi auguro che Moratti e Formigoni si dimostrino degni e coraggiosi leaders del popolo milanese e lombardo.
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Questo tal Fioroni ha minacciato di sospendere tutti i contributi statali a Milano se entro dieci giorni non viene revocato il provvedimento (che contempla anche la mancata iscrizione dei morosi).
Milano e la Lombardia, come l’intero produttivo Nord ad esclusione delle regioni a statuto speciale, è il principale contribuente alle spese dello stato italiano.
Ciò significa che milanesi, lombardi e settentrionali non “speciali”, pagano allo stato più di quanto le istituzioni locali ricevano dallo stato stesso, mantenendo quindi, con i propri contributi, anche le varie sovrastrutture che politiche clientelari hanno costruito in un’orgia di inefficienza e sprechi, tutti (ri)partiti da Roma con soldi dei laboriosi cittadini del Nord.
La Roma di Romano usa quindi i soldi non suoi per obbligare ad una politica che è rifiutata dalla maggioranza dei cittadini milanesi e dei cittadini del Nord e che, anche ad un esame superficiale, dovrebbe essere respinta ovunque e da chiunque.
Infatti se un bambino è figlio di illegali, nel momento in cui tenta l’iscrizione ad una scuola devono essere identificati i soggetti e rispediti a casa loro, perché non hanno alcun titolo per restare in Italia.
Quindi un bambino figlio di immigrati illegalmente presenti nel nostro territorio non può, materialmente, usufruire dell’istruzione scolastica, se non con una finzione che è anche omissione di un atto dovuto: l’espulsione.
Così, dopo lo scempio che la sinistra si appresta a fare dell’hub di Malpensa, il vandalismo fiscale prodotto dall’aumento delle imposte, primo atto di Prodi al governo e l’incentivazione alla costruzione di una valanga di moschee, un nuovo attacco viene portato all’area più produttiva della nazione, cercando con proterva e colpevole cecità, di metterla in ginocchio.
La risposta che gli amministratori di Milano e della Lombardia possono e devono dare è una sola: trattenere a Milano e in Lombardia le tasse dei milanesi e dei lombardi e, assieme agli altri Popoli del Nord, chiudere i rubinetti dei finanziamenti per Roma.
Una rivolta fiscale che può essere attuata immediatamente con il dirottare su uno specifico conto intestato al comune di Milano e alla Regione Lombardia tutte le imposte fino ad ora pagate a Roma.
Un metodo civile per dire basta all’arroganza del potere sinistro che usa il fisco come una clava, per imporre comportamenti e legislazioni contrarie al sentimento popolare e, soprattutto, contrarie all’interesse nazionale.
Mi auguro che Moratti e Formigoni si dimostrino degni e coraggiosi leaders del popolo milanese e lombardo.
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