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09 gennaio 2008

Rivolta fiscale contro le minacce di Fioroni

Tal Fioroni, sconosciuto ministro temporaneo di Prodi collocato all’Istruzione, si è permesso di minacciare il Sindaco di Milano Letizia Moratti, la Giunta di Centro Destra e tutti i milanesi in relazione alla disposizione di non accogliere iscrizioni dei figli di immigrati illegali nelle scuole meneghine.
Questo tal Fioroni ha minacciato di sospendere tutti i contributi statali a Milano se entro dieci giorni non viene revocato il provvedimento (che contempla anche la mancata iscrizione dei morosi).
Milano e la Lombardia, come l’intero produttivo Nord ad esclusione delle regioni a statuto speciale, è il principale contribuente alle spese dello stato italiano.
Ciò significa che milanesi, lombardi e settentrionali non “speciali”, pagano allo stato più di quanto le istituzioni locali ricevano dallo stato stesso, mantenendo quindi, con i propri contributi, anche le varie sovrastrutture che politiche clientelari hanno costruito in un’orgia di inefficienza e sprechi, tutti (ri)partiti da Roma con soldi dei laboriosi cittadini del Nord.
La Roma di Romano usa quindi i soldi non suoi per obbligare ad una politica che è rifiutata dalla maggioranza dei cittadini milanesi e dei cittadini del Nord e che, anche ad un esame superficiale, dovrebbe essere respinta ovunque e da chiunque.
Infatti se un bambino è figlio di illegali, nel momento in cui tenta l’iscrizione ad una scuola devono essere identificati i soggetti e rispediti a casa loro, perché non hanno alcun titolo per restare in Italia.
Quindi un bambino figlio di immigrati illegalmente presenti nel nostro territorio non può, materialmente, usufruire dell’istruzione scolastica, se non con una finzione che è anche omissione di un atto dovuto: l’espulsione.
Così, dopo lo scempio che la sinistra si appresta a fare dell’hub di Malpensa, il vandalismo fiscale prodotto dall’aumento delle imposte, primo atto di Prodi al governo e l’incentivazione alla costruzione di una valanga di moschee, un nuovo attacco viene portato all’area più produttiva della nazione, cercando con proterva e colpevole cecità, di metterla in ginocchio.
La risposta che gli amministratori di Milano e della Lombardia possono e devono dare è una sola: trattenere a Milano e in Lombardia le tasse dei milanesi e dei lombardi e, assieme agli altri Popoli del Nord, chiudere i rubinetti dei finanziamenti per Roma.
Una rivolta fiscale che può essere attuata immediatamente con il dirottare su uno specifico conto intestato al comune di Milano e alla Regione Lombardia tutte le imposte fino ad ora pagate a Roma.
Un metodo civile per dire basta all’arroganza del potere sinistro che usa il fisco come una clava, per imporre comportamenti e legislazioni contrarie al sentimento popolare e, soprattutto, contrarie all’interesse nazionale.
Mi auguro che Moratti e Formigoni si dimostrino degni e coraggiosi leaders del popolo milanese e lombardo.

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14 commenti:

Nessie ha detto...

Me lo auguro anch'io. Stringere i cordoni della borsa, è la risposta che si meriterebbero quei malfattori che ci sgovernano. Fioroni cerca di fare il generoso coi tributi altrui. Chi è illegale non può ricevere benefits. Oltre a essersi messi di traverso per Malpensa (dove ci sono fior di posti lavoro e maestranze che salteranno) per dirottare il traffico aereo su Fiumicino, Prodi e i suoi vorrebbero anche infestarci dei rifiuti napoletani!
Oggi Feltri su Libero l'ha detto chiaro e tondo: "NON mangeremo merda alla pizzaiola". Regolatevi". E così sarà. Altrimenti scenderemo tutti in piazza contro l'arroganza e la protervia di chi fa il sottomesso contro i facinorosi sfasciacittà (peggio della racaille magrebina nelle banlieues), e l'arrogante contro i cittadini onesti e adempienti.

Anonimo ha detto...

Bravo Massimo!
Io comincio ad averne davvero abbastanza di tutte queste sconcerie romane.

Anonimo ha detto...

Oltre alla rivolta fiscale si potrebbe anche , ad esempio, fare un rapido censimento degli immobili in uso a organi centrali e pagati dai lombardi ed iniziare a dare qualche ordine di sfratto, adeguare al prezzo di mercato gli affitti oppure metterli direttamente in vendita. Anche commissariati di polizia o caserme della GdF, sostituendoli con commissariati della polizia municipale o regionale oppure vendendo le caserme della GdF a privati. Glòi organi dello stato pagano dei canoni molto molto agevolati, il 5% del valore di costruzione, che non stanno nè in cielo nè in terra. Solo con la vendita di questi immobili si potrebbe compensare buona parte dei trasferimenti.
Il problema è proprio nel sistema: la "ivolta Fiscale", che io chiamerei meglio "Autonomia fiscale autodeterminata" richiederebbe una forte collaborazione fra istituzioni e cittadini ed anche , ahimè, un minimo di "Forza pubblica" regionale.
Spiego cosa succederebbe. La regioen vuole l'autonomia finanziaria, quaindi definisce propri codici per l'incasso delle imposte dirette e indirette . I cittadini pagano , ma nelle casse dello stato appare l'ammanco per il pagamento nei rispettivi conti centrali. I cittadini ricevono gli avvisi di accertamento da parte del concessionario nazionale, che quindi provvederebbe aiu squestri in Conto corrente, per il quale basta lasciare 10 euro sul cc e basta, ed a imporre ipoteche e vendite coattive. A questo punto chi difenderebbe il cittadino dall'essere sfrattato da casa propria , senza la presenza di una "Forza Coattiva" regionale ? Solo in presenza dell'incapacità degli organi preposti (cioè Concessionario, tribunale etc) di svolgere la propria attività esattiva si potrebbe, in teoria, parlare di efficacie rivolta fiscale. In caso contrario si potrebbe parlare di suicidio fiscale.....
Saluti

Anonimo ha detto...

aggiungo una riga .
La possibilità di resistere all'imposzione fiscale è direttamente legata alla capacità di opporvisi con la forza. Non esiste la "Rivoluzione Gandhiana" nelle imposte perchè ogni stato ha strumenti coattivi che , intervenendo sulle proprietà personali, conducono alle espropriazioni. Per cui la rivolta si converte nel suicidio fiscale. Al limite si possono fare campagna contro i versamenti volontari (lotterie, gioco d'azzardo, fumo etc) come fecero i milanesi nel 1847-1848. Una vera rivolta fiscale è stata invece la Rivoluzione Americana del 1776, che inizia come una rivolta fiscale in cui l'imposizione coattiva viene però impedita dalle milizie (... armate) dei singoli stati.
Quindi quando si parla di rivolta fiscale, pensiamo alle conseguenze...
Saluti

Anonimo ha detto...

Ideologie e rendite








Penso che tutta la storia e la mappatura filosofica delle ideologie sia da riscrivere, per lo meno a partire dall'Illuminismo. Ai soggetti provenienti da famiglie prive di identità che ci vengono a dire come deve andare il mondo, quando essi stessi non sanno né chi sono né perché esistono, non possiamo che opporre lo ius naturalis e i suoi capisaldi: la proprietà privata e il libero mercato. Proprietà privata e libero mercato impongono di buttare le ideologie solidariste e collettiviste nel pattume, una volta per tutte: gli errori mentali e il regresso di civiltà dei nostri nonni del novecento, un secolo di istupidimento di massa e di follia collettiva, non dobbiamo pagarli noi.

Occorre piuttosto imparare a riconoscere quando democrazie formali delegate nascondono tirannie oligarchiche e stataliste: le famiglie dei tiranni e i loro clientes, in questo caso, vogliono controllare e ingessare il mercato, e pretendono di vivere sulle spalle dei cittadini contribuenti, dei ceti produttivi.

Per impossessarsi della ricchezza creata e guadagnata dai ceti produttivi, tassano gradualmente ogni azione che il lavoratore compie nella sua vita, ogni ambito della sua esistenza. Salari e stipendi, consumi, atti amministrativi, risparmi, case, trasferimenti di proprietà, tutto diventa occasione per imporre balzelli ed estorcere così denaro a chi se lo è sudato.

Oggi vengono a raccontarci che vogliono diminuire le tasse sul reddito da lavoro dipendente; i soldi per far ciò però li trovano raddoppiando le tasse sui risparmi dei lavoratori dipendenti, dei poveri Cristi, di coloro che non possono emigrare o almeno portare i loro risparmi all'estero. In questo consiste la famigerata armonizzazione, cioè l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie.
Le quali ovviamente non sono rendite, ma sono i sudati, tartassati, inflazionatissimi risparmi di lavoratori e pensionati, che già non rendono nulla , visto che a causa dell'inflazione i rendimenti reali sono oggi negativi. Chi vive di rendita sono caso mai i membri del politburò, i maggiordomi dei padroni, coloro che hanno venduto il loro consenso in cambio di uno di quei posti pubblici d'oro o di comode poltrone politiche, con scarso engagement e lauti stipendi: rendite, appunto.

I dominanti di oggi possono essere raffigurati da una piramide: al vertice abbiamo le odierne famiglie reali, le famiglie della grande impresa assistita, sovvenzionata, sussidiata e le famiglie dei boss delle cosche. Tutti costoro sono i padroni assoluti dello stato. Al centro abbiamo i maggiordomi privilegiati, coloro che occupano le poltrone ben retribuite delle cariche politiche, amministrative e burocratiche, il politburò. Alla base abbiamo quella parte di dipendenti pubblici assolutamente inutile, coloro che, per timore di dover combattere sul libero mercato, hanno venduto il loro consenso in cambio di un misero "posto" pubblico, per un misero stipendio, maltrattati e disprezzati dai loro stessi padroni. Tutti gli appartenenti a questa piramide producono poco e male: il sistema si regge e va avanti utilizzando la ricchezza creata dai ceti produttivi: piccole e medie imprese, dipendenti del settore privato, lavoratori autonomi. La tirannia e l'oppressione consistono nel costringere questi ceti produttivi a mantenere, per forza, gli altri ceti parassitari. Il fisco serve prevalentemente a questo. Oggi la lotta di classe non è più tra proletari contro borghesi, ma tra lavoratori contro parassiti, tra ceti produttivi contro il politburò.

Capiamoci, con l'assalto dei ceti parassitari ai risparmi dei lavoratori (le rendite finanziarie) il passaggio è quasi epocale; per impadronirsi dei nostri risparmi non gli bastava più l'inflazione, oggi l'attacco espropriativo contro i risparmi degli Italiani è diretto, frontale e pesantissimo: aumento, quasi raddoppio dell' imposta sostitutiva, che, si badi bene, è per sua struttura e per base imponibile molto più pesante e vessatoria, a parità di aliquota percentuale, della normale imposta sul reddito, con la quale in troppi, per ignoranza o malafede, la confondono.

Come sono bravi, coloro che vivono sulle nostre spalle, nel falsare il significato del linguaggio, nel camuffare gli espropri che perpetrano.

Che fantasia affermare: "Vogliamo abbassare le tasse sui salari dei lavoratori, quindi raddoppiamo le tasse sui loro risparmi...".

Quanta gente sprovveduta e in buona fede si lascerà ancora prendere per i fondelli? Quanti poveri Cristi non capiranno che i tartassati sono sempre loro, che lavorano per far fare la bella vita a qualcun altro?

E ripeto il mio vecchio suggerimento: chiediti sempre nelle tasche di quali famiglie vanno i soldi che lo stato ti estorce.



Avv. Filippo Matteucci

Anonimo ha detto...

Quoto completamente il post. (Ad eccezione forse di Malpensa per la quale non ho le idee chiare)

2) Ti ho risp sulla globalizzazione sul mio blog.

3) Penso che se la rivolta fiscale fosse abbastanza estesa, non sarebbe necessaria la forza. Ma se anche fosse necessaria, rendiamoci conto che è inevitabile che ci si arrivi.

4) Altrimenti, si potrebbe organizzare uno sciopero dei consumi. Riducendo al minimo i consumi (cosa estremamente legale), lo Stato finirebbe in ginocchio rapidamente. Già solo di mancati introiti di IVA. Il PIL scenderebbe radicalmente e così le IRPEF imponibili.
Il calo dei consumi sulle benzine contribuirebbe notevolmente ad affamare la bestia.
Solo che soffrirebbero anche tutte le aziende. Anche se avrebbero un motivo valido per fare serrata.
Non so. Io lancio l'idea. A Roma per esempio io lo sciopero dei consumi sull'automobile lo faccio già.

Anonimo ha detto...

"Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia."

chi è che la metteva sull' ideologico e sul politico?
ecco qui un finto napoletano bolognese che cavalca il dramma dei rifiuti per attaccare l'avversario politico. come se non l'avevamo capito il vostro sporco fine. peggio della monnezza.
Viva Bassolino
Jean Lafitte

censura censura...

Massimo ha detto...

Credo che la rabbia che sta montando come il magma di un vulcano possa rappresentare la salvezza della nostra società. Anche il sondaggio a fianco evidenzia come le risposte più gettoinate siano quelle "violente" rispetto a quelle "istituzionali". Ne abbiamo abbastanza dei parrucconi (di maggioranza e di opposizione).
Concordo in pieno con le analisi dei commenti. L'Avv. Matteucci ha sviluppato un tema (quello delal riduzione delle tasse e aumento della tassazione sulle rendite) che mi proponevo di affrontare domani.

Infine il poveraccio che commenta parlando dei rifiuti, evidentemente senza leggere il post che parla di tutt'altro. Che dire ? Di solito quanti comemntano inserendo frasi che vorrebbero indurre alla pubblicazione tipo "vediamo se mi censuri" o simili vengono sistematicamente cestinati, ma questo che parla dei rifiuti di Napoli a commento di un post sull'ordinanza relativa all'ammissione dei figli di immigrati illegali a Milano, merita l apubblicazione, solo per mostrare al colto ed all'inclita il livello di chi si oppone alle tesi qui esposte.

Anonimo ha detto...

Non mi intendo molto di fiscalità
ma provo a esporre un'idea.
Se tutti denuciassimo 50 euro in meno nel modello unico,non avremmo grandi sanzioni,ma bloccheremmo il funzianamento dell'ufficio delle entrate con milioni di pratiche da esaminare e da fare le relative ingiunzioni o mi sbaglio?
ciao
Sarc.

Anonimo ha detto...

caro Massimo
per quanto riguarda il post.. "Censurabile" hai atto bene a pubblicarlo. Ognuno mostra quel che è.. Però propongo il famoso programma ambizioso già offerto al generale De Gaulle: "Mort au cons", dove cons non è per conservatori ;)
Detto questo c'è sicuramente un forte fermento, del resto Violante, che stupido non è,ma purtroppo è comunista, ha convocato i direttori dei tg per cercare di dare notizie più rosee, come se questo potesse calmare lo scontento ed i portafoglii desolatamente vuoti. Se da un lato si cerca di creare la calma, dall'altro si "Esporta" l'insoddisfazione: con abile mossa il governo, cercando di esportare le eocballe, per ora ha soprattutto esportato protesta se non rivolta, come si è visto in Sardegna e nelle Marche. Ci sono altri segnali che vengono ignorati dalla stampa, troppo presa dalle cavolate governative e parlamentari. Però mancano due grandi elementi : un minimo di coordinamento e di guida e poi una forte volontà di pagarne le conseguenze. Quindi per ora l'insoddisfazione rimane mugugno e null'altro...
Per ora.
Saluti

Anonimo ha detto...

Ho letto con attenzione il commento di Libertyfighter. non concordo con lui sul fatto che un'eventuale rivolta fiscale di massa, allo stato attuale fantascientifica, non porterebbe ad una risposta coattiva e "violenta" dello stato. Prima di tutti vi sarebbero azioni contro i promotori per istigazione, e quindi , come ho detto, anche contro chi lo proaticherebbe.Facciamo l'ipotesi che domani Formigoni, per tanti motivi, inciti alla rivolta fiscale, mettendo a disposizione il conto della regione per pagare l'imposta sul reddito (magari ridotta ;) ) . Subito partirebbe un avvisto di garanzia per istigazione che, essendovi la possibilità di reiterazione del reato, sarebbe seguito da un ordine di arresto. Ora chi , o che cosa , ne impedirebbero l'arresto ? Sicuramente mi dirai che, ggandhianamente, potrebbe portare la sua protesta anche dal carcere. Giusto, ma il gesto verrebbe visto come fortemente intimidatorio e taglierebbe un po' la testa al serpente. Ammettiamo che questio sia ininfluente. Entro 24 mesi partirebbero le caretlle, magari 3-4 milioni ( anche entro 36-48, visto che il sistema si imballerebbe). Entro altri 12 vi sarebbero sequestri etc. Da un lato il tempo sarebbbe molto lungo e questo calmerebbe gli animi, dall'altro , almeno a campione, lo Stato cercherebbe di eseguire i sequetri di beni mobili ed immobili, e qui vi sarebbe l'intervento della forza poublica. Oppure lo venderebbe coattivamente in tribunale portando il problema tra privati e lanvandosene le mani, ma incassando i soldi...
Come vedi il problema è un po' più complesso.
MI piacerebbe sapere come la pensi ( e magari anche come la pensa l'avvocato, giacchè la mi laurea non è in legge ;) )
Saluti

Massimo ha detto...

Ogni protesta fiscale, per riuscire, deve essere pratica da un gran numero di contribuenti. La proposta di Sarcastycon è percorribile se milioni di italiani si autoriducessero le tasse, rendendo praticamente impossibile l'accertamento tributario e i tempi per la contestazione e tutto il resto sarebbero tali da consentire il cambio del governo e una sanatoria organizzata da un nuovo governo Berlusconi. A maggior ragione, proprio per i tempi elencati, avrebbe senso una protesta dei vertici lombardi. Il tempo necessario a prendere provvedimenti contro di loro sarebbe tale da consentire l'abbattimento di Prodi e la sua sostituzione con un Governo Berlusconi che sanerebbe ogni situazione.
Ma il problema è come arrivare a milioni di italiani perchè agiscano all'unisono contro i gabellieri di Prodi e Visco.
E l'unico sistema è una presa di posizione studiata, organizzata dai partiti del Centro Destra, con una serie di precise indicazioni, delel formule da usare e delle imposte da autoridursi, in modo anche da facilitare il provvedimento di sanatoria a vittoria ottenuta.

Anonimo ha detto...

mhh se lo vedi come un sistema di bloccare la macchina burocratica beh ,allora può funzionare. Certo a fronte di mancati versamenti per 50 euro e relativi avvisi bonari, avvisi di accertamento, cartelle ricorsi etc, la cura del governo potrebbe essere una sanatoria (si sgraviano tutte le cartelle fino a 50 euro) il che comunque sarebbe una vittoria e tutti ci si potrebbe offrire una cena ;) . Però per funzionare veramente bene bisognerebbe percorrerlo nel modo più "Completo", ad esempio con un pool di avvocati/commercialisti pronto con ricorsi standard per bloccare commissioni tributarie TAR etc. ed il tutto gratis (o quasi) per permettere la partecipazione di massa. Nella mia praticaccia del tema posso dire che , ad esempio, in Lombardia basterebbero 100 - 150 mila contribuenti disposti ad andare avanti compresi ricorsi etc per mandare il sistema in tilt. Infatti gli uffici delle entrate cercano fino alla fine di evitare i ricorsi...

Saluti
PS mi scuso per i miei refusi, ma spesso scrivo in fretta.

Massimo ha detto...

Quasi esattamente quel che sostengo io. Ma non solo bloccare, bloccare per prendere tempo, arrivare al cambio di governo e ribaltare la politica fiscale, contribuendo alla vittoria delle posizioni contrarie alla rapacità dei gabellieri.