Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

Web blacknights1.blogspot.com
penadimorte.blogspot.com svulazen.blogspot.com
Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva
Visualizzazione post con etichetta Mozione Santanchè. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mozione Santanchè. Mostra tutti i post

06 settembre 2008

La Destra verso il Congresso. Le mozioni. Conclusione

Quale Destra dopo il Congresso ?
Abbiamo esaminato le mozioni che si contrapporranno a novembre al Congresso de La Destra.
Le mozioni rappresentano anche un modo di essere, di presentarsi ben differente.
Scontato dire che per il contenuto, per il modo di comunicare, per l’immagine pubblica, ho una netta preferenza per il candidato segretario Santanchè.
Ma c’è un ostacolo insormontabile: la mozione Santanchè, nella sua onesta chiarezza, propone una inaccettabile prospettiva di confluenza nel “partito di centro, moderato e liberale.
Inaccettabile finchè tale partito sarà “di centro, moderato e liberale”, finchè i suoi dirigenti si presteranno a recitare il “credo” antifascista, finchè ci saranno questi dirigenti a cominciare da Fini e Berlusconi di cui non potremo mai dimenticare la campagna elettorale fondata sul “voto utile” e, oggi, le mani nelle nostre tasche per Alitalia e finanziare Gheddafi.
Dall’altra parte abbiamo una lunga mozione Storace, dove troviamo di tutto e di più.
Dove troviamo validissime petizioni di principio, concrete e condivisibile proposte, ma anche la riproposizione di vecchie posizione terzoforziste, antiamericane e stataliste che sono estranee alla mia personale visione politica.
Ci sono ancora mesi di tempo prima di arrivare al Congresso.
Continuo ad auspicare una sintesi comune delle due mozioni, per presentare una Destra autonoma, Atlantica, fondamentalmente liberale in economia, conservatrice nei valori e solidale senza essere assistenzialista.
E’ necessario che Santanchè e Storace si accordino perché La Destra abbia un futuro.
Perché Santanchè ha una immagine sicuramente più spendibile anche al di fuori delle borgate romane e dei circoli del Sud, mentre Storace ha la capacità di organizzare un partito, di tessere la tela delle alleanze e dei contatti.
Ricordiamoci che Berlusconi non è eterno, che quando, al più tardi nel 2013, mollerà l’osso si aprirà una spietata guerra di successione nel “partito di centro, moderato e liberale”.
Già prima di allora gli scontenti si guarderanno intorno per trovare una soluzione Conservatrice e di Destra e se La Destra saprà cogliere l’occasione, in Italia potrà rinascere la vera Destra.
Santanchè rinunci al suo progetto di entrare nel PdL: non avrebbe alcun seguito tra i novecentomila elettori del 13 e 14 aprile.
Storace rinunci ad arroccarsi nella ridotta valtellinese dei socialnazionali, per aprirsi ad una Destra che sia in Italia moderna, non moderata, aggressiva e Atlantica, non terzoforzista.
Ci sono tre mesi tempo per rilanciare l’operazione che nel luglio 2007, riaprì alla speranza la Destra Italiana.

(4 – fine )

31 agosto 2008

La Destra verso il Congresso. Le mozioni. Mozione Santanchè

La Destra, il partito fondato da Francesco Storace nel luglio 2007 per restituire un riferimento a cittadini ed elettori di Destra in Italia e che, assieme alla Fiamma Tricolore, ottenne il consenso di novecentomila cittadini pari al 2,4% dei voti, si avvia al primo Congresso Nazionale, nel prossimo novembre.
Entro il 31 agosto dovevano essere depositate, corredate da almeno 10 firme di componenti il Comitato Politico Nazionale, le mozioni in appoggio delle candidature a Segretario.
Due le mozioni, due i candidati: Daniela Santanchè e Francesco Storace.
Da elettore de La Destra/Fiamma Tricolore e da uomo Conservatore e di Destra, sono profondamente interessato alle vicende del partito che ha già nel suo nome la parola “Destra”.
Sono rimasto disturbato dalle polemiche che nei mesi scorsi sono state innescate tra i due candidati, polemiche che hanno avuto il solo risultato di radicalizzare, come vedremo, le due mozioni e le due posizioni, allontanandosi da quello che era il programma elettorale e che, a mio avviso, andava riproposto senza modifiche perché rappresentava perfettamente una politica conservatrice e di destra, necessaria alla Nazione.
Le due mozioni sono quindi fortemente contrapposte, anche se continuo a sperare che sia solo una strategia mediatica per suscitare interesse, ritenendo esiziale per la Destra Italiana una ulteriore divisione con il corollario di una radicalizzazione delel rispettive posizioni.
Le due mozioni sono anche studiate e presentate in modo completamente diverso, con un approccio di immagine opposto (la Mozione Santanchè è di due pagine, "aperta" per definizione, quella Storace di trentadue), con conclusioni confliggenti, ma con solidi principi comuni.
Proprio per tali ragioni, oltre ad aver linkato le due mozioni per chi le volesse leggere integralmente, articolerò i miei commenti in quattro post.
In questo, oltre al cappello, commento la Mozione Santanchè , nel secondo commenterò le parti che condivido della Mozione Storace , nel terzo le parti che non condivido della stessa Mozione Storace, per lasciare al quarto una prima conclusione su un tema sul quale si ritornerà più volte fino a conclusione del Congresso (e anche oltre).
La Mozione Santanchè ha due pregi fondamentali:
- la facilità di lettura
- la chiarezza nelle finalità
.
A livello comunicativo la Mozione Santanchè sfata il mito del “politichese”, per esporre con perfetta sintesi e altrettanta chiarezza: valutazioni sulla situazione politica, idealità e proposta politica.
I sostenitori di tale mozione, infatti, considerano il risultato elettorale come l’affermazione della volontà popolare di passare dal bipolarismo al bipartitismo.
Per tale valutazione ritengono che i principi ideali della Destra, che riassumono in presidenzialismo e federalismo, politiche atlantiche, diritto alla vita, sicurezza, doveri e reciprocità verso gli altri, non possano essere perseguiti se non partecipando alla costruzione del partito unico di Centro Destra.
E’ chiara la proposizione: La Destra non più come soggetto autonomo, ma come “affluente” del partito unico di Centro Destra.
Ecco una mozione che dicendo chiaramente quello che i suoi redattori si propongono di fare, è altamente apprezzabile.
I principi ideali, sono i miei, li condivido al 100%.
La conclusione per sostenerli è totalmente contraria alla mia idea di Destra.
Se una prospettiva del genere ci fosse stata prima della scelte di Berlusconi di annullare i simboli identitari e, soprattutto, prima della campagna elettorale nella quale Berlusconi ha squallidamente utilizzato le paure degli elettori del Centro Destra con il “voto utile” e le “suppliche” in funzioni contraria alla Destra, ci si poteva anche ragionare, anzi sarebbe stata la mia prima opzione.
Ma oggi, con Berlusconi che ha definito la sua creatura un “partito di centro, moderato e liberale”, con la presenza, addirittura come portavoce del partito più forte, di un Capezzone, con Cicchetto e Rotondi che ne hanno ripetutamente marcato la natura “antifascista” e con le ultime iniziative che portano il governo a mettere le mani nelle tasche degli italiani per finanziare Alitalia e persino Gheddafi, con corollario di scuse, non dovute e storicamente sbagliate, per il nostro passato Coloniale, non credo vi sia possibilità per una persona realmente Conservatrice e di Destra di prestare il suo consenso a tale raggruppamento.
Ringrazio pertanto Daniela Santanchè per la grande passione che ha messo nella campagna elettorale e, soprattutto, per la chiarezza della sua mozione, ma ritengo inaccettabili le conclusioni ed ogni azzeramento della Destra nel “partito di centro, moderato e liberale.
Spero che questa mozione non vinca il Congresso, anche se auspico che riprenda la collaborazione tra Santanchè e Storace.

(1 – continua )

29 agosto 2004

Mozione Santanchè


MOZIONE APERTA


La Destra” della Costituente
VERSO IL futuro



La Destra e’ nata, nel luglio 2007, come forza politica identitaria del centro-destra al fine di preservare quei valori altrimenti non rappresentati.

Dopo aver affrontato a viso aperto la battaglia elettorale e testimoniato le nostre idee ed i nostri valori, abbiamo oggi il dovere e la responsabilità di diffonderli tenendo conto della semplificazione della politica che l’elettorato ha determinato in maniera inequivocabile, indicando in un bipartitismo, sebbene ancora imperfetto, il compimento del bipolarismo: la nascita del Pdl è la risposta dalla quale ogni progetto politico dell’area di centro destra non può prescindere. Il rischio, infatti, è precipitare nell’autismo ideologico e psicologico che può tradursi in castrazione politica, immobilismo delle idee e impossibilità di tradurle nella realtà quotidiana. Abbiamo ottenuto un risultato lusinghiero seguendo la strada dell’autonomia elettorale, nonostante fossimo ancora un partito giovane, senza strutture e mezzi in grado di affrontare tale competizione.

Oggi non vogliamo che tale risultato venga sterilizzato, perché un partito ha una sua ragione d’essere solo se è funzionale ad un progetto di guida della nazione. Il popolo, infatti, vota solo per credibili e verosimili prospettive di governo. Tutto il resto e illusione o finzione. In questa ottica la rappresentanza parlamentare è un obiettivo imprescindibile per chi crede nella politica come “partecipazione alla res publica” e non come autoghettizzazione, associazione di pensiero o, addirittura, come comitato che possa al massimo aspirare a rimborsi elettorali.

Noi crediamo che il compito de La Destra sia ora quello di anticipare il futuro. E qual è il futuro al quale sta andando incontro l’Italia? E’ certamente la costruzione di un grande soggetto politico di centrodestra che si candida a governare la Nazione per almeno i prossimi due lustri. Non vogliamo, non possiamo e non dobbiamo assolutamente commettere l’errore di far prevalere le ragioni del risentimento, sentimento che non può appartenere alla politica e che invece, rischia di far impantanare il partito nell’emarginazione, nella protesta sterile e demagogica, nell’extraparlamentarismo.

Il cosiddetto spazio a destra esiste e va rappresentato. Ma chi l’ha detto che per farlo sia sufficiente un micropartito? Noi crediamo che la pressione di una componente di destra-destra all’interno del nuovo soggetto politico che sta nascendo sia capace di produrre risultati maggiori e migliori. Questo nuovo grande fiume ha, infatti, bisogno di affluenti dove scorrano idee. Dobbiamo avere, di conseguenza, il coraggio di rappresentare l’affluente della destra che convince e condiziona. Qualsiasi altra strada finirebbe col relegarci nel settarismo e nel personalismo: cose che la gente non capisce e non capirebbe mai.

Essere di destra vuol dire mirare a governare, forti dei nostri valori.
Vuol dire rinnovare l’impegno per un Stato moderno in cui presidenzialismo e federalismo si sviluppino insieme per garantire decentramento, efficienza, solidarietà e contemporaneamente unità nazionale.
Vuol dire credere nel ruolo storicamente centrale dell’Italia nel contesto delle politiche atlantiche nello scacchiere internazionale.
Vuol dire impegno forte contro il carovita, gli sprechi, i costi della politica, i privilegi e gli abusi della casta.
Vuol dire diritto alla vita, all’istruzione, alla sicurezza e alla casa.
Vuol dire che i diritti di tutti siano sempre accompagnati dai doveri e dalla reciprocità verso gli altri.
Vuol dire, infine, indicare una strada realisticamente percorribile per arrivare ad affermare questi obiettivi.

Noi siamo fermamente convinti di voler partecipare, ora e subito alla costruzione della nuova Italia e non possiamo che vedere con favore l’azione di questa nuova maggioranza che sta cercando di cambiare la Nazione tra mille difficoltà. Non si può asserire di voler preservare La Destra dall’idea del ritorno ad una cultura isolazionista e poi pretendere di guidarla senza darle una seria prospettiva futura coraggiosa e, al contempo, credibile.

Ecco perché proponiamo Daniela Santanchè come Segretario nazionale. La stessa donna che, come candidata premier, è stata l’unica vera sorpresa della campagna elettorale avendo saputo, indiscutibilmente, mettere la destra al centro del dibattito politico. Ciò significa che quando ci sono, coraggio e audacia, intelligenza e capacità di confronto, orgoglio e umiltà, si possono certamente rappresentare le aspettative dei cittadini con chiarezza e determinazione.
E si può concretamente indicare un futuro nuovo,un futuro migliore: un futuro di Destra.


Entra ne