Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

Web blacknights1.blogspot.com
penadimorte.blogspot.com svulazen.blogspot.com
Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

26 giugno 2006

Tra calcio e politica:l'Italia del SI' e quella del no

Ancora poche ore per esprimere un voto che potrebbe spalancare all’Italia le porte del futuro o sprangarle per molti anni ancora, indirizzandola di nuovo verso quella decadenza politica, civile, morale ed economica, interrotta solo con i cinque anni di Governo Berlusconi e che ora è ripresa a causa di una maggioranza parlamentare di sinistra, tra comunisti e “cattolici” di sinistra: proprio quelli che scrissero, escludendo gli altri, la vecchia costituzione del 1948.
Una maggioranza parlamentare, ma non popolare, tale solo per un (colpo di) mano dei verbali degli scrutini elettorali pieni di ombre e sospetti anche per i voti delle circoscrizioni estere.
Tecnicamente non ci sono dubbi sul SI’ alla Riforma Costituzionale, perché darebbe alle nostre istituzioni quelle caratteristiche e quei poteri necessari ad affrontare ad armi pari le sfide della globalizzazione.
La vittoria dei conservatori cattocomunisti, significherebbe mantenere in vigore una carta vecchia e stantia, per di più pasticciata con l’affrettata riforma della sinistra del 2000.
La vittoria dei conservatori cattocomunisti significherebbe avviare l’Italia verso una involuzione democratica, politica, civile, morale, economica.
Esattamente il contrario di quello di cui abbiamo bisogno.
E quando il Centro Destra tornerà al Governo, dopo il fallimento della coalizione arcobaleno dei conservatori cattocomunisti, allora i provvedimenti saranno ancor più dolorosi per chi si è cullato nelle nicchie di privilegio clientelarstataliste.
Oggi gioca anche l’Italia del calcio (e per questo, ispirandomi come spiegherò, ad un “film cult” del 1961, ho già preparato le due versioni del post successivo al voto, perché, comunque, il percorso dovrà essere il medesimo, che vinca o perda il “SI’”, non essendo purtroppo ipotizzabile l’immediato crollo del governo cattocomunista).
La Nazionale, partita per i mondiali di Germania accompagnata dalle gufate dei cattocomunisti, che hanno dichiarato di tifare Ghana e persino Stati Uniti pur di vederci umiliati, è riuscita, invece, nonostante i teoremi giustizialisti sui presunti scandali calcistici, ad approdare agli ottavi, con buone probabilità di arrivare almeno in semifinale, visto l’impegno non proibitivo con l’Australia e l’eventuale quarto di finale con Svizzera od Ucraina.
Ebbene, prima dei mondiali, ci fu chi diceva “no” alla partecipazione della nostra Nazionale, suggerendo una involuzione uguale a quella di chi è contrario alla Riforma Costituzionale.
C’era chi diceva “no” alla partecipazione di Gianluigi Buffon, Fabio Cannavaro (i migliori, fino ad ora, con Andrea Pirlo, degli Azzurri !).
C’era chi diceva “no” a Marcello Lippi.
Erano sempre gli stessi, quelli che non vogliono navigare liberi in mare aperto, gli esponenti dell’Italia privilegiata, dell’Italia che ha paura.
L’Italia del SI’ è invece ottimista e positiva, è l’Italia per la quale vale la pena soffrire e sacrificarsi, di combattere senza mai arrendersi, è l’Italia che “atterra e suscita, che affanna e che consola”.
Forza Italia !

Precedenti post sulla Riforma del SI’


1) La dolce terra dove il SI' suona 2/6/2006
2)
SI' per ridurre gli sprechi della politica 9/6/2006
7) SI' al futuro 23/06/2006

25 giugno 2006

SI’:regaliamoci una Costituzione nuova di zecca

Ultimo appuntamento con le urne per questo 2006 ricco di scadenze elettorali.
Un appuntamento forse più importante e significativo di tanti altri.
Un appuntamento con il nostro futuro.
60 anni di chiacchiere, di clientelismi, di burocrazia, di manovre e manovrine e manovrone.
60 anni all’ombre di una carta costituzionale nata dall’odio e da una sconfitta bellica.
Per 60 anni ripetuti sono stati i tentativi di aggiornare la costituzione e renderla più aderente alle esigenze della nostra Patria e più concreta verso i bisogni dei cittadini.
Per 60 anni le lobbies che campano sulle chiacchiere, sul clientelismo, sulla burocrazia sono riuscite ad impedire il varo di una vera riforma costituzionale.
Il 13 maggio 2001, però, una nuova maggioranza di Centro Destra è riuscita a rompere la maledizione del vuoto cosmico che avvolgeva la carta del 1948.
E nel novembre 2005 il voto conclusivo del doppio passaggio alle camere.
La Riforma Costituzionale aveva superato quasi tutti gli ostacoli parlamentari, le imboscate, le resistenze di un passato che ha il volto degli Scalfaro, dei Ciampi, dei Prodi, dei Bertinotti, dei D’Alema e di tutta quella nomenklatura, cresciuta tra corridoi e sezioni e cellule di partito, di sindacato e della burocrazia, che ha il massimo interesse a mantenere le cose come stanno.
Abbiamo già visto le caratteristiche fondamentali di una Riforma attesa da almeno 20 anni e che solo ora può diventare realtà senza inghippi, compromessi e ritardi:
- Primo Ministro con poteri sufficienti per governare
- Fine del bicameralismo perfetto, con la creazione del Senato Federale, per accelerare le procedure di formazione delle leggi;
- Riduzione del numero dei deputati e senatori;
- Attribuzione alle regioni e agli enti locali di competenze esclusive su materie di immediato interesse amministrativo per la vita dei cittadini;
- Una corte costituzionale più aderente al ruolo di garante di una giustizia vera;
- Un presidente della repubblica più aderente ad un ruolo super partes
.
La sinistra maggioritaria in parlamento per un (colpo di) mano dei verbali degli scrutini elettorali pieni di ombre e sospetti anche per i voti delle circoscrizioni estere si oppone al SI’, nel nome degli interessi corporativi delle lobbies di privilegiati che fondano la loro ricchezza sulle tasse che pagano gli altri.
La stessa sinistra propone di riformare la costituzione dopo l’eventuale e non auspicabile vittoria di chi si oppone al SI’.
Ma come si può crederle ?
Come possono pensare di riformare un qualcosa che in 60 anni non sono mai riusciti a riformare ?
Perché rinunciare alla riforma che già c’è sperando in qualcosa che non solo deve essere ancora approvata, ma anche scritta ?
Si può ancora migliorare ? Certo.
Nessuno ha scritto che la Riforma Costituzionale sia perfetta.
Ma non possiamo, nella impossibile ricerca della perfezione, lasciare che la situazione costituzionale dell’Italia continui a marcire su una carta superata e non più adeguata ai tempi.
Intanto approviamo riforme utili e positive.
Poi, se necessario e quando sarà necessario, si potranno inserire ulteriori miglioramenti, come sempre accade in una realtà in movimento come quella di un mondo globalizzato.
L’Italia e gli Italiani oggi e domani possono farsi un grande regalo votando SI’: una Costituzione nuova di zecca e adeguata alle esigenze di un grande paese che vuole vivere e progredire nel benessere.

Precedenti post sulla Riforma del SI’


1) La dolce terra dove il SI' suona 2/6/2006
2)
SI' per ridurre gli sprechi della politica 9/6/2006
7) SI' al futuro 23/06/2006
8) SI' all'Italia 24/06/2006


Entra ne

24 giugno 2006

SI' all'Italia

La Riforma Costituzionale per la quale domani e lunedì saremo chiamati ad esprimere il nostro SI’, contiene principi condivisibili.
Non sono io a dirlo, ma quel Prodi che si fregia del titolo di presidente del consiglio grazie ad una maggioranza solo parlamentare, ma non popolare, divenuta peraltro tale per (colpo di) mano dei verbali degli scrutini elettorali pieni di ombre e sospetti anche per i voti delle circoscrizioni estere.
Quello stesso Prodi che cerca di irretire i soliti itaglioni, promettendo che dopo la bocciatura del SI’ da lui auspicata, ridurrà il numero dei parlamentari in misura ancor più sensibile dei 177 che la Riforma Costituzionale del SI’ ha già attuato.
Ma quale credibilità può avere un tizio che ha già fatto il record nel numero dei ministri, viceministri e sottosegretari, fino ad un esilarante 103 ?
Come può questo stesso tizio pensare di farci credere che, una volta respinta la certezza di ridurre i parlamentari di 177 unità, lui li ridurrebbe di oltre 300 unità ?
Il governo finirebbe ad avere più membri del parlamento stesso !
Se, poi, i principi sono condivisibili, perché opporvisi ?
La carta costituzionale di un paese deve esprimere un sentimento che sia condiviso e sia adeguato alle aspettative e alle esigenze di un intero popolo, non di una sola parte di esso.
Una funzione che la carta del 1948 ha esaurito in poco tempo, essendo un documento redatto sull’onda emotiva e sotto l’influsso particolare di una guerra persa che aveva diviso l’Italia e la carta ne era la più evidente riprova.
La nuova Carta Costituzionale, come verrà formulata dal SI’ degli Italiani, sarà invece la certificazione del superamento della guerra civile del 1943-1945 e anche del clientelismo di stato, dando responsabilità alle amministrazioni locali e limitando il ruolo del governo centrale ai grandi temi di politica finanziaria, estera e della difesa.
La chiarezza delle competenze delineate per stato e regioni,
la precisione delle procedure necessarie per sciogliere eventuali conflitti,
i poteri assegnati al Primo Ministro,
la riduzione dei parlamentari (già legge, basta un SI’, non una promessa da prodinotti !),
la fine del bicameralismo perfetto
,
ecco le ragioni di un SI’ all’Italia che ogni vero Italiano può dire non solo quando gioca la Nazionale di calcio, ma il 25 e 26 giugno nelle urne del referendum confermativo di una legge costituzionale che c’è già, che è già pronta.
L’Italia merita un posto in prima fila nella gestione globale del mondo.
Lo meritiamo per la nostra Storia, la nostra Cultura, la nostra Civiltà, la nostra capacità di dare all’Umanità dei capolavori nell’arte, nella letteratura, nella scienza.
L’Italia lo merita per l’importanza che riveste nel progresso civile dell’Umanità.
Ma per “stare dentro” e non essere messi ai margini, dobbiamo avere istituzioni adeguate alle nostre aspirazioni.
Una carta vecchia e dividente come quella del 1948 non è più adatta allo scopo.
La Riforma Costituzionale fornisce quegli strumenti, quelle guide innovative per far tenere all’Italia il passo con le altre grandi nazioni del pianeta.
Una Carta che, con la Riforma, diventa unificante, perché favorisce lo sviluppo delle peculiarità locali che arricchiscono la nostra comunità.
Responsabilizza governanti e governati perché tutti tirino, ognuno per le proprie capacità e con la consapevolezza di non essere abbandonato in caso di difficoltà, dalla stessa parte per il bene della Patria e di ciascuno dei suoi singoli cittadini.
Il SI’ di domani e di lunedì, è un SI’ all’Italia.


Precedenti post sulla Riforma del SI’


1) La dolce terra dove il SI' suona 2/6/2006
2)
SI' per ridurre gli sprechi della politica 9/6/2006
7) SI' al futuro 23/06/2006

Entra ne

23 giugno 2006

SI' al futuro

La città con i manifesti elettorali acquista sempre un colore … sudamericano.
I creativi si sono sbizzarriti e i colori abbondano, come gli slogan.
Gli oppositori del SI’, puntano come sempre sul terrorismo catastrofista, sul richiamo agli affetti ancestrali.
Invitano a non rompere la costituzione … noi invitiamo loro a non rompere e basta !
Ripescano un vecchio slogan architettato ai tempi dei referendum contro le televisioni private.
Ieri: “non si spezza così una illusione”.
Oggi: “non si spezza il cuore”.
Speriamo con analoga sorte.
Intimano, con sommo sprezzo del ridicolo: “la costituzione non si tocca !”
Sembra il nuovo idolo d’oro.
Peccato che loro stessi siano i primi a non volerla applicare (ricordiamoci ad esempio dell’art. 39 ancora non applicato) e a contestare se una qualche norma (veggasi l’art. 40) è stata (dopo 44 anni !!!) finalmente resa operativa.
Ma soprattutto mettono in campo il loro personale politico: Oscar Luigi Scalfaro.
Ma può, qualcuno, votare come vota Scalfaro ?
Il rappresentante più emblematico del vecchio che, invece di passare, ammuffisce ?
Sfido io che Scalfaro non vuole rinnovare la costituzione: ci ha vissuto sopra per 60 anni !
Ma l’Italia del terzo millennio non può rimanere ancorata a degli schemi nati con la sconfitta nella seconda guerra mondiale e architettati solo da una parte delle forze politiche, con esclusione di altre.
E, poi, diciamolo, dal 1946 ad oggi sono cambiate molte cose nella società, nei costumi, nella politica, nel mondo.
La costituzione del 1948 era considerata “flessibile” perché prevede un meccanismo, l’art. 138, di revisione e riforma.
Praticamente lasciato desolatamente inutilizzato o quasi.
Le uniche modifiche di rilievo sono state nel 2000, il pasticciaccio brutto di Amato che sperava di acquisire voti leghisti con una riforma del titolo V cui la Riforma odierna pone rimedio, e l’abolizione nella XIII disposizione transitoria e finale, del divieto di rientro in Italia dei discendenti maschi della nostra Casa Reale.
Pensiamo solo che la Costituzione Americana del 1776 è tuttora in vigore, nonostante sia dai costituzionalisti considerata “rigida”, adeguata ai tempi con i vari emendamenti, ma intonsa nel suo corpo fondamentale perché propone Valori, eterni, e non rigide regole, dettate da una specifica contingenza storica ormai abbondantemente superata.
La Costituzione Americana fu scritta quasi un secolo prima dello Statuto Albertino che, dopo un secolo, dovette lasciare il posto alla costituzione degli Scalfaro.
Allora noi non dobbiamo soffermarci sugli slogan, sui richiami al nonno petulante che non vuole cambiare, perché non si ritroverebbe nel nuovo.
Noi dobbiamo pensare al futuro.
Dobbiamo pensare ad una costituzione che ci fornisca elementi di stabilità e di governabilità.
Una costituzione che valorizzi le autonomie e le peculiarità delle nostre genti.
Una costituzione che tagli l’apparato dello stato a cominciare dai parlamentari (177 in meno !).
Una costituzione che consenta all’Italia di competere con le altre grandi nazioni nel mondo globale, perché il suo governo ha gli strumenti per decidere e applicare le sue decisioni, senza perdersi nei rivoli delle rivendicazioni locali, da lasciare alle amministrazioni locali.
Un SI’ al futuro, per il futuro, respingendo l’immobilismo di chi sa che si deve cambiare, ma non vuole rinunciare ai suoi privilegi.


Precedenti post sulla Riforma del SI’


1) La dolce terra dove il SI' suona 2/6/2006
2)
SI' per ridurre gli sprechi della politica 9/6/2006

22 giugno 2006

La prosperità è alle nostre spalle

Avete presente quegli articoli truculenti, che grondavano terrorismo economico e rappresentavano l’Italia di Berlusconi in preda alla più nera miseria ?
Se li avete presente, non vi domandate dove sono andati a finire ?
In naftalina, dite ?
La risposta è esatta, signora Longari !
E’ bastato il cambio di governo perché dai giornali scomparissero i terrorismi catastrofisti sulla nostra situazione economica.
Adesso ci sono gli articoli che cercano di giustificare, pur senza avere dati e numeri, un inasprimento fiscale, come è nella tradizione di una sinistra accattona e vendicativa che, per di più, ha raccattato la maggioranza parlamentare per (colpo di) mano dei verbali degli scrutini elettorali pieni di ombre e sospetti anche per i voti delle circoscrizioni estere.
Vi propongo ora un lancio ANSA di martedì 20 giugno 2006:

Istat: disoccupazione ai livelli piu' bassi dal '92
20/06/2006 - ora :10:34
ROMA - Disoccupazione in calo al 7,6% nel primo trimestre del 2006, rispetto allo stesso periodo del 2005. La variazione e' stata dello 0,6%. Lo ha reso noto l'Istat; le persone in cerca di lavoro sono 1.875.000. Secondo l'istituto di statistica il tasso di disoccupazione, al netto dei fattori stagionali, si attesta sul 7,4%, il livello piu' basso dal 1992. Nel primo trimestre dell'anno il numero degli occupati e' stato pari a 22.747.000, con un aumento di 374mila unita' rispetto al 2005. L'incremento, scrive l'Istat, e' dovuto principalmente all'occupazione straniera (+224mila) e all'apporto di ultracinquantenni. Per quel che riguarda il tasso di occupazione della popolazione tra i 15 e i 64 anni, il valore ha toccato quota 57,9%, sette decimi di punto in piu' rispetto al primo trimestre 2005. (Agr)

Non l’ho trovato nelle prime pagine di quei giornali dal terrosimo catastrofista facile.
Eh già, perché in sette righe ci si dice che a marzo 2006, cioè 9 giorni prima delle elezioni, la situazione occupazionale era la più florida dal 1992.
Indubbio merito di chi, per cinque anni, ha gestito situazioni non facili consentendo agli Italiani – e purtroppo anche agli itaglioni - di avere un lavoro. E l’aumento degli occupati si riverbera anche nell’aumento delle entrate fiscali, senza aver dovuto inseguire la chimera, parolaia e demagogica, della “lotta all’evasione fiscale”, formuletta che ormai fa il paio con la “repubblica nata dalla resistenza antiFascista … bla … bla … bla”.
E non finisce qui.
Come motivo di riflessione vi fornisco anche i dati di borsa, sempre inoppugnabili.
Ricordando che nel 1999, D’alema consule, cominciò ad esplodere la bolla speculativa, che nel frattempo abbiamo avuto l’11 settembre (2001), l’11 marzo (2004) e il 7 luglio (2005).
Ciononostante la fiducia degli investitori nel sistema Italia era tale che dal 2003, Berlusconi consule, la borsa italiana ricominciò a chiudere con il segno positivo fino al 9 aprile 2006 …
“In base ai dati diffusi dalla Borsa Italiana sui principali indicatori dello stato di salute dei mercati, aggiornati a fine marzo 2006, si rileva un andamento molto positivo della Borsa, soprattutto nel comparto azionario, con una crescita sia della capitalizzazione sia degli scambi … Nel mese di marzo il mercato azionario ha proseguito il trend di crescita in corso da novembre, infatti l’indice S&P/MIB ha chiuso il mese a 37.928 punti, crescendo dello 0,7% rispetto a febbraio e del 6,2% rispetto alla fine del 2005, raggiungendo anche quota 38.602, il massimo dalla sua introduzione. Il Mibtel, a fine mese, ha raggiunto i 29.309 punti (+1,8% rispetto a febbraio e +9,5% da fine 2005) mentre il MIB, quotando 28.562 punti (+1,3% rispetto a febbraio e +9,6% da fine 2005), si posiziona al di sopra della media europea; entrambi hanno raggiunto nel mese i valori più alti dal febbraio 2001 (rispettivamente 29.714 e 28.878).”
Poi il 9 aprile, una maggioranza nata per (colpo di) mano dei verbali degli scrutini elettorali pieni di ombre e sospetti anche per i voti delle circoscrizioni estere e così …
“Le statistiche relative all’andamento dei mercati nel mese di maggio confermano il sentimento generale affermatosi nelle ultime settimane tra gli investitori, in merito a un rallentamento dei corsi azionaririsultato mensile negativo per tutti gli indici azionari:
il Mibtel ha chiuso a 27.923 punti, perdendo il 5,09% rispetto ad aprile e mantenendo un +4,28% dalla fine del 2005;
il MIB si è fermato a 26.931 punti perdendo il 6,07% rispetto al mese precedente (+3,36% da fine 2005);
l’S&P/MIB ha chiuso a 36.450 punti con una perdita del 3,50% su aprile (+2,09% da fine 2005);
il Midex ha chiuso il mese a 35.352 punti con una perdita del 9,86% rispetto ad aprile (+11,8% da fine 2005);
l’AllStars ha concluso il mese a 15.473 punti perdendo l’8,42% rispetto ad aprile (+10,51% da fine 2005);
lo Star con 18.822 punti a fine mese ha perso rispetto ad aprile il 7,44% (+12,48% da fine 2005);
il TechStar ha concluso il mese a 11.479 con una perdita dell’11,90% (+11,99% da fine 2005);
il Mex a fine maggio si è attestato a 10.383 punti, perdendo il 4,04% rispetto alla fine di aprile (+8,44% da fine 2005).”

E l’ultimo dato al 21 giugno 2006 ...

SPMIB 35.500
MIBTEL 27.032
MIB30 35.310
STAR 17.613
TECHSTAR 10.791
MIB30-S 35.310
MIBTEL-S 27.032
Questa è la “felicità” cui hanno creduto gli itaglioni.
I numeri parlano chiaro: la prosperità ce la siamo lasciata alle spalle il 9 e 10 aprile.
Come diceva la pubblicità di una nota marca di birra ?
Meditate, gente, meditate …

Entra ne

21 giugno 2006

SI' per un presidente realmente super partes

Gli oppositori del SI’ alla Riforma Costituzionale si stracciano le vesti, accusandola di aver ridotto la figura del presidente della repubblica ad un guscio vuoto, togliendogli ogni potere e lasciandogli solo una rappresentanza meramente formale.
A parte il fatto che – come vedremo – non è vero, è opportuno ripercorrere velocemente l’esegesi della Riforma.
Ad un afflato Federalista marcato dalla Lega, faceva da opportuno contrappeso il richiamo all’Unità di cui portabandiera era Alleanza Nazionale.
I primi per il maggior decentramento e autonomie locali possibili, i secondi per la Repubblica Presidenziale, cavallo di battaglia mai rinnegato da Giorgio Almirante in poi.
Sarebbe stata una ottima soluzione, all’americana: Federalismo abbinato al Presidenzialismo.
Il Presidente sarebbe stato il simbolo dell’Unità Nazionale, dotato di fortissimi poteri e con l’autorità che gli sarebbe derivata dall’elezione popolare.
Le autonomie locali avrebbero avuto più poteri amministrativi locali, ma non avrebbero potuto mettere a rischio l’Unità della Nazione avendo un interlocutore del “peso” di un simile Presidente.
Purtroppo tale soluzione sarebbe stata troppo evoluta per i nostalgici della prima republlica dei compromessi che allignano anche nella Casa delle Libertà e che portano il nome di Unione di Centro.
Così si è preferito edulcorare il Federalismo e mantenere la divisione delle cariche tra presidente della repubblica e primo ministro.
Optando per quella formula del “premierato forte” di ispirazione anglotedesca.
Se abbiamo già visto quali sono i poteri e le responsabilità del Primo Ministro, vediamo ora perché la sinistra, maggioritaria – per ora – per (colpo di) mano dei verbali degli scrutini elettorali pieni di ombre e sospetti anche per i voti delle circoscrizioni estere, mente anche sul ruolo del presidente della repubblica riformato e regolato negli articoli 83-91.
Innanzitutto l’estensione della base elettorale e l’ampliamento di un quorum qualificato fino alla quinta votazione compresa (art.83), rende il presidente della repubblica così eletto maggiormente rappresentativo.
La riduzione da 50 a 40 anni per l’eleggibilità, aumenta la platea dei papabili che, in futuro, potrebbero anche non essere quei personaggi che, al momento, non avrebbero sfigurato nella parata del 1° maggio nella vecchia Mosca sovietica, tra i componenti del politburo, sempre uguali, sempre imbalsamati.
Viene regolato il caso di “ingorgo istituzionale” senza che si debba aprire una crisi nel caso in cui non vi sia identità di vedute tra presidente e primo ministro.
I poteri del presidente della repubblica restano sostanzialmente invariati nelle fattispecie di rappresentanza, mentre acquisisce poteri di nomina per alti funzionari e Autorithy.
Vengono meno invece quelle facoltà che rendevano il presidente parte in causa nelle diatribe politiche.
In sostanza non avremo più i Gronchi che imponevano i Tambroni, non avremo più gli Scalfaro che tramavano contro Berlusconi facendosi mallevadori di ribaltoni, non avremo più i Ciampi che interferivano nella attività legislativa del Governo – rallentandone l’azione – e portando a modifiche dannose come il premio di maggioranza regionale per il Senato, anziché quello nazionale, nella nuova legge elettorale.
E non è un caso se gli ultraottantenni ( e quasi novantenni) Ciampi e Scalfaro, siano contrari al SI', non riuscendo a capacitarsi che il mondo va avanti e non segna il passo come magari vorrebbero.
Il dominus della politica diventa il Primo Ministro, il presidente della repubblica assume un ruolo di garante della Unità, con funzioni che gli impongono l’astensione dalle interferenze e, pertanto, divenendo veramente quella figura super partes che, al momento, non è.
Il SI’ alla Riforma Costituzionale diviene così momento per nobilitare ed elevare, non sminuire, la figura del presidente della repubblica che diviene complementare, senza intersecare, a quella del Primo Ministro.



Precedenti post sulla Riforma del SI’

1) La dolce terra dove il SI' suona 2/6/2006
2)
SI' per ridurre gli sprechi della politica 9/6/2006

20 giugno 2006

Quasi quasi divento monarchico


Non avrei mai pensato, dopo quasi 50 anni di onorata militanza per la Repubblica Presidenziale, di provare uno spontaneo moto di simpatia per la monarchia.
Chi legge queste note (da ormai tre anni, quasi due su Digiland e uno qui) sa che la stima e la fiducia che provo nei confronti dei magistrati italiani è pari alla temperatura esistente sulla superficie di Plutone.
Del resto non passa giorno senza che se ne legga una nuova.
Ieri, ad esempio, la notizia che la magistratura, quella stessa che sofisticheggiando tra "guerriglieri" e "terroristi" ha mandato libero un ... "guerriglista", vorrebbe processare, incriminandolo - pensate un po' ! - per "delitto politico", il marine che, rispettando le sue consegne e regole d'ingaggio, sparò al posto di blocco in cui perse la vita Nicola Calipari.
Potrei adattare alla magistratura l’antico detto sui medici e la medicina: tanta fiducia nella medicina e nessuna nei medici, può diventare tanta fiducia nella legge e nessuna in chi deve applicarla.
Così è abbastanza naturale per me, nel momento in cui si solleva un qualsivoglia polverone con i vari Robespierre e Saint Just de noantri che emettono avvisi a raffica, provare simpatia per chi cade.
Se, poi, si vanno a leggere le intercettazioni (rectius: brani di intercettazioni … ) e si sentono i commenti scandalizzati sulle frasi e sulla terminologia usata, mi domando da dove spuntino questi moralisti dell’ultima ora e mi torna in mente la favola di Fedro sulle sacche messe da Giove sulle spalle degli uomini.
Una, la più piccola, con i difetti altrui, posta davanti.
L’altra, molto, molto più grossa, con i propri difetti, dietro
.
Ma tutto questo è colore, la questione più grave è invece quella delle intercettazioni.
Non che siano fatte, anzi credo che per la sicurezza di ognuno di noi non dovrebbero esserci limiti alla possibilità da parte dei Servizi e della Polizia all’intercettazione ambientale, telefonica e di ogni genere.
Il problema è la mancata riservatezza delle stesse, è la puntuale uscita sulla stampa di atti che dovrebbero rimanere riservati, anche perché ho l’impressione che sulla stampa finiscano brani delle intercettazioni acquisite, magari quelli dai quali emergerebbero responsabilità che, in un più ampio contesto – nel quale conta anche il tono che si usa – verrebbero ridimensionati a semplici boutade o a millanterie da bar.
Sembra quasi che la “professionalità” di certuni si riduca allo sbirciare dal buco della serratura il voyeurismo altrui, magari con tanta invidia.
Ma se c’è chi pubblica c’è – ed a mio parere è di gran lunga più colpevole – chi fornisce il materiale da pubblicare.
Le persone vanno tutelate, nella loro privacy, soprattutto quando vengono mosse loro accuse tutte da provare e, soprattutto, che devono dimostrare che devono tenere ad un dibattimento.
Troppe volte abbiamo visto svanire nel nulla processoni istruiti con grande clamore e, non vorrei sbagliare, ma mi sembra di ricordare che un paio ebbero come protagonista proprio il p.m. anglopotentino.
Altra questione è la carcerazione preventiva.
Altra infamia.
O uno viene preso in flagranza (tale può essere considerata anche una prova documentale o testimoniale) nel commettere reati contro la proprietà (distruzione di vetrine, auto etc.) o la persona (aggressione, omicidio) oppure la carcerazione è solo e semplicemente un modo per fiaccare la resistenza di un presunto innocente, al fine di estorcere una confessione che faccia magari quadrare teoremi non sufficientemente suffragati.
Mi suona molto strano che mentre ex terroristi assassini entrano in parlamento, altri vengono graziati e per altri ancora si sia messa in moto la ruota dell’amnistia, per dei reati (se mai ci fossero) di corruzione o di “concussione sessuale(sic!) si metta in galera una persona, con tanto di battage a reti unificate.
Mi sa tanto di gogna, addirittura prima di una eventuale sentenza di colpevolezza.
Ecco perché ho sentito in questi giorni sorgere un sentimento monarchico.
Sì … Silvio I … suona bene …


Entra ne

19 giugno 2006

SI' per garanzie vere e vera giustizia

In questi anni, soprattutto dopo il 1991, abbiamo visto come la magistratura abbia prepotentemente tracimato dai suoi limiti naturali, per diventare un contropotere, non elettivo.
La quantità industriale di informazioni di garanzia, prontamente rese pubbliche attraverso giornali e scribacchini compiacenti, ha compromesso la qualità degli atti stessi, la credibilità dell’istituzione e la legittimità stessa delle azioni.
Un Italiano sano di mente non può pensare di essere stato governato per decenni da banditi, magari compromessi con la mafia e, guarda un po’ che caso !, tutti dalla stessa parte politica.
Infatti, ad un esame più approfondito, l’alluvione di inquisizioni, si è ridotta ad un rivolo di condanne.
Ma permane una interpretazione ideologica della funzione togata che solo in parte è stata inquadrata dalla Riforma Castelli (che, infatti, ANM e sinistra vorrebbero abolire).
Ma una parte delle regole che devono informare il ruolo della magistratura, perché non tracimi, sono scritte nella Riforma Costituzionale.
E se il Consiglio Superiore della Magistratura è toccato in modo minimale (un po’ più di coraggio non avrebbe guastato) scorporando (art. 104, 4° comma) il terzo di membri elettivi del Parlamento in un sesto eletti dalla Camera e un sesto eletti dal Senato Federale, la Riforma Costituzionale che saremo chiamati il 25 e 26 giugno a confermare con il nostro SI’, ha riscritto l’art. 135 sulla composizione della Corte Costituzionale.
Una corte che è preposta a dirimere i conflitti di attribuzione, ma anche a determinare la conformità delle leggi alla carta costituzionale e giudicare sulle accuse mosse al presidente della repubblica.
Fino ad oggi i 15 giudici erano eletti per un terzo dal presidente della repubblica, per un terzo dalle varie magistrature e per un terzo dal parlamento.
Netta prevalenza (10 su 15) di giudici eletti o nominati da organi che non promanano dal Popolo, ma o sono eletti in secondo grado (presidente della repubblica) dove i compromessi sono all’ordine del giorno (sfido chiunque ad affermare che Napolitano sarebbe stato mai eletto con voto popolare !) o sono frutto dell’autoreferenzialità di una corporazione chiusa all’esterno e che è formata per concorso e non per elezioni.
Con la Riforma Costituzionale, rimane una maggioranza (8 su 15) di giudici nominati da tali organismi (4 dal presidente della repubblica e 4 dalla magistratura) ma ben 7 verranno eletti dal parlamento, con prevalenza (4 contro 3) del Senato Federale, quindi con un occhio di riguardo per le realtà locali.
Con la Riforma Costituzionale, viene inferto un duro colpo all’immobilismo parruccone del vecchio sistema, con auspicabili ulteriori sviluppi verso una corte più in sintonia con i sentimenti popolari.
In questo quadro la Riforma Costituzionale da confermare con il SI’ del 25 e 26 giugno, ha anche posto dei paletti sulle successive attività dei giudici che, alla fine del loro mandato novennale, non potranno ricoprire per tre anni tutta una serie di incarichi (governativi o amministrativi) riducendo quindi il rischio di “voti di scambio” e di interferenze nelle decisioni della corte stessa.
Probabilmente è per tali motivi che la sinistra, piccola maggioranza per (colpo di) mano dei verbali degli scrutini elettorali pieni di ombre e sospetti anche per i voti delle circoscrizioni estere, si oppone al SI’, favorevole alla Riforma Costituzionale.
Ma l’Italia ha bisogno di entrare nel terzo millennio, non di arroccarsi nei paludati sofismi e nelle corporazioni che appartengono ai lontanissimi anni in cui la vecchia costituzione fu scritta.



Precedenti post sulla Riforma del SI’

1) La dolce terra dove il SI' suona 2/6/2006
2)
SI' per ridurre gli sprechi della politica 9/6/2006

18 giugno 2006

Grand Hotel Guantanamo

Vi sono dei giorni in cui gli argomenti che si vorrebbe commentare sono ben più di uno.
Allora non resta che adottare il brevettato metodo Watergate e, raccolti, proporli tutti … naturalmente sintetizzando al limite della brutalità e limitandoci oggi alle questioni connesse con la politica estera.

Grand Hotel Guantanamo
Cominciamo subito con la vicenda che ci fornisce il titolo del post.
Con la limpidezza tipica della giovane età, ha già detto tutto Riccardo di Thank You America.
Ma che ci stiamo anche a porre dei problemi per dei terroristi catturati mentre, si opponevano alle Forze Armate della Coalizione ?
Dobbiamo riconoscere a simili figuri quelle garanzie che a loro non passa neppure per l’anticamera del cervello di riconoscere a tutti quelli che vorrebbero assassinare e che hanno assassinato con gli atti vigliacchi di terrorismo ?
Un cittadino, prelevato da casa e detenuto in attesa di giudizio ha diritto a tutte le garanzie del caso.
Uno che spara alle Forze della Coalizione, che si oppone al ripristino della legalità e della libertà, che progetta e mette in atto crimini terroristi, ringrazi di essere alloggiato al Grand Hotel Guantanamo.
E si vergogni chi, sofisticheggiando sui metodi, mette in pericolo altre vite, dando spazio alla propaganda terrorista.

Tour Operator, C.I.A.
Il caso è molto simile al Grand Hotel Guantanamo.
Sappiamo che ci sono terroristi in libertà, infiltrati nelle nostre retrovie.
Sappiamo che, se riescono a sfuggire alla cattura, è perché hanno coperture, protezioni e anche un uso sfacciato delle nostre leggi (o una loro opinabile interpretazione) che consente loro di continuare a minacciare la nostra libertà e sicurezza.
Sappiamo che il primo dovere di uno Stato che si rispetti è garantire i cittadini onesti, da chi vuole danneggiarli.
Dobbiamo avere dei dubbi sulle operazioni della C.I.A. per spazzare via un po’ di erba cattiva dal nostro territorio e, magari, ricavare da simile feccia un po’ di informazioni per metterci tutti in condizioni di maggiore sicurezza ?
Solo persone malate dentro possono pensare di mettere sotto accusa la C.I.A. e i governi che l’hanno aiutata a garantire la nostra sicurezza e libertà.
Altro che “inchieste”: santi subito !

Bush in Iraq
Con un bel contropiede, tipico del periodo “mondiale”, il Presidente George W Bush è volato in Iraq, per rafforzare il messaggio lanciato con l’eliminazione del criminale Al Zarquawi.
Un messaggio che non è diretto solo agli iracheni e ai terroristi, ma anche agli alleati infedeli, badogliani, che progettano di riprendere la politica del tenere un piede in due staffe.
Il minuscolo governo nato per (colpo di) mano dei verbali degli scrutini elettorali pieni di ombre e sospetti anche per i voti delle circoscrizioni estere che - come giustamente osserva Giulio Tremonti - con la sua piccolezza rende grandi i problemi del paese, è avvisato.


L'amico ... "diverso"
D'Alema è il tipico esponente comunista, cresciuto alla scuola di partito e cerca di infinocchiarci con la teoria dell' "amico diverso" degli Stati Uniti.
Siamo amici, ma ...
Siamo amici, però ...
Siamo amici, se ...
Dimenticando che, sin dall'antichità, l'amicizia presuppone un sentimento non assoggetabile a "ma", "però" e "se" che rappresentano solo il desiderio di tenere il piede in due staffe, per troppa viltà nel dire "no".
E questo dimostra quanto scarso sia per la sinistra il valore delle loro idee.
Personalmente un "amico diverso" lo eviterei come la peste, perchè sarebbe sempre pronto a pugnalarmi alle spalle.
Amicus certus in re incerta cernitur.

Entra ne

17 giugno 2006

SI’ per eliminare l'assistenzialismo clientelare

La Riforma Costituzionale che potremo confermare con un “SI’” il prossimo 25 e 26 giugno, ha un cuore federalista.
Il progetto federalista appartiene di diritto alla Lega Nord e ad Umberto Bossi che, unico, negli anni ottanta, intuì la sclerosi dello stati unitario e rispolverò il federalismo di cui Carlo Cattaneo era stato un precursore, prima ancora dell’unità del paese.
Federalismo, secessione e, infine, prendendo spunto dalle larghe autonomie concesse dal Regno Unito a Galles e Scozia, devolution” o devoluzione, cioè trasferimento di competenze e poteri dallo stato centrale alle regioni e agli enti locali.
Una soluzione positiva che trova la sua normativa nella Riforma Costituzionale agli articoli dal 114 al 133.
Inizio, ancora una volta, dalla critica al sistema di innestare in un testo vecchio e superato, sangue fresco.
Continuo a ritenere sarebbe stato di gran lunga meglio mandare in archivio la vecchia carta per riscriverne, articolo dopo articolo, una nuova.
Ma, tant’è, la politica è l’arte del possibile e più di così evidentemente non era possibile ottenere in considerazione delle resistenze degli statalisti presenti anche nel Centro Destra, sia pur in misura inferiore a quanti allignano a sinistra (basti considerare il pasticciaccio brutto della presunta “riforma” del titolo V raffazzonata da Amato per cercare di raccogliere un pugno di voti in più alle elezioni del 2001).
Un altro errore, a mio avviso, è l’aver mantenuto la “specialità” delle cinque regioni a “statuto autonomo” che non ha senso in uno stato federale dove ogni regione ha le sue competenze e poteri (e dove, nel terzo millennio, non avrebbe comunque senso neppure in uno stato centralista).
Notiamo quindi che la Riforma del 2005, sottoposta al “SI’” confermativo del 25 e 26 giugno, ha una alternanza di pesi e contrappesi, pur nella devoluzione di competenze e poteri.
Così se nel primo comma dell’art. 114 viene elevato a rango costizionale il principio della susssidiarietà dello stato rispetto alle realtà locali, nel terzo comma dello stesso articolo viene sancito il ruolo di Roma capitale.
La devoluzione delle competenze viene definita con una tripartizione ben determinata delle competenze per materia:
- legislazione esclusiva dello stato
- legislazione esclusiva delle regioni
- legislazione concorrente fra stato e regioni
.
Naturalmente gli eventuali conflitti di competenza trovano un percorso chiaro e ben definito per la loro risoluzione ed evitare situazioni di stallo.
La Riforma consente una maggiore vicinanza degli amministratori agli amministrati, crendo in capo ai primi quei poteri che li costringeranno ad operare nell’interesse della loro comunità senza trincerarsi dietro l’alibi dei “trasferimenti” di risorse da Roma.
Il governatore, il sindaco, avranno la facoltà di agire per migliore le condizioni della propria regione, del proprio comune.
E, con questa Riforma, se la situazione non migliorerà i cittadini sapranno che il motivo è da ricercarsi nell’inadeguatezza di chi hanno eletto e potranno così bocciarli alle elezioni e sostituirli con altre persone che potranno dimostrare di valere di più.
Verranno meno anche gli inutili assistenzialismi fini a se stessi, ma non verrà mai meno il principio solidaristico insito nella costituzione di una comunità nazionale.
In pratica: basta con i posti inutili e le clientele pagate da tutti, sì ad interventi mirati per rimuovere ostacoli allo sviluppo o per sopperire a situazioni di gravi calamità imprevedibili.
Il risparmio e la concretezza che deriva da questa impostazione ci dice anche il perché la sinistra al governo per (colpo di) mano dei verbali degli scrutini elettorali pieni di ombre e sospetti anche per i voti delle circoscrizioni estere, sia schierata contro il SI’.
Votare SI’ significa dunque avviare l’Italia sulla stessa strada che ha percorso la Gran Bretagna, valorizzando le identità locali, recuperando valori tradizionali locali e arricchendo l’intera comunità nazionale con il contributo fattivo di tutti, abbandonando e per sempre, il vecchio assistenzialismo clientelare, fondato sull’esproprio per alcuni per distribuire le briciole ad altri ed arricchire i mediatori: chi è in possesso della leva fiscale.
SI’, quindi, per uno stato moderno, proiettato al futuro dove tutti contribuiscano secondo le loro capacità e possano godere dei frutti del proprio lavoro senza vederselo sottrarre e disperdersi in migliaia di inutili rivoli.

Precedenti post sulla Riforma del SI’

1) La dolce terra dove il SI' suona 2/6/2006
2)
SI' per ridurre gli sprechi delal politica 9/6/2006