Ciò che è bene per la sinistra è male per l’Italia. Ciò che è male per la sinistra è bene per l’Italia.

Web blacknights1.blogspot.com
penadimorte.blogspot.com svulazen.blogspot.com
Si devono intraprendere le guerre per la sola ragione di vivere senza disturbi in pace (Cicerone)

No alla deriva

No alla deriva
Diciamo NO alla deriva

17 aprile 2009

Il referendum elettorale? Meglio nel 2011

La sinistra e i radicalfiniani infiltratisi nel pdl stanno montando una gran cagnara sulla questione del referendum.
Un referendum che, se dovesse brillare di luce propria, subirebbe la stessa meritatamente infelice sorte di quello del 2005 sulla legge relativa alla fecondazione artificiale, che vide la partecipazione di solo un italiano su quattro.
La sinistra e i radicalfiniani lo sanno bene e per questo cercano disperatamente di collegare la scadenza referendaria con qualche elezione che possa trainare il quorum.
Così non si fanno scrupolo di strumentalizzare le vittime del terremoto d’Abruzzo e i senza tetto, blaterando sui milioni che si “risparmierebbero” se il referendum fosse accorpato alle europee e al primo turno delle amministrative.
Ma quei milioni sono spesi per colpa loro, della loro volontà di sottoporre a votazione un tema di scarso interesse popolare, prettamente di tecnica elettorale e con una valenza esclusivamente partitica.
La legge prevede che ciò sia possibile e quindi sia: ma che si assumano la responsabilità di averlo promosso e di riconoscere che i costi dello stesso sono causati da tale volontà della sinistra e dei radicalfiniani.
E perché tale referendum possa avere valore, non solo giuridico ma anche morale, deve superare il quorum.
Ma deve farlo per la propria forza persuasiva, non perché la gran parte dei cittadini al seggio non rifiuterebbe una scheda quando, se fosse solo per quella, al seggio non si presenterebbe proprio !
Senza considerare che già è una forzatura unire le elezioni amministrative con quelle europee, figuriamoci se ci si aggiunge pure un referendum che tratta il sistema elettorale delle politiche !
La soluzione ideale, se si vogliono risparmiare quei soldi che verrebbero sperperati per la voglia referendaria di sinistra e radicalfiniani anche se si accorpassero le votazioni in un pastone indigeribile di schede e campagne elettorali, è il rinvio ad altro anno.
Il prossimo anno sembra prendere corpo come ipotesi.
Ma il prossimo anno ci sono le elezioni in una dozzina di regioni.
Votazioni, quelle sì, importanti e rilevanti anche sotto un profilo politico.
Perché allora non far votare nel giugno 2011 ?
In fondo la legge elettorale c’è e funziona e il referendum voluto da sinistra e radicalfiniani è solo un capriccio che dovremmo pagare, per loro, tutti noi.
Quindi possono benissimo aspettare.
E si mettano le mani sull’istituto del referendum, perché così com’è, chiunque riesce a raggiungere le 500mila firme necessarie per far sprecare un po’ di soldi ai cittadini, il più delle volte senza portare all’attenzione temi importanti.
Come dovrebbe essere nella natura di un referendum che non deve incidere sulla formulazione delle leggi, ma fornire indicazioni sui grandi temi: monarchia o repubblica ? e se repubblica: parlamentare o presidenziale ? aborto sì o no ?
Temi che non avrebbero bisogno di “accorpamenti” per ottenere il quorum giuridico e morale per decretare il successo della consultazione.

Entra ne

16 aprile 2009

La politica in pillole

I pirati sequestrano navi e minacciano ulteriori azioni violente.
Sembra che i politici che ci governano sappiano tutto su Asterix ma non conoscano Cesare.
Perché se avessero un minimo di conoscenza di storia vera, saprebbero come “trattare” i pirati.

La Fiat fa la voce grossa con i sindacati americani sulla vicenda Chrysler.
Esperti nello socializzare le perdite e privatizzare i profitti, ormai sgamati in Italia, cercano di ripetere il giochino con quei bambinoni americani.
Infatti quello “giovane, bello (?) e abbronzato” che hanno incautamente eletto a novembre ha abboccato ed ha promesso di staccare un assegno di sei miliardi e rotti solo in presenza di un accordo con Fiat.
Possiamo immaginare gli spazi di manovra della Chrysler nelle trattative con Fiat dopo l’intelligente e pubblico aut aut del loro promesso finanziatore (rigorosamente con i soldi dei contribuenti americani).
Del resto agli americani che hanno fatto quella scelta a novembre calza a pennello il detto: chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

Cisl e uil hanno sottoscritto con Confindustria il nuovo accordo sugli assetti contrattuali.
Epifani e la sua cgil sono rimasti a guardare, ululando alla Luna.
Purtroppo l’accordo è un pessimo accordo che fornisce ai sindacati confederali un assist formidabile per egemonizzare, con gli articoli 17 e 18 sulla c.d. “rappresentatività”, concetto da intendersi non a livello aziendale o di categoria ma su tutto il mondo del lavoro, le relazioni industriali, spazzando via i sindacati autonomi, unici ad avere a cuore l’interesse del lavoratore della categoria e non le beghe politiche romane.
La cgil incassa comunque e se non ha firmato è solo perché al governo c’è un certo Berlusconi.
Con D’alema (inasprimento della legislazione che limita lo sciopero) e con Prodi (entusiastica approvazione e difesa delle aliquote del 1996, 2006 e di ogni tassazione) sarebbe stata in prima fila per ottenere tali norme.
Un vero peccato, a livello di masochismo puro, che le siano state concesse da un governo apparentemente di Centro Destra.

Fini vuole dei correttivi alla “sua” legge sull’immigrazione.
Alcuni suggerimenti:
1) la clandestinità è un reato punito con l’espulsione immediata;
2) ogni cittadino – e non solo gli incaricati di un pubblico servizio – ha l’obbligo di denunciare i clandestini;
3) la cittadinanza si acquisisce dopo dieci anni di residenza, mediante giuramento di rispetto delle leggi italiane e previo esame sulla lingua, letteratura, geografia e storia d’Italia;
4) non è consentita la creazione di “cittadelle” etniche
5) i pattugliamenti nel Mare Nostrum dovranno essere finalizzati al respingimento e non al traino in porti italiani degli illegali
.

Il referendum costa.
Come si può risparmiare ?
Accorpando e creando caos nelle urne tra le varie schede ?
E se rinviassimo il referendum al prossimo anno ?
Anche in questo caso Fini ha manifestato la sua intenzione di correre per la poltrona che fu di Veltroni


Entra ne

15 aprile 2009

Tutti generosi con i soldi altrui

Terremoti, alluvioni, catastrofi naturali.
Ogni evento di questo genere fa risaltare la generosità di tanti che accorrono come volontari o contribuiscono spontaneamente alle varie raccolte di fondi.
Ma fa anche emergere la grettezza e la meschinità di alcuni.
Non sto parlando delle speculazioni politiche espresse con una faziosità così evidente da diventare un boomerang oltre a (s)qualificare chi le pone in atto, bensì dell’assalto alla diligenza del denaro di tutti.
Si sprecano le promesse e le cifre sparate a casaccio, sempre in rialzo, sui finanziamenti che dovrebbero essere accordati per una ricostruzione pronta e senza sbavature.
Ma quando si va a toccare il tasto del “dove” prelevare questi soldi, tutti questi solerti filantropi riescono sempre ad indirizzare verso le tasche altrui.
E se il primo posto nel podio spetta di diritto (e da almeno 17 anni) all’ex braccio destro di Craxi, Giuliano Amato che, ancora una volta, perde l’occasione per tacere e propone una “una tantum”, secondo la più perversa logica socialista e statalista, non è da meno il coro delle “onlus” che difende con i denti il proprio orticello: dare agli italiani la possibilità di destinare il 5 per mille alla ricostruzione in Abruzzo ?
Giammai !
Devono passare sul loro corpo prima di far entrare in concorrenza con il “richiamo” del terremoto le loro associazioni il cui “prodotto” evidentemente loro stessi stimano così poco da aver paura di una libera concorrenza.
Ho anche letto di chi vorrebbe avocare l’intero 8 per mille, il tutto in chiave anticlericale, dimenticando che se la Chiesa cattolica cessasse, per mancanza di fondi, di esercitare le attività assistenziali e caritatevoli, non basterebbe l’8 per mille di anni per farvi fronte.
E sorvolando sul fatto che l’8 per mille alla Chiesa cattolica è una libera scelta degli italiani contribuenti che, evidentemente, hanno più fiducia in quella millenaria Istituzione che in altre.
Ci sono poi i furbetti del referendum.
Questi sanno che della loro iniziativa non gliene frega niente a nessuno.
Sanno che votando, come dovrebbe essere per non mischiare mele e pere, in una giornata diversa da quelle per le amministrative ed europee, col piffero che raggiungerebbero il quorum perché la loro iniziativa possa sperare di avere successo.
Allora cosa dicono ?
Risparmiamo i soldi , accorpiamo le votazioni e facciamo un bel fritto misto tra amministrative, europee e referendum.
Addirittura il rimpiazzo di Veltroni la chiama “Bossi tax”.
Sbagliando, come al solito.
Perché quella spesa è voluta da chi ha promosso il referendum e se c’è qualcuno che dovrebbe pagare è proprio chi questa consultazione ha voluto.
E sarebbe quindi il caso di pensare ad un deposito cauzionale, pari al costo della consultazione, che tutti i promotori dovrebbero versare – anche con lo strumento della fideiussione bancaria – e che verrebbe trattenuta dallo stato se non si raggiunge il quorum e restituita solo se l’esito del referendum fosse positivo.
Questo si chiama risparmio vero !
Naturalmente si sprecano gli onanismi di chi propone addizionali e una tantum, nelle forme più disparate e fantasiose.
Con un unico comun denominatore: presuppongono tutti un balzello, una imposizione che si traduce nella destrezza di infilarci le mani in tasca e sottrarci quel poco denaro che, ancora, non sono riusciti ad incardinare in altre gabelle.
Tutti generosi con i soldi altrui !

Entra ne

14 aprile 2009

La quinta colonna nel pdl getta la maschera

La maggior parte di chi ha votato pdl (e Lega) lo ha fatto pensando a poche cose, concrete e di netta rottura con la sinistra.
La riduzione delle tasse, per avere a propria disposizione i soldi che si guadagnano e non vederli sperperati in mille rivoli clientelari.
La sicurezza, con una politica che fermi il flusso degli immigrati e riesca a fare pulizia tra coloro che sono entrati illegalmente in Italia, fermando lo stillicidio di rapine e violenze che a questi si accompagna.
Ordine e pulizia nelle città.
La tutela della vita dei cittadini onesti.
La difesa di costumi che rappresentano la tradizione della nostra Patria.
La valorizzazione della famiglia come nucleo fondante la società civile, una famiglia che è tale solo se composta dalla unione di un uomo con una donna.
Sono Valori che condivido e se non ho votato per pdl (o Lega) è stato perché le scelte effettuate da Berlusconi di imbarcare certi personaggi ed escluderne altri, non solo non mi avevano convinto, ma le giudicavo contrarie a quello stesso programma.
I fatti, purtroppo, mi stanno dando ragione.
Se, grazie solo alla presenza ed impegno personale di Berlusconi, ancora il governo deve essere giudicato migliore rispetto a qualsiasi altro governo dovesse essere (nel passato o nel futuro) presieduto da un esponente della sinistra, sta prendendo piede una autentica quinta colonna all’interno del pdl che manifesta la sua sistematica ostilità proprio a quei valori per i quali gli elettori hanno, principalmente, votato quel partito.
Non è un caso se quella quinta colonna trovi nel presidente della camera Gianfranco Fini il suo nume tutelare.
Non è un caso perché Fini, già dal settembre 2003, cominciò a rappresentare un autentico balzello, un bastone fra le ruote del governo Berlusconi.
Con la richiesta di voto per gli immigrati, con il sostegno al referendum contro la legge che regolava la procreazione assistita e la raccolta di firme per abrogare una legge elettorale che è quella che meglio può interpretare le esigenze italiane, garantendo in un tempo governabilità e pluralismo.
E non possiamo dimenticare che Fini definì lo stesso pdl “comica finale” e … va bene cambiare idea, ma nel giro di due mesi – tanti ne bastarono a Fini per passare dalla ostilità al posto in lista nel pdl – francamente è un po’ troppo, anche per uno abituato ad usare le idee come le (pessime) cravatte del suo guardaroba.
Così, passato il momento elettorale ed andato all’incasso della terza carica dello stato, Fini torna all’assalto del suo stesso partito, cercando di demolirne il consenso elettorale.
Si schiera con chi ritiene legittimo sottrarre alimentazione ad una persona inabile, lasciandola morire e critica la legge sul c.d. “testamento biologico” che vorrebbe impedire che ciò possa accadere, come dovrebbe essere in ogni nazione civile e senza il bisogno di una legge che lo imponga.
Ma, di più, va all’attacco del decreto sicurezza approntato da un ministro leghista.
Riesce così a far saltare le ronde popolari, l’obbligatorietà della denuncia da parte dei medici dei clandestini e anche la sola possibilità che ciò accada.
In questo è supportato da una entità, elettoralmente inconsistente, ma che ha saputo infiltrarsi nel partito giocando sulla ambizione di Berlusconi di rappresentare “tutti”: i radicali.
Tra loro Benedetto Della Vedova e Daniele Capezzone, figli ripudiati di Pannella, ma che da Pannella hanno ben imparato a vendere il loro prodotto, pur senza portare alcuna dote.
Sono l’ala laicista, politicamente corretta, contraria ai principi tradizionale di società e disposti ad assecondare ogni capriccio anche quando devia dall’ordine naturale delle cose, contraria a far interpretare al pdl il ruolo positivo di partito della vita, fortemente e prevalentemente anticlericale.
E adesso si sentono forti.
Al punto di gettare la maschera e svelare il loro disegno: con Fini batteremo il pdl ratzingeriano così si legge nel titolo di un post che riporta una intervista dello stesso Della Vedova.
In quella intervista (e nel titolo del post) è riassunto il disegno politico di costoro.
Un partito arlecchino, dove stiano dentro tutti e il loro contrario perché “anche il nuovo capo dei Repubblicani americani, Michael Steele, di colore, pro-gay, pro-choice, difensore del libero mercato, ha parlato del Gop come di un bigtent party, un tendone sotto il quale ci sono persone con opinioni e sensibilità diverse”, “un partito che sia in presa diretta con la società”, dove il dopo Berlusconi si chiama Fini perché “La sua linea è molto più aderente a quella del Ppe rispetto a quanti pensano ad un Pdl come partito della vita contro un presunto partito della morte, della famiglia contro le coppie di fatto e gli omosessuali, dell’identità cristiana contro quella multietnica e multireligiosa. Fa una scommessa sul futuro che mi piace”, mentre sulla sicurezza e l’immigrazione la posizione appare di gran lunga più allineata con la sinistra che con il Centro Destra perché “Il Pdl non può essere il partito della paura” e sul voto che ha bocciato i centri di accoglienza dopo che il governo stesso aveva rinunciato alle ronde popolari e dopo la famigerata lettera dei “101” Della Vedova è sempre più esplcito: “Il voto sui Cie è un segnale?Lo è, come pure la lettera dei 101”.
Favorevole pure al referendum elettorale che, limitando il pluralismo partitico, ridurrà il gioco a due sole forze e, infatti “Io penso a consolidare i due grandi partiti”.
Leggere Della Vedova è istruttivo per capire quanto l’ala radicalfiniana del pdl è all’attacco per utilizzare i voti di Centro Destra per finalità che non sono affatto di Centro Destra e si sente così forte da aver gettato la maschera: fino a quando l’elettore di Centro Destra continuerà a farsi prendere per il naso da costoro ?
Entra ne

13 aprile 2009

No alla tassa sul terremoto,meglio privatizzare la Rai

Me l’aspettavo.
Un evento così tragico non poteva lasciare indifferente chi vive, con preoccupazione, un periodo in cui le tasse non sono più allegramente inventate ed aumentate.
L’assalto alla diligenza del denaro pubblico trova ora un motivo per chiedere di vessare gli italiani con una nuova tassa, una tantum o addizionale è indifferente, con la scusa della ricostruzione dopo il terremoto in Abruzzo, ma che ha tutta l’aria di servire a ben altro, come abbiamo imparato in circostanze analoghe.
Non credo sia un caso che il primo gallo a cantare sia stato Giuliano Amato.
Sì, proprio quello che nel 1992 si inventò il prelievo forzoso del sei per mille sui depositi degli italiani.
Naturalmente entrando nei nostri conti correnti nottetempo.
A seguire Bersani, che cerca di accreditarsi – proponendo le sue espressioni più truci credendo che esprimano profondità di pensiero – come esperto di economia ma non riesce a nascondere le sue origini di tradizionale funzionario del pci.
Stavo quasi per intonare un “meno male che Silvio c’è” di ringraziamento per averci dato un governo che non tassa, quando ascolto un gr nel quale si dice che Tremonti, dopo la (giusta) decisione di dare l’opportunità di devolvere il cinque per mille alla ricostruzione in Abruzzo, starebbe anche pensando ad una addizionale irpef.
Cioè un prelievo forzoso sui nostri stipendi già ampiamente decurtati da una scure fiscale che resta ancora troppo vampiresca.
Mi auguro che questa “pazza idea” che porterebbe il governo Berlusconi allo stesso identico livello di un qualsiasi governo di sinistra o socialisteggiante, venga prontamente accantonata.
Anche perché i fondi per la ricostruzione – rapida e senza burocrazia o storni di denaro per altri scopi – sono reperibili in altro modo, senza alcun onere aggiuntivo per gli italiani, soprattutto con uno strumento così odioso come l’aumento delle tasse.
E non sto parlando del c.d. “accorpamento” delle votazioni per europee e amministrative con il referendum elettorale, perché tale soluzione, che consentirebbe ai referendari di raggiungere il quorum su una consultazione inutile e che provocherebbe solo danni riducendo ancor di più il pluralismo politico, rappresenterebbe un guadagno minimo, oltre ad essere un vuluns alla democrazia, quando si costringe a votare su materie differenti (e già è eccessivo l’accorpamento di elezioni amministrative con temi importanti ma squisitamente locali, con le europee finalizzate ad eleggere un parlamento inutile e senza poteri).
L’Italia è un cospicuo contribuente – a fondo perduto, cioè senza rimborsi – per ogni genere di iniziativa internazionale.
Sono centinaia di milioni di euro che possono essere, più correttamente utilizzati, per la finalità della ricostruzione.
Si è già parlato del cinque per mille, ma si può disporre che anche l’otto per mille di pertinenza dello stato sia destinato al terremoto.
E che dire di quei contributi ai giornali o al cinema che servono solo a retribuire prodotti (stampa o film) che non hanno alcun pubblico pagante ?
Nello spirito della libera iniziativa e del libero mercato deve sopravvivere solo chi è in grado di mantenersi.
Quando arriva l’assistenza dello stato, allora vuol dire che il prodotto non è adeguato al sentimento ed alle esigenze del Popolo e quale occasione migliore per tagliare simili sprechi ?
E non si può negare che i fondi in arrivo dall’estero e dai privati possono essere utilizzati per “sponsorizzare” la ricostruzione di monumenti e di interi quartieri, magari – e sarebbe meglio che non tramite organismi statali – sotto il diretto controllo dei donatori.
Ma c’è di più.
In Italia abbiamo uno strumento che provoca, sistematicamente, turbolenze e lotte di potere, con anche esborsi non indifferenti di pubblico denaro.
Questo strumento è uno dei più bramati nel privato.
E’ la Rai.
Perché non cogliere l’occasione per privatizzare la Rai, fare cassa e liberarsi, una volte per tutte, di quello strumento improprio di potere, lasciando che sia il mercato dell’ascolto a determinare il successo o meno (e quindi la chiusura) delle trasmissioni ?

Entra ne

10 aprile 2009

Lega di chiacchiere e di governo

Via le ronde popolari dal decreto sicurezza per volontà propria del governo.
Nessun obbligo ai medici di denunciare un reato (la clandestinità) e, al contrario, permane l’obbligo di NON denunciare.
Si torna a lasciar sciamare gli illegali sul territorio nazionale, consentendo loro, impunemente o quasi, di rubare e stuprare.
E, prima.
Declassamento del reato di clandestinità, punito solo con sanzione pecuniaria.
Maroni si dice “furibondo” e vengono ventilate dimissioni e crisi di governo.
Dopo sole 48 ore, Maroni è “soddisfatto”.
Hanno forse reinserito le norme eliminate dal decreto sicurezza con un colpo di mano della sinistra alleata ai politicamente corretti del “partito di centro, moderato e liberale” ?
No.
La Lega ha nuovamente calato le braghe, accontentandosi di nuove, vaghe promesse.
Così Berlusconi e l’ala finianradicale del suo partito affondano il colpo: election day con il referendum che tende ad abolire quelle norme della legge elettorale che tengono in vita un minimo di pluralismo partitico.
La Lega tace e abbozza.
Più dell’indignazione potè la poltrona.
La Lega, in questo frangente, si è dimostrata, come non mai, partito di chiacchiere e di governo.
Inaffidabile nel sostegno delle Identità Nazionale, dell’Ordine, della Sicurezza, come il partito di Fini, Della Vedova, Capezzone e dei “101” che hanno orrore acchè chi venga a conoscenza di un reato, lo denunci.
E’ ora di pensare di rivolgere altrove il nostro consenso.
Verso chi se ne frega delle poltrone di governo ed è disposto a stare sulle strade per opporsi ad una deriva che danneggia prima di tutto gli Italiani.

Buona Pasqua.

Entra ne

08 aprile 2009

Puzza di compromesso storico

“CAMERA, GOVERNO BATTUTO SULLE ESPULSIONI SCONTRO NELLA MAGGIORANZA
Esecutivo va sotto a Montecitorio su un emendamento di Pd e Udc. Dalla Lega accuse di 'tradimento'. L'ira di Maroni e la replica di La Russa. Carroccio non vota decreto. Precedentemente il governo aveva ritirato la norma sulle ronde” Ansa 8 aprile 2009 ore 17.02

Come volevasi dimostrare.
Se c’era bisogno di una conferma ai contenuti del mio post di ieri ecco oggi che un pugno di parlamentari di quel pdl “partito di centro, moderato e liberale mette in pratica le teorie dei “101” e affossa gli elementi più qualificanti del decreto sicurezza, dopo che, da parte sua, il governo aveva già calato le braghe ritirando la norma sulle ronde popolari.
Adesso tocca alla Lega dimostrarsi all’altezza di rappresentare le istanze del Popolo contro i “salotti” del “politicamente corretto” oppure confermarsi un partito tutto chiacchiere e distintivo.
La Lega deve aprire la crisi di governo, i suoi ministri devono dimettersi se non verrà ripristinato il decreto nella sua integrità.
Diversamente quell’ “orientamento” a votare Forza Nuova, diventerà sempre più una scelta di sopravvivenza a tutela della Identità Nazionale che, a questo punto, dovremo difendere centimetro per centimetro, anche nei confronti di quei parlamentari che, pur eletti con un programma basato sulla sicurezza, nella migliore tradizione democristiana spendono a sinistra i voti ottenuti da elettori di destra.
Dimostrando così che è meglio avere un governo apertamente nemico, piuttosto che un governo infido e incapace di tradurre in leggi le aspirazioni degli elettori.

Entra ne

07 aprile 2009

I Valori non vanno sacrificati all'economia

Parlando, come si fa in compagnia, di politica, un amico di antica data, quando ha saputo che mi stavo orientando ad esprimere un voto per Forza Nuova alle europee (ed a votare candidati ugualmente di Destra, anche se non di Forza Nuova, alle amministrative) si è stupito in quanto il movimento di Fiore è anticapitalista, antinglese, antiamericano e filopalestinese.
Sì, ho aggiunto, ed anche statalista.
Allora perché votarlo ?
Risposta semplice: perché vi sono dei Valori che, mettendoli in una ipotetica bilancia, la fanno pendere dalla parte di Forza Nuova.
Sono Valori per i quali l’interesse di chi apparterrebbe alla “mia” parte sulle altre questioni, è molto scarso, quando non addirittura ostile.
Parlo, prima di tutto, del sostegno alla Vita.
Purtroppo numerosi sono i parlamentari ed i movimenti che, pur parte integrante del partito di Berlusconi, sono solo tiepidamente schierati, quando non sono addirittura sostenitori del contrario, per la Vita e lo si vede nella polemica sulla legge 40 e sul c.d. “testamento biologico”.
Parlo della difesa della nostra Identità Nazionale che trova ascolto –in modo tiepido e con un particolare concetto di Nazione – solo nella Lega.
Parlo dell’europa che deve essere un concetto fondato sulle nazioni che la compongono e non una melassa basata sulla burocrazia e la moneta, dove non può esistere un trattato di Lisbona (votato congiuntamente da Lega e pdl assieme ai cattocomunisti del pci/pds/ds/pd) che calpesta la sovranità nazionale.
Parlo del controllo del territorio nazionale, sul quale non possono essere costituite “zone franche” in cui alimentare nuclei estranei alla nostra cultura, alla nostra storia al nostro popolo.
Parlo dell’immigrazione che deve essere contrastata, per difendere le nostre leggi, le nostre tradizioni, i nostri costumi, l’educazione dei nostri figli nelle feste che ci appartengono e anche nelle abitudini alimentari.
Parlo del matrimonio che è tale e di pregio solo tra un Uomo e una Donna.
Parlo del lavoro, della casa, dell’istruzione, della sanità che devono essere beni e servizi per gli Italiani prima di tutto.
Parlo di sicurezza, ordine (che è materiale ma anche mentale), disciplina, rispetto dell’autorità e della gerarchia.
Insomma parlo di tutto ciò che rende l’Italia una d’arme,di lingua,d’altare,di memorie,di sangue,di cor .
Mi sembra logico come, davanti a tutto ciò che rappresenta le nostre Radici e, quindi, anche la nostra possibilità di avere un Futuro, passino in secondo piano le differenze su alleanze internazionali e, soprattutto, di carattere economico.
E’ il motivo per cui, rebus sic stantibus, alle europee sono orientato a votare Forza Nuova.
I Valori non possono essere sacrificati all’economia.


Entra ne

05 aprile 2009

Socialismo globale

Quanti contestano le varie riunioni G20, G8, Nato, si rendono conto che stanno contestando proprio quello per il quale dicono di battersi ?
Sì, perché le decisioni prese al g20 di Londra sono la formalizzazione di un gigantesco grande fratello, un socialismo globale che renderà tutto il mondo più povero, arricchendo solo burocrati e parrucconi vari.
La volontà di punire chi – giustamente ! – vuole garantire la riservatezza dei dati bancari è un comportamento da soviet.
Le spese folli che sono state programmate a Londra significano un peso che probabilmente ipotecherà il futuro di tutte le nazioni e i popoli del mondo, caricandoli di debiti senza fine.
Il dirigismo burocratico delle iniziative che vorrebbero assumere, significa mortificare e comprimere lo spirito libero che appartiene alla natura dell’Uomo e che ci ha consentito di progredire e giungere agli attuali livelli di benessere.
I 20 “grandi” hanno deciso di metter mano al portafoglio, sì, peccato che sia il portafoglio dei cittadini che pagherà il salatissimo conto degli “stanziamenti” che hanno allegramente disposto, come una volta facevano i sovrani assoluti.
Come è possibile trovare quella massa spropositata di denaro se non stampando carta moneta, facendo salire alle stelle debito pubblico e inflazione ?
E chi pagherà tutto questo ?
Lo pagheremo noi nel prossimo futuro, lo pagheremo con pensioni da fame e con tasse vampiresche.
Lo pagheranno i nostri figli che si troveranno ad ereditare debiti colossali e, quindi, vedranno ridursi le loro garanzie e i servizi a loro favore.
Lo pagherà l’Umanità intera che sarà coinvolta da guerre grandi e piccole promosse da chi, non avendo altra soluzione al proprio debito, cercherà l’avventura, il colpo di dadi, per riparare ai danni fatti.
Tutto questo perché quei venti soggetti che si sono riuniti a Londra, per tamponare una crisi economica dalla quale si può uscire liberando le energie individuali e non comprimendole, dando spazio alla libera iniziativa di mercato e non imponendo rigidità, dirigismo e controlli, hanno guardato all’oggi – anche per puntellare la loro poltrona – e non al domani.
Con lo stesso spirito dei peggiori amministratori di società che puntano al risultato immediato per lustrare la propria targa, così i 20 “grandi” si sono dimostrati piccolissimi, lasciando ai loro successori il problema di convivere con colossali debiti pubblici e inflazioni galoppanti.
La fine del sogno americano coincide con l’inizio di un periodo di anarchia globale, che ha riesumato uno zombi: il socialismo, un sistema sconfitto e condannato dalla Storia.


Entra ne

03 aprile 2009

Fini l'invotabile

Lo ha fatto di nuovo.
L’elenco – ormai lunghissimo – della finazzate è riassunto in questo post di Nessie e relativi commenti.
Ma non si fa in tempo a compilarlo che il futuro segretario del pci/pds/ds/pd ci costringe ad aggiornarlo.
E’ il momento del suo sostegno all’ennesimo ostacolo che la corte costituzionale frappone al governo, questa volta su un tema sensibile: la procreazione assistita.
Nel 2004 il parlamento a maggioranza di Centro Destra approvò una legge che regolava tale processo: Fini votò a favore.
Nel 2005 si svolse un referendum promosso dai soliti ambienti radicali che fu respinto dal 75% degli Italiani che preferirono starsene a casa, ridicolizzando i referendari tra i quali si era infilato Fini.
Oggi un paio di articoli, che non alterano la sostanza della legge vengono messi in discussione dalla corte costituzionale che, al pari di Fini e del consiglio superiore della magistratura, si dimostra sempre più l’opposizione a questo governo Berlusconi, visto che gli strepiti del rimpiazzo di Veltroni e Di Pietro sono inutili folklorismi, buoni soltanto ad attizzare l’odio contro Berlusconi, utili solo a distruggere e spargere pessimismo e privi di una qualsiasi visione progettuale per l’Italia del futuro.
La posizione è sulla stessa lunghezza d’onda del nichilismo relativista e pro-morte che pervade coloro che sono contrari alla legge in votazione sul c.d. “testamento biologico”.
Non a caso Fini, anche in tale circostanza, si è schierato con costoro, negando uno dei Valori principali della Destra: la politica per la Vita
Così Fini diventa la bocca politica di quella magistratura che, tramite la corte costituzionale, cerca di modificare i provvedimenti del parlamento e tramite il consiglio superiore della magistratura di condizionare l’approvazione di leggi a lungo attese dal Popolo.
Infatti Fini aveva sollevato obiezioni ai passaggi più qualificanti della legge sulla sicurezza e, puntualmente, il csm emana un inutile comunicato in cui contesta quel provvedimento.
I magistrati devono applicare le leggi che verranno approvate dal parlamento.
Se vogliono partecipare alla stesura delle stesse, rinuncino alla toga e si candidino
.
La sicurezza è un bene primario del cittadino e nessun sofismo giuridico potrà mai giustificare la rinuncia ad azioni (come le ronde popolari o l’obbligo di denuncia dei clandestini) che possono incrementare la sicurezza di tutti noi.
Se ciò accadesse, allora si romperebbe il “contratto sociale” che è alla base della costituzione di uno stato e i cittadini acquisirebbero, automaticamente, il diritto a tutelare se stessi, i propri vicini e le proprietà private, visto che anche il voto del parlamento democraticamente eletto viene bypassato con speciose motivazioni basate solo sull’ideologia.
Ed è altrettanto evidente che Fini, schierandosi con costoro, conseguendo riconoscimenti e consensi verbali (ma nessuno a sinistra cambierebbe il voto per darlo proprio a lui finchè non compirà il passo finale di iscriversi al pci/pds/ds/pd diventandone segretario !) come quelli di Scalfari, D’alema e del sostituto di Veltroni, è da tempo giunto al termine del suo cammino verso sinistra, non ha più ragion d’essere la sua permanenza nel Centro Destra.
Ma, soprattutto, non vi è più alcuna corrispondenza tra i Valori morali, etici, politici, della Destra e quel signore che siede sulla terza poltrona di questa repubblica dalla quale sermoneggia contro quei Valori di Destra, come un qualunque Scalfaro.
Ci aspettiamo ora di vederlo in piazza alle prossime manifestazioni della cgil e del 25 aprile.

Entra ne