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23 ottobre 2012

Dai teoremi alla palla di vetro

Eravamo abituati ai teoremi dei magistrati.
Adesso, dopo la sentenza sul terremoto dell'Aquila, dovremo pensare alla palla di vetro ?
Una specie di "minority report" all'amatriciana con gli scienziati che, abbandonando il rigore che, fino ad ora, ci aveva fatto credere che i terremoti non potessero essere previsti, adesso si trasformino in tanti maghi Otelma.
Ma non vorrei che, per non saper nè leggere, nè scrivere, ci arrivino una miriade di leggi, per "mettere in regola la casa", che significherebbero solo tanti altri soldi che uscirebbero dalle nostre tasche per "adeguarsi alle nuove norme".


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08 luglio 2010

La solita ricetta di sinistra: tasse !

Ieri si è svolta una manifestazione di alcuni terremotati aquilani, con annessi scontri.
Mi auguro che i manifestanti rappresentino una minoranza degli aquilani cui va riconosciuto il diritto ad ambire alla completa ricostruzione della città, non a mostrarsi ingrati verso tutto quel che è stato realizzato.
Ho una età per cui posso ricordare l’impatto emotivo del terremoto nel Belice e i periodici servizi su chi, dopo decenni, ancora vive in baracche: nulla era stato fatto, pur avendo speso molto.
E il terremoto in Campania, in Umbria, con gli stessi risultati di spese pubbliche e risultati scarsi con cittadini nelle tende o in roulotte.
L’unico terremoto che, a mia memoria, abbia visto una rapida ricostruzione fu quello in Friuli del 1976.
Svolsi il servizio militare in quelle zone tre anni dopo e constatai che gran parte delle città e paesi erano stati ricostruiti.
A memoria ricordo che solo il Castello di Udine fosse ancora inagibile.
Ma nel Friuli, oltre ad affidare i primi interventi ad una sola persona – Zamberletti- che su quello costruì la sua fortuna politica, la ricostruzione fu merito essenziale dell’autonoma e incisiva azione dei Friulani che pure, comunque, rimasero a lungo nelle tende e nelle roulotte.
In Abruzzo case, vere case, sono state consegnate prima dell’inverno ed a tale obiettivo primario sono state destinate le risorse messe a disposizione dallo stato, ma anche i singoli contributi degli Italiani raccolti da quotidiani e associazioni.
E’ evidente che, passata l’emergenza in modo tale da considerare i terremotati abruzzesi “privilegiati” (per quanto sia sgradevole usare tale definizione graduando solo i risultati degli "aiuti" dopo i disastri) rispetto ai loro predecessori campani, siciliani e umbri, la ricostruzione, anche del centro storico cui comprensibilmente gli aquilani sono affezionati, dovrà procedere compatibilmente ai mezzi che, in questo periodo di crisi, sono a disposizione e in base a priorità (casa, lavoro, scuole, edifici storici ...).
Ma saranno anche gli aquilani stessi, come fecero i Friulani, a dover essere artefici della rinascita della loro città.
Lo stato e gli enti locali dovranno si partecipare, organizzare (beh ... meglio che l’organizzazione sia affidata ai privati ...), aiutare, ma il cuore della ricostruzione non potrà che essere dei cittadini.
Purtroppo ad incendiare gli animi, a indirizzare sulla strada sbagliata gli aquilani più animosi, si presentano puntuali centri sociali, “antagonisti” e opposizioni.
La manifestazione di ieri ne è un esempio.
Nessuno ha proibito a quegli aquilani di manifestare.
Ma il percorso era stato definito in anticipo.
Quando hanno voluto sfondare per deragliare dal percorso prestabilito hanno trovato la giusta fermezza delle Forze dell’Ordine.
Chi scende in piazza e viola gli accordi presi sul percorso cercando, con la forza, di rimuovere i blocchi predisposti non può poi piagnucolare se subisce qualche coercizione dalle Forze dell’Ordine.
E, soprattutto, non è accettabile che vi siano forze politiche che, pur di danneggiare il Governo (e con esso la Nazione) cavalchino anche queste “rivendicazioni”, sfruttando la buona fede di una parte (minoritaria come si è visto alle elezioni provinciali) della popolazione facilmente incendiabile negli animi.
Ma non tutto il male vien per nuocere.
Nei suoi disperati tentativi di farsi largo tra un passionale Di Pietro e la logica dell’efficienza governativa, Bersani, il segretario del pci/pds/ds/pd, è stato involontariamente protagonista di un siparietto comico e, senza pensarci, ha rivelato i veri intendimenti della sua parte politica: tassarci.
Per la ricostruzione all’Aquila, infatti, Bersani, da solerte funzionario di partito, non ha saputo dire altro che: siamo favorevoli ad una tassa di scopo.



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19 aprile 2009

Il vecchio resiste e il nuovo barcolla

La vicenda del terremoto in Abruzzo, del referendum elettorale, delle nomine rai pur non essendo novità nella cronaca e nella politica italiana, in questo aprile 2009 demarcano con grande nettezza lo spartiacque tra il vecchio modo di interpretare e fare politica e un “nuovo” modello che ha un solo, barcollante interprete, spesso isolato (e mal consigliato) anche dai suoi collaboratori: Silvio Berlusconi.
Vediamo infatti che il rimpiazzo di Veltroni, nel disperato tentativo di limitare le perdite di consenso, non si fa scrupolo di ingaggiare una polemica strumentale ogni giorno.
Il referendum elettorale come momento di spreco.
Uno spreco, però, voluto da chi il referendum ha promosso, non certo dal governo.
E se il referendum fosse sentito dal Popolo, non avrebbe bisogno di ricorrere al traino di altre elezioni, di genere completamente diverso, in un indigesto pastone di mele e pere.
Ma il vice di Veltroni si aggancia a qualsiasi tema pur di avere spazio nei notiziari, interpretando la parte del combattente contro Berlusconi.
Ed ecco che davanti ad una logica dichiarazione del premier (le indagini sui crolli non ostacolino la ricostruzione) insorge ritenendola un “insulto”.
Mi piacerebbe conoscere l’opinione degli sfollati: preferirebbero avere un tetto sulla testa o vedere i magistrati che indagano per anni sulle responsabilità tra perizie e controperizie ?
Comunque adesso sappiamo perchè si sono tenuti nelle baracche, in passato, migliaia di italiani colpiti da analoghi eventi naturali: prima le indagini, poi la ricostruzione, se questa è una mentalità pratica …
Terzo attacco del segretario a termine del pci/pds/ds/pd sulle nomine rai.
Con una finta ingenuità che ispirerebbe ben altre reazioni, critica i contatti tra la maggioranza parlamentare e i dirigenti rai.
Ma dov’è vissuto fino ad ora ?
Finchè la rai sarà pubblica le nomine spetteranno – logicamente – alla maggioranza con una lottizzazione che rispecchia i rapporti di forza parlamentari.
Perché, invece di scandalizzarsi ipocritamente per questo rito obbligato dalla natura pubblica della rai, non presenta un disegno di legge per la privatizzazione totale della rai ?
A supporto di un partito così dissestato arriva anche il “soccorso rosso” di Napolitano che, in ogni senso, rappresenta al meglio il vecchio che resiste.
Sua è, in ultimo, l’ennesima lettera per “rivendicare” le sue prerogative nell’esame dei decreti leggi e loro successive conversioni.
E’ evidente che il vecchio modo di far politica qui si tramuta in un ossessivo rispetto delle forme, anche quando queste, nel 2009 !, andrebbero a scapito della sostanza.
Nella crisi economica come nel post terremoto, il Popolo non è interessato ai formalismi, ma alla concreta attività per migliorare le condizioni di vita di tutti.
Mi sembra che Berlusconi lo abbia, quanto meno, intuito anche se altrettanto non si può dire dei suoi collaboratori e consiglieri che stanno ripercorrendo le vecchie strade già battute delle chiacchiere e della retorica.
E purtroppo combattere da solo stanca anche i guerrieri più indomiti.
Vediamo così che anche Berlusconi sembra cedere alle sirene di chi gli suggerisce di partecipare, per la prima volta in 15 anni, alle liturgie per una guerra che l’Italia ha perso 64 anni fa.
Il vecchio così resiste, mentre il nuovo non sembra godere di buona salute.


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15 aprile 2009

Tutti generosi con i soldi altrui

Terremoti, alluvioni, catastrofi naturali.
Ogni evento di questo genere fa risaltare la generosità di tanti che accorrono come volontari o contribuiscono spontaneamente alle varie raccolte di fondi.
Ma fa anche emergere la grettezza e la meschinità di alcuni.
Non sto parlando delle speculazioni politiche espresse con una faziosità così evidente da diventare un boomerang oltre a (s)qualificare chi le pone in atto, bensì dell’assalto alla diligenza del denaro di tutti.
Si sprecano le promesse e le cifre sparate a casaccio, sempre in rialzo, sui finanziamenti che dovrebbero essere accordati per una ricostruzione pronta e senza sbavature.
Ma quando si va a toccare il tasto del “dove” prelevare questi soldi, tutti questi solerti filantropi riescono sempre ad indirizzare verso le tasche altrui.
E se il primo posto nel podio spetta di diritto (e da almeno 17 anni) all’ex braccio destro di Craxi, Giuliano Amato che, ancora una volta, perde l’occasione per tacere e propone una “una tantum”, secondo la più perversa logica socialista e statalista, non è da meno il coro delle “onlus” che difende con i denti il proprio orticello: dare agli italiani la possibilità di destinare il 5 per mille alla ricostruzione in Abruzzo ?
Giammai !
Devono passare sul loro corpo prima di far entrare in concorrenza con il “richiamo” del terremoto le loro associazioni il cui “prodotto” evidentemente loro stessi stimano così poco da aver paura di una libera concorrenza.
Ho anche letto di chi vorrebbe avocare l’intero 8 per mille, il tutto in chiave anticlericale, dimenticando che se la Chiesa cattolica cessasse, per mancanza di fondi, di esercitare le attività assistenziali e caritatevoli, non basterebbe l’8 per mille di anni per farvi fronte.
E sorvolando sul fatto che l’8 per mille alla Chiesa cattolica è una libera scelta degli italiani contribuenti che, evidentemente, hanno più fiducia in quella millenaria Istituzione che in altre.
Ci sono poi i furbetti del referendum.
Questi sanno che della loro iniziativa non gliene frega niente a nessuno.
Sanno che votando, come dovrebbe essere per non mischiare mele e pere, in una giornata diversa da quelle per le amministrative ed europee, col piffero che raggiungerebbero il quorum perché la loro iniziativa possa sperare di avere successo.
Allora cosa dicono ?
Risparmiamo i soldi , accorpiamo le votazioni e facciamo un bel fritto misto tra amministrative, europee e referendum.
Addirittura il rimpiazzo di Veltroni la chiama “Bossi tax”.
Sbagliando, come al solito.
Perché quella spesa è voluta da chi ha promosso il referendum e se c’è qualcuno che dovrebbe pagare è proprio chi questa consultazione ha voluto.
E sarebbe quindi il caso di pensare ad un deposito cauzionale, pari al costo della consultazione, che tutti i promotori dovrebbero versare – anche con lo strumento della fideiussione bancaria – e che verrebbe trattenuta dallo stato se non si raggiunge il quorum e restituita solo se l’esito del referendum fosse positivo.
Questo si chiama risparmio vero !
Naturalmente si sprecano gli onanismi di chi propone addizionali e una tantum, nelle forme più disparate e fantasiose.
Con un unico comun denominatore: presuppongono tutti un balzello, una imposizione che si traduce nella destrezza di infilarci le mani in tasca e sottrarci quel poco denaro che, ancora, non sono riusciti ad incardinare in altre gabelle.
Tutti generosi con i soldi altrui !

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13 aprile 2009

No alla tassa sul terremoto,meglio privatizzare la Rai

Me l’aspettavo.
Un evento così tragico non poteva lasciare indifferente chi vive, con preoccupazione, un periodo in cui le tasse non sono più allegramente inventate ed aumentate.
L’assalto alla diligenza del denaro pubblico trova ora un motivo per chiedere di vessare gli italiani con una nuova tassa, una tantum o addizionale è indifferente, con la scusa della ricostruzione dopo il terremoto in Abruzzo, ma che ha tutta l’aria di servire a ben altro, come abbiamo imparato in circostanze analoghe.
Non credo sia un caso che il primo gallo a cantare sia stato Giuliano Amato.
Sì, proprio quello che nel 1992 si inventò il prelievo forzoso del sei per mille sui depositi degli italiani.
Naturalmente entrando nei nostri conti correnti nottetempo.
A seguire Bersani, che cerca di accreditarsi – proponendo le sue espressioni più truci credendo che esprimano profondità di pensiero – come esperto di economia ma non riesce a nascondere le sue origini di tradizionale funzionario del pci.
Stavo quasi per intonare un “meno male che Silvio c’è” di ringraziamento per averci dato un governo che non tassa, quando ascolto un gr nel quale si dice che Tremonti, dopo la (giusta) decisione di dare l’opportunità di devolvere il cinque per mille alla ricostruzione in Abruzzo, starebbe anche pensando ad una addizionale irpef.
Cioè un prelievo forzoso sui nostri stipendi già ampiamente decurtati da una scure fiscale che resta ancora troppo vampiresca.
Mi auguro che questa “pazza idea” che porterebbe il governo Berlusconi allo stesso identico livello di un qualsiasi governo di sinistra o socialisteggiante, venga prontamente accantonata.
Anche perché i fondi per la ricostruzione – rapida e senza burocrazia o storni di denaro per altri scopi – sono reperibili in altro modo, senza alcun onere aggiuntivo per gli italiani, soprattutto con uno strumento così odioso come l’aumento delle tasse.
E non sto parlando del c.d. “accorpamento” delle votazioni per europee e amministrative con il referendum elettorale, perché tale soluzione, che consentirebbe ai referendari di raggiungere il quorum su una consultazione inutile e che provocherebbe solo danni riducendo ancor di più il pluralismo politico, rappresenterebbe un guadagno minimo, oltre ad essere un vuluns alla democrazia, quando si costringe a votare su materie differenti (e già è eccessivo l’accorpamento di elezioni amministrative con temi importanti ma squisitamente locali, con le europee finalizzate ad eleggere un parlamento inutile e senza poteri).
L’Italia è un cospicuo contribuente – a fondo perduto, cioè senza rimborsi – per ogni genere di iniziativa internazionale.
Sono centinaia di milioni di euro che possono essere, più correttamente utilizzati, per la finalità della ricostruzione.
Si è già parlato del cinque per mille, ma si può disporre che anche l’otto per mille di pertinenza dello stato sia destinato al terremoto.
E che dire di quei contributi ai giornali o al cinema che servono solo a retribuire prodotti (stampa o film) che non hanno alcun pubblico pagante ?
Nello spirito della libera iniziativa e del libero mercato deve sopravvivere solo chi è in grado di mantenersi.
Quando arriva l’assistenza dello stato, allora vuol dire che il prodotto non è adeguato al sentimento ed alle esigenze del Popolo e quale occasione migliore per tagliare simili sprechi ?
E non si può negare che i fondi in arrivo dall’estero e dai privati possono essere utilizzati per “sponsorizzare” la ricostruzione di monumenti e di interi quartieri, magari – e sarebbe meglio che non tramite organismi statali – sotto il diretto controllo dei donatori.
Ma c’è di più.
In Italia abbiamo uno strumento che provoca, sistematicamente, turbolenze e lotte di potere, con anche esborsi non indifferenti di pubblico denaro.
Questo strumento è uno dei più bramati nel privato.
E’ la Rai.
Perché non cogliere l’occasione per privatizzare la Rai, fare cassa e liberarsi, una volte per tutte, di quello strumento improprio di potere, lasciando che sia il mercato dell’ascolto a determinare il successo o meno (e quindi la chiusura) delle trasmissioni ?

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