La sinistra e i radicalfiniani infiltratisi nel pdl stanno montando una gran cagnara sulla questione del referendum.
Un referendum che, se dovesse brillare di luce propria, subirebbe la stessa meritatamente infelice sorte di quello del 2005 sulla legge relativa alla fecondazione artificiale, che vide la partecipazione di solo un italiano su quattro.
La sinistra e i radicalfiniani lo sanno bene e per questo cercano disperatamente di collegare la scadenza referendaria con qualche elezione che possa trainare il quorum.
Così non si fanno scrupolo di strumentalizzare le vittime del terremoto d’Abruzzo e i senza tetto, blaterando sui milioni che si “risparmierebbero” se il referendum fosse accorpato alle europee e al primo turno delle amministrative.
Ma quei milioni sono spesi per colpa loro, della loro volontà di sottoporre a votazione un tema di scarso interesse popolare, prettamente di tecnica elettorale e con una valenza esclusivamente partitica.
La legge prevede che ciò sia possibile e quindi sia: ma che si assumano la responsabilità di averlo promosso e di riconoscere che i costi dello stesso sono causati da tale volontà della sinistra e dei radicalfiniani.
E perché tale referendum possa avere valore, non solo giuridico ma anche morale, deve superare il quorum.
Ma deve farlo per la propria forza persuasiva, non perché la gran parte dei cittadini al seggio non rifiuterebbe una scheda quando, se fosse solo per quella, al seggio non si presenterebbe proprio !
Senza considerare che già è una forzatura unire le elezioni amministrative con quelle europee, figuriamoci se ci si aggiunge pure un referendum che tratta il sistema elettorale delle politiche !
La soluzione ideale, se si vogliono risparmiare quei soldi che verrebbero sperperati per la voglia referendaria di sinistra e radicalfiniani anche se si accorpassero le votazioni in un pastone indigeribile di schede e campagne elettorali, è il rinvio ad altro anno.
Il prossimo anno sembra prendere corpo come ipotesi.
Ma il prossimo anno ci sono le elezioni in una dozzina di regioni.
Votazioni, quelle sì, importanti e rilevanti anche sotto un profilo politico.
Perché allora non far votare nel giugno 2011 ?
In fondo la legge elettorale c’è e funziona e il referendum voluto da sinistra e radicalfiniani è solo un capriccio che dovremmo pagare, per loro, tutti noi.
Quindi possono benissimo aspettare.
E si mettano le mani sull’istituto del referendum, perché così com’è, chiunque riesce a raggiungere le 500mila firme necessarie per far sprecare un po’ di soldi ai cittadini, il più delle volte senza portare all’attenzione temi importanti.
Come dovrebbe essere nella natura di un referendum che non deve incidere sulla formulazione delle leggi, ma fornire indicazioni sui grandi temi: monarchia o repubblica ? e se repubblica: parlamentare o presidenziale ? aborto sì o no ?
Temi che non avrebbero bisogno di “accorpamenti” per ottenere il quorum giuridico e morale per decretare il successo della consultazione.
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Un referendum che, se dovesse brillare di luce propria, subirebbe la stessa meritatamente infelice sorte di quello del 2005 sulla legge relativa alla fecondazione artificiale, che vide la partecipazione di solo un italiano su quattro.
La sinistra e i radicalfiniani lo sanno bene e per questo cercano disperatamente di collegare la scadenza referendaria con qualche elezione che possa trainare il quorum.
Così non si fanno scrupolo di strumentalizzare le vittime del terremoto d’Abruzzo e i senza tetto, blaterando sui milioni che si “risparmierebbero” se il referendum fosse accorpato alle europee e al primo turno delle amministrative.
Ma quei milioni sono spesi per colpa loro, della loro volontà di sottoporre a votazione un tema di scarso interesse popolare, prettamente di tecnica elettorale e con una valenza esclusivamente partitica.
La legge prevede che ciò sia possibile e quindi sia: ma che si assumano la responsabilità di averlo promosso e di riconoscere che i costi dello stesso sono causati da tale volontà della sinistra e dei radicalfiniani.
E perché tale referendum possa avere valore, non solo giuridico ma anche morale, deve superare il quorum.
Ma deve farlo per la propria forza persuasiva, non perché la gran parte dei cittadini al seggio non rifiuterebbe una scheda quando, se fosse solo per quella, al seggio non si presenterebbe proprio !
Senza considerare che già è una forzatura unire le elezioni amministrative con quelle europee, figuriamoci se ci si aggiunge pure un referendum che tratta il sistema elettorale delle politiche !
La soluzione ideale, se si vogliono risparmiare quei soldi che verrebbero sperperati per la voglia referendaria di sinistra e radicalfiniani anche se si accorpassero le votazioni in un pastone indigeribile di schede e campagne elettorali, è il rinvio ad altro anno.
Il prossimo anno sembra prendere corpo come ipotesi.
Ma il prossimo anno ci sono le elezioni in una dozzina di regioni.
Votazioni, quelle sì, importanti e rilevanti anche sotto un profilo politico.
Perché allora non far votare nel giugno 2011 ?
In fondo la legge elettorale c’è e funziona e il referendum voluto da sinistra e radicalfiniani è solo un capriccio che dovremmo pagare, per loro, tutti noi.
Quindi possono benissimo aspettare.
E si mettano le mani sull’istituto del referendum, perché così com’è, chiunque riesce a raggiungere le 500mila firme necessarie per far sprecare un po’ di soldi ai cittadini, il più delle volte senza portare all’attenzione temi importanti.
Come dovrebbe essere nella natura di un referendum che non deve incidere sulla formulazione delle leggi, ma fornire indicazioni sui grandi temi: monarchia o repubblica ? e se repubblica: parlamentare o presidenziale ? aborto sì o no ?
Temi che non avrebbero bisogno di “accorpamenti” per ottenere il quorum giuridico e morale per decretare il successo della consultazione.
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